8 maggio 1898: tutto in un giorno

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Il signor Bosio e i suoi impiegati; il Duca degli Abruzzi e altri nobili torinesi; alcuni affaristi inglesi di Genova: sono i primi interpreti della storia del calcio in Italia. Nel marzo 1898 nasce la federazione e due mesi dopo il Genoa si aggiudicherà il primo titolo italiano.


Seguiamo con attenzione gli spostamenti del signor Edoardo Bosio, a Torino, e quelli di un intraprendente gruppo di affaristi inglesi, a Genova: ci porteranno dritti al primo scudetto italiano. Rappresentante a Londra di una ditta commerciale, il signor Bosio torna a Torino nel marzo del 1887 con un pallone di cuoio e il cuore inammorato di football. Istruisce una dozzina di impiegati della sua ditta e mette in piedi una squadra di calcio. I nobili torinesi, tra cui l’entusiastico Duca degli Abruzzi, vengono contagiati dopo poche partite e un paio di anni più tardi costituiscono la seconda squadra cittadina. Gli impiegati di Bosio e i nobili del Duca degli Abruzzi si ritrovano sullo stesso campo e, a forza di sfidarsi, finiscono col fondersi in un solo club: l’Internazionale Football Club di Torino. Anno 1891.

Avanziamo di un 2 anni e spostiamoci a Genova. Sera del 7 settembre. Il gruppetto di affaristi inglesi (funzionari, agenti…) bussa alla porta del console britannico, mister C.A. Payton, e un’ora più tardi nasce il Genoa Cricket and Athletic Club. Di calcio in realtà si parla pochissimo; come si puo’ intuire dalla denominazione, interessavano soprattutto cricket e ginnastica.

Ma il giorno del 1896 che il dottor Spensley, medico appena sbarcato dall’Inghilterra, mette piede nel club, le cose cambiano. Diventa capitano della squadra di calcio e promuove l’ammissione dei soci italiani, consacrata dall’assemblea del 10 aprile. Prima della fine dell’anno il Genoa ha il suo primo campo di gioco: a Ponte Carrega. Su quel campo, Epifania del 1898, si presentano e vincono (con un gol di tale Savage) i torinesi del signor Bosio. Il biglietto costa una lira (50 centesimi i soci), una lira anche per l’affitto di una sedia; a carico dei giocatori sono divise, albergo e trasferta con tram a cavalli a carico.

Pochi giorni dopo, con l’aggiunta della squadra di Alessandria, si disputa un triangolare, in cui, oltre a giocare, si discute di una possibile organizzazione che promuova la diffusione del football e organizzi l’attività dei praticanti. Da qui alla costituzione di una Federazione e di un campionato il basso è breve. Infatti il 1 aprile del 1898 chi apre la Gazzetta dello Sport legge: “Il giorno 26 corrente venne definitivamente costituita la Federazione italiana del Football (…) La prima gara di campionato nazionale italiano del football avrà luogo in Torino il giorno 8 maggio. Oltre a premi in medaglie oro e argento, vi sarà una coppa d’onore (Challenge Cup) offerta dai torinesi alla squadra vincitrice”.

Trentacinque anni dopo la storica riunione alla Freemason’s Tavern di Londra (26-10 1863) che inaugurò l’era del calcio, in Italia si dava così il calcio d’inizio istituzionale. Il nostro football poteva staccarsi dalla ginnastica, da cui era nato, il giorno che il rivoluzionario vento anglosassone spazzò le nostre palestre. Basta con gli esercizi da reggimento prussiano; proviamo anche a divertirci, please. E un pallone rimbalzo’ tra attrezzi e baffoni a manubrio. Ma d’ora in poi non si parlerà più di concorso di calcio all’interno di riunioni ginniche organizzate dalla Federazione ginnastica; ci sarà un campionato di calcio indipendente organizzato da una Federazione indipendente. Quel primo campionato lungo un giorno (8 maggio 1898) se lo giocarono Internazionale di Torino, Genoa, F.C Torinese, Ginnastica di Torino.

