Blackburn Rovers 1994-95: lo scudetto di Jack Walker

Uno scudetto dopo 81 anni, e il prossimo, chissà quando e se arriverà. Intanto ne sono già passati più di 20 da quella stagione 1994-95 quella che verrà ricordata come l’anno dei Blackburn Rovers.

Uno scudetto ad Ewood Park nel calcio moderno è un evento paragonabile alla cometa di Halley. Per capirci, è come se in Italia improvvisamente tornasse a vincere il Genoa, ma forse sarebbe meglio dire la Pro Vercelli, visto che le dimensioni della città sono certamente più vicine a quelle del centro tessile del Lancashire (105.000 abitanti contando i sobborghi) di quanto non lo siano quelle del capoluogo ligure. Ovvio che un bacino di questo tipo non basta da solo a competere in un campionato come la Premiership. Ci vogliono i denari, tanti. Con la consapevolezza, peraltro, di chi sa di gettarli via, perchè tanto, se dovesse lasciare, la squadra tornerebbe nella mediocrità. Ci vorrebbe un riccone filantropo, molto tifoso, ai limiti della mania.

E a Blackburn c’è: si chiama Jack Walker (Blackburn, (19 maggio 1929 – 17 Agosto 2000), è stato il re delle acciaierie, e quando diventa presidente, nel 1991, ha 62 anni e un patrimonio di circa 600 milioni di sterline (senza contare quelli intestati a moglie e figli), quindi si può dedicare a tempo pieno alla sua passione, alla squadra per cui tifava da bambino. Riporta i Rovers in Premier nel giro di un anno, poi comincia a spendere e spandere per costruire uno squadrone. Come tecnico ha scelto Kenny Dalglish, scozzese, ex bandiera del Liverpool, manager astuto, e buon conoscitore del mercato, e già da un anno, dal Southampton, è arrivato un centravanti che corre male, ma calcia bene, e segna tanto: si chiama Alan Shearer. Nel 1993-94 la squadra lotta per il titolo, ma alla fine arriva seconda. “Vinceremo il prossimo anno”, dice Walker, e in estate fa qualche operazione di mercato: spende 2 milioni di sterline per ingaggiare il portiere Tim Flowers, e 5 per un attaccante del Norwich, Chris Sutton, che all’epoca ha 21 anni.

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Il Presidente Jack Walker

Che il 1994-95 non sarà un’annata come le altre si capisce quasi subito; il primo a dar di matto è Billy Bonds, fumantino tecnico del West Ham: prima ancora che il campionato inizi legge su un tabloid che la sua dirigenza vorrebbe farlo fuori per offrire la panchina al suo vice, tale Harry Redknapp (sì, lui), e fa una scenata al suo presidente. In realtà, Redknapp è vicinissimo a firmare per il Bournemouth, suo vecchio club, e lo dichiara in un’intervista. Ma la dirigenza, timorosa di perderlo e non esattamente colpita favorevolmente dalle esternazioni del tecnico in carica a questo punto licenzia davvero Bonds e promuove Redknapp al suo posto. Fin qui sono storie di campo.

Ma durante l’anno accadrà ben di peggio: intanto, nell’immaginario collettivo, il 1995 è l’anno del calcione da kung fu di Cantona a un tifoso (gennaio) che costa al francese 14 giorni in cella e 8 mesi di squalifica nel momento cruciale del campionato. Ma è solo la punta dell’iceberg: Bruce Grobbelaar, Hans Segers e John Fashanu, implicati in un giro di partite truccate, vengono fermati e il portiere ex Liverpool subisce anche un periodo di detenzione; il tecnico dell’Arsenal George Graham fa la stessa fine, perchè si scopre che aveva accettato una tangente dal procuratore norvegese Rune Hauge per ingaggiare nelle stagioni precedenti Lydersen e Jensen. Sempre l’Arsenal perde per tre mesi Paul Merson, che viene rinchiuso in una casa di cura per disintossicarsi dopo aver pubblicamente ammesso di essere dipendente da droghe e gioco d’azzardo. Non basta ancora? In galera, per tre mesi (poi ridotti a tre settimane in appello), ci finisce anche Dennis Wise del Chelsea, riconosciuto colpevole di avere assalito e ridotto a mal partito un tassista dopo una notte zarista.

