GRAZIANI Francesco: le avventure di Ciccio Cuor di Leone

Francesco Ciccio Graziani nasce a Subiaco, in provincia di Roma, il 16 dicembre 1952. L’infanzia non é per nulla facile. Il padre svolge il lavoro di muratore in un’impresa edile della zona e la madre lavora come donna delle pulizie presso le abitazioni dei signori più agiati della zona. Non é affatto facile allevare una famiglia che, oltre a Ciccio, conta su altri tre figli.

Inizia a giocare al pallone con gli amici del paese. Il calcio é l’unica valvola di sfogo per i ragazzini di Subiaco, tra la scuola ed i lavori domestici. Con gli amichetti della parrocchia e del bar, Graziani segna i suoi primi gol e viene così “arruolato” dalla Vis Subiaco, la squadra del paese. I suoi tecnici lo instradano verso il ruolo di regista e suggeritore. Dopo prove incoraggianti nonostante la tecnica lasci ancora molto a desiderare, cerca di fare il salto di qualità partecipando ai provini per l’ingresso nelle scuole calcio della Roma e della Lazio. Purtroppo gli esiti sono pessimi e Graziani viene scartato da entrambe le squadre capitoline. Per Ciccio é una durissima doppia bocciatura, ma non si perde affatto d’animo. Ripiega andando a giocare nel Bettini Quadraro, formazione dilettantistica romana ed aiuta il padre come muratore.

Un giorno alcuni osservatori dell’Arezzo, che all’epoca milita in Serie B, lo vedono all’opera e decidono di ingaggiarlo. Per Graziani é la svolta della vita e della carriera. Ben presto in Toscana si accorgono che il ragazzo é sprecato a centrocampo, viste le sue caratteristiche fisiche e tecniche, e lo dirottano al centro dell’attacco. Ripaga ben presto la fiducia e la nuova collocazione lo rende autore di ottime prestazioni e reti pesanti.

Nel 1970-71 Graziani arriva ad esordire in Serie B con i granata dell’Arezzo e si ferma in terra toscana fino al 1973. In Totale con gli aretini gioca 48 partite del torneo cadetto andando a segno 11 volte. Le movenze ed i gol di Ciccio non lasciano ovviamente indifferenti i grandi club. Il Torino battè tutti sul tempo ed inviando ad Arezzo il grande Giacinto Ellena, riesce a rilevare il cartellino del ragazzo. Graziani venne già acquistato nell’estate del 1972, ma restò ancora un anno in Toscana, giungendo così al Toro solo dopo aver svolto il servizio militare.

La prima gara assoluta col Toro la disputa il 3 ottobre 1973 in Coppa Uefa (Lokomotiv Lipsia – Torino 2-1) e il suo esordio in Serie A è datato 18 novembre 1973 (Sampdoria – Torino 1-1). Il primo gol lo mette a segno il 16 dicembre 1973 a Bologna (Bologna – Torino 2-2), festeggiando così alla grande il suo ventunesimo compleanno. Al termine della sua prima stagione granata colleziona 22 presenze in Campionato realizzando 6 reti. Oltre a disputare un buon numero di gare, riesce a crescere moltissimo sia nella tecnica che nella freddezza sotto porta, anche grazie gli insegnamenti di due mostri sacri come Paolo Pulici e Gianni Bui.

Sotto la conduzione tecnica di Giagnoni prima e di Fabbri poi, Graziani trova delle difficoltà nel rapportarsi con dei mister dai caratteri totalmente diversi dal suo. Il suo modo di fare estroso e focoso si scontra più volte con la rudezza dei due. Durante il periodo di Giagnoni, il suo ritardo ad un allenamento gli costa una salatissima multa ed il rapporto naufraga. Edmondo Fabbri nella stagione 1974-75 decide addirittura di spostarlo allala destra per lasciare Pulici al centro dell’attacco con Claudio Sala rifinitore. Una scelta manda Graziani su tutte le furie ed i due per il resto della stagione faticano a sopportarsi.