La prima delle prime volte nasce e si consuma in un solo giorno, dal mattino al tardo pomeriggio dell’8 maggio 1898, alla periferia di Torino, zona Porta Susa. Quel giorno (a meno di due mesi dalla fondazione della federcalcio avvenuta il 15 marzo, primo presidente il prof. Luigi D’Ovidio) segna l’anno zero del campionato italiano di calcio: quattro le squadre partecipanti, imbottite di giocatori di anagrafe non italiana, soprattutto inglesi, giacchè erano stati loro ad attaccare agli italiani dell’area portuale genovese e delle aree industriali e studentesche di Torino e Milano il virus di quello che oggi è considerato il più bel gioco del mondo.

Le scarne cronache di allora tramandano i risultati delle due partite eliminatorie disputate al mattino. Alle 9, dinanzi ad una cinquantina di persone, scendono in campo due squadre torinesi, l’Internazionale (da non confondere con l’attuale Inter nerazzurra) e il Football Club Torinese: 1-0 il risultato, ma ignoto l’autore del primo storico gol del campionato italiano; alle 11, la seconda partita, in cui il Genoa supera la Società Ginnastica Torinese per 2-1.

Poi, probabili panini imbottiti e Barbera come introduzione alla finale disputata verso le 15, dinanzi ad un pubblico raddoppiato rispetto a quello del mattino: un centinaio di spettatori e incasso di 197 lire e qualche centesimo. Occorrono i supplementari per attribuire il titolo di campione d’Italia dopo che i 90 minuti si erano chiusi in parità (1-1). Alla fine prevale il Genoa, che non aveva ancora la divisa rossoblù di oggi ma una camicia bianca, per 2-1, con questa (presumibile) formazione:
Spensley, Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo, Le Pelley, Ghiglione, Pasteur, Ghigliotti, De Galleani, Baird

Così in 26 righe La Gazzetta del 13 maggio 1898 concentra la cronaca
della giornata e i nomi della formazione campione.

“Dopo le gare eliminatorie che ebbero luogo in mattinata, rimasero a contendersi il campionato il Club Genovese e l’Internazionale.
Viva e accanita fu la lotta d’ambo le parti. Dopo due ore di gioco le due società si trovavano ad avere un punto pari così che si dovette prolungare la partita per altri venti minuti.
I genovesi, quantunque si trovassero con un bravo giocatore fuori combattimento in causa d’una caduta, riuscirono a vincere con un altro punto conquistando la coppa di campionato italiano.
L’onore dell’ultimo punto spetta al socio Leaver”

E’ il primo gol scudetto

Di seguito, un analisi estremamente approfondita delle vicende che portarono il Genoa al suo primo scudetto.

Le ricerche sono state effettuate da Stefano Massa, responsabile scientifico per gli studi sulla storia del Genoa per la Fondazione Genoa 1893 (tratto da www.fondazionegenoa.com)

Esiste un’unica fonte emerografica, Il Corriere dello Sport. La Bicicletta di Milano, uscito l’11 maggio 1898 e non, come era nelle intenzioni della testata, due giorni prima, a causa dello stato d’assedio posto dal generale Fiorenzo Bava Beccaris per i cruenti tumulti di quei giorni, che ci fornisce i risultati delle Semifinali, che, come si nota, sono diversi da quelli tramandati per decenni.
Antonio Scamoni nella Storia della Federazione Italiana del Gioco del Calcio inserita nell’Annuario italiano del giuoco del calcio del 1928 accennava, senza fornire altri ragguagli, a una finale di consolazione tra Foot Ball Club Torinese e Ginnastica di Torino.

Per quanto riguarda l’andamento della Finale, giocata dalle due formazioni di matrice straniera che avevano prevalso su quelle autoctone, la medesima testata in un articolo firmato con lo pseudonimo Virgus da Gustavo Verona, ci indica che il Genoa era passato in vantaggio nel 1° tempo, era stato raggiunto dall’International di Torino nella ripresa ed aveva trovato la forza di riportarsi in vantaggio nel 1° tempo supplementare (che durò, come il 2°, concluso a reti inviolate, 10 minuti), seppur ridotto in dieci uomini per l’infortunio di un suo giocatore (non si dimentichi, a maggior gloria dei genoani, che il terreno torinese aveva una superficie quasi doppia di quello di Ponte Carrega – o, per meglio dire, delle Gavette – casalingo), in virtù di una rete di Leaver (le ultime due notizie si acquisiscono da due articoli redatti, con qualche differenza tra l’uno e l’altro, dallo stesso autore, Mario Luigi Mina, e pubblicati dal Caffaro di mercoledì 11 maggio 1898 e da La Gazzetta dello Sport di venerdì 13 maggio 1898).

La formazione giusta (verrà successivamente spiegato il perché) c’è fornita da Il Secolo XIX di martedì 10-mercoledì 11 maggio 1898. Sicuramente alla difesa genoana va ascritto il merito dello storico trionfo se i migliori in campo nell’articolo del Caffaro vennero giudicati il portiere Baird (che, mantenendo imbattuta la porta nella Semifinale, si può fregiare in comune con la sua squadra del titolo di primo a terminare una partita di Campionato Italiano senza subire segnature), i terzini De Galleani e Spensley e il centromediano Pasteur I.

Per tornare al problema di quale sia l’esatta formazione, come si può dare autorevolezza, pur operando l’inversione delle posizioni dei due terzini, dei tre mediani e dei cinque attaccanti a quella di Il Secolo XIX (Baird, Spensley, De Galleani, Ghigliotti, Pasteur I, Ghiglione, Le Pelley, Bertollo, Dapples, Bocciardo, Leaver) e toglierla a quella, da sempre tramandataci per ufficiale, comunicata da Mina (con nell’ordine il capitano, i cinque attaccanti, i tre mediani, l’altro terzino e il portiere) sul Caffaro e su La Gazzetta dello Sport (capit. Spensley, Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo, Le Pelley, Ghiglione, Pasteur I, Ghigliotti, De Galleani, Baird)?

Giovedì 6 gennaio 1898 il Genoa aveva perso in casa 0-1 l’amichevole con la Selezione Torinese, schierando Spensley come estremo difensore (immortalato dalla celebre fotografia che lo ritrae davanti alla porta con la traversa di corda e alle sue spalle, vicino alla bandierina del calcio d’angolo, il grande cesto pieno dei vestiti borghesi dei calciatori). In quell’occasione avevano giocato con lui De Galleani, Pasteur I e il futuro match-winner della Finale dell’8 maggio Leaver, mentre Ghigliotti era stato prestato agli avversari per l’indisponibilità all’ultimo momento di Weber nelle fila torinesi.

Dopo questa sconfitta la squadra venne ridisegnata per la rivincita del 6 marzo 1898 a Torino, dove il Genoa prese conoscenza della pélouse (cioè il terreno) del Velodromo «Umberto I», che violò con una rete di Schaffauser nella ripresa: giocarono (come ci comunica il Caffaro di mercoledì 9-giovedì 10 marzo 1898) Baird; De Galleani, McIntosh; Pasteur I, Spensley, Passadoro; Leaver, Schaffauser, Dapples, Ghigliotti, Le Pelley.
Due settimane dopo il Genoa si mise nuovamente in viaggio, questa volta andando ad Alessandria, dove si impose per 2-0 sulla locale Unione Pro Sport, vincitrice nel football del Concorso di Educazione Fisica tenutosi a Genova nel maggio dell’anno precedente.

La formazione (riferitaci da La Gazzetta dello Sport di lunedì 21 marzo 1898) rimase quella di Torino con l’unica variante di Bocciardo al posto di Leaver. Particolarmente valide furono le prestazioni, secondo il giornale alessandrino La Lega di giovedì 24-venerdì 25 marzo 1898 del pacchetto arretrato, costituito da Baird (che convinse in modo definitivo Spensley della non necessità di tornare a difendere i pali e della possibilità di dare una mano come uomo di movimento), De Galleani e McIntosh (sempre lodato dai giornali nelle due partite precedenti e non schierato in Campionato per motivi che ci sono sconosciuti).

La squadra che si sarebbe laureata campione d’Italia stava prendendo forma e venne allestita per l’occasione con lo spostamento di Spensley al posto di McIntosh nella linea dei terzini sul lato sinistro (con un assetto che verrà riproposto l’anno seguente come si evince dal verbale del Genoa Cricket and Foot Ball Club relativo all’Assemblea del Comitato di venerdì 14 aprile 1899 per la composizione della squadra in vista della Finale, conclusasi sul 3-1 per i Campioni d’Italia, che si sarebbe disputata a Genova due giorni dopo contro l’International di Torino), con l’accentramento al suo posto di Pasteur I nella linea dei mediani, con ai lati Ghigliotti (che fu sostituito all’attacco da Bertollo), sulla sinistra (fascia lasciata scoperta dalla defezione di Passadoro, che, essendo anche un canottiere del Rowing Club Genovese, preferì partecipare quel giorno, sempre a Torino, con la sua imbarcazione Zig-Zag ai 1500 m. in linea retta della Gara Piemonte delle Regate Universitarie e Nazionali d’Incoraggiamento sul Po, in cui avrebbe vinto la medaglia di bronzo) e W. Ghiglione (indirettamente beneficiato di un posto che non avrebbe avuto se Passadoro fosse stato in campo anziché in acqua) sulla destra, e con l’esclusione (anche per questa decisione non è possibile trovare una spiegazione) di Schaffauser a favore di una fascia destra con Leaver all’ala e Bocciardo come interno.
Per quanto riguarda la collocazione di questi due elementi si potrebbe obiettare che dalle formazioni inserite nei giornali si dedurrebbe che abbiano agito con i ruoli soprammenzionati sulla fascia sinistra e, viceversa, Bertollo e Le Pelley (che giocarono solamente in quel primo Campionato) su quella destra, rispettivamente come mezzala ed ala.

A far propendere verso l’interpretazione di un assetto dell’attacco genoano con da destra a sinistra Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertollo e Le Pelley ci sono i seguenti elementi: la riproduzione dello schieramento della Selezione Italiana nel manifesto pubblicitario dell’incontro disputato (e perso 0-2) a Torino il 30 aprile 1899, pubblicato a pag. 6 della rivista Genoa Club del dicembre 1922, in cui Leaver – erroneamente indicato come Learer – figura nel ruolo di ala destra (a sostegno di questa tesi esiste anche una fotografia della squadra con i cinque attaccanti accosciati e disposti – secondo un ordine che, in considerazione delle fotografie del tempo, è praticamente impossibile pensare sia casuale – con tale successione) e il fatto che per ciò che concerne il Campionato Italiano 1900 tanto nella Semifinale vinta domenica 8 aprile 1900 a Genova 7-0 contro la Sampierdarenese (verbale del Genoa Cricket and Foot Ball Club relativo all’Assemblea del Comitato di lunedì 2 aprile per la composizione della squadra) quanto nella Finale vinta domenica 22 aprile 1900 a Torino 3-1 (dopo i tempi supplementari) contro il Foot Ball Club Torinese (verbale del Genoa Cricket and Foot Ball Club relativo all’Assemblea del Comitato di sabato 14 aprile per la composizione della squadra), in posizione di ala, quanto per ciò che attiene all’edizione successiva nella Finale persa a Genova 0-3 contro il Milan domenica 5 maggio 1901, nel ruolo di mezzala (posizione evidenziata dalla prima fotografia della storia del Genoa con la squadra in casacca rossoblù), Bocciardo abbia giocato sul lato destro.

In pratica, per concludere, la formazione del Genoa campione d’Italia nel 1898 cè sempre stata comunicata con le tre linee (quella dei terzini, quella dei mediani e quella degli attaccanti oppure quella degli attaccanti, quella dei mediani e quella dei terzini) viste da sinistra a destra (il che farebbe pensare che, se il riconoscimento dei giocatori venne fatto dalla Tribuna, che era posta ad Ovest, il Genoa abbia attaccato all’inizio dell’incontro verso la porta settentrionale del Velodromo «Umberto I»).