Coppa Campioni 1983/84: LIVERPOOL

Nella Grande Notte dell’Olimpico si spengono le illusioni giallorosse


La storia

Bob Paisley si è ritirato al termine della stagione precedente, il suo posto sulla panchina dei Reds è stato preso dal suo secondo, Joe Fagan. Il Liverpool è alla nona partecipazione consecutiva alla Coppa dei Campioni, non salta un’edizione dal 1976. La squadra è cambiata rispetto a quella che trionfò nel 1981 contro il Real Madrid a Parigi: negli ultimi anni hanno raggiunto Anfield Road il teatrale portiere Grobbelaar, lo stopper Lawrenson, il mediano irlandese Whelan, il tuttofare Nicol e soprattutto il bomber Ian Rush. L’avventura in Coppa comincia contro i danesi dell’OB Odense, superati comodamente. Il secondo turno pone di fronte ai Reds i baschi dell’Athletic Bilbao. Il sorprendente pareggio a reti bianche dell’andata a Anfield costringe il Liverpool a conquistare la qualificazione in trasferta, grazie a una prodezza di Rush, che comincia a lasciare il segno su questa edizione. Nei quarti la squadra di Fagan incontra il Benfica, che limita i danni in Inghilterra (0-1) e viene travolto a Lisbona per 4-1 in una delle migliori prestazioni esterne del Liverpool.

In semifinale è la volta della Dinamo Bucarest: Sammy Lee garantisce il primo round ai Reds in casa, ma è Ian Rush con due gol in Romania a mettere il timbro sul passaporto per la finale. Il Liverpool torna a Roma dove sette anni prima aveva vinto la sua prima Coppa Campioni contro il Borussia Mönchengladbach. Di fronte c’è la Roma di Falcão, che gioca in casa.

I giallorossi sono al debutto; nel tunnel che conduce in campo, con gli atleti già schierati ad aspettare l’ingresso sul terreno, le loro facce sono tesissime, i comportamenti nervosi. Gli esperti inglesi mostrano invece grande tranquillità, cantando tutti insieme. Dopo un leggero predominio della Roma, al quarto d’ora scende il gelo sull’Olimpico: Johnston “carica” Tancredi uscito per intercettare un cross, il portiere perde la palla.

Bonetti cerca di allontanare, ma il rinvio finisce sulla testa di Tancredi a terra e poi sui piedi di Neal, che porta in vantaggio il Liverpool. La Roma tenta di reagire, ma è Tancredi a dover compiere un miracolo su un contropiede di Rush. Poi, sul finire del primo tempo, Pruzzo fa esplodere lo stadio “pettinando” di testa un pallone crossato da Bruno Conti, che si insacca alle spalle di Grobbelaar.
Il bomber romanista lotta come un leone, ma in avvio di ripresa si infortuna e dovrà uscire sostituito dal tornante Chierico. La Roma perde incisività, il Liverpool si rende pericoloso in contropiede con Dalglish e Neal. Terminano in parità i tempi regolamentari e neanche nei supplementari si sblocca il risultato.

Per la prima volta la Coppa viene assegnata ai calci di rigore. Nicol sbaglia subito per gli inglesi, Conti fallisce il secondo tentativo dei romani. Dopo tre rigori a testa il risultato è ancora in parità: tocca a Rush che non sbaglia, quindi va dal dischetto l’affaticato Ciccio Graziani, che colpisce la traversa. Alan Kennedy, che già aveva dato ai Reds la coppa del 1981, non trema e infila Franco Tancredi. Per il Liverpool è la quarta vittoria in quattro finali.

I capitani Di Bartolomei e Souness prima del match all’Olimpico

L’uomo-simbolo: Ian Rush

rush-champions-wpPaisley aveva acquistato lan Rush a soli diciassette anni dopo un’ottima stagione in terza divisione al Chester in cui il gallese aveva segnato 14 reti in 33 partite, individuandolo come l’ideale partner di Dalglish. Nella stagione ’81-82 Rush fa il suo debutto stabile in prima squadra e segna, fra campionato e coppe varie, 30 reti. L’anno successivo timbra altre 30 reti e nel 1983-84 arriva a quota 45, diventando il giocatore del Liverpool più veloce a raggiungere 100 reti con la maglia dei Reds. Micidiale attaccante da area di rigore, opportunista, abile anche nel gioco aereo, l’unico fallimento di Rush è stato in Italia con la Juventus nell’87-88. Avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Platini, invece il suo rendimento fu molto deludente e il ritorno ai Reds immediato. Ha concluso la sua carriera al Liverpool nel 1996 con 5 titoli nazionali, 3 Coppe d’Inghilterra, 3 Coppe di Lega, 1 Coppa dei Campioni e 345 reti in 14 stagioni a Anfield.

