1970 – Boninsegna e quella notte dentro l’Azteca

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No, non ci doveva proprio essere in Messico, il grande Bonimba. Ma il destino invece decise che proprio lui sarebbe stato tra i protagonisti di quell’indimenticabile Mondiale…


Quel Messico 70 è stato quasi come un Quarantotto, le fiamme di Italia-Germania, match storico che, chissà, avrà trovato posto anche nei libri dei bambini. Non si scopre più niente, c’è solo il brivido che frusta la schiena, ancora oggi.

Ma è un mondiale del quale si può parlare all’infinito; almeno per me, che vi sono stato paracadutato quando sembrava lo dovessi vedere in tv. La mia soddisfazione, anche se il Brasile ci ha puniti nella finale, è stata doppia“.

Roberto Boninsegna, detto Bobo, è mantovano di tempra schietta.
Quel mondiale, il primo del dopoguerra favorevole all’Italia, non sarà mai dimenticato da chi lo ha masticato dal primo all’ultimo giorno“.

Già, l’avvio pesante, il fortunoso tiraccio di Domenghini con la Svezia, il bagliore col Messico, l’angoscia e i fuochi artificiali di Italia-Germania, la resa in finale di un pugno di azzurri scarico come uno schiacciapate appena usato. Ma Bobo ha ancora qualcosa di suo da raccontare…

Perchè doppia, la tua soddisfazione?
Perchè io non c’entravo, erano già tutti in Messico quando una notte sono stato buttato giù dal letto dal ragionier Bianchi che mi ha detto: va domattina al consolato messicano di Milano e poi prendi il primo aereo e fila ai mondiali. Al consolato sbatte contro Pierino Prati, anche tu qui? Sì, ci hanno richiamati. Che cos’era successo? Anastasi era stato ricoverato all’ospedale a Roma per un intervento inguinale. Lui era il titolare. Così con Valcareggi erano partiti in ventuno, mentre dovevano essere ventidue. Era mancato un attaccante e Valcareggi si rese conto che due soli attaccanti, Riva e Gori, per un mondiale erano pochi, così recuperarono Prati ed io, già scartati!

E vi siete trovati in ventitrè…
Certo, e questa è stata una brutta e deprimente faccenda. Arrivati al mattino, la sera si è scatenato il toto-rientro anticipato. A chi tocca? A noi appena arrivati no, agli inamovibili da sempre nemmeno, ma uno ci doveva essere. E ci fu, il ragazzo più buono di tutti. Bisognava vederlo, Giovanni Lodetti, uno dei milanisti. Uno straccio, quando gli comunicarono che doveva ripartire per l’Italia, settemila chilometri. E’ stato un atto crudele, inumano“.

Chi comandava, Mandelli?
Mandelli va bene alla Confindustria. Sì, allora comandava lui“.

E intanto scoppiò il casino con Rivera, cui Mandelli aveva fatto capire che non sarebbe partito titolare. Rivera voleva fare fagotto e tornare a casa, così raccontava Rocco che arrivò di corsa per calmarlo. E poi dopo qualche partita il compromesso, la staffetta.
La mia opinione è questa: Rivera e Mazzola erano due grandissimi giocatori ai quali nessuna nazionale avrebbe rinunciato. Ma là ci furono anche altri fattori che incisero nelle decisioni. La stampa era divisa a metà sui due giocatori. E la stampa ha il suo peso, perchè non mi si venga a dire che è stato il gruppo dell’Inter a far fuori Rivera. Questa è una bugia colossale. Nè io, nè Bertini, nè Facchetti, nè Burgnich abbiamo aperto bocca, anche perchè non siamo mai stati interpellati. Io non vivevo in clan; avevo i miei amici, Albertosi, Poletti, Gori, Prati“.

E Mazzola c’entrava nella decisione di far fuori Rivera?
Beh, il “baffo” forse, anche perchè era parte interessata. Il problema io lo vidi così: scelta politica. Altrimenti la staffetta che si fece dopo non aveva ragione di esistere. I due, grandi giocatori, non potevano scendere in campo insieme, perchè erano diversi in tutto, nel carattere, nel senso di posizione, nella mentalità in campo, nel gioco.
Però visto come erano andate le cose, Valcareggi ha commesso un errore colossale a non far entrare in campo Rivera nel secondo tempo di Italia-Brasile. Mi stava anche bene che lo lasciasse in panchina per tutte le altre partite, ma quella no. Se c’era una partita nella quale ci doveva essere Rivera era proprio quella col Brasile“.

La sera prima, si diceva, i giocatori riuniti avevano deciso che per Rivera non c’era posto. C’era anche il gruppo interista…
Io non ho partecipato a riunioni, eppoi, ripeto, non facevo parte di nessun gruppo o di clan. Valcareggi a me non ha mai chiesto niente. I miei rapporti con lui sono stati difficili. Ho sempre sofferto per entrare in nazionale. In Messico sono stato classificato il secondo centravanti dopo Gerd Muller, però non appena la nazionale si è ritrovata dopo i mondiali io ho avuto posto solo in tribuna“.

Valcareggi come tecnico com’era?
Un brav’uomo“.

