Coppa Campioni 1988/89: MILAN

Al Camp Nou di Barcellona nasce la leggenda del Milan di Sacchi


La storia

La trentaquattresima edizione sancisce l’inizio dell’era Milan. Con Arrigo Sacchi in panchina i rossoneri daranno spettacolo in tutta Europa, con un calcio moderno, altamente spettacolare. Sacchi è arrivato sulla panchina del Milan nel 1987, conquistando lo scudetto al primo tentativo, nonostante un infortunio abbia privato i rossoneri dell’apporto di Van Basten e grazie anche all’incredibile crollo del Napoli nelle ultime partite. Con il pieno recupero di Van Basten e l’arrivo del terzo olandese, il leader di centrocampo Frankie Rijkaard, il Milan parte all’inseguimento della Coppa dei Campioni.

Il primo turno contro il Vitocha Sofia non presenta insidie; i rossoneri passano in Bulgaria con un grande Virdis e a San Siro, senza Gullit, Evani e Maldini, con il rientrante Van Basten autore di un poker eccezionale. Il secondo turno oppone ai rossoneri i temibili slavi della Stella Rossa, deludenti in campionato e concentrati interamente sulla coppa. L’andata a San Siro riserva una sorpresa: il Milan viene bloccato sull’1-1 anche a causa delle precarie condizioni atletiche di Maldini, Ancelotti e Gullit. Il pressing asfissiante, marchio di fabbrica della squadra di Sacchi, si trasforma in un correre a vuoto che sfianca i rossoneri.

Il ritorno passa alla storia come la partita della nebbia. La Stella Rossa è in vantaggio per 1 -0 quando l’arbitro è costretto dalla fitta cortina a sospendere l’incontro al 57′. Si riparte il giorno dopo in condizioni ottimali. Senza Virdis e Ancelotti squalificati, i rossoneri giocano il loro solito calcio, mentre gli slavi rispondono arroccandosi in difesa. L’arbitro Pauly e il suo assistente, in avvio, non vedono che un pallone calciato maldestramente da Juric aveva oltrepassato nettamente la linea della propria porta, negando così al Milan l’importante vantaggio. Donadoni è in grande giornata e proprio dai suoi piedi parte il cross che Van Basten spinge in rete. La Stella Rossa si riversa in attacco e pareggia subito il conto. A inizio ripresa Donadoni viene messo k.o. in un duro scontro con un avversario ed è costretto a uscire malconcio dal campo, dopo aver fatto passare momenti di autentica paura agli spettatori. Al suo posto entra Gullit non al meglio della condizione e il risultato non si sblocca fino ai rigori. Qui si erge a protagonista Giovanni Galli, che intercetta due tiri e spinge avanti il Milan.

Milan-Werder Brema 1-0: il rigore decisivo di Franco Baresi

L’avversario nei quarti di finale è il Werder Brema. In Germania il Milan è nuovamente vittima di una svista arbitrale: questa volta è il portoghese Rosa Dos Santos a non vedere un pallone respinto ben oltre la linea bianca dal portiere Reck su colpo di testa di Rijkaard. L’arbitro completa poi la frittata annullando un gol ai tedeschi, firmato da Neubarth, per un inesistente fallo dell’attaccante ai danni di Giovanni Galli. Il Milan, senza Filippo Galli, Maldini e Virdis, torna a casa con un pareggio a reti bianche che gli va un po’ stretto visto l’assoluto dominio nell’ultima mezz’ora di gioco. Il ritorno vede il Milan nettamente superiore all’avversario, ma i rossoneri passano solo su un rigore dubbio che fa imbestialire i tedeschi.

