EURO 1964: SPAGNA

Per il Generalissimo, la vittoria delle “Furie Rosse” è una occasione politica. Il viaggio verso la gloria non è semplice e l’esclusione delle stelle Real da parte del Ct Villalonga è una scelta criticata. Ma vincente…


SI FA SUL SERIO

La prima edizione è un mezzo successo (o un mezzo fallimento, fate voi): il pubblico ha par­tecipato con distaccato entusiasmo e le partite hanno messo in mostra solo alcune delle potenzialità del calcio continentale. L’Unione Sovieti­ca campione contribuisce come stimolo per tutte le grandi d’Eu­ropa, infatti nel 1962 ai nastri di partenza delle qualificazioni si presentano 28 formazioni, tra le quali Italia e Inghilterra. An­cora assente la Germania Ove­st, che esclude la propria nazio­nale per volere del tecnico Seep Herberger, contrario a ogni manifestazione ufficiale che non siano i Campionati del Mondo. Ci sono numerosi campioni da ammirare, primi fra tutti Suarez ed Eusebio, poi Asparukov, Hamrin, Ole Madsen e il grande Di Stefano, silurato prima della fase finale. Ci siamo anche noi, in un primo turno abbastanza agevo­le: gli azzurri partono con un netto 6-0 ai danni della Tur­chia, il Ct è Fabbri, lo stadio quello di Bologna. Al ritorno in Turchia, un gol di Sormani decide la partita che dopo la goleada dell’andata non ha più senso. Le altre qualificazioni regi­strano sorprese come l’eliminazione degli inglesi ad opera del­la forte Francia, ma anche l’e­sclusione di Jugoslavia e Ceco­slovacchia.

I DUBBI DI FABBRI

Negli ottavi, l’Italia si gioca la fase finale contro l’Urss cam­pione in carica: la formazione azzurra è squadra di tutto rispetto, ma l’espulsione di Pascutti per reazione dopo un rude inter­vento spaccagambe di un difen­sore sovietico e l’infortunio a Sormani complicano il corso dell’incontro. I sovietici ne ap­profittano e si presentano per il match di ritorno a Roma col bagaglio non indifferente di due reti di vantaggio. Sotto accusa viene messa la difesa, in particolare Maldini e Facchetti, coppia male assortita secondo la maggioranza dei cri­tici, ma anche la giornata opaca dei cervelli di centrocampo Ri­vera e Bulgarelli, che non tro­vano mai lo spunto per creare pericoli alla retroguardia sovie­tica. Una Nazionale sfasata, con le gambe molli.

Il più criticato, riconosciuti i meriti dei sovietici, sarà proprio Pascutti, a cui erano state affi­date le sorti del nostro attacco. «Quando l’arbitro mi ha fatto capire che me ne dovevo andare sono caduto nella disperazione. Poi, finita la partita, nessuno mi guardava in faccia, i compagni non mi parlavano; un tifoso si è avvicinato e mi ha dato del cre­tino, in aereo ho avuto una mez­za crisi…». Impulsivo, sventato, ma anche il solito cuore da lot­tatore che questa volta è andato fuori dalle righe. A onor del vero, il comporta­mento dei giocatori sovietici era stato tutt’altro che corretto, con intimidazioni continue e inter­venti molto duri, che l’arbitro non aveva punito con le giuste misure. «L’espulsione di Pascu­tti non è stata un modello d’im­parzialità» sostenne Edmondo Fabbri. «I giocatori sovietici alla fine hanno usato tacchetti in duralluminio, e questo non è consentito dal regolamento». Anche Sormani, costretto dopo la partita a rimanere a riposo per una decina di giorni, si lamen­terà del trattamento dei rudi di­fensori sovietici.

Italia-URSS 1-1: un’uscita di Jascin

Lo spirito di rivincita domina nelle parole degli italiani, e il tecnico sovietico, forse per scongiurare una clamorosa ri­monta azzurra, prepara la parti­ta di ritorno con tutte le atten­zioni del caso; italiani e sovieti­ci, dopo la gara di andata, ripe­tono le stesse parole («a Roma sarà un’altra cosa…»), lascian­do intendere che i giochi non so­no ancora decisi. All’Olimpico si segnala l’e­sordio di Domenghini, ma gli azzurri non vanno oltre l’1-1 siglato da Rivera e Gusarov. Mazzola sbaglia un rigore, l’impressione è che i sovietici siano superiori sul piano della velocità, soprattutto se liberi di partire in contropiede.

Gli az­zurri giocano al di sotto delle lo­ro potenzialità, Menichelli e Domenghini sono avulsi dagli schemi, Mazzola è un rifinitore e non il realizzatore che manca all’Italia, Rivera si danna l’ani­ma ma perde troppi palloni, an­che a causa di una precaria con­dizione fisica. Una volta eliminati, in Italia scende in campo il “partito degli “oriundi, che vuole veder convocati Altafini e Sivori per ri­mediare alla sterilità dell’attac­co azzurro, però Mondino Fab­bri difende le proprie scelte: «Certo, Sivori e Altafini avreb­bero potuto potenziare il nostro attacco, ma la Nazionale ha im­postato un programma che ci deve portare in Inghilterra ai Mondiali da protagonisti, quin­di vado avanti con Mazzola, Corso, Rivera e Orlando, in di­fesa ripropongo il blocco del­l’Inter più Salvadore e Trapattoni». I fatti non lo sosterranno: la delusione della Corea rimarrà segnata nella storia del calcio italiano.

SORPRESA DANIMARCA

Il torneo va avanti senza di noi e mette in mostra il danese Madsen, la brillante Spagna e le solite Urss e Unghe­ria, squadre solide e di grande rendimen­to. Le sorprese si chiamano Lussem­burgo e Danimarca, che danno vita a uno spareggio interessan­tissimo dopo il 3-3 dell’andata e il 2-2 del ritorno. Passa (1-0) la Danimarca di Madsen, autore di tutti e sei i gol della sfida.

L’atmosfera in Spagna per la fase fi­nale è eccitante e coinvolgente, gli sta­di scelti sono il Camp Nou e il Bernabeu, quanto di meglio per un’occasione del genere. La Spagna, formazione rivo­luzionata dal nuovo tecnico Villalonga e impreziosita dall’estro dell’interista Suarez, conquista ai supplementari la finale ai dan­ni di una coriacea Ungheria. So­no quindi necessarie due ore di gioco, con i magiari che nei sup­plementari sfiorano più volte il gol negato dal bravo Iribar, pre­sunto erede del grande Zamora (anche se la sua carriera non lo confermerà), ma quando la fre­schezza e la convinzione dei fuoriclasse ungheresi Albert e Tichy viene meno, sono proprio i padroni di casa a passare con Amancio.

Ma in seno alle “furie rosse” le polemiche non mancano, a causa delle scelte dell’allenatore, che ai grandi campioni del Real Madrid (Puskas, Di Stefano, Gento e Del Sol) preferisce ra­gazzi con muscoli d’acciaio e una voglia matta di correre. Solo Amancio e Suarez rispettano le aspettative degli esteti del pallo­ne, ma alla fine la spunterà il tec­nico, col suo gioco di corsa e tut­ta grinta.
Dall’altra parte del tabellone l’Urss ha la meglio sulla Danimarca, che vive ancora un ge­nuino semidilettantesimo, con un’indiscutibile 3-0, frutto del calcio metodico, prevedibile ma efficace di Jascin e compagni.

SPAGNA, UN SUCCESSO… FRANCO

Finalmente arriva il grande giorno. La Spagna conquista il suo primo titolo continentale da­vanti a 125.000 spettatori, in un clima torrido che esalta le “furie rosse”. I sovietici, contrariamen­te a quanto si pensava, appaiono assolutamente fuori condizione. Subiscono gol all’inizio della ga­ra da Pereda, ma recuperano su­bito con Schussanov; reggono un tempo, poi crollano nel finale al gol di Marcelino, dopo un’i­niziativa del terzino Rivilla in combinazione con il centravanti Pereda. Cedono all’afa, più che agli stessi avversari. L’Urss paga la scarsa vena di Ivanov e della difesa, che non riesce ad argina­re le folate improvvise dei veloci “delanteros” spagnoli.

Vittoria meritata, contro l’opinione pubblica che non appro­va assolutamente l’esclusione dei cinque volte campioni d’Eu­ropa del Real Madrid, ma anche vittoria di Franco e della Falan­ge, che trova un ulteriore spunto per esaltare una propagandistica superiorità politica nazionale. L’aspetto più incisivo è, oltre al risultato sportivo, il disgelo della tensione tra le due nazioni che solo quattro anni prima non ave­vano disputato l’incontro che li opponeva per motivi politici; questa volta, alle note dell’inno sovietico, il pubblico ha rispetto­samente applaudito, dando forse vita alla prima vera manifesta­zione europea del mondo calcio.

FASE FINALE – SPAGNA, 17 – 21 Giugno 1964

Madrid, 17 giugno 1964
Spagna – Ungheria 2 – 1 dts
Reti: Pereda 35′, Bene (U) 84′, Amancio 115′
Arbitro: Blavier (Belgio)
Spagna: Iribar, Rivilla, Calleja, Zoco, Olivella, Fusté, Amancio, Pereda, Marcelino, Suárez, Lapetra
Ungheria: Szentmihalyi, Mátrai, Mészöly, Sárosi, Nagy, Sipos, Bene, Komora, Albert, Tichy, Fenyvesi

Barcellona, 17 giugno 1964
URSS – Danimarca 3 – 0
Reti: Voronin 19′, Ponedelnik 40′, V.Ivanov 87′
Arbitro: Lo Bello (Italia)
URSS: Yashin, Chustikov, Shesternev, Mudrik, Voronin, Anichkin, Chislenko, V.Ivanov, Ponedelnik, Gusarov, Khusainov
Danimarca: L.Nielsen, J.Hansen, K.Hansen, B.Hansen I, Larsen, E.Nielsen, Bertelsen, Sørensen, O.Madsen, Thorst, Danielsen

Barcellona, 20 giugno 1964
Ungheria – Danimarca 3 – 1 dts
Reti: Bene 11′, Bertelsen (D) 81′, Novák 107′ (rig), Novák 110′
Arbitro: Mellet (Svizzera)
Ungheria: Szentmihalyi, Novák, Mészöly, Ihász, Solymosi, Sipos, Farkas, Varga, Albert, Bene, Fenyvesi
Danimarca: L.Nielsen, Wolmar, K.Hansen, B.Hansen I, Larsen, E.Nielsen, Bertelsen, Sørensen, O.Madsen, Thorst, Danielsen

Madrid, 21 giugno 1964
Spagna – URSS 2 – 1
Reti: Pereda 6′, Khusainov (U) 8′, Marcelino 84′
Arbitro: Holland (Inghilterra)
Spagna: Iribar, Rivilla, Olivella, Calleja, Zoco, Fusté, Amancio, Pereda, Marcelino, Suárez, Lapetra
URSS: Yashin, Chustikov, Shesternev, Mudrik, Voronin, Anichkin, Chislenko, V.Ivanov, Ponedelnik, Korneev, Khusainov