Champions League 1992/93: OLIMPIQUE MARSIGLIA

Per la prima volta la Francia sul podio. Una rete di Boli basta a piegare il Milan


La storia

Si entra ufficialmente nell’era Champions League. Dopo l’esperimento nell’edizione precedente, l’Uefa battezza in questo modo il mini torneo di semifinale, con le otto squadre rimaste in lizza divise in due raggruppamenti. Dopo quelli di Stella Rossa e Barcellona si registra un nuovo esordio nell’albo d’oro della manifestazione: quello del Marsiglia, che trionfa nella finale di Monaco di fronte al Milan strafavorito e porta per la prima volta una coppa europea in Francia.

La squadra di Raymond Goethals ha vita facile nei primi due turni, contro Glentoran e Dinamo Bucarest, qualificandosi per i gironi di semifinale senza grossi patemi. Durante il primo turno va segnalata l’incredibile disattenzione dello Stoccarda: nel match di ritorno contro il Leeds, Cristoph Daum, allenatore dei tedeschi, impiega per qualche minuto quattro stranieri invece dei tre consentiti e l’Uefa assegna la vittoria 3-0 a tavolino agli inglesi, che pareggiano così il risultato di andata, rendendo necessario lo spareggio, vinto dal Leeds (2-1).

Al secondo turno il Barcellona campione in carica saluta la compagnia sconfitto in casa dal CSKA Mosca 2-3. Nel girone di semifinale il Marsiglia si ritrova accoppiato a Bruges, CSKA Mosca e Rangers Glasgow. Nella prima partita i francesi vanno vicini all’impresa a Ibrox Park, la tana dei Rangers. In vantaggio 2-0 si fanno rimontare nel finale dagli scozzesi, che in quattro minuti mettono a segno le reti del 2-2 finale. Il Marsiglia supera poi il Bruges e conclude l’andata con un pareggio a Mosca.

Nell’altro gruppo il Milan è un rullo compressore, che ha vinto tutti gli incontri disputati in questa edizione ed è già con un piede e mezzo a Monaco. Con la tennistica affermazione (6-0) dei francesi sul CSKA e la contemporanea vittoria dei Rangers sul Bruges (2-1) diventa chiaro che saranno gli scozzesi gli avversari più pericolosi del Marsiglia verso la finale. Il pari (1-1) nello scontro diretto del Velodrome non emette alcun verdetto. Tutto è rinviato all’ultima giornata, cui il Marsiglia giunge con una differenza reti favorevole rispetto agli scozzesi. A Bruges Boksic, centravanti rivelazione dell’annata, dopo due minuti sblocca il risultato e il Marsiglia vive di rendita su questo gol per tutta la gara, anche perché da Glasgow giungono notizie confortanti. Il club di Tapie approda così alla finale dell’Olympiastadion contro il Milan che aveva già staccato il biglietto per la Baviera da tempo.

Il match inizia con la fresca polemica di Gullit, escluso da Capello pochi minuti prima del via, e con il Milan che assume subito il controllo delle operazioni. Non sembra però lo squadrone tritatutto di inizio stagione e pian piano il Marsiglia esce dal guscio. Vittime del turn-over teorizzato dallo stesso Capello, con giocatori come Donadoni schierati a singhiozzo e ora incapaci di trovare il ritmo partita, senza il miglior Van Basten e con il jolly Massaro, sostituto di Gullit, che si mangia tre gol quasi fatti in avvio, i rossoneri prestano il fianco ai ficcanti contrattacchi francesi guidati da un Abedì Pelé incontenibile. Sul finire del primo tempo il ghanense batte un corner da destra, sul quale Boli svetta più in alto di Rijkaard e batte Rossi. Il Milan è frastornato; avrebbe tutta la ripresa per recuperare, ma è vittima delle proprie contraddizioni e neppure l’ingresso dell’ex Papin, centravanti anch’egli abbastanza polemico con Capello, cambia il corso del match. E alla fine c’è delusione in casa rossonera, per l’occasione perduta.

L’uomo-simbolo: Abedi Pelè

Abedi Pelé dopo ogni prestazione deludente deve aver provato sulla propria pelle quanto sia difficile sostenere il peso di un nome così ingombrante. Nome affittatogli in Ghana quando ancora era un bambino conosciuto come Abedi Ayew. È proprio lui a raccontare la sua storia: “Quando ero bambino, con il pallone fra i piedi facevo quello che volevo. Ero bravo, insomma. Nel Ghana si lavora molto di fantasia, per cui già quando avevo sette-otto anni un po’ tutti cominciarono a chiamarmi Pelé esattamente come il mitico “O Rey”, che in quegli anni era al massimo della popolarità». Da allora cominciò ad essere Abedi Pelé. Dopo aver girato mezza Africa, nel 1986 arriva la chiamata francese dal Niort con il quale debutta nella B transalpina.
Passa poi al Mulhouse, brevemente al Marsiglia, al Lilla e di nuovo al Marsiglia nel 1990 per la consacrazione definitiva. Con l’OM vince 3 titoli di Francia e la Coppa dei Campioni nella finale contro il Milan, che subisce per tutto il match la verve del fantasista africano. Grande talento naturale, un po’ discontinuo, ha in parte fallito l’avventura italiana con il Torino. In carriera ha vinto tre Palloni d’Oro africani.

