BOFFI Aldo: un ciclone su Milano

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Negli anni duri del Milan anteguerra, il bomber di Giussano segna 136 reti in 9 stagioni, diventando un mito del primo mezzo secolo di vita rossonero. Il suo record di gol è rimasto imbattuto per decenni.

Dall’alto dei suoi 136 gol con la maglia rossonera, Aldo Boffi è passato alla storia come uno dei più grandi cannonieri della storia rossonera. Un principe del gol capace di mettere in fila ripettivamente 15, 19, 21, 24, 18 e 28 reti nei primi 6 anni milanesi. Boffi, arrivato nel 1936, veste la casacca del Diavolo per nove stagioni, in un periodo non facile per la società meneghina, cogliendo risultati positivi sia a livello di club che personale, i quali sono citati obbligatoriamente i tre successi nella classifica dei cannonieri del campionato nazionale.

Nato a Giussano (MI) il 26 gennaio 1915. Inizia a giocare nella Vis Nova, club della sua città, e a 18 anni passa al Seregno, in serie B. Nonostante la squadra mediocre, che retrocesse, Boffi si laureò capocannoniere del torneo cadetto. Rimase con gli azzurri brianzoli anche in C, per una stagione. Una volta scrisse di lui Il Calcio Illustrato: “Campionato di serie C 35/36, a Casale, contro i nerostellati, calcio di punizione. Tira Boffi e il portiere Ceresa si slancia per la parata. Agguanta la sfera, fa la presa e.. vola direttamente in porta. Lui e il pallone. Una cosa sbalorditiva!”.

boffi-wp3Bologna, Fiorentina e Milan se lo contendono a suon di quattrini: la spuntano i rossoneri, per la felicità del ragazzo, tifoso del Diavolo da sempre. L’ingresso in squadra non è dei più facili: timidissimo, Boffi soffre la concorrenza di Moretti, Gabardo, Capra e Zandali. Dopo un esordio incolore viene addirittura spedito in tribuna. Ma reagisce con i fatti, matura in fretta e batte anche il suo carattere introverso. Il destino svolta con l’infortunio di Zandali: Boffi torna in campo col Novara, e realizza il gol decisivo. Conclude la prima stagione milanese con 8 gol in campionato e 15 totali, lasciando subito intuire le potenzialità dei grandi attaccanti.

L’esplosione definitiva avviene l’anno dopo, condito da 19 reti (16 in serie A). “Aldun” iniziò la goleada con una doppietta al Liguria, al debutto, infilando reti a raffica e doppiette in quantità industriale: Bari, Napoli, Genova. Alla Lucchese rifilò addirittura una tripletta coi fiocchi (4-0), trascinando il Milan ad un quarto posto insperato. In allenamento, una volta Boffi vinse le mille lire messe in palio da mister Felsner a chi fosse riuscito a segnare direttamente dalla bandierina del corner!

La terza stagione è decisiva e spedisce in orbita il ciclone Boffi: 19 reti, 21 totali e primo posto nella classifica marcatori. Tuttavia non era un Milan brillante, e difatti concluse l’annata solo al non posto, con un gran valzer di tecnici. Sempre Boffi sugli scudi: memorabile la tripletta al Bari o le doppiette a Lazio e Modena. Sua anche la rete del 2-0 sulla grande Juventus, che poi però pareggerà il match (2-2), o il rigore che apre un gustoso 3-1 nel derby con l’Ambrosiana Inter. Nel 1939/40 Boffi migliora ancora il suo record, confermandosi Re del Gol Nazionale: 24 reti in 30 partite, un bottino lauto. Il Milan conclude ancora in posizioni di retrovia, ottavo. Ormai i gol e le doppiette del bomber non fanno più scalpore: col Modena Aldun si scatena e realizza addirittura un poker, in un filotto di 9 partite sempre a segno (14 reti parziali).

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Attaccante potentissimo e discretamente dotato di tecnica, Boffi era un portento sui colpi di testa. Sfondava nelle difese con astuzia e fiuto del gol inarrivabile, aiutava la squadra con i suoi movimenti anche quando non gli venivano affiancati dei partner all’altezza e terrorizzava le difese avversarie con temibili incursioni palla al piede. In azzurro Boffi è chiuso dal suo ‘rivale’ Piola: Vittorio Pozzo, pur riconoscendone le indubbie qualità, lo convocherà in Nazionale solo due volte contro Germania e Svizzera.

Nel 1941, Boffi si accontenta di 18 reti complessive, uno score ancora ricco per un attaccante di medio livello. A gennaio gli viene affiancato Peppino Meazza, leggenda dell’Inter: assieme all’ottimo Gino Cappello, i due compongono un attacco invidiabile, che trascina finalmente in alto il Milano: terzo posto. Spicca, per Boffi, la tripletta alla Fiorentina, oltre a qualche doppietta pesante.

Torna al comando della classifica dei goleador l’anno dopo, per la terza volta, grazie alla bellezza di 22 gol in 26 partite: il bottino stagionale, 28 centri in 31 apparizioni, parla da sé. In quella stagione fece scalpore un suo gol al Novara: una punizione da metà campo con cui sfondò la rete. Il Milan, visto anche il calo di rendimento di Meazza, torna a deludere e conclude al 12° posto.

Per Boffi inizia un momento un po’ difficile, tra la guerra e qualche panchina di troppo gioca poco e nelle ultime brevi stagioni raccoglie solo 20 gare e altri 11 gol, svettando tra i maggiori goleador della storia societaria. L’ultimo campionato prima dell’interruzione per la Seconda guerra mondiale segnò solamente 4 reti e nel 1945 riprese a giocare con l’Atalanta senza ottenere grandi risultati. Passato al Seregno in Serie B nel 1946, vinse il titolo cannonieri fra i cadetti con 32 reti il primo anno, rimanendo fino al 1952 quando chiuse la carriera.

La seconda guerra mondiale abbreviò la sua carriera, ma la grandezza di Boffi restò immutata grazie a quei 136 centri con la maglia rossonera, un record che rimarrà inviolato per decenni. Lo stesso Boffi rivelerà di rivedersi, successiva-mente, nelle discese di Gigi Riva: “Lui è più bravo di me con i piedi, ma di testa ero meglio io!”. Onestà professionale di un centravanti con la C maiuscola.

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