Francia-Bulgaria e la notte di Kostadinov

La sfida decisiva tra Francia e Bulgaria vale la qualificazione per i Mondiali dell’anno seguente negli Stati Uniti. Sarà la notte di Emil Kostadinov che con una rete all’ultimo minuto estromette i galletti e lancia la nazionale balcanica al quarto posto di USA 1994.


“Bog e bulgarska! Dio è bulgaro!” Urlò la voce del cronista allo stadio Parc des princes di Parigi, mentre Emil Kostadinov, l’uomo investito da Eupalla di compiere il destino, come il Nino de La leva calcistica della classe ’68 di De Gregori corre più veloce del vento verso gli Stati Uniti.Kostadinov gioca da attaccante e veste la maglia numero 7. Alla fine degli anni ottanta forma con Stoichkov e Ljuboslav Penev (nipote di Dimitãr) lo straordinario tridente d’attacco della CSKA Sofia.

Sebbene fosse nel complesso meno talentuoso del suo più famoso compagno di squadra, Kostadinov, anch’egli dotato di eccezionale rapidità e capace di inarrestabili progressioni palla al piede, può essere considerato come il gemello di Stoichkov. Calcia bene di destro, piuttosto che di sinistro; si fa valere nei colpi di testa. Nei primi anni novanta fa le fortune del Porto e incetta di coppe e campionati in terra lusitana; ma è con la maglia della sua Nazionale che compie le maggiori imprese e passa alla storia.

Al Parc des princes la Francia di Gérard Houllier e Bulgaria giocano una gara decisiva per la qualificazione ai campionati mondiali. I Blues, che hanno mancato la qualificazione ai mondiali italiani e disputato un pessimo campionato europeo in Svezia, hanno perso in Bulgaria e in casa contro Israele: gli basterà non perdere per qualificarsi e non vedersi sorpassare proprio dalla squadra di Dimitãr Penev. I francesi, forti della presenza in squadra di un fuoriclasse assoluto del calibro di Cantona, del Pallone d’oro 1991 Jean-Pierre Papin e di giocatori di ottimo livello (i vari Deschamps, Desailly, Blanc), possono allora giocare per due risultati.

La prima mezz’ora è inguardabile, equilibratissima, con gioco stagnante a centrocampo dove Letchkov e Balakov tengono banco, senza sussulti, a parte lo show di un galletto lanciato da uno spettatore sul terreno, che obbliga l’arbitro a interrompere il match al quarto d’ora. Per Mottram non è facile tenere in pugno una gara giocata con i nervi a fior di pelle, per l’antica rivalità e le ruggini dell’andata a Sofia dove i «coqs» oltre ai danni (persero 2-0) subirono le beffe, sputacchiati alla fine dagli avversari.

E da uno scontro, fortuito, tra Deschamps e Tzvetanov, rimasto dolorante sull’erba, la Francia sblocca il risultato al 31′: cross di Pedros e assist di testa di Papin per il destro di Cantona che ha fulmina Mikhailov. Ma, nel giro di appena cinque minuti la Bulgaria pareggia. Su corner di Balakov, Kostadinov anticipa Sauzée e Petit incornando all’incrocio dei pali. La «bagarre» continua nella ripresa e mentre Sauzée giganteggia, Papin finiva vittima delle «carezze» bulgare. Al 68′ il capitano rientra zoppicante negli spogliatoi sostituito da Ginola, beniamino dei parigini.

La storia della partita si compie a un minuto dalla fine. I francesi hanno un calcio di punizione in attacco e Ginola fa partire un lungo cross che taglia in due l’area di rigore e finisce in una zona dove non ci sono giocatori francesi, ma il solo terzino Kremenliev, che si invola sulla destra e rilancia lazione della sua squadra. La palla finisce all’altezza della metà campo al centravanti Penev, che compie un lancio spettacolare in direzione di Emil Kostadinov. Kostadinov taglia in due la difesa dei francesi e calcia un preciso diagonale di destro che si infila tra palo e portiere, alla sinistra di Lama. E’ l’ultimo minuto, la partita è finita, la Bulgaria si qualifica ai campionati del mondo del 1994: sia fatta la volontà di Eupalla!

Curioso l’aneddoto, rivelato solo parecchi anni dopo, che riguarda proprio Emil Kostadinov e Luboslav Penev: i due erano entrati in Francia senza le necessarie autorizzazioni. Avendo problemi per il visto, per raggiunge i compagni a Parigi, ricorsero all’aiuto del portiere Borislav Mihajlov e del centrocampista Georgi Georgiev, che all’epoca giocavano nella squadra francese del Mulhouse. Kostadinov e Penev passarono il confine tra Germania e Francia su un’auto guidata da Georgiev, dopo che i due giocatori del Mulhouse avevano deliberatamente scelto un posto di frontiera di bassa sicurezza.

La Bulgaria di quegli anni non è stata una delle tante cenerentole della storia del calcio europeo, quanto piuttosto una delle migliori Nazionali di calcio degli anni novanta. I suoi giocatori sono ricordati come la generazione d’oro del calcio bulgaro: si piazzano quarti a USA 94, dopo aver eliminato dalla competizione iridata i campioni in carica della Germania e perso la finalina per il terzo posto contro la Svezia di Tommy Svensson.

