La Francia di Hidalgo

In soli due anni, dal 1976 al 1978, Michel Hidalgo raccoglie i resti della nazionale francese, ridotta a ruolo di comparsa, ed assieme ad un manipolo di giovani campioni capeggiati da Michel Platini porta i Bleus a primeggiare in Europa e nel Mondo


Qualificazioni per i Campionati Europei del 1976. La Francia è nel girone 7 con Belgio e Germania Est: i Bleus perdono entrambe le trasferte per 2-1 e in casa pareggiano 2-2 con i tedeschi e 0-0 con i belgi. La delusione è tanta e a fine 1975 i vertici della Federazione decidono di esonerare l’allenatore Stefan Kovacs. A partire dal primo gennaio 1976 la nazionale francese viene affidata al 43enne Michel Hidalgo, già giocatore dello Stade Reims (segnò nella finale di Coppa Campioni 1956 con il Real Madrid il gol del momentaneo tre a due francese) e del Monaco. Hidalgo è un allenatore di grandissimo carisma amatissimo dai propri giocatori, e nel corso degli anni costruirà una delle più forti squadre di sempre, il cui gioco offensivo sempre molto spettacolare resterà impresso nella memoria con il nome di “calcio-champagne”, per una volta definizione azzeccata.

Hidalgo già a partire dalla prima amichevole, il 27 marzo 1976 contro la Cecoslovacchia (che 3 mesi dopo vincerà il titolo europeo) decide di puntare su un nucleo di giocatori molto giovani, che di lì a qualche anno formeranno stabilmente l’ossatura della nazionale. Quel 27 marzo al Parco dei Principi il c.t. fa debuttare molti giocatori perchè il blocco degli Stephanois, reduce dalla leggendaria vittoria contro la Dinamo Kiev, viene tenuto a riposo. Gli esordienti sono Robert Pintenat e Gilles Rampillon, che faranno perdere molto presto le loro tracce, Patrice Rio, figlio d’arte, è un difensore centrale del Nantes (ne diverrà una bandiera in 14 anni di militanza) e la sua carriera in nazionale (17 presenze) sarà più che dignitosa. Quel giorno però debuttano altri tre giocatori di 21 anni che segneranno la storia del calcio francese per un decennio: Didier Six, un’ala mancina velocissima e Maxime Bossis, difensore longilineo di grandissima classe e correttezza (un giallo in tutta la carriera), asso del Nantes destinato a diventare uno dei migliori difensori d’Europa.

L’ultimo degli esordienti è un giovane e talentuoso regista del Nancy; i pochissimi tifosi presenti sugli spalti (circa 20 mila, metà dei quali sono bambini delle scuole parigine invitati dalla Federazione) non sanno ancora di assistere al debutto di uno dei più grandi calciatori della storia. Il 27 marzo 1976 al Parco dei Principi fa infatti il suo esordio con la maglia della nazionale Michel Platini. Nonostante sia solo l’inizio della primavera, Platini è già al 54° match stagionale (gioca col Nancy A, la squadra amatoriale, la giovanile e con la nazionale militare) per cui dovrebbe giocare solo un tempo. “Preferirei il primo, ma non per apparire sulla foto”, dice.

Platini sulla foto non solo ci va ma gioca anche tutti i 90 minuti. La Francia passa al 17′ con Soler, poi al 73′ viene fischiata una punizione dal limite. Il capitano e specialista Henri Michel si porta sulla palla, ma Platini gli si avvicina e gli sussurra in un orecchio “Tu me fais un petite passe laterale, je lobe toute le monde e je marque”, e così è: 2-0 per la Francia. Intervistato nel dopopartita sull’aneddoto Platini mostra subito di essere un genio anche fuori dal campo: “Credo che i gol dichiarati dovrebbero valere doppio”. In verità la partita è terminata 2-2 perchè i cechi hanno pareggiato nel finale, ma al Parco dei Principi è incominciata l’era Platini: chapeau.