Ma chi comandava?
Franchi, era l’unico dirigente all’altezza. Mandelli come capogruppo d’èquipe è fallito in Messico, come fallì poi Allodi in Germania“.

Ma questa staffetta perchè è nata?
Valcareggi al principio aveva visto giusto, o Mazzola o Rivera. E fece giocare Mazzola che aveva fatto un grande campionato con l’Inter, aiutandomi anche a fare parecchi gol. Mazzola copriva di più, con Rivera rischiava di più. Ma poi gli imposero la staffetta. Non la decise lui. Fu una strana spedizione quella. Buoni risultati, ma sempre polemica, caos, i giornali non ce li facevano leggere, ma sapevamo lo stesso che infuriavano pareri contrastanti“.

Come bilancio, Mexico ’70 è stato buono per l’Italia. O no?
Senz’altro. Io dico di più, avevamo una squadra fortissima, la migliore che l’Italia abbia espresso nel dopoguerra: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini, Mazzola o Rivera, Bonsinsegna, De Sisti, Riva“.

Ma nell’82 abbiamo vinto i mondiali in Spagna.
Giusto, ma lo abbiamo vinto in Europa. In Centro e Sud America non ha mai vinto una squadra europea, e noi ci siamo andati vicini“.

Ma si poteva vincerlo, quel mondiale?
Vincerlo non so, ma si poteva fare di più. Due sono i motivi che ci hanno impedito di batterci meglio col Brasile nella finale: primo, i supplementari con la Germania; secondo, la non utilizzazione di Rivera. Ripeto, avevamo una grande nazionale, però gestita male“.

E dopo il rocambolesco 4 a 3 con la Germania eravate sicuri di battere anche il Brasile?
No, questo no. Però, rientrati in ritiro ci siamo messi a tavola molto euforici, e adesso sotto col Brasile, urlavamo. Invece il giorno dopo eravamo morti. Quei centoventi minuti di gioco erano stati micidiali. Così, al Brasile che aveva Pelè, noi abbiamo regalato i supplementari e Rivera. Un vantaggio troppo grosso. Abbiamo resistito un’ora. Loro hanno fatto il secondo gol con Gerson al 66′. Albertosi era un pò in tilt sin dalla drammatica partita con i tedeschi, quando s’era arrabbiato prima con Poletti per il secondo gol e con Rivera per il terzo. Non era il solito Ricky. Arrivò tardi su quel tiro di Gerson che si poteva parare. I brasiliani erano freschi e non stressati come noi. In semifinale con l’Uruguay avevano avuto vita facile. Noi siamo stati stroncati dalla mezz’ora storica con la Germania. Dopo il gol di Gerson ne abbiamo subito un altro balordo: Pelè era in fuorigioco quando diede la palla a Jairzinho. Ad ogni modo abbiamo fatto di più di quanto dovevamo fare“.

Però avevate fatto molta fatica nelle prime tre partite, quelle con Svezia, Uruguay e Israele.
Non è vero. Eravamo in fase di carburazione, ma abbiamo giocato piuttosto tranquilli. Con la Svezia abbiamo fatto subito gol con Domenghini, un gol trovato, grazie al portiere Hellstrom, d’accordo, ma pur sempre il gol che ci bastava. Con l’Uruguay lo zero a zero andava bene sia a noi che a loro. Con Israele dovevamo vincere nettamente, ma un segnalinee ci giocò brutti scherzetti, annullandoci due o tre gol. Per più di un’ora giocammo senza preoccupazioni, ma nel finale vivemmo attimi di autentica paura, perchè gli israeliani si erano fatti più intraprendenti. Bastava un loro gol e per noi sarebbe stata finita. Insomma, difendemmo lo zero a zero. In quella partita Rivera era entrato per la prima volta nel mondiale, sostituendo nel secondo tempo Domenghini, poi la staffetta la fece con Mazzola“.

Il pubblico, com’era stato a Puebla e Toluca?
Niente di particolare. In pratica non lo abbiamo mai avuto con noi. Subito dopo giocammo con il Messico, che noi eliminammo per 4 a 1 e perciò ci ritrovammo il tifo contro all’Azteca quando affrontammo la Germania. I messicani erano per i tedeschi, che tra l’altro davano da lavorare a molta gente con la Volkswagen. Diciamo che durante tutti i mondiali il pubblico non ci è mai stato esageratamente contro, ma nemmeno mai a favore“.

E gli ultimi sei minuti di Rivera col Brasile?
E chi li ha capiti?

Al ritorno a Fiumicino fischi, insulti, delirio solo per Rivera privilegiato dalle mamme d’Italia.
Devo dire che tutto sommato il mondiale è stato per noi felice e positivo. Vicecampioni del mondo. Poi ha avuto riscontri incredibili, vice-campioni e criticati. Ma a Fiumicino la gente non ce l’aveva con noi giocatori. Cercava i dirigenti e forse qualche giornalista. La stampa spaccandosi in due, Mazzola e Rivera, aveva complicato molte cose. I tifosi cercavano Mandelli e Valcareggi. E’ stato un epilogo amaro quando doveva essere trionfale per tutti“.

Testo raccolto da Aldo Pacor

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