È semifinale per gli uomini di Sacchi, l’accoppiamento con il Real Madrid è da brividi e riporta alla mente epici incontri del passato. Si comincia al Bernabeu, che resta incantato di fronte a un Milan bellissimo ma sciupone. Il Real, come poche volte è accaduto, viene annichilito e dominato sul terreno amico. I rossoneri comandano a centrocampo, Evani, Colombo e Ancelotti sono strepitosi e solo gli errori di mira di Van Basten e di Gullit e l’ennesima svista arbitrale, che annulla una rete di Ruud per inesistente fuorigioco, impediscono al Milan di vincere. Il Real va immeritatamente in vantaggio a fine primo tempo con Hugo Sanchez. Il Milan stellare nella ripresa riequilibra il risultato con un colpo di testa in avvitamento di Van Basten che manda il pallone sulla traversa e poi sulla schiena di Buyo e infine in rete. Il ritorno a San Siro entra nella storia del calcio: il Milan annienta il Real umiliandolo 5-0, al termine di una disarmante dimostrazione di forza. I rossoneri giocano alla grande, fin dall’inizio creano occasioni ma ne sprecano molte meno rispetto a Madrid; la differenza nel punteggio sta tutta qui. Ancelotti dà il via alle danze con un tiro da trenta metri sul quale Buyo non è impeccabile, poi a ruota Rijkaard, Gullit, Van Basten e Donadoni sgretolano le speranze del Real.

Dopo una simile prova i rossoneri non possono essere spaventati dalla finale contro la Steaua Bucarest a Barcellona. Davanti a un Camp Nou quasi completamente rossonero il Milan tratta la Steaua come il Real Madrid, rifilandole quattro reti. Bloccato Hagi, il più temuto fra i rumeni, da un Ancelotti in gran spolvero, metà del lavoro è fatto. Al 18′ Gullit porta in vantaggio il Milan dopo che lo stesso olandese aveva colpito un palo a portiere già battuto e dopo l’annullamento di un gol di Van Basten per un fuorigioco inestistente di Gullit. La partita del Milan è in discesa, la Steaua non è mai pericolosa anche perché la difesa rossonera guidata dall’impeccabile Baresi, col giovane Costacurta a fianco, è insuperabile. A centrocampo Rijkaard detta le cadenze del gioco mentre Donadoni e Colombo sulle fasce sono instancabili. A fine primo tempo il tabellone dice: Milan 3, Steaua 0. In pratica, c’è una sola squadra in campo, a tratti impegnata più che altro a fare accademia. Dopo pochi minuti della ripresa Van Basten sigla la quarta rete, la seconda personale, e fa partire la festa sugli spalti dei novantamila rossoneri. Dopo vent’anni il Milan è di nuovo sul tetto d’Europa.

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L’uomo-simbolo: Ruud Gullit

Le sue trecce sono il simbolo dei successi del Milan sul finire degli anni Ottanta. Grande trascinatore dei rossoneri nello scudetto vinto in rimonta sul Napoli, Ruud Gullit si ripete in Coppa dei Campioni risultando il migliore in campo nella finale con la Steaua. Afflitto da alcuni problemi fisici all’inizio della stagione, l’olandese si era ripreso benissimo arrivando all’ appuntamento più importante dell’anno in grande forma. Questo colosso d’ebano (1,86 per 84 kg), fantastico cocktail di potenza, tecnica e velocità, ha debuttato nel campionato olandese a 16 anni nell’Haarlem di Amsterdam. È passato poi al Feyenoord e dopo tre anni è passato al Psv, nel 1985, con cui ha vinto due scudetti consecutivi. Ha giocato come libero, ma è un attaccante nato dalle straordinarie percussioni. L’estate del 1987 segna il trasferimento al Milan insieme al connazionale Van Basten, proveniente però dall’Ajax. Ed è proprio la colonia olandese, rinforzata poi da Rijkaard, il simbolo dei trionfi rossoneri. Le prime due stagioni a Milano sono le migliori di Gullit, che poi, afflitto da malanni fisici, sarà costretto per molto tempo fuori dal campo, riprendendosi tuttavia ogni volta con prodigiosa puntualità. Nel 1988 è il capitano della Nazionale olandese che vince l’Europeo di Germania, primo successo internazionale.


IL TABELLONE DELLA COPPA CAMPIONI 1988/89

Sedicesimi di Finale
Ottavi di Finale
Quarti di Finale
Semifinali
Finale

CLASSIFICA MARCATORI

Gol Marcatore Squadra
10 Paesi Bassi Marco van Basten Milan
7 Romania Marius Lăcătuș Steaua Bucarest
6 Romania Gheorghe Hagi Steaua Bucarest
5 Messico Hugo Sanchez Real Madrid
Turchia Tanju Çolak Galatasaray