L’esordio di Platini in Nazionale: 27 marzo 1976 in Francia-Cecoslovacchia 2-2

Già nel 1976 Hidalgo ha in mente la squadra del futuro: fa esordire moltissimi giocatori tra i 20 e i 23 anni, sei anni dopo al Mundial 1982 i ritocchi alla squadra saranno minimi. Il portiere è però un tasto dolente: si alternano André Rey del Metz, Dominique Baratelli del Nice (3° come record di presenze in Ligue 1), Dominique Dropsy dello Strasburgo e Jean-Paul Bertrand-Demanes del Nantes; nessuno convincerà mai veramente Hidalgo. La difesa, al contrario, è praticamente definita; della “Garde-Noire” composta dai colored Jean-Pierre Adams e Marius Trèsor viene confermato solo il secondo, fuoriclasse assoluto (Adams entrerà tragicamente in coma nel 1982 in seguito ad un’anestesia per una banale operazione al ginocchio, ancora oggi è ricoverato in queste drammatiche condizioni); al suo fianco si alternano Patrice Rio e Christian Lopez del Saint-Etienne. Sulle fasce i titolari sono Bossis e Gerard Janvion, e la prima alternativa è Patrick Battiston, un fluidificante di grandissimo talento che milita nel Metz ed esordisce in nazionale a soli 20 anni (Hidalgo non ha paura a lanciare i giovani promettenti, una costante).

A centrocampo, protetto dai due Verts Christian Synaeghel e Dominique Bathenay, Michel Platini incanta tutti con la sua classe, mentre Jean-Marc Guillou, esperto regista del Nice, è una valida alternativa. Davanti Hidalgo prova una dozzina di giocatori (Dalger, Amisse, Zimako, Rouyer…solo per citare i più importanti) ma il tridente su cui lui punta di più, e che nel tempo verrà confermato, è quello composto da Rocheteau (quando sta bene) e Six sulle ali, e Bernard Lacombe, vero uomo d’area “alla Pulici” in mezzo. Intanto il Saint-Etienne perde la finale della Coppa dei Campioni a Glasgow contro il Bayern. Arriva l’autunno e incominciano i match di qualificazione per il Mondiale di Argentina 1978: la Francia è sorteggiata nel gruppo 5, con Bulgaria e Irlanda. Una grande storia sta per cominciare.

Il posto per andare in Argentina è solo uno ed il girone si apre con la trasferta più difficile, allo stadio Levski di Sofia. La Francia gioca bene e in tre minuti, tra il 37′ e il 40′ del primo tempo, passa due volte con Platini su calcio piazzato (terzo gol in quattro partite) e con Lacombe, ma la Bulgaria accorcia nel finale con Bonev. Il secondo tempo è completamente diverso perchè l’arbitro scozzese Ian Foote cambia completamente il modo di dirigere la gara e prima nega un clamoroso rigore a Platini che viene falciato dal portiere Kratsev dopo averlo scartato in area piccola, poi convalida il 2-2 di Panov in fuorigioco clamoroso, e infine si inventa un rigore assurdo a tre minuti dalla fine che Bonev sciupa malamente.

Thierry Roland, storico telecronista francese (una specie di leggenda d’Oltralpe), perde il controllo dando del salaud (praticamente “stronzo”) in diretta all’arbitro davanti a milioni di telespettatori, e scatenando polemiche a non finire in Francia sul fatto che dovesse o meno venire licenziato dalla televisione. La questione degenera (un po’ come il caso Materazzi-Zidane) dal piano politico a quello grottesco, con Foote e Roland che fanno la pace davanti alla stampa, diventano amiconi e l’arbitro ammette “alcune pressioni” che lo hanno intimorito e spinto a cambiare stile di arbitraggio nella ripresa; nonostante tutto, la Francia torna a testa alta dalla Bulgaria con un pari prezioso.