Il suo allenatore, Dimitãr Penev, è uno dei giganti del calcio bulgaro (vanta novanta presenze con la maglia della nazionale, da giocatore, e una importante carriera da allenatore a tutti i livelli). Si insedia sulla panchina della nazionale nel 1991 e costruisce la squadra sull’ossatura del suoCSKA Sofia, che ha dominato la scena calcistica del suo paese a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta e capace di approdare alle semifinali di Coppa delle Coppe.

E’ una squadra forte in tutti i reparti, che gioca un calcio organizzato e concreto, ma allo stesso tempo veloce e spettacolare. Davanti alla porta difesa dallattuale presidente della Federcalcio bulgara (e padre del portiere del Twente, Nikolaj), Borislav Mihajlov, giocano quattro buoni difensori: il libero Hubcev, Kremenliev, Cvetanov e, soprattutto, Trifon Ivanov, già pilastro difensivo del CSKA. Zlatko Yankov agisce da flangiflutti davanti alla difesa; completano il reparto di centrocampo Krasimir Balakov, per anni uno dei migliori uomini assist della Bundesliga (giocherà otto anni con la maglia dello Stoccarda) e Jordan Letchkov, facilmente riconoscibile dalla calvizie (mai nascosta da un parrucchino, a differenza di quella di Mihajlov), centrocampista completo, autore della rete decisiva contro la Germania nei quarti di finale.

In attacco, il tridente offensivo già del CSKA formato dal centravanti Ljuboslav Penev e i due veloci attaccanti Emil Kostadinov e Hristo Stoichkov. Purtroppo Penev (Ljuboslav) sarà costretto a saltare i mondiali, perché gli è stato diagnostico un cancro ai testicoli. Negli States sarà bene rimpiazzato da Sirakov e solo dopo i mondiali, completamente ristabilitosi, tornerà a calcare i campi di calcio e fare quello che gli riesce meglio: goal. Nel 1996 vincerà coppa e campionato con la maglia dell’Atlético di Madrid. L’ultimo dei Colchoneros.

Stoichkov è la stella indiscussa della squadra. In quegli anni gioca nel Dream Team di Cruijff, con cui ha vinto una Coppa dei campioni e gli ultimi tre campionati e dove forma una coppia da sogno con il brasiliano Romario. Dei due, tuttavia, è proprio Hristo l’idolo indiscusso del Nou Camp e della tifoseria blaugrana. Campione dal carattere difficile, il più grande calciatore bulgaro di tutti i tempi e uno dei più bravi della sua generazionenel 1994 vincerà la classifica dei cannonieri del Mondiale (a pari merito con il russo Oleg Salenko) e sarà premiato con il Pallone d’oro. Purtroppo questa squadra eccezionale non riuscirà a rinnovarsi negli anni e, sebbene qualificatasi anche ai campionati europei del 1996 e ai Mondiali francesi del 1998, nemmeno a ripetere l’exploit del 1994.

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La Francia, invece, mancava per la seconda volta consecutiva la qualificazione ai campionati mondiali di calcio. I francesi avrebbero tuttavia sicuramente preso parte alledizione successiva, che avrebbero giocato in casa, e la stampa locale commentò ironicamente la sconfitta scrivendo che Kostadinov aveva qualificato la Francia ai Mondiali del 1998.

Al posto di Gérard Houllier, cui riuscirà di rilanciare la sua carriera solo qualche anno dopo (sulle panchine di Liverpool e Lione), la Federazione francese sceglie Aimé Jacquet. Già vice di Houllier e alla guida della Nazionale per un breve periodo tra il 1991 e il 1992, al nuovo commissario tecnico spetta il gravoso compito di rifondare una squadra che negli ultimi anni aveva clamorosamente fallito tutti gli appuntamenti.

Jacquet interviene radicalmente sulla struttura della Nazionale francese. Fanno inizialmente clamore i tagli di Papin (che per la verità dal 1994 in poi sarà colpito da una serie di infortuni, che condizioneranno il prosieguo della sua carriera); di David Ginola, frattanto emigrato in Inghilterra, che resterà un’eterna incompiuta; soprattutto di Éric Cantona, in quegli anni uno dei più grandi calciatori della Premier League e d’Europa, ma mai profeta in patria.

Ma le scelte di Jacquet si riveleranno vincenti. La Francia degli anni a venire sarà composta in larga parte da una nuova generazione di francesi: i campioni del mondo Lama, Zidane, Djorkaeff, Vieira, Desailly, Henry, Diomède, Trezeguet, Thuram e Karembeu sono infatti tutti nati fuori dai confini francesi, o sono figli di immigrati in terra francese; nel 1998 vincerà i campionati del mondo e negli anni successivi continuerà a vincere (i campionati europei due anni dopo, con Roger Lemerre in panchina, la Confederations Cup nel 2003) e a essere una delle squadre Nazionali più accreditate.

Il Tabellino del match

17 Novembre 1993, Parc des Princes, Parigi
FRANCIA – BULGARIA 1-2
Reti: Cantona 32 (Francia); Kostadinov 37, 90 (Bulgaria)
Francia: Francia: Lama, Desailly, Roche, Blanc, Petit, Le Guen, Deschamps, Sauzée (Guérin, 81′), Pedros, Papin
(Ginola, 69′), Cantona. CT: Houllier.
Bulgaria: Mikhailov, Kremenliev, Ivanov, Khubtchev, Tzvetanov (Aleksandrov, 82′), Yankov, Letchkov (Borimirov,
82′), Balakov, Kostadinov, L. Penev, Stoitchkov. CT: D. Penev.
Arbitro: Mottram (Scozia)