Coppa Campioni 1989/90: MILAN

Bis dei rossoneri, in finale piegato il Benfica di Ericksson


La storia

La rosa a disposizione di Sacchi durante l’estate era stata notevolmente ampliata, fino ad annoverare 24-25 giocatori. Mai intuizione fu più azzeccata, poiché il Milan in quella stagione dovette fronteggiare gli infortuni di parecchi titolari. A far compagnia ai rossoneri, tornava in Coppa Campioni l’Inter, grazie alla cavalcata record in campionato degli uomini di Trapattoni. I quali però, pur poggiando sulla solida base dell’asse tedesco Matthäus-Brehme-Klinsmann, cadono subito in Coppa con il Malmö di Roy Hodgson. L’Inter decide di non giocare la gara di andata in Svezia, limitandosi a difendere lo 0-0, e in seguito perfino lo 0-1, sicura di ribaltare il risultato a San Siro. Gli svedesi invece corrono, pressano e denotano una grande preparazione atletica. A un quarto d’ora dal termine Lindman corregge in rete una punizione di Nilsson dalla sinistra. A Milano i nerazzurri cercano di raddrizzare la situazione ma sono ancora gli svedesi, con un grande pressing, a comandare le operazioni. Serena a inizio ripresa ciabatta in rete un cross di Brehme, poi Engqvist di testa su corner di Nilsson punisce un errore di Zenga in uscita e l’Inter è fuori.

I rossoneri invece, pur in piena emergenza infortuni, dispongono facilmente dei finlandesi dell’HJK Helsinki. Il turno successivo li oppone ancora ai Real Madrid assetato di rivincita. A Milano mancano Gullit e Butragueno, il Milan non è ancora al top ma nel primo quarto d’ora schianta il Real. Dopo nove minuti Van Basten dalla destra pennella al centro dove Rijkaard arriva puntuale e trafigge Buyo di testa. Cinque minuti dopo una splendida intuizione di Rijkaard pesca Van Basten, atterrato poco fuori area da Buyo. L’arbitro Schmidhuber inventa il penalty che Van Basten trasforma. L’allenatore Toshack si è suicidato schierando Schuster come libero, ruolo per il quale non possiede il passo, con Sanchis a centrocampo. L’infortunio del tedesco, proprio nell’azione del rigore, costringe Toshack a riportare Sanchis in difesa mettendo così a posto le cose. Il Real esce dal Meazza senza ulteriori danni. Al Bernabeu è ancora grande Milan. I bianchi di Spagna provocano e picchiano i rossoneri, che dimostrano però grande personalità e tranquillità. Butragueno approfitta dell’unica disattenzione rossonera per castigare Giovanni Galli, ma le punte madridiste incappano costantemente nel fuorigioco (alla fine saranno ben 24 le infrazioni di offside degli spagnoli) e non passano più.

Nei quarti il Milan affronta l’emergente Malines. A Bruxelles la gara è durissima, per la prima volta la formazione di Sacchi viene sovrastata. Con un Rijkaard fuori fase da difensore centrale, il Milan soffre soprattutto a centrocampo e deve ringraziare un grandissimo Giovanni Galli se salva la pelle. A Milano è resurrezione rossonera. Dopo una mezz’ora di studio il Milan riprende in mano la situazione. Donadoni, al rientro, è immarcabile e anche Van Basten si desta da un lungo torpore. Nonostante il dominio però il risultato non si sblocca per via di quattro miracoli di Preud’Homme. Si è già ai supplementari quando la saracinesca belga viene, scardinata da una combinazione Tassotti-Van Basten. Simone nel finale arrotonda il risultato.

Bayern Monaco-Milan 2-1: la rete decisiva di Stefano Borgonovo

Durissima anche la semifinale contro il Bayern Monaco. A San Siro il Milan, ancora incompleto per via della cronica assenza di Gullit a cui si sono aggiunte quelle di Ancelotti e Donadoni, fatica anche per via di un campo impresentabile, che mortifica la classe di molti protagonisti. Il portiere bavarese Aumann compie strepitosi interventi, i rossoneri passano solo con Van Basten su un rigore generosamente concesso dall’arbitro Karlsson per una veniale spinta ai danni di Borgonovo.