Il 17 Novembre 1976 si gioca la seconda partita al Parc des Princes, arriva l’Irlanda di Liam Brady e Johnny Giles, di Steven Heighway e John Stapleton, ma la Francia è sempre più forte: passa in apertura di ripresa col solito Michel Platini e raddoppia nel finale con Dominique Bathenay. A marzo però si gioca il retour-match al Lansdowne Road di Dublino e l’Irlanda vince 1-0 grazie a un gol di Liam Brady, rimettendo tutta la qualificazione in discussione, perchè poi a Sofia la Bulgaria batte a sua volta gli irlandesi. Nella primavera del 1977 la Francia disputa alcune amichevoli di prestigio, a fine febbraio la Germania Ovest campione del mondo ed imbattuta da tre anni è di scena al Parc des Princes davanti a 45mila tifosi (che poi sono gli unici ad aver visto la partita, visto che la TV era in sciopero). Un gol di Olivier Rouyer decide il match in favore dei francesi che schierano una squadra giovanissima (solamente 33 caps in 11).

A giugno Hidalgo e i suoi giocatori partono per una tournèe in Sudamerica; il 21 si gioca contro l’Argentina e i Bleus riescono a strappare un prezioso zero a zero, mentre il 30 la Francia è di scena al Maracanà di Rio de Janeiro, dove il Brasile non perde da vent’anni. I tifosi francesi, che per via del fuso orario stanno vedendo la partita nel cuore della notte, sono piuttosto delusi dopo che prima Edinho e poi Roberto Dinamite portano il Brasile avanti per 2-0; trascinata dalla classe di Platini e Tresor la Francia però reagisce e accorcia con Didier Six servito proprio da Platoche, e si mette a giocare alla grande applaudita anche dal pubblico brasiliano. La porta di Emerson Leao sembra però stregata e le ottime occasioni di Lacombe, Platini e Janvion non portano al pareggio. A cinque minuti dalla fine, su corner di Rouyer, un grandissimo colpo di testa di Tresor sancisce il 2-2 finale; la Francia sotto la guida di Hidalgo in poco più di un anno è passata dall’essere una squadra mediocre ad una realtà affermata del calcio europeo e mondiale, anche se per la definitiva consacrazione occorre aspettare la qualificazione per l’Argentina.

La Bulgaria esce indenne dalla trasferta in Irlanda e si presenta al match decisivo in casa della Francia con il considerevole vantaggio di potersi qualificare con due risultati su tre. Si gioca il 16 novembre al Parc des Princes strapieno sotto una pioggia fittissima, i Bleus possono solo vincere, parla Marius Tresor: “Sono uno dei migliori giocatori francesi, questo è vero, ma le soddisfazioni vere sono altre, le emozioni forti nel calcio le ho viste solo in tele guardando i Verts; non chiedo l’impossibile, solo la qualificazione per l’Argentina”; quello del capitano originario della Guadalupa è lo stato d’animo di tutti i Francesi, c’è grande paura, ma anche la consapevolezza di poter segnare un’epoca. Sono dodici anni che la Francia non si qualifica per un mondiale, Hidalgo si affida ai suoi fedelissimi, non è più tempo di fare esperimenti; in porta c’è Andrè Rey, in difesa Janvion, Rio, Tresor e Bossis, a centrocampo Bathenay, Platini e Guillou, davanti il tridente delle meraviglie con un rilanciato Rocheteau, Lacombe e Six.

La Francia inizia timorosa, bloccata dall’importanza della posta in palio; il 32enne Guillou allora fa valere la sua esperienza e nella prima mezzora cuce il gioco della sua squadra apparsa mai così nervosa; al 38′ Six batte un corner, Tresor fa sponda di testa, e dal vertice dell’area piccola Dominique Rocheteau colpisce il pallone con tutta la forza possibile, come per trapassare la rete: 1-0 per la Francia. Nella ripresa i Bleus giocano più sciolti e al 63′ Platini libera un destro da oltre 25 metri che termina la sua corsa proprio sotto la traversa, è il gol del 2-0 e il Parc des Princes può esplodere la propria gioia.

Quando mancano 5 minuti però Cvektov accorcia le distanze e gela il pubblico già infreddolito di suo; all’ultimo secondo però Lacombe vola sulla sinistra, centra in mezzo per il neo-entrato Dalger che da 6 metri perfora Goranov per il 3-1 finale. L’arbitro Corver fischia la fine, Platini cerca invano di sottrargli il pallone, ricordo così importante per lui e per tutti i Francesi che stanno esultando, Hidalgo nel k-way blu viene portato in trionfo sulle spalle di Lacombe e Rey, ha il volto bagnato ma non è solo la pioggia, lui, come tutti i giocatori, sta piangendo dalla gioia per la grandissima impresa compiuta. Dopo 12 anni si torna al Mondiale, che bonheur sugli spalti. La Francia rivede la luce del calcio che conta…

La Nazionale francese guidata da Michel Hidalgo si è conquistata l’accesso al Mondiale che si disputerà a giugno in Argentina, l’euforia per i Bleus ha contagiato i tifosi di tutto il paese ma il semestre di preparazione alla fase finale della Coppa si rivelerà piuttosto emozionante, e non solamente per la grande cavalcata in Coppa Uefa del Bastia di Papi e Krimau. L’8 Febbraio a Napoli si gioca una prestigiosa amichevole tra Italia e Francia. Platini è la stella indiscussa dei Bleus e i giornali italiani lo assaltano chiedendogli in quale squadra tra Inter, Milan o Juve giocherà l’anno successivo (le logiche degli “esperti” di calciomercato non erano molto diverse, trent’anni fa), Dino Zoff dice di essere curioso di affrontare questo talentuosissimo giocatore, si parla anche delle sue origini italiane (i nonni paterni sono di Novara mentre quelli materni sono originari di una zona vicino alla frontiera austriaca) e Michel risponde sempre con classe ed ironia, conquistando tutti con la sua grande personalità.

La partita si mette bene per gli azzurri grazie ad una doppietta di Ciccio Graziani (gol su rigore dubbio e raddoppio di testa), ma all’inizio della ripresa Bathenay accorcia le distanze su corner. Al 63′ punizione dal limite per i Bleus, Platini infila l’incrocio dei pali lasciando Zoff immobile ma l’arbitro annulla perchè stava ancora controllando la barriera; sulla replica il bis non riesce. All’80′ però Platini ha un’altra occasione: Zoff si aspetta una palla alta a destra come prima, Michel la tira rasoterra a sinistra e realizza il 2-2 finale, conquistando il favore dell’esigente pubblico italiano. Nel dopopartita Tardelli, che lo ha ben marcato durante il match, dice che se è vero che ha giocato partite migliori di questa, dev’essere veramente un fuoriclasse. Platini dal canto suo racconta qualcuno dei suoi fantastici aneddoti su come abbia imparato a battere le punizioni (garage di casa, palo della luce, barriera di cartone…) lasciando a bocca aperta i giornalisti di casa nostra, felici di aver trovato un campione di cui scrivere così tante cose.

L’amichevole successiva finisce 2-0 (Baronchelli, Berdoll) contro il mediocre Portogallo dell’epoca, ma il primo aprile al Parc des Princes arriva il grandissimo Brasile di Coutinho, allenatore brasiliano che curiosamente sceglie di adottare una rigorosa tattica europea (ci riproverà un decennio dopo Lazaroni, con risultati altrettanto scarsi). La squadra verdeoro è ricca di giocatori di classe (voi a chi avreste fatto battere una punizione dal limite tra Rivelino, Zico e Dirceu?), e nel primo tempo sul binario mancino Edinho e Dirceu fanno il vuoto: per due volte però Zico manca l’immancabile, Lopez salva sulla linea e nella ripresa, smaltito il complesso di inferiorità nei confronti dei sudamericani, la Francia incomincia a giocare. A cinque minuti dalla fine un’ottima azione collettiva porta Jean Petit al cross, la traiettoria della palla viene deviata da Oscar proprio sul piede di Platini che realizza la storica rete, il gol che vale la prima vittoria dei Galletti contro il Brasile.

