1987: PORTO

LA STORIA

La nuova interruzione dello strapotere sudamericano si deve in parte anche al grande protagonista della partita: il clima. Nevica infatti su Tokyo e la bianca coltre che copre il campo certo non facilita l’agonismo classico degli uomini di Washington Tabarez, in difficoltà nell’opporre la classica grinta capace di togliere respiro all’avversario e di rendere micidiale il contropiede. Il Porto, d’altronde, ha in campo valori tecnici di rilievo, a partire dall’autentico fuoriclasse Madjer, l’algerino già decisivo nel battere il Bayern nella finale di Coppa dei Campioni.

Lungi dal farsi travolgere dalla novità che per molti di loro rappresenta la neve (come confesseranno candidamente a fine match), i portoghesi impongono le cadenze morbide loro congeniali, approfittando degli impacci degli avversari, incapace di incidere in contropiede. Il match conosce lunghe pause, tra il palleggio insistito dei lusitani e i tackle scivolati dei gialloneri, fino al gol del veterano Gomes, frutto di una invenzione di Madjer.
Il Peñarol, punto nell’orgoglio, riesce finalmente a uscire dal guscio, ma le sue controffensive non riescono che per eccezione a centrare i pali della porta difesa dal bravo Mlynarczyk. Quando la loro furia sembra placarsi e arrendersi, arriva il gol di Viera, a nove minuti dalla fine, che apre la strada dei supplementari. Sembra evidente la preferenza degli uruguaiani per la soluzione dei calci di rigore, ma una magia di Madjer chiude l’incontro, premiando la squadra più meritevole.

L’UOMO PIU’: Rabah MADJER

Il calcio italiano non ha potuto per pura sfortuna conoscere più da vicino la classe assoluta di Rabah Madjer, superbo campione espresso dall’Algeria. L’Inter di Pellegrini lo acquistò nell’estate del 1988, ma i postumi di un infortunio muscolare non ben assorbiti consigliarono dopo poche, convulse settimane, la rinuncia al giocatore, sostituito da Ramon Diaz nel complesso super che avrebbe vinto lo scudetto a suon di record. Un peccato, anche per il giocatore, che avrebbe meritato e già pregustava la grande vetrina. Nato a El Biar il 15 dicembre 1958, fisicamente robusto (1,81 per 74 chili), soprannominato “Il tacco di Allah” per la sua specialità tecnica, ha giocato molti anni in Algeria, con Hydra, Onalait e Nasr Athletic HD, prima di emigrare in Francia (Racing Parigi e Tours) e Portogallo. Passa anche al Valencia, anziché al Bayern, come sembrava promesso, e poi svanirà il sogno Inter, dopo la presentazione ufficiale, per una rottura del muscolo del bicipite femorale sinistro, che ha lasciato un avallamento di circa tre centimetri nella gamba.

La Finale

13 dicembre 1987 – National Stadium, Tokyo
PORTO – PEÑAROL 2-1 d.t.s.
Reti: 1-0 41′ Gomes, 1-1 80′ Vieira, 2-1 108′ Madjer
Porto: Mlynarczyk, Joao Pinto, Geraldao, Lima Pereira, Inácio, Rui Barros (Quim, 65′), Magalhaes, André, Sousa, Gomes, Madjer
Peñarol: Pereira, Herrera (Goncalves, 95′), Rotti, Trasante, Domínguez, Perdomo, Viera, Aguirre, Cabrera (Matosas, 46′), Vidal, Da Silva
Arbitro: Wöhrer (Austria)