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Le Italiane: Milan

Scontata la squalifica di un anno dalle competizioni europee, il Milan si ripresenta sul palcoscenico della Coppa Campioni con l’intenzione di ricostruirsi un’immagine positiva e di ripristinare il suo dominio su questa manifestazione. Lo fa con Fabio Capello in panchina e con una rosa di 24-25 giocatori in onore alla filosofia del turn-over, che sta sempre più prendendo piede. L’acquisto estivo più rumoroso è quello di Lentini, strappato alla Juve per una cifra folle sulla quale tuttora permangono dubbi (30 miliardi?, 40?), ma raggiungono Milanello anche Papin, Savicevic, Boban, Eranio e De Napoli.

I primi due turni sono solo tappe di trasferimento verso il girone di semifinale in cui avversari del “Diavolo” saranno Psv Eindhoven, Porto e Göteborg. Il debutto contro il Göteborg a San Siro è una vetrina per Marco Van Basten, che frantuma il muro difensivo svedese con quattro splendide reti, soprattutto la prima segnata mentre un avversario lo trascina a terra e la terza in rovesciata. Con la successiva affermazione a Eindhoven, nonostante i mugugni di Gullit mortificato dal turn-over, il Milan chiarisce che il primo posto nel girone è già prenotato. In Olanda i rossoneri giocano una superba partita di grande spessore e dominano in maniera a tratti imbarazzante per gli avversari.

La marcia trionfale prosegue a Oporto, acuto di Papin che fa le veci di Van Basten le cui caviglie mandano segnali preoccupanti, e a San Siro sempre contro i lusitani che sono piegati dal “Milan 2”. Qualcosa però si è rotto nella squadra di Capello, che ha perso la brillantezza dei mesi passati, anche a causa della caterva di infortuni che ha colpito la rosa. Ormai il Milan vince quasi per inerzia, non incanta più come in inverno ma la difesa è imperforabile e basta qualche rara fiammata nel corso dell’incontro per portare a casa l’intera posta, come succede a Göteborg con la rete di Massaro che regala ai rossoneri la finale di Monaco con un turno di anticipo. Il Milan arriva in Baviera con un ruolino impressionante: 10 partite, 10 vittorie, 23 reti fatte e solo 1 subita.

L’incontro con il Marsiglia presenta anche l’occasione per vendicare lo smacco subito due anni prima, ma la Capello-band stecca clamorosamente questo appuntamento. Lo spogliatoio rossonera è una polveriera: Rijkaard aveva già dichiarato che avrebbe lasciato il Milan a fine stagione, Papin è imbestialito dopo aver saputo di essere destinato alla panchina nel match contro i suoi ex compagni, mentre Gullit esplode nei minuti a ridosso del fischio d’inizio quando Capello gli comunica l’esclusione dalla finale. Il potente attaccante olandese veniva da un infortunio ormai rimarginato ed era pronto a offrire anima e corpo alla causa rossonera, così interpreta quasi come un affronto personale la scelta di Capello.

La partita che sulla carta vedeva il Milan strafavorito inizia con una strana sensazione di sfiducia nell’ambiente rossonero. Tutti i malumori suscitati dal turn-over e la mancanza di un undici base cui affidarsi nei momenti decisivi vengono a galla nella circostanza più importante. Il gol di Boli è una mazzata per il morale del Milan che non riesce a più a recuperare. Van Basten non è al meglio, Massaro alimenta rimpianti per l’esclusione di Gullit, mentre Lentini, molto rinforzato muscolarmente, sembra aver perso l’agilità dei bei giorni passati. La coppa delle contraddizioni prende la via della Francia.


IL TABELLONE DELLA CHAMPIONS LEAGUE 1992/93

La formula della precedente edizione della manifestazione, in cui le otto squadre qualificate dagli ottavi venivano suddivise in due gruppi le cui vincitrici disputavano la finale, risultò un successo. Fu così che la UEFA decise di brevettare i gironi col nuovo nome di UEFA Champions League. La Champions League fu quindi inizialmente una specifica fase all’interno della Coppa dei Campioni, fase che veniva a sostituire i quarti e le semifinali della classica formula del torneo. I primi turni eliminatori e la finale continuavano invece ad essere strutturati nel metodo tradizionale.

Turno Preliminare
Primo Turno
Secondo Turno
Fase a Gironi: Gruppo A
Fase a Gironi: Gruppo B
Finale

CLASSIFICA MARCATORI

Sono escluse le gare del turno preliminare

Gol Minuti giocati Giocatore Squadra
7 791′ Brasile Romário PSV
6 431′ Paesi Bassi Marco van Basten Milan
6 710′ Croazia Alen Bokšić Olympique Marsiglia
6 813′ Francia Franck Sauzée Olympique Marsiglia
5 874′ Svezia Johnny Ekström IFK Göteborg
4 297′ Brasile Túlio Sion
4 360′ Brasile Zé Carlos Porto
4 377′ Italia Marco Simone Milan
4 881′ Belgio Gert Verheyen Club Bruges