Felice Pulici e il Derby in cui parò anche l’aria

Nel novembre ’76, il portiere laziale si trasformò in muro, decidendo la stracittadina romana, sbloccata da un bel gol di Bruno Giordano. L’ultima gioia per Tommaso Maestrelli, deceduto quattro giorni dopo.

Parò anche l’impossibile il 28 novembre ’76. Felice Pulici, guardiapali laziale da quattro anni, fu l’assoluto protagonista del derby numero 105 della capitale, con la Roma sconfitta di misura da un gol capolavoro di Bruno Giordano. I 70 mila dello stadio Olimpico ammirarono i voli e le prodezze in serie del portiere di Sovico. Alla stracittadina, la Lazio, guidata da Luis Vinicio, giunse con un punto in più in classifica rispetto alla Roma di Nils Liedholm, costretto a fare a meno di pedine importanti come Rocca, Peccenini e Prati. Il tecnico svedese schierò Maggiora su Cordova e Menichini a controllare Giordano, affidando a Pellegrini la missione di non far rimpiangere Prati e a De Sisti quella di contrastare, con la sua esperienza, la manovra laziale a centrocampo, con Musiello unica punta.

Sull’altro versante, Vinicio (al suo primo derby capitolino) presentò una squadra diversa rispetto alle aspettative di inizio stagione, a cominciare dalla scelta di praticare una ferrea marcatura a uomo, con i difensori sempre nei pressi dell’area, a partire da Wilson che non si allontanò mai da Pulici. Manfredonia si piazzò su Musiello, rozzo ma capace di puntate efficaci. L’ex Cordova, poco reattivo, con le gambe molli ed autore di qualche fallo di troppo, palesò la grande emozione di chi si ritrovava dalla parte opposta della barricata dopo nove anni di militanza giallorossa. Anche D’Amico non sembrò in condizione, complice un recente infortunio. Così, il centrocampo rimase terra di conquista romanista.

Partendo in profondità, gli uomini di Liedholm saltavano senza problemi il centrocampo laziale. Ad evitare guai seri per la squadra biancoceleste ci pensò il portiere, autore di interventi miracolosi. Quel pomeriggio, fortuna, intuito ed abilità resero imbattibile l’estremo difensore laziale. Bruno Conti mancò un gol in apertura, Musiello venne disturbato da Pulici in uscita disperata, con Manfredonia lesto a completare il salvataggio. A metà primo tempo, l’estremo difensore biancoceleste respinse in rapidissima successione due tiri consecutivi di Pellegrini e Di Bartolomei. Quello della Roma non era un forcing ma un assalto all’area avversaria. Quasi un assedio. Il portiere giallorosso, Paolo Conti, fu uno spettatore non pagante in campo. Corner romanisti e parate di Pulici andavano di pari passo mentre il tecnico laziale arretrava i centrocampisti a protezione della difesa, sperando in qualche sortita in contropiede.

Dopo due timidi tentativi di Garlaschelli e Cordova, al 40’ arrivò fulmineo e improvviso il gol di Giordano. Contrasto in area tra Garlaschelli e Santarini dopo un cross di Martini. Mentre la palla rotolava verso il fondo, la raccolse Giordano: piroetta a superare Menichini, finta sulla sinistra a scartare l’arrancante Sandreani e conclusione in diagonale, da posizione angolata, con palla in rete dopo aver scavalcato il portiere giallorosso, colpevole di non essere uscito dai pali. Una rete da manuale per il giovane centravanti laziale cresciuto all’oratorio Don Orione. Per i romanisti fu una doccia scozzese. Dopo aver attaccato e sfiorato più volte il vantaggio, costringendo quasi esclusivamente gli avversari sulla difensiva, i giallorossi si trovarono infilzati alla prima vera occasione subita.

La musica fu la stessa nella ripresa. Maggiora alzò troppo il pallone a due passi dalla porta laziale, prima dell’ennesima prodezza di Pulici, bravo a intuire un tiro ravvicinato di Pellegrini mentre in tribuna i tifosi romanisti già pregustavano il pareggio. Ci provò anche Sabatini (subentrato a Sandreani) che mancò il bersaglio, a tre minuti dalla fine, con il portiere biancoceleste ormai sbilanciato da un precedente intervento. Ultimo assalto andato a vuoto prima di issare la bandiera della resa. A vincere fu la Lazio, più pratica e ordinata. La Roma, in vena di regali, buttò al vento il derby dopo averlo dominato. Negli spogliatoi, i complimenti furono tutti per Felice Pulici, l’insuperabile, il muro biancoceleste capace di serrare a doppia mandata la porta laziale in almeno cinque occasioni.

Il primo a complimentarsi con lui fu Liedholm che lo definì “magnifico e da nazionale”. Elogi che finirono per commuovere il buon Felice, scoppiato in lacrime mentre cercava di dedicare la vittoria al suo grande maestro, Tommaso Maestrelli, l’allenatore dello scudetto laziale, ricoverato nuovamente in clinica per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute e costretto ad ascoltare il derby alla radio. “Ero convinto che mister Maestrelli fosse in tribuna e volevo dedicargli la partita. Ho saputo solo ora che non è potuto venire. Spero che si sia divertito ascoltando la radiocronaca, questa vittoria è per lui. Se oggi ho parato l’impossibile è perché ho volato con le sue ali”, disse il portiere, commosso e singhiozzante. I titoli dei quotidiani del giorno dopo evidenziarono la sua grandissima prestazione. “Pulici, giornata perfetta” titolò in prima pagina il Corriere dello Sport, “Il portiere muro, che mostro quel Pulici” fu la sintesi dell’Unità che assegnò 10 in pagella al guardiapali laziale. E pensare che in estate qualcuno avrebbe voluto cederlo.

Dalla clinica dove era ricoverato, stremato dal male, Maestrelli aveva gioito ascoltando “Tutto il Calcio minuto per minuto”. Intervistato nel 2017 da Massimiliano Castellani, per il quotidiano Avvenire, Bruno Giordano ha ricordato quel derby del 1976. “L’unica cosa che mi consola è aver regalato a Maestrelli l’ultima grande gioia con la rete della vittoria contro la Roma. Pulici parò anche l’aria e io segnai quella rete da posizione quasi impossibile. Il mister aveva saputo che noi, i suoi ragazzi, avevamo vinto quella partita. Il mio gol era per Tommaso”. Quella domenica sera di fine novembre Maestrelli cadde in coma, morendo quattro giorni dopo.

Testo di Sergio Taccone, autore del libro “Racconti Rossoneri, storie di puro milanismo” (Urbone Publishing)

Il tabellino del derby del 28 novembre 1976

Lazio-Roma 1-0

LAZIO: Pulici, Ammoniaci, Martini, Wilson, Manfredonia, Cordova, Garlaschelli, Agostinelli, Giordano, D’Amico (79’ Lopez), Badiani (I). (12 Garella, 13 Pighin). All. Vinicio.
ROMA: P.Conti P., Maggiora, Sandreani (77′ Sabatini), Boni, Santarini, Menichini, B.Conti, Di Bartolomei, Musiello, De Sisti, Pellegrini (II). (12 Quintini, 14 Chinellato). All. Liedholm.
Arbitro: Michelotti (Parma).
Marcatori: 40’ Giordano.
Note: giornata coperta con sprazzi di pioggia. Terreno leggermente pesante. Ammoniti: Maggiora, Cordova e Boni.
Spettatori: 70.000 circa di cui 14.332 abbonati, per un incasso di quasi 149 milioni di lire.