Pruzzo, una zuccata per la vita

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19 marzo 1977: dei roventi derby genovesi degli anni 70 resta nella memoria quello del campionato 1976/77. Il Genoa di Simoni prevale sulla Samp per 2-1, con una splendida rete di Pruzzo rimasta negli annali. E i blucerchiati retrocessero in B…


C’era una volta un bomber che si chiamava Roberto Pruzzo, ma per i tifosi del Genoa era semplicemente “O Rey” (sì, proprio come il grande Pelè). Per la precisione “O Rey di Crocefieschi” perché era nato nel paesino abbarbicato sull’Appennino ligure. Pino Williner, baistrocchino e grande tifoso genoano, celebrò le gesta di Pruzzo addirittura in una commedia musicale che venne messa in scena all’auditorium della Fiera del mare. Orecchiabile il ritornello: «Che cosa non farei, che cosa non darei per abbracciare O Rey… ».

E quel derby del 13 marzo 1977 passò alla storia proprio come il derby di Pruzzo. Fu anche la prima cartolina dei tifosi del Genoa, 13 anni e 6 mesi prima di quella di Branco. Perché la foto di Pruzzo che salta sin lassù, inarrivabile per gli avversari, divenne un’immagine cult che tuttora provoca un’accelerazione dei battiti cardiaci dei sostenitori rossoblù. «Anche perché – ricorda Pruzzo – quella vittoria per i nostri tifosi ebbe un sapore particolare, non decretò infatti solo la supremazia cittadina ma di fatto propiziò anche la retrocessione della Sampdoria in serie B». Per una volta, infatti, le parti si erano invertite: non era il Genoa alla disperata di punti per cercare di evitare la serie B ma la Sampdoria.

E per far retrocedere i cugini, il Genoa si mise davvero di buzzo buono. Non solo vinse il derby, ma poi perse anche in casa con Bologna e Foggia, avversarie dirette dei blucerchiati nella lotta per la salvezza. Insomma, si era dovuto aspettare 26 anni, ma alla fine il “derby di Sabbatella”, quello del 22 aprile 1951, deciso a 3′ dalla fine da un gol dell’oriundo della Samp, era stato vendicato. E Vladimiro Caminiti, il giornalista poeta, su Tuttosport scrive: «Il Genoa non è soltanto Pruzzo e Damiani, è anche una grande folla che gli soffia nel cuore».

Eppure, da parte rossoblù, il preludio non sembrava davvero quello di una giornata trionfale. Altro che Pruzzo, ad andare in gol, dopo appena 3′, era stato il suo avversario diretto. Luciano Zecchini, lo stopper della Samp e dunque colui che si sarebbe unicamente dovuto preoccupare di neutralizzare il bomber del Genoa, recupera una palla nella propria metà e poi trova un corridoio che gli permette di scendere indisturbato verso la porta di Girardi, chiede e ottiene il triangolo da Savoldi II e da almeno 25 metri, lui che è solo mancino, lascia partire un destro imprendibile.

Ma quali tornelli e biglietti nominali, nel catino di Marassi vengono stipati 50 mila spettatori (44.321 i paganti per 158.566.600 di vecchie lire d’incasso), l’antico Ferraris, che era stato inaugurato proprio il giorno del derby di Sabbatella, presenta davvero un colpo d’occhio straordinario. In campo, però, sembra esserci una squadra sola. La Sampdoria ha in mano il pallino e continua a macinare gioco.

Pruzzo? L’ombra di se stesso. Ma Simoni cambia la marcatura su Savoldi II e azzecca la mossa che cambia il volto della partita. Arcoleo gli lascia troppo spazio, il numero 10 blucerchiato è la fonte di tutto il gioco della Sampdoria, così dalla panchina rossoblù, viene ordinato ad Ogliari di stargli appiccato e non concedergli un metro (“Savoldi è partito alla Sivori ma poi Ogliari gli ha nascosto la palla…” riferisce Caminiti). Il Genoa pareggia all’ultimo minuto del primo tempo: papera di Di Vincenzo, e tocco facile di Damiani.

Sono tre i genovesi in campo (il ventenne De Giorgis resta in panchina): Arnuzzo ed appunto Di Vincenzo e Pruzzo. Il portiere ed il re dei bomber si trovano faccia a faccia, come in un duello all’Ok Corral, al 3′ della ripresa quando Gussoni di Tradate assegna un rigore al Genoa per un fallo di Arnuzzo su Damiani. Pruzzo, senza finta, calcia alla sinistra del portiere, Di Vincenzo, che sta chiudendo nella Sampdoria una carriera che aveva iniziato proprio nel Genoa, intuisce e para.

«Una brutta botta – spiega il bomber di Crocefieschi – Per rifarmi avevo solo un modo: fare gol su azione. Così dall’inferno mi sono ritrovato in paradiso, ma è stata dura perché quando sbagli un rigore nel derby il morale te lo ritrovi davvero sotto i tacchetti delle scarpe. Io non ho mai sentito troppo le partite, ma per il derby era diverso. Il fatto che fossi di Genova mi metteva addosso una tensione ed una pressione enormi. Così quando sono andato a Roma, ho subito compreso le difficoltà che provavano Bruno Conti e Di Bartolomei a giocare contro la Lazio che per me, invece, era quasi un’avversaria come le altre. Se arrivi da fuori, non puoi capire ed entrare in piena sintonia con l’attesa per quella che tutta una città considera la partita dell’anno».

L’occasione per riscattarsi da quel rigore sbagliato, a Pruzzo capita al minuto 33 del secondo tempo. Il cross dalla sinistra è di Castronaro. La difesa della Sampdoria non è certamente piazzata nel modo migliore. Lippi, futuro Ct campione del mondo, interpreta in maniera singolare il ruolo del libero, standosene quasi fuori dall’area di rigore, mentre la palla spiove al limite di quella piccola. Zecchini si fa bruciare in elevazione e Di Vincenzo galleggia tra palla e porta in quella terra di nessuno che per un portiere rappresenta la zona peggiore dove posizionarsi. «Qualcuno certamente ha sbagliato – sorride sornione Pruzzo – perché un cross dalla tre quarti non può diventare un assist. Di Vincenzo voleva uscire, poi ci ha ripensato e così è rimasto a metà strada. Chissà, forse mi hanno sottovalutato, ma io a quei tempi saltavo davvero in cielo…».

Andava davvero in cielo il bomber che poi Fossati cedette a peso d’oro alla Roma: «Dopo che mi aveva promesso al Milan e, prima ancora alla Juventus. Era fatto così, u sciu Rensu: gli affari prima di tutto. Ma di calcio capiva e aveva allestito un’ottima squadra. Eravamo un buon gruppo che Simoni faceva giocare a trazione anteriore: due punte e mezza, il sottoscritto, Damiani e Basilico, più Ghetti, un regista. Ma in quel calcio, che ancora non prevedeva i tre punti a partita, era forse il caso di essere un po’ meno spettacolari e più coperti dietro».

La leggenda narra che a raccomandare Pruzzo a Fossati fu il benzinaio davanti ai Sette Nasi dove il presidente genoano si fermava a fare il pieno: «Una leggenda, appunto. La verità è che fu un amico ad indirizzarmi nel settore giovanile del Genoa: avevo 16 anni, due anni dopo esordivo in serie A».
Ma la sua è comunque è una storia da raccontare, una storia d’ altri tempi: «Non ho avuto maestri, ho sempre e solo giocato nel campetto della chiesa di Crocefieschi. Ho giocato nel primo campo vero, se così si può chiamare, che avevo già 15 anni a Vobbia, nel torneo dei bar». Bar nei quali ancora oggi troneggia il poster di quel famoso e ormai lontano gol…

Genova, Stadio Luigi Ferraris, 13 marzo 1977
Sampdoria – Genoa 1-2
Reti: Zecchini 3′, Damiani 43′, Pruzzo 78′
Sampdoria: Di Vincenzo, Arnuzzo, Callioni (74’ Ferroni), Valente, Zecchini, Lippi, Saltutti, Bedin, Bresciani, Savoldi, Tuttino. Allenatore: Bersellini.
Genoa: Girardi, Maggioni, Ogliari, Onofri, Secondini, Castronaro, Damiani, Arcoleo, Pruzzo, Ghetti, Basilico. Allenatore: Simoni.
Arbitro: Gussoni di Tradate