Il Giaguaro e quel rinvio sbagliato che decise la volata salvezza

All’ultima giornata del campionato ‘81/82, nei minuti finali di Napoli-Genoa, da un errore di Luciano Castellini scaturì il corner che determinò il pareggio dei grifoni che rimasero in A condannando il Milan alla retrocessione. Nacque così uno dei più longevi gemellaggi tra tifoserie calcistiche.

Si concluse con una vera e propria bagarre la corsa per non retrocedere del campionato 1981/82, con quattro squadre a lottare per due posti. I risultati della penultima giornata prepararono uno sprint incandescente sia in testa sia in coda. La Fiorentina (3-0 in casa sull’Udinese) agganciò in vetta la Juventus, bloccata sullo 0-0 casalingo dal Napoli. In zona retrocessione, il poker esterno del Cagliari ad Avellino e il netto 3-1 del Bologna in casa contro l’Inter, con il Milan bloccato a San Siro dal Torino e il Genoa vittorioso 2-0 a Marassi sul Catanzaro, determinarono la seguente situazione di classifica: Cagliari e Genoa 24, Bologna 23, Milan 22. Già retrocesso il Como, fanalino di coda. Gli ultimi novanta minuti, in programma il 16 maggio ‘82, furono all’insegna di rimonte clamorose ed emozioni a ripetizione. Il momento topico arrivò nella zona Cesarini di Napoli-Genoa e fu l’episodio che decise la corsa salvezza. Il grifone genoano, passato in vantaggio nei minuti iniziali del primo tempo con una rete di Briaschi, era stato rimontato, nei primi diