Germania-Austria: La Grande Truffa

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La magnifica prova dell’Algeria ai Mondiali del 1982. L’arbitro e la buona fede magrebina nella partita contro il Cile bifronte. La combine Germania Federale-Austria 1-0. La storia è sempre la stessa, con inganni, furti e vergogna come protagonisti.

Prima di ricordare le cose turpi che accaddero ai danni dell’Algeria, premettiamo che nel corso della Coppa del Mondo spagnola 1982 le ultime due partite di ogni girone eliminatorio (la terza giornata) non solo non si giocarono alla medesima ora, ma nemmeno lo stesso giorno, per dare alla coppia di compagini rimaste la possibilità di fare e disfare. Durante i Mondiali di Argentina 1978 la sesta e ultima partita del Gruppo A (quello dei padroni di casa) e del Gruppo 2 del secondo turno (sempre quello dei padroni di casa) furono disputate lo stesso giorno della penultima, però alle 19:15, dopo che la quinta era iniziata alle 14:15 (Gruppo A) e 16:45 (Gruppo 2). Nel 1986, anche per lo scandalo che vedremo, si tornò a far disputare le partite dellultima giornata in contemporanea.

Ma torniamo a Spagna 82, al Gruppo B, composto di Algeria, Austria, Cile e Germania Ovest. Si comincia al Molinón di Gijón contro l’Algeria il 16 giugno 1982; dopo un primo tempo mediocre Rabah Madjer, non ancora “Tacco di Allah”, apriva le marcature; Rummenigge pareggiava un quarto d’ora dopo con un classico gol di prepotenza ma un minuto dopo e Lakhdar Belloumi riportava in vantaggio l’Algeria. La Germania non reagì e per la prima volta nella storia una squadra africana battè un’europea in una fase finale di Coppa del Mondo. Quattro giorni dopo con la medesima formazione una tripletta di Rummenigge stendeva il Cile 4-1 (di Reinders e Gustavo Moscoso gli altri gol).

La situazione del girone però era tutt’altro che chiara: Krankl e compagni avevano infatti battuto per uno a zero il Cile all’esordio (gol di Schachner) ripetendosi, questa volta con un punteggio di 2-0, contro l’Algeria (Krankl e ancora Schachner). Con l’Austria a 4 punti (+3 la differenza reti) e la Germania Ovest e l’Algeria appaiate a 2 punti (differenze reti rispettivamente +2 e -1) è l’ultima partita a decidere chi si sarebbe qualificato alla seconda fase. Variabile non indifferente e ricordata all’inizio: allepoca le testa di serie di vari gironi (la Germania Ovest, in questo caso) avevano il notevole vantaggio di giocare l’ultima partita un giorno dopo rispetto alle avversarie.

E così l’Algeria, per essere sicura di passare alla seconda fase, si trovava a dover vincere con tre gol di scarto nei confronti del Cile già matematicamente eliminato; nel primo tempo in effetti una doppietta di Assad ed una rete di Bensaoula avevano fatto presagire una goleada dei nordafricani (e di conseguenza uno scontro fratricida tra Germania e Austria), ma nella ripresa i sudamericani, anche se matematicamente fuori ancor prima di scendere in campo, si trasformarono, e grazie anche a un rigore concesso dallarbitro Méndez, Neira e Letelier accorciavano le distanze facendo terminare la partita sul 3-2.

Una vittoria della Germania Ovest sui cugini austriaci per una o due reti di scarto avrebbe qualificato entrambe le squadre. L’Austria inoltre classificandosi come seconda evitava il temibile girone successivo con l’Inghilterra, che nella prima fase aveva ben impressionato. Troppo evidente il rischio di una combine a danno dell’Algeria, ma nessuno si poteva immaginare quello che sarebbe passato alla storia come la Vergogna di Gijón.

Il 25 giugno a Gijon, come volevasi dimostrare, Germania Federale-Austria 1-0 e addio Algeria in una delle più sporche e organizzate truffe dello sport di tutti i tempi. Tre squadre a quattro punti, passano le due che parlano la stessa lingua tedesca, che vivono lo stesso football professionistico. La differenza reti infatti dice: Germania a più 3, Austria più 2, Algeria zero (cinque fatte e cinque subite). All’Algeria non servì a nulla avere battuto la Germania.

Smascheriamo subito i colpevoli: l’Austria, di fronte al rischio di uno 0 a 3 che l’avrebbe messa fuori, preferì uno 0 a 1 di sicurezza. La Germania stette al gioco. Il tragico, o il triste, è che probabilmente le due squadre, che nel passato si erano nutrite di una fiera rivalità, non ebbero bisogno di mettersi d’accordo. Tutto automatico, come si conviene tra veri esperti professionisti. La partita praticamente fu inesistente, le cronache del match restituiscono soltanto un colpo di testa del tedesco Breitner, al 1′, su passaggio sempre di testa di Rummenigge, con palla sopra la traversa, e il gol, al 10′: Hrubesch di testa su cross di Llttbarski, una bella acrobazia in posizione raccolta, quasi fetale. Niente altro. Due ammonizioni dell’impotente arbitro scozzese Valentine, a Hintermaier ed a Schachner, e un rigore «chiamato» blandamente dagli austriaci, al 18′, per un sandwich neanche troppo criminale di Stielike e Briegel su Schachner.

I 45 mila delle stadio Molinon iniziarono a fischiare già alla mezz’ora di fronte ad una melina vergognosa, insistita e neanche fatta bene. Nella ripresa, mentre in campo, con una faccia tosta sublime, i ventidue (che poi diventavano 24 con Fisher e Matthaus in sostituzione di Hrubesch e Rummenigge) mandavano avanti la recita, la gente improvvisava sdegno, ironia, di tutto. Tifosi algerini, sventolando bandiere biancoverdi con la mezzaluna, tentarono più volte l’invasione, respinti e picchiati dalla polizia. Anche le tifoserie tedesche e austriache si unirono al coro spagnolo: Algeria, Algeria.

Il presidente della Federazione algerina, Sekkal, si alzò in piedi nella tribuna, rispondendo agli applausi della folla e agitando le braccia in contrasto con gli insulti ad Havelange, presidente della Fifa. Per rifinire lo sconcio, alla fine il portiere tedesco Schumacher mandava platealmente gestacci al popolo che in risposta lo fischiava sonoramente. Ottanta minuti senza un tiro, senza niente da legare in qualche modo al football vero. Un «crimine» consumato con l’alibi di un regolamento che suggeriva, se non addirittura imponeva certi comportamenti.

Di fronte a tanto clamore Havelange garantiva con solerzia che il Mundial procedeva regolarmente. Lo stesso presedente della FIFA il giorno prima ad un giornalista algerino che gli chiedeva cosa pensava della possibile qualificazione della squadra africana, aveva incredibilmente risposto: «Per favore, questo è il campionato mondiale dei professionisti. Se volete frequentare certi sogni, avete a disposizione le Olimpiadi».

A fine match tifosi tedeschi e austriaci, affratellati a quelli algerini, bruciarono le bandiere delle loro nazioni, mentre Derwall e Schmidt, gli allenatori delle due squadre qualificatesi con la farsa di Gijon, rispondevano ai giornalisti. Derwall, pungolato dalle domande, era il più sfacciato: «Si bruciano le bandiere nazionali di Germania e Austria? E’ una cosa triste, ma è un segno dei tempi, che sono brutti, e il football non può evitare, purtroppo, di fare parte di questi tempi». Beckenbauer, che in questo Mundial si presentava come giornalista, era uno dei pochi tentare la recita il mea culpa: «Una brutta giornata per il calcio tedesco e austriaco, anzi per il calcio di tutto il mondo» per poi aggiungere subito dopo: «Ma la colpa è dei regolamenti, che quasi impongono alle squadre di cercare taluni risultati».

Il ct austriaco dichiarava candidamente: «Le partite vanno vissute sul campo, non si può giudicare niente se non si sta dentro al gioco. Ci sono partite belle e partite brutte, questa è stata brutta, chi lo nega? Ma senza nessuna premeditazione Le cose sono semplicissime, non le vuole capire soltanto chi è in malafede. I tedeschi ci hanno assaliti, ci hanno subito messi sotto di un gol, e noi abbiamo capito che rischiavamo una sconfitta pesante, se non amministravamo il match. Cosi abbiamo tenuto la palla, abbiamo badato a non prendere altri gol Se i tedeschi non ci hanno ulteriormente assaliti, è affare loro. Noi non dovevamo fare altro, non potevamo fare altro».