Insomma, se dal punto di vista tecnico il cammino dei Bleus appare più che promettente, dal punto di vista ambientale la situazione è molto difficile: un aggressivo e decisamente vasto movimento d’opinione invita tutta la nazione francese a boicottare la spedizione in Argentina per protesta nei confronti della dittatura di Videla. Giusto per ricordare, nell’Argentina del 1976 il governo legittimo di Isabelita Peron viene rovesciato con un colpo di stato e il generale Jorge Videla instaura una dittatura che durerà fino al 1983, terminando a causa della sconfitta contro il Regno Unito nella guerra delle Falkland. Gli esuli argentini in tutto il mondo protestano nelle piazze per i metodi violenti e barbari della polizia argentina, che sequestra, tortura e fa sparire i nemici politici, soprattutto studenti (i desaparecidos).

La Francia è un terreno fertile per queste proteste, e per un certo periodo parte dell’opinione pubblica (soprattutto di sinistra, ovviamente) vorrebbe non mandare la squadra in Argentina come segnale di opposizione forte alla dittatura; i calciatori vengono chiamati a prendere una posizione, quello che non possono dire è che con tutta la fatica che hanno fatto per qualificarsi vorrebbero poter giocare la manifestazione lo stesso (chissa com’erano contenti gli atleti americani che non hanno partecipato alle Olimpiadi di Mosca). Alla fine si decide per una soluzione all’italiana: la nazionale parte perchè solamente andando in Argentina si possono mettere in luce gli orrori della dittatura; durante le partite verrà messa in atto una forma di protesta civile da parte della squadra. In realtà dei titolari solamente Guillou è tra quelli convinti della protesta, gli altri sono piuttosto disinteressati, sicchè alla fine non accadrà nulla di particolare.

Nel frattempo, poco prima di partire per il Sudamerica, un altro caso finisce sulle prime pagine dei quotidiani francesi: nella campagna vicino a Bordeaux Michel Hidalgo e sua moglie vengono rapiti da due sconosciuti; poco dopo vengono rilasciati senza rivendicazioni, senza motivi e senza spiegazioni. Le circostanze nelle quali è avvenuto il sequestro ancora oggi sono avvolte nel mistero.

Nel mese di maggio, dopo le esotiche amichevoli con Tunisia ed Iran (entrambe qualificate per il Mondiale), arrivano le convocazioni finali e l’assegnazione dei numeri per i 22 selezionati, in rigoroso ordine alfabetico per ruolo: i portieri sono Baratelli (1), Bertrand-Demanes (21) e Dropsy (22); i difensori sono Battiston (2), Bossis (3), Janvion (4), Bracci (5), Lopez (6), Rio (7) e Tresor (8), i centrocampisti sono Bathenay (9), Guillou (10), Michel (11), Papi (12), Petit (13), Berdoll (14) e Platini (15), gli attaccanti sono Dalger (16), Lacombe (17), Rocheteau (18), Six (19) e Rouyer (20).

Il 2 giugno 1978 a Mar del Plata è di scena lo scontro con l’Italia di Enzo Bearzot. Il tecnico friulano stupisce tutti schierando fin dall’inizio Cabrini e Paolo Rossi al posto di Maldera e Graziani, Hidalgo risponde con il trio offensivo Dalger-Lacombe-Six supportato dal genio calcistico di Platini. Nessuna battuta di studio, immediatamente la Francia entra nel clima della partita e prende incontropiede gli azzurri. Michel libera Six sulla sinistra, l’attaccante salta Gentile, poi anche l’accorrente Scirea, resiste al recupero del terzino e da fondo campo centra un pallone rientrante sul quale Zoff non può tentare l’uscita: al centro Bellugi ha una clamorosa incertezza ed il piccolo Lacombe, con una bellissima deviazione di testa infila la palla e fil di montante alla sinistra del portiere azzurro.
Bearzot dalla panchina ha una sola reazione: un lungo applauso per gli avversari, protagonisti di un’azione formbidabile!

Gli azzurri però non denun­ciarono smarrimenti morali, pre­ndono a macinare un gioco che la­scia esterrefatti gli argentini ed i venticinque milioni di italiani che sono davanti al televisore. Il gol è nell’aria, nelle invenzio­ni di Paolo Rossi, nell’incredibile efficacia di un Bettega scatenato a mostrare la completezza del suo bagaglio di calciatore, nel gioco battente di Benetti, nelle pirotecniche esibizioni di Franco Causio che manda in visibilio i puristi argentini. Pareggia Paolo Rossi al 29′, Zaccarelli (entra­to a rilevare lo spento Antognoni) guadagna il vantaggio al 54′. Il resto è sterile offensiva francese.

“Fin du reve”, fine del sogno…la Francia ha accarezzato l’idea di battere la più quotata Italia di Zoff e Scirea, nazionale senz’altro più ricca d’esperienza rispetto ai Galletti, ma si è risvegliata sconfitta, e ora diventa indispensabile fare risultato contro gli agguerriti padroni di casa dell’Argentina…la Francia ha perso contro una grande squadra, la sconfitta ci poteva stare, ma la situazione ambientale è diventata terribilmente difficile, poichè i giornalisti alloggiano nello stesso albergo dei giocatori, l’Hindu Club. Così, come ovvia conseguenza, insieme alle difficoltà della partita appena perduta scoppia il cosiddetto “Affaire des chaussures”, o “Caso degli scarpini”.

L’Adidas, all’epoca praticamente monopolista delle scarpe da calcio (solo la Puma, tra le grandi multinazionali oggi sul mercato, era presente) aveva offerto ad ogni giocatore una cifra intorno ai 1500 franchi (circa 250/300 mila lire) perchè i giocatori della Francia, nel prepartita, pitturassero di bianco le tre strisce dello sponsor sulle scarpe, in modo da farle vedere chiaramente in mondovisione… la cifra però viene ritenuta troppo bassa dai giocatori che non riescono ad ottenere il desiderato aumento: accade così che per protesta Platini e compagni non solo non ridipingono di bianco le strisce, ma in alcuni casi le nascondono col nero…insomma, non si saprà mai se nel prepartita di Italia-Francia i Bleus siano stati più concentrati sul mostrare o meno lo sponsor piuttosto che su come fermare Paolo Rossi e Bettega.

In ogni caso questo pretesto viene colto al volo dai tanti giornalisti desiderosi di sparare a zero su Hidalgo e i giocatori…senz’altro possiamo aggiungere che all’epoca una discussione sui soldi che lo sponsor avrebbe dovuto pagare era vista dall’opinione pubblica molto peggio rispetto ad oggi, ma parliamo di cifre comunque ridicole se rapportate a quelle attuali. Il 6 Giugno 1978, Buenos Aires, stadio del River, 80 mila spettatori scatenati riempiono il prato di papelitos intonando all’unisono “Ar-gen-tina! Ar-gen-tina”, i calciatori francesi si rendono conto del dramma di questa gente oppressa da una crudele dittatura, e di quanto il Mondiale sia importante per loro, per dimenticare le loro sofferenze…qualche mese prima si parlava di boicottare la Coppa, ma è chiaro a tutti come per fortuna non sia andata così, perchè più di tutti ne avrebbero sofferto queste persone…