Le Italiane: Roma

Dopo quarantuno anni di astinenza la Roma era tornata al titolo tricolore. Il presidente Dino Viola e l’allenatore Nils Liedholm avevano raccolto i frutti di una semina iniziata quattro anni prima. Con il fosforo di Falcão, la fantasia di Conti, la potenza di Pruzzo, la leadership di Di Bartolomei e la sicurezza di Tancredi il sogno tricolore era diventato realtà. L’estate che precedette la Coppa Campioni fu abbastanza turbolenta. Falcão e il suo agente, Cristoforo Colombo Miller, inscenarono uno stucchevole tiramolla per il rinnovo del contratto, che portò l'”ottavo re di Roma” molto vicino alla rottura con la società. Solo l’intervento di Giulio Andreotti riuscì ad aggiustare le cose e Falcào firmò il rinnovo.

Dalla squadra che aveva vinto lo scudetto erano partiti Vierchowod, Prohaska e Iorio, rimpiazzati dagli arrivi di Oddi, Cerezo e Graziani. Superati comodamente al primo turno gli svedesi del Goteborg, i giallorossi nel secondo si trovano di fronte i pericolosi bulgari del CSKA Sofia. In Bulgaria la Roma gioca una partita accorta, la difesa sfodera una grande prestazione e un gol di Falcão ipoteca il passaggio del turno; nel ritorno una rete di Graziani chiude la pratica.

Nei quarti la Dinamo Berlino resiste per un’ora all’Olimpico crollando negli ultimi trenta minuti sotto tre reti, che la Roma amministra facilmente in Germania, dove subisce un’indolore sconfitta per 2-1. La semifinale contro il Dundee United, all’apparenza facile, si complica: la Roma, priva di Falcão, esce con le ossa rotte dal Tannadice Park, sotto un pesante 2-0. All’Olimpico un pubblico eccezionale spinge i propri beniamini al miracolo. Uno straordinario Pruzzo firma la doppietta che impatta il doppio confronto già nel primo tempo ed è ancora lui, nella ripresa, a procurarsi il rigore che Di Bartolomei trasforma di potenza.

La finale è un’occasione irripetibile, giocandosi all’Olimpico, e a lungo peserà il suo esito nei rimpianti dei tifosi. Perché la Roma non riuscì a venire a capo di quella partita? Innanzitutto per l’oggettivo valore del Liverpool, un autentico squadrone di campioni rotti a ogni avventura agonistica, esperti di quel genere di partite decisive. Poi, per la defaillance di uomini chiave, Falcão e Cerezo, in serata opaca. Infine, prima l’infortunio del bomber Pruzzo, poi, ai rigori, la mancanza di Cerezo (uscito attanagliato dai crampi) e il “gran rifiuto” di battere il penalty da parte di Falcão . Un’astensione che provocherà una insanabile frattura fra il leader giallorosso e la Roma.

Il momentaneo pareggio di Roberto Pruzzo nella finale di Coppa dei Campioni

Il momentaneo pareggio di Roberto Pruzzo nella finale di Coppa dei Campioni


IL TABELLONE DELLA COPPA CAMPIONI 1981/82

Sedicesimi di Finale
Ottavi di Finale
Quarti di Finale
Semifinali
Finale

CLASSIFICA MARCATORI

Gol Giocatore Squadra
6 URSS Viktar Sokal Dinamo Minsk
5 Italia Roberto Pruzzo Roma
5 Galles Ian Rush Liverpool
4 Scozia Ralph Milne Dundee Utd Dundee Utd
3 Grecia Nikos Anastopoulos Olympiakos
3 Romania Ionel Augustin Dinamo Bucarest Dinamo Bucarest
3 Romania Gheorghe Mulțescu Dinamo Bucarest Dinamo Bucarest
3 Scozia Kenny Dalglish Liverpool
3 Scozia David Dodds Dundee Utd Dundee Utd
3 Germania Est Rainer Ernst Dinamo Berlino Dinamo Berlino
3 Cecoslovacchia Antonin Panenka Rapid Vienna
3 Belgio Gerard Plessers Standard Liegi Standard Liegi

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