I giocatori sono con lui. Prohaska, che la stagione seguente passerà dall’Inter alla Roma, così esaminava il fattaccio: «Sono molte le partite in cui, automaticamente, le squadre accettano un certo punteggio. Anche in Italia, specialmente a fine campionato. Si capisce che sentivamo i fischi. Ma noi, noi austriaci almeno, eravamo lì per ottenere la qualificazione mondiale, non per divertire la gente di Gijon». E Schachner, anche lui straniero di casa nostra: «Io ho corso, mi sono battuto, ho persino avuto un’ammonizione per un fallo che avrei commesso. Naturalmente, come uomo di punta, quella era la mia parte. Ma a centrocampo era più che normale che si tendesse semplicemente ad amministrare il gioco, a tenere la palla».

Anche Neuberger, il tedesco che oltre a vicepresiedere la Fifa comandava il comitato organizzatore del Mundial, ripeteva che non c’è stata combine: «Soltanto un atteggiamento prudente delle due squadre, determinato anche dal fatto che si giocano partite con orari diversi, così che si conosce prima il punteggio più utile da ottenere. Forse bisognerà tornare a orari concomitanti, e tanto peggio per la televisione».

Intanto il presidente della Federazione algerina, Sekkal, faceva circolare il testo della sua protesta. Riassumiamo: «Denunciamo la parodia messa in atto da Austria e Germania. Il sinistro complotto tramato a spese dell’Algeria e con la compiacenza dell’arbitro, è un attentato ai principi dello sport, nonché un insulto al pubblico spagnolo. Ci aspettiamo che la Fifa prenda le sue responsabilità, con misure adeguate contro gli autori di un atto cosi scandaloso e immorale, un atto che può avere come unica conseguenza la squalifica delle due squadre». Denuncia che naturalmente non otterrà nulla.

I giocatori algerini Mansouri e Maroc, professionisti in Francia il giorno dopo parlavano chiaramente di truffa nei riguardi della loro squadra: «E’ truffa premeditata, così che noi effettivamente abbiamo una colpa: quella di non avere previsto per tempo cosa sarebbe accaduto, di non avere messo avanti una denuncia precisa. Bingham, il commissario tecnico dell’Irlanda del Nord, ha per esempio detto, poche ore prima del match con la Spagna, che era preparato ad avere un rigore contro. Cosi ha evitato il rigore. E’ vero che gli hanno espulso senza motivo un giocatore, ma almeno ha costretto l’arbitro a inventare qualcosa di nuovo». Proseguivano gli algerini: «Prima il sorteggio pilotato, poi, visto che il nostro gioco era superiore alle loro valutazioni, i furti. C’è chi ha patito episodi spiccioli, rigori, ammonizioni, gol annullati, c’e chi, come noi, ha patito il raggiro completo».

La sensazione degli algerini è quella di molti, della maggioranza al Mundial. Accompagnata da un’altra sensazione: che non vi sia nulla da fare. E’ condita da un pensieraccio: gli arbitri, certi arbitri, sono complici. Ancora Maroc e Mansouri: «Nello spirito del gioco del calcio, almeno quello che la Fifa predica e i suoi pagatissimi missionari portano in giro per il mondo, esisteva ieri il diritto e anche il dovere di richiamare le due squadre, di punire l’ostruzionismo. L’arbitro scozzese Valentine non ha fatto nulla, stava dalla parte dei potenti. La Germania doveva andare avanti, e non a spese dell’Austria, ma a spese nostre».

Alla fine il Mundial spagnolo, per la prima volta a ventiquattro squadre anzichè favorire l’apertura al Terzo Mondo alla fine gli fa del male. Però fa del male non attraverso batoste sonore, punteggi tennistici che fanno tornare indietro il football. Fa del male perché dà l’idea, piuttosto «palpabile», di una mafia, di una congiura permanente, di un’automatica associazione dei valori tradizionali (e non importa se sbeffeggiati in questa o quella partita, da questo o quei risultato) agli interessi moderni, quelli ad esempio di una grande manifestazione come il Mondiale con necessità di salvaguardare le squadre di nome che fanno incasso.

25.06.82 Vigo, Estadio Balaidos
GERMANIA OVEST – AUSTRIA 1-0
Reti: 1:0 Hrubesch 10
Germania Ovest: Schumacher, Kaltz, K.H.Förster, Stielike, Briegel, Dremmler, Breitner, Magath,
Littbarski, Hrubesch (69 Fischer), Rummenigge (c – 66 Matthäus)
Austria: Koncilia, Krauss, Obermayer (c), Pezzey, Degeorgi, Hattenberger, Prohaska, Hintermaier,
Schachner, Krankl, Weber
Arbitro: Valentine (Scozia)