Luis Cesar “El Flaco” Menotti schiera in porta Ubaldo Matildo Fillol, poi Olguin, Luis Galvan, Passarella e Alberto Tarantini in difesa, Americo Gallego e Ardiles a centrocampo, Valencia e Houseman sulle ali e Kempes dietro il potente centravanti Luque, Hidalgo risponde cambiando qualcosa rispetto all’esordio: sempre Bertrand-Demanes in porta, in difesa con Bossis e Tresor entrano Battiston e Lopez, a centrocampo, con Henri Michel e Platini, Bathenay prende il posto di Guillou, davanti il tridente fantastico Rocheteau – Lacombe – Six. La partita è bellissima, Menotti fuma come una locomotiva, all’8′ Lacombe di testa impegna Fillol, poco dopo Rocheteau manca la porta su centro di Six, la Francia gioca bene ma col passare dei minuti l’Argentina prende campo. Houseman si libera di Battiston sull’ala sinistra e appoggia al limite per Kempes che con un siluro centra il palo, Bertrand-Demanes para due volte su Luque, i difensori argentini, Gallego e Passarella su tutti, martellano come fabbri senza che l’arbitro svizzero Dubach reagisca come si deve.

Sul finale del tempo Luque entra in area, Tresor lo affronta in tackle, il rimpallo gli termina sulla mano destra, Dubach lascia correre, Gallego lo ferma e lo porta dal guardalinee, l’arbitro ci ripensa: è rigore! I francesi sono increduli, o meglio, si immaginavano che qualcosa del genere prima o poi sarebbe accaduto. Passarella di sinistro colpisce palla e terreno ma questo basta a spiazzare il portiere, si va al riposo sull’uno a zero per gli Albiceleste. Tempo dopo Dubach dichiarerà che, una volta rivisto in tele, il fallo di mano di Tresor è chiaramente involontario e quindi non avrebbe dovuto fischiare il rigore; peraltro dobbiamo dire che di tutti gli episodi con i quali gli arbitri hanno favorito l’Argentina nel Mondiale 1978 questo ci appare uno dei meno scandalosi.

Inizia il secondo tempo e dopo 10 minuti Bertrand-Demanes, cercando di deviare uno spiovente di Kempes destinato all’incrocio, batte la schiena contro il palo; sono attimi di preoccupazione perchè il portiere non si muove, poi si riprende ma deve entrare François Baratelli. La Francia attacca, al 60′ Lacombe evita Fillol con un pallonetto in mischia, la palla batte sulla traversa e torna in campo, fortuna vuole che capiti sul sinistro di Platini che di collo pieno da due metri spara in porta per il pareggio francese. Si ricomincia e Platini, con una grandissima azione personale evita tre avversari e con la coda dell’occhio vede il taglio da destra verso il centro di Didier Six, l’ala francese servita alla perfezione da Platoche evita nel contrasto Tarantini e si presenta a tu per tu con Fillol. Six colpisce in diagonale, Fillol non ci può arrivare, la palla rotola verso la porta, sembra gol sicuro ma termina fuori di pochissimo.

La Francia ha appena mancato un’occasione incredibile per passare in vantaggio. Chi sbaglia paga e dopo tre minuti Luque si aggiusta la palla sui 25 metri, nessun difensore francese lo pressa, prende la mira e scaglia un tiro potentissimo con effetto a uscire che si insacca alla destra di Baratelli, cui non riesce il miracolo. 2-1 per l’Argentina e lo stadio esplode. Finisce qui, Bobby Charlton sulla BBC dichiara di aver appena commentato il match più bello mai visto, la Francia conferma la romantica tradizione di perdente eroica e Platini attaccato dai critici risponde con il solito acume “Non sono nè Pelè ne Cruijff, non mettetemi troppa pressione addosso!”…

Dopo la grande partita con l’Argentina passano due giorni e la Francia, già eliminata, invece di pensare a salvare l’onore contro l’Ungheria in un match con nulla in palio, si deve ancora una volta difendere dagli attacchi dei giornalisti del loro paese. L’8 giugno viene fissato un faccia a faccia con la stampa all’Hindu Club: i giornalisti stranieri vengono fatti uscire, insieme ad Hidalgo si presentano 13 giocatori (tra i più importanti mancano solo Tresor e Michel, che rifiutano di partecipare a questa pagliacciata), i temi di discussione sono la smentita delle voci circolate su un presunto ritiro di Hidalgo, il già citato caso degli scarpini, la presenza di un clan all’interno della squadra, un presunto golpe da parte di alcuni giocatori per destituire Hidalgo (!) e come gran finale la soffiata secondo cui ci sarebbe stata una maxirissa tra i giocatori negli spogliatoi.

Questo patetico faccia a faccia raggiunge il suo momento più ignobile quando spunta una voce secondo cui un giocatore avrebbe riferito a un giornalista che Didier Six è nient’altro che un imbecille. A questo punto il povero Six, colto di sorpresa dal colpo basso, reagisce con sarcasmo: “Bene, ecco la prima notizia della giornata…possiamo continuare?”. Facendo capire a tutti i presenti in che razza di situazione patetica si stessero trovando i francesi tutti, calciatori e giornalisti.

Al peggio non c’è mai fine. Il 10 giugno 1978 è il giorno del leggendario gol di Bettega a Buenos Aires dopo una delle più belle azioni della storia della Nazionale (Antognoni per Bettega che spiazza Fillol dopo un fantastico uno-due con Paolo Rossi), ma al pomeriggio Francia ed Ungheria si giocano l’onore delle armi. Coelho, arbitro brasiliano che di lì a qualche anno finirà con l’arbitrare partite ben più importanti, si trova nel sottopassaggio con due squadre che indossano ugualmente una maglietta di colore bianco. I francesi sostengono di avere una circolare di febbraio secondo cui spetta all’Ungheria cambiare la maglia, gli ungheresi ne hanno una del 31 maggio, che i francesi non hanno mai ricevuto per motivi misteriosi; tocca quindi alla Francia cambiare maglia, perchè gli Ungheresi, pur avendo a disposizione la tenuta di colore rosso, si rifiutano di indossarla, poichè il portiere Gudyar non vuole cambiarsi(!).

Così, mentre Coelho minaccia la sconfitta a tavolino per i transalpini, un dirigente di una squadra amatoriale locale, il Kimberley FC di Belgrano, porta in tutta fretta una muta di maglie in lana pesantissima numerate dall’1 al 16 a righe verticali bianche e verdi. Rocheteau così gioca una partita del mondiale indossando un pigiama col numero 7 e un paio calzoncini col numero 18…La situazione è veramente comica, con gli spettatori che intonano il coro “Kimberley! Kimberley!”. Per l’ultima partita Hidalgo schiera Dropsy, Janvion, Lopez, Tresor e Bracci; Petit, Papi e Bathenay; Berdoll, Rouyer e Rocheteau, facendo quindi giocare almeno mezzora a tutti i giocatori della sua rosa (è un record mai eguagliato); l’Ungheria risponde con Gudyar, Martos, Kereki, Balint, Toth, Nylasi, Pinter, Zombori, Pusztai, Nagy e Torocsik.

la Francia vince 3-1 con gol di Lopez, Berdoll e Rocheteau mentre Zombori accorcia per gli Ungheresi. Finisce con il Mondiale 1978 la carriera in nazionale di Papi, Guillou e Bertrand-Demanes, la Francia torna a casa sconfitta ma cresciuta ampiamente sul piano dell’esperienza. La squadra è giovane e ricca di stelle come Platini, Rocheteau, Six, Bossis e Battiston: ci saranno altri Mondiali 1982 a loro disposizione per fare sognare tutta una nazione.