No, non può essere un’annata come le altre. E infatti i Rovers scattano subito davanti a tutti. Per qualche giornata li insegue il Newcastle di Kevin Keegan, che però si stacca a novembre. Poi a inserirsi ci prova il Liverpool, che ha due giovanotti promettenti di nome Fowler e McManaman, ma alla fine, in un campionato intenso ma tecnicamente mediocre (terzo, mica per niente, arriverà il Nottingham Forest) restano in due a ballare: Blackburn e Manchester United. I ragazzi di Alex Ferguson vincono lo scontro diretto dell’andata, ma sul più bello perdono Cantona. Sir Alex corre ai ripari e lancia fra i titolari Andy Cole, che aveva prelevato dal Newcastle poche settimane prima, prendendo due piccioni con una fava: affossa definitivamente i Magpies e rilancia i suoi. Cole segnerà 12 gol nelle 18 partite che conducono a fine torneo, il Man Utd vincerà col Blackburn anche al ritorno, ma all’ultima giornata, la classifica dice: Rovers 89, United 87.

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Alan Shearer, l’ariete dei Balckburn

Per Jack Walker il sogno di una vita sta per diventare realtà. Ma attenzione: nell’ultima giornata i suoi vanno ad Anfield Road, ad affrontare il Liverpool, mentre il Manchester sul campo del già salvo West Ham, ha un impegno più agevole. Si comincia, ed è un’ultima giornata che farà la storia. Upton Park sembra Fort Apache: il Manchester chiude i ragazzi di Redknapp nella loro area per mezzora. Ma al 31°, il West Ham parte in contropiede e segna col nordirlandese Hughes. Nello stesso momento, Alan Shearer ammutolisce Anfield: il Blackburn vince e all’intervallo sembra tutto finito. Ma lo United sa di avere, in caso di arrivo a pari punti, dalla sua la differenza reti, e come da tradizione non molla. Mc Clair lo riporta in parità, e al 65° il vecchio John Barnes pareggia i conti per il Liverpool: entrambe le partite sono sull’1-1.

Da qui in poi, il portiere del West Ham, Ludek Miklosko, diventa l’orso del Luna Park: gli tirano contro da tutte le parti, e lui le prende tutte. Si pensa che da un momento all’altro arriverà il gol dello United, e invece, al 93°, Jamie Redknapp, il figlio di Harry, che gioca nel Liverpool, affonda il Blackburn. Se ad Upton Park, dove manca ancora 1′ più recupero, lo United segna, Jack Walker non avrà mai il suo titolo. Dalglish è attonito. La BBC indugia a lungo su quella sua espressione un po’ così. Quella di chi pensa a quella volta in cui, da giocatore (del Liverpool) si vide sfilare lo scudetto dall’Arsenal quasi allo stesso modo. Ma improvvisamente, il tecnico scozzese scompare dal video, sommerso da una serie di giacconi blu e da un intreccio di braccia. Sono quelle di Shearer, Sutton, Sherwood, Le Saux: ad Upton Park, Miklosko ha preso anche le mosche, e il titolo è dei Rovers!

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Il match contro il Liverpool è finito: Dalglish può festeggiare il titolo

L’euforia collettiva durerà un’intera estate. Che estate, quella, in Lancashire. E Jack Walker (morirà di cancro nel 2000. Giustamente gli faranno una statua di fronte allo stadio) per tre mesi diventa l’uomo più intervistato d’Inghilterra. Peccato solo che la gratitudine sia una brutta bestia: gli scappa un “Certo che ci rinforzeremo per la Champion’s League, ma non so se sia possibile fare una squadra più forte di questa“.

A dire la verità, mister Dalglish avrebbe un paio di idee. Durante l’anno è andato spesso a a vedere il Bordeaux, e aveva i suoi motivi; a rapporto da Walker li espone: “Presidente, ci sono un attaccante e un centrocampista che fanno al caso nostro. Si chiamano Dugarry e Zidane. Forse la punta va al Milan, ma il centrocampista possiamo prenderlo“. Walker lo gela: “Ma perchè mai dovremmo prendere questo Zidane, se in quel ruolo abbiamo già Tim Sherwood?“. L’estate successiva Zizou andrà alla Juve, e non vestirà mai i quartoni bianchi e blu. Ma questa è un’altra storia. In fondo tutti possono sbagliare. E poi i miracoli si chiamano così perchè di solito non si ripetono.