All’Olympiastadion il Milan domina per un’ora, ma Aumann è ancora formidabile e i bavaresi si ritrovano in vantaggio con una rete di Strunz al termine di una serpentina all’interno della retroguardia rossonera. Si va di nuovo ai supplementari, durante i quali una rete di Borgonovo scattato sul filo del fuorigioco regala al Milan il visto per la finale di Vienna. Inutile il gol finale di Mclnally.

Al Prater i rossoneri sono attesi dal Benfica di Eriksson, reduce dal successo sul Marsiglia in una semifinale decisa da un gol di Vata, aiutatosi con un braccio, che ha suscitato non poche polemiche. Sull’erba del Prater il Milan ritrova Gullit. L’asso olandese impiega un po’ di tempo a carburare ma col passare dei minuti entra in partita risultando uno tra i più positivi dell’invincibile armata di Sacchi. Proprio Gullit è il termometro della partita rossonera. Appena lui ingrana, i rossoneri si distendono e chiudono il Benfica, mettendone alle strette la fastidiosa ragnatela di centrocampo.

Da una felice intuizione di Van Basten, arretrato a rifinitore con Gullit centravanti, nasce la rete decisiva: lancio in profondità a perforare la zona portoghese per Rijkaard che, scattato sul filo del fuorigioco, arriva a tu per tu con Silvino e lo batte d’esterno destro. Nel finale i rossoneri controllano le offensive lusitane, limitate a un paio di traversoni. Il Milan raggiunge il Liverpool a quota quattro Coppe dei Campioni vinte e centra il grande slam conquistando nello stesso anno, oltre a questo trofeo, la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa europea.

La rete decisiva di Rijkaard

La rete decisiva di Rijkaard

L’uomo-simbolo: Frank Rijkaard

È giusto che la rete decisiva per la vittoria della quarta Coppa dei Campioni del Milan l’abbia siglata Franklin Rijkaard, il meno pubblicizzato dei tre olandesi che formarono una vera e propria colonia al Milan. Sempre disponibile a mettere al servizio del collettivo la sua classe e abilità, Rijkaard è stato uno degli uomini cardine della formazione di Sacchi. Centrocampista di peso, grande atleta, abile sia palla a terra che nel gioco aereo, formidabile nei contrasti come nel governo del gioco, all’occorrenza si è spostato con profitto anche nella posizione di difensore centrale. Arrivato al Milan nel 1988, via Ajax, Rijkaard ha vinto con i rossoneri due Coppe Campioni, due scudetti, due Intercontinentali, due Supercoppe europee e due Supercoppe italiane. Nel 1993 è tornato all’Ajax, con il quale ha vinto nuovamente la Coppa dei Campioni, battendo in finale proprio il Milan, prima di avviare una promettente carriera come tecnico.

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IL TABELLONE DELLA COPPA CAMPIONI 1988/89

Sedicesimi di Finale
Ottavi di Finale
Quarti di Finale
Semifinali
Finale

CLASSIFICA MARCATORI

Gol Giocatore Squadra
6 Francia Jean-Pierre Papin O. Marsiglia
6 Brasile Romário PSV
4 Svezia Mats Magnusson Benfica
4 Austria Peter Pacult Swarovski Tirol Swarovski Tirol
4 Angola Vata Benfica
3 Cecoslovacchia Michal Bílek Sparta Praga
3 Paesi Bassi John Bosman Mechelen
3 Paesi Bassi Juul Ellerman PSV
3 Brasile Lima Benfica
3 Brasile Ricardo Gomes Benfica
3 Francia Franck Sauzée O. Marsiglia
3 URSS Eduard Son Dnipro Dnipro
3 Bulgaria Hristo Stoitchkov CSKA Sofia
3 Paesi Bassi Marco van Basten Milan
3 Austria Christoph Westerthaler Swarovski Tirol Swarovski Tirol