FABIO ENZO: UNA VITA SOPRA LE RIGHE

enzo-chilihavisti-wp11

«Non guadagnavo molto, ma spendevo tutto. Ero giovane, ero un calciatore di serie A e mi godevo la vita. Ogni volta che c’era la sosta, partivo per New York…..»


Fabio Enzo è un omone di 52 anni, faccione cattivo, baffi da turco, pelata alla Zidane. «Faccia cattiva? Ma dai, son bon come un toco de pan. Sono sempre stato buono, buonissimo, fuori dal campo. In campo un’ altra roba. Lì dovevi arrangiarti, c’era gente come Burgnich, Bercellino primo, Poletti. Robotti. Duri, difficili. E allora chi aveva i denti doveva mostrarli». Il mare di Cavallino è mosso. Fabio Enzo ha una casa sul mare e aspetta due amici pescatori. «Sono usciti presto, torneranno prima di pranzo con roba fresca e ci facciamo subito una bella fritturina. Eh? Intanto andiamo all’Hotel». Cavallino è un piccolo centro attaccato a Jesolo. La piazza con un monumento a un piccolo cavallo. Una volta era il posto dove i ricchi, forse i dogi, tenevano le loro mandrie. La piazzetta, il mercato, i camping, gli alberghi.

Fabio Enzo, centravanti della Roma, del Mantova, Cesena, Napoli, Verona e Novara, lavora all’Hotel Solemare.
«Da quindici anni e fasso de tuto. Tutto quel che capita. Il cameriere, il giardiniere, i lavori pesanti e quelli leggeri, il portiere e il guardiano. Diciamo che sono l’uomo di fiducia del paron. Mi sono ritirato nel 1983, giocavo a Biella, e ho messo su un attività sportiva, gestivo dei campi da tennis dentro un camping. Poi le cose sono cambiate e Dino Donadon, un mio vecchio amico, mi chiama e dice: “Perchè non mi dai una mano in albergo?”. Pronti, si combina subito. Sono ancora qui. Si lavora, sono contento, Dino dice che sono il suo braccio destro».

E il calcio? Gli piace, lo segue, fa la raccolta dei gagliardetti, ha riempito le pareti della sua ampia taverna con gli stemmi delle squadre di tutto il mondo, qualche volta va a fare l’arbitro nei tornei. Gli piace anche ricordare, così, di striscio, quando si va sul discorso.
«Facevo il centravanti di sfondamento, avevo un buon colpo di testa. C’è chi dice che Bobo Vieri mi somiglia. Può darsi. Fra serie A, B, C e D ho fatto sedici anni di calcio. Un bel pò, eh? Poi sono tornato a casa e non mi sono più mosso. Sono tornato con una moglie australiana nata a Cesena e una figlia, nel 1983. Mamma Venerina era rimasta sola, mio padre, magazziniere al Gazzettino di Venezia, era mancato tre anni prima. La mamma vive con noi».

Legami forti, la famiglia, la casa sul mare, gli amici, il profumo dei fiori e della laguna.
«Dove si sta meglio di qui? Pensa, ho giocato a Novara, c’era Parola allenatore, il più grande di tutti. Un giorno il presidente mi dice: “Fabio, se vuoi dopo puoi restare a lavorare qui, ti troviamo un posto da fattorino in banca”. No no, ho detto, io ho bisogno di muovermi all’aperto, l’ufficio non fa per me. Ricordi Udovicich, lo stopper pelato?
Lui credo lavori ancora in banca. L’ho visto poco tempo fa: identico, sempre lui, alto e pelato come quando aveva venticinque anni».

enzo-chilihavisti-wp

Arrivano i pescatori con le cassette dei pesci, moleche, moli, gamberi. Frittura al ristorante di Nerio Tonon, in piazza. “Visto? Dal mare, al piatto. Senti che boni, senti che carne“.
Nerio Tonon è l’ uomo che lo ha lanciato. Dal Cavallino ai giovani del Venezia.
«Era così bravo, Fabio, che non potevamo tenerlo. Anche perchè era un irruento. Allora, d’accordo con suo padre, Bruno, lo abbiamo mandato in prova: il giorno stesso sono arrivate centottantamila lire. Cento alla società, ottanta per lui, per i vestiti e la biancheria».
L’oste-allenatore Tonon va dentro il banco e torna con un pacco di foto e ritagli di giornali. Enzo con la Roma, Enzo in tournè e accanto a Pelè, con Altafini a Napoli, il gol nel derby con la Lazio. Foto senza riferimenti e didascalie. Che anno?
«Il 1966. Sesta giornata, 23 ottobre». Sicuro? Come fa a ricordare tutto? «Come faccio? Semplicissimo: è stato il mio primo gol in serie A. E nel derby di Roma, non so se mi spiego. Quella volta abbiamo dominato e io ho segnato di testa dopo un quarto d’ora, un gran colpo, centrale. In porta loro avevano Cei, che poi ha parato un rigore a Barison. Un ricordo incancellabile, come gli anni romani. Un tuo gol che decide il derby è qualcosa che non si può descrivere. Ricordo che proprio un grande giornalista della Gazzetta, Luigi Gianoli, mi fece un articolo a tutta pagina. Lo conservo ancora, ben piegato. Sai, un pagina intera su uno che di cognome fa Enzo. Non mi chiavamo mica Sivori o Rivera o Riva».

Si rivede nella Roma allenata da Oronzo Pugliese. «Un omo de una volta. Pittoresco, rumoroso, preparava a modo suo le partite. Era un pò maniaco e superstizioso. Una sabato pomeriggio andiamo al cinema, in programmazione c’ è il Dottor Zivago. Succede che il giorno dopo vinciamo e Pugliese sai cosa fa? Ci porta tutti gli altri sabato a rivedere lo stesso film. Più di un mese, due palle che non ti dico. Scappavamo via dalle uscite di sicurezza, non ne potevamo più. Lara, Yuri, il Dottor Zivago, la carica dei cosacchi ci uscivano dagli occhi. Oronzo però si piazzava sulla porta centrale e ci rispediva indietro. Era così, quando allenava il Bari andava in campo con il galletto».

enzo-chilihavisti-wp1

Fabio Enzo con Oronzo Pugliese

Bianco fresco, i pesciolini vanno giù che è una meraviglia. E Fabio Enzo, il cameriere giardiniere factotum racconta il suo calcio, i suoi viaggi e i suoi sperperi. «Non guadagnavo molto, ma spendevo tutto. Ero giovane, ero un calciatore di serie A e mi godevo la vita. Una volta siamo all’aeroporto di New York con la Roma, passa una hostess bellissima ed io, senza capire una parola di americano, gli dico: va anche lei a Roma? Fa sì con la testa. Bene, gli dico, se vedemo in aparechio. A bordo facciamo amicizia e ci diamo appuntamento. Si chiamava Linda…».
Questo si può scrivere? Non è che sua moglie… «Macchè , scrivi, scrivi… xe passà tanti ani e poi Patrizia sa tutto».
Racconta la love story americana. «Ogni volta che c’era la sosta, partivo per New York. Ai dirigenti dicevo che andavo a Jesolo e invece… Quanti viaggi e quanti schei. Lei mi faceva fare lo sconto, ma erano pur sempre fior di carte da mille che partivano. Pensa che el negro che faceva il guardiano davanti al suo palazzo ormai mi conosceva. Mi diceva hello Enzo e io gli davo dieci dollari di mancia ogni volta. Poi facevo i conti: dieci dollari, otto nove mila lire, una cifra. Mi veniva voglia di tornare indietro e farmi dare il resto».

Sorride e alza le spalle. «Robe vecie, ma è bello pensare che sono successe. Come la mia serie A. Adesso ho una bella famiglia, Daria, una figlia che studia ed è brava, un posto dove lavoro come voglio io. Sì, certo, anche con il badile, ma perchè il badile sono io che voglio prenderlo in mano. Un posto di amici e il mare davanti a casa. Se penso che volevano chiudermi dentro una banca me manca el fià, mi manca l’aria».

Testo di Germano Bovolenta

LA SCHEDA

Fabio Enzo è nato a Cavallino il 22.06.1946, e fin dalla giovane età ha riscontrato subito una innata passione per il calcio, cominciò la sua carriera all’età di 12 anni giocando con la squadra del Cavallino, per poi passare al Venezia, finchè avvenne il grande esordio da professionista in serie A con la maglia del Roma, anno 1966. Nel ’68-69 viene prestato al Mantova, in B, poi ceduto al Cesena, ancora in B, dove gioca per due stagioni. Nel ‘ 71-72 il ritorno in A, con il Napoli ed il Verona, poi di nuovo la B a Novara per due anni, due stagioni al Foggia. Nel ’75 è alla Reggina in C, l’anno successivo al Venezia. Poi la Biellese, l’Omegna e di nuovo Biellese, dove nell’83 ha chiuso la carriera.

La stampa di allora lo definì “il bomber” o “il buldozer”per la sua stazza possente, 1,87 di altezza, e per il suo sinistro paragonato a quello di Gigi Riva, molti ricordano ancora di Fabio un suo gol di sinistro segnato su punizione da 40 mt. di distanza, e come famoso rimane il suo gol di testa nel derby Roma – Lazio, e di come tirò sul 3 a 0 un rigore di tacco colpendo il palo della porta (gli costò all’epoca 200.000 L. di multa). Ma Fabio Enzo oltre che come calciatore fu molte volte alla ribalta delle cronache per il suo carattere irruento ed istintivo, tanto che nella sua carriera sportiva ebbe accumulato ben 64 giornate di squalifica.