BINDER Franz: il mito del “Bimbo”

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Probabilmente il suo nome non dirà molto ai giovani appassionati di calcio: benché sulle sue gesta si sia posata la spessa coltre polverosa di quasi un secolo di storia, Franz Binder non è stato certo un calciatore qualsiasi. 1006 reti in 756 presenze ufficiali, una media di 1,33 gol a partita: questi sono gli straordinari numeri di un fromboliere di rara efficacia. È al quarto posto di una speciale classifica dei migliori bomber di tutti i tempi, che vede sul podio Pelé (1281 gol in carriera), Arthur Friedenreich (1239) e Ferenc Puskás (1176).

Al solo pronunciare il suo nome, tuttora in Austria ci si toglie il cappello, in segno di rispetto e con il rimpianto di quella gloria ormai perduta che apparteneva di diritto al calcio danubiano di inizio Novecento.
Soprannominato “Bimbo” per i gentili lineamenti del viso, in contrasto con un fisico potente ma filiforme, dopo le giovanili all’ASV Sturm 19 Sankt Pölten fu acquistato nel 1930 dal Rapid Vienna, con cui trascorse tutta la carriera di giocatore, conquistando quattro campionati austriaci (1934-35, 1937-38, 1945-46, 1947-48), oltre alla coppa nazionale del 1945-46. E’ stato il capocannoniere del campionato quasi ininterrottamente dal 1933 in poi (1933 – 1934 – 1936 – 1937 – 1938 nell’Austrian Football Bundesliga e 1940 – 1941 – 1942 nella Great Germany Gauliga).

Binder era un finalizzatore dal repertorio completo; imbattibile nel gioco aereo, era dotato di una tecnica ed una rapidità di esecuzione difficilmente riscontrabili in altri giocatori della stessa stazza. Preciso nel calcio con entrambi i piedi, mortifero nelle conclusioni dalla media e lunga distanza, piede vellutato negli assist ai compagni di reparto, scatto bruciante nel breve, cambio di passo che disorientava il marcatore diretto: un autentico dominatore della trequarti offensiva, pressoché immarcabile, probabilmente uno degli attaccanti più poliedrici ed efficaci che abbiano mai calcato un rettangolo verde.

Dopo il tragico Anschluss (annessione incondizionata) dell’Austria al Terzo Reich nazista nel 1938, il Rapid Vienna fu costretto a giocare nella Gauliga Ostmark (l’antenata della Bundesliga) insieme a club come il First Vienna e l’Admira Wacker.  Il Rapid sarebbe stato tra questi il club più vittorioso, l’unico in grado di competere allo stesso livello delle squadre tedesche, favorite spudoratamente dai compiacenti direttori di gara. Ogni singola partita, per le compagini della vecchia e vituperata Austria, si trasformava in una battaglia violenta e mai alla pari, in ambienti ostili e dispotici, dove ogni sconfitta veniva accolta come l’ineluttabile dimostrazione della presunta superiorità della “razza” teutonica rispetto ai popoli subalterni e sottomessi.

Ma il Rapid Vienna di Binder non ci stava: seppur solo in un campo di calcio, bisognava dimostrare che l’Austria era ancora viva negli animi indomiti di chi l’amava, e quanto quel cuore pulsante fosse capace di sovvertire soprusi ed avversità con la forza dell’orgoglio. Con questo spirito, la squadra vinse la DFB-Tschammerpokal (predecessore dell’attuale Coppa di Germania) nel 1938 con una vittoria per 3-1 sul FSV Frankfurt, e raggiunse l’apice con la vittoria del campionato tedesco nel 1941, sconfiggendo il fortissimo Schalke 04, la principale squadra dell’epoca, che dominava il campionato teutonico pressoché ininterrottamente dagli anni ’30 (6 titoli nazionali tra il 1933-34 e il 1941-42).

I bianco-verdi furono abili a rimontare lo 0-3 nel primo tempo dello Schalke (fin troppo favorito dal solito arbitraggio palesemente sbilanciato verso i “veri” tedeschi per compiacere il volere di Hitler, presente in tribuna), fino addirittura a vincere il match per 4-3 grazie alla forza e alla resistenza – le tradizionali virtù dei giocatori del Rapid, virtù note come “Rapidgeist” o “spirito del Rapid” – e alle tre reti del “Bimbo d’oro” Binder, che si scatenò letteralmente nella ripresa, caricandosi di peso la squadra sulle spalle. La leggendaria rimonta valse al centravanti un posto eterno nella storia del calcio europeo, e lo issò ad emblema d’orgoglio per i patrioti esuli austriaci, che videro limpresacome un riscatto contro lodiato invasore nazista.

Dopo l’annessione alla Germania di Hitler, il Rapid trionferà anche nella Bundesliga 1940/41

Franz Binder spese la sua carriera di formidabile centravanti quasi interamente negli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale, gli anni d’oro del “calcio danubiano”, così detto perché praticato dalle squadre nazionali dei Paesi attraversati dal fiume Danubio: Austria, Ungheria e Cecoslovacchia, nel cui gioco si ravvisava una cifra comune, basata su un elegante stile di palleggio e notevoli doti atletiche. Il miglior periodo nella storia della Nazionale Austriaca, infatti, fu proprio negli anni ‘30, durante i quali, sotto la guida del leggendario Hugo Meisl, la squadra si guadagnò il soprannome di Wunderteam (squadra delle meraviglie).

Lo stile di gioco della squadra era basato su una riuscita commistione tra le peculiarità del calcio danubiano e la “scuola scozzese”, incentrata su veloci passaggi e un continuo scambio di posizioni in campo, introdotta dal vice-allenatore inglese Jimmy Hogan. Nonostante le sue straordinarie qualità, Binder fu costretto a lottare ferocemente per un posto nella prima linea austriaca con fuoriclasse del calibro di Matthias Sindelar (il leggendario “Mozart del Calcio”, capitano indiscusso della nazionale), Camillo Jerusalem e Jozef Bican (boemo, lunico della storia ad aver giocato, e segnato, con tre nazionali diverse). Tuttavia, lo score personale nel Wunderteam è comunque ragguardevole: 16 gol in 19 presenze.

La morte di Hugo Meisl nel 1937 segnò la fine del Wunderteam. L’Austria si qualificò senza problemi per i Mondiali del 1938 in Francia, ma si ritirò in seguito all’Anschluss del 12 marzo 1938. In quegli anni difficili che precedettero la guerra i migliori calciatori austriaci furono, dunque, tutti costretti a vestire la maglia della Germania (si oppose strenuamente solo il capitano, “Cartavelina” Sindelar, che pagò tragicamente con la vita il suo rifiuto); tra il 1939 e il 1941, Binder collezionò 10 gol in 9 presenze, la miglior media gol nella storia della nazionale tedesca. Dopo il ritiro, intraprese la carriera di allenatore in Austria, Olanda (PSV Eindhoven dal 1960 al 1962) e Germania (SSV Jahn Regensburg, Norimberga e Monaco 1860).
Anche nelle nuove vesti di coach riuscì a condurre l’amato Rapid Vienna alla vittoria nel campionato austriaco 1963-64; tuttavia, gli anni d’oro del calcio danubiano erano solo un lontanissimo, sbiadito ricordo in bianco e nero.

testo di Marco Oliva

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Binder in Austria-Ungheria del 1947: una delle ultime apparizioni in nazionale del “Bimbo”