Decisamente migliore il rapporto con Gigi Radice. Il mister lo riporta senza indigi nel suo ruolo naturale di punta e, con specifici allenamenti, gli permette di affinare una perfetta intesa con Pulici. I due diventano così, a tutti gli effetti, i “gemelli del gol”. Ovviamente Ciccio Graziani é grande protagonista, insieme ai suoi fantastici compagni di squadra, della vittoria dello scudetto 1975-76. In quel magico campionato gioca 29 partite segnando 15 reti e vincendo anche il premio di “Calciatore d’Oro”, ambito riconoscimento degli anni settanta.

Così ricorda il match contro il Cesena che regala il settimo scudetto: «Non dimenticherò mai l’istante in cui uscii dal tunnel degli spogliatoi. C’era quello striscione, “Forza ragazzi, Superga vi guarda”, e quella impressionante muraglia umana, quei cori, quelle bandiere. Capii cosa significava giocare con il peso della storia addosso, e chi parla di retorica non capisce nulla»

Graziani esplode definitivamente nello sfortunato (per il Toro) campionato del 1976-77, concluso con 50 punti al secondo posto. Vince però il titolo di capocannoniere della Serie A con 21 reti. Spiccano le sue triplette del 13 febbraio 1977 (Sampdoria – Torino 2-3) e del 17 aprile 1977 (Cesena – Torino 0-3). E’ anche il leggendario protagonista della notte di Dusseldorf nel novembre del ’76, la stagione successiva a quella dello scudetto, durante la partita di Coppa dei Compiani contro il Borussia Monchengladbach. Il Toro doveva ribaltare l’1-2 casalingo subito all’andata all’Olimpico.

Quella tedesca è una formazione ostica da affrontare, l’arbitro, il signor Delcourt, pure. I granata rimangono in dieci sul finire del primo tempo per l’espulsione di Caporale, poi, nella ripresa è Zaccarelli a venire inspiegabilmente espulso. Il rosso al centrocampista fa perdere la testa a Castellini che, si “vendica” del compagno, facendosi però espellere anche lui. Avendo Radice già effettuato l’unica sostituizione consentita, con l’inserimento nell’intervallo di Garritano al posto di un infortunato Pulici, il Toro rimane senza portiere. È Graziani allora che si mette in guantoni e, per più di venti minuti, difende la porta granata, compiendo anche alcuni grandi interventi che consentono al Toro di pareggiare 0-0. Un risultato che però non serve ai fini della qualificazione.

Nelle stagioni successive continua ad essere decisivo in zona-gol insieme al suo gemello Pupi. Due veri rulli compressori per difese e portieri avversari. Un duo da sogno quello dei gemelli del gol. Quando il rendimento del mitico Paolino inizia a discendere complice l’avanzare dell’età, Ciccio riesce sempre e comunque ad andare in doppia cifra, tra Campionato e Coppe. Un’altra tripletta la realizza nella stagione 1978-79, precisamente il 12 novembre 1978 (Torino – Vicenza 4-0). Nella stagione 1979-80 é poi uno degli sfortunati rigoristi della finale di Coppa Italia persa proprio ai calci di rigore contro la Roma all’Olimpico.

A cavallo degli anni 80 il presidente granata Pianelli vive una difficile crisi finanziaria con la sua azienda e la squadra incappa in brutte divisioni e beghe di spogliatoio. Graziani è tra i giocatori che risentono maggiormente della difficile situazione e dell’accanirsi della contestazione nei suoi confronti. Resta in granata contro voglia anche nel 1980-81, ma é la sua ultima recita con il Torino. Ciccio Graziani si trasferisce così alla Fiorentina del presidente Pontello assieme ad un altro compagno reduce dalla vittoria dello scudetto 1976, Eraldo Pecci.

A Firenze Ciccio subisce una metamorfosi: da centrattacco puro, protagonista e padrone dellarea di rigore, si trasforma nel generoso Graziani. Ossia in un prezioso gregario, una valida spalla per l’attaccante di spicco, per la star incaricata di metterla dentro e prendersi gli applausi, insomma per l’Achille di turno. Una mutazione che gli consente anche di ritrovare un posto da titolare in Nazionale affianco a Paolo Rossi

In viola disputa due campionati (1981-82 con uno scudetto sfiorato e 1982-83) colleziondando 52 partite con 14 gol all’attivo, tra i quali uno proprio contro gli ex compagni del Torino (14 marzo 1982, Torino – Fiorentina 2-2). ”A Firenze eravamo tutti convinti di meritare il titolo 1982, ma il gravissimo infortunio di Antognoni (drammatico scontro con Martina, portiere del Genoa, ndr) ci ha privato di una pedina fondamentale per molte partite. Con lui in campo avremmo sicuramente ottenuto quei due punti in più che avrebbero consegnato lo scudetto alla Fiorentina. Senza dimenticare lultima, rocambolesca, giornata con un gol regolare annullatoci a Cagliari ed un rigore generosamente concesso alla Juve in quel di Catanzaro“.

Dopo la storica conquista del secondo scudetto della storia giallorossa, la Roma è alla ricerca di giocatori di spessore internazionale in vista dell’assalto alla Coppa dei Campioni che fa seguito alla conquista dello scudetto, e Graziani sembra proprio l’uomo giusto. Tra i capitolini si fermò per tre annate(tra il 1983 ed il 1986) vincendo 2 volte la Coppa Italia nelle edizioni del 1983-84 e nel 1985-86. La prima stagione è protagonista della splendida cavalcata in Coppa dei Campioni conclusa ma avrà il grande peso di sbagliare il rigore decisivo nella sfortunata finale di Roma con il Liverpool

La seconda stagione alla Roma per Ciccio non è felice, sigla solamente due reti, uno all’Udinese (Roma-Udinese 2-1) e uno all’Ascoli (Roma-Ascoli 3-1). Graziani non ci sta e vuole riscattarsi, nella stagione 85-86 nonostante non giochi moltissimo (14 presenze) riesce a siglare 5 reti, una doppietta all’Inter (Roma-Inter 3-1), un gol alla Juve (Roma-Juve 3-0), uno alla Sampdoria (Roma-Samp 1-0) e infine uno al Lecce (Roma-Lecce 2-3) nello sofrtunato match che impedisce ai giallorossi di raggiungere il loro terzo scudetto. Conclude comunque la sua esperienza giallorossa conquistando due Coppe Italia.

Consapevole del precoce declino, nell’estate 1986 accetta di trasferirsi alla corte dell’Udinese. In Friuli restò due stagioni: la prima (1986-87) in Serie A e la seconda (1987-88) in Serie B. Tra i bianconeri consegue un bottino totale di 33 presenze ed 8 reti. Prima di chiudere col calcio giocato, Graziani si concede una fugace apparizione nel campionato australiano tra le fila del APIA Leichhardt. Due le presenze in Oceania prima di appendere le scarpette al chiodo.

Graziani resta comunque nel mondo del calcio intraprendendo la carriera di allenatore. Allena nel corso degli anni Fiorentin, Reggina, Avellino, Catania, Montevarchi e Cervia. Con la Fiorentina raggiunge anche una finale di Coppa Uefa (1989-90), mentre con il Catania conquista una storica promozione in Serie B (2001-02). Allenando il Cervia é anche protagonista del Reality show di Italia 1 “Campioni, il sogno”.

Francesco Graziani é stato un uomo chiave anche per la Nazionale dove conta ben 64 presenze e 23 reti. Lesordio è datato 19 aprile 1975 a Roma (Italia – Polonia 0-0). Il primo gol lo realizza proprio a Torino da giocatore granata il 7 aprile 1976 (Italia – Portogallo 3-1). Graziani prende parte ai mondiali di Argentina del 1978 seppur come riserva vedendosi soffiare il posto da Paolo Rossi proprio alla vigilia dell’evento. Gioca 4 partite segnando un gol agli Europei d’Italia del 1980 ed é uno dei grandi protagonisti della vittoria del Mundial di Spagna 1982. Sette gli incontri disputati con la maglia numero 19 in quella memorabile estate ed una rete, che é anche la sua ultima in azzurro (Italia – Camerun 1-1 del 23 giugno 1982). L’Ultima apparizione con l’Italia è datata 29 maggio 1983 (Svezia – Italia 2-0, partita di qualificazione agli europei 1984).

fonte: adattamento testo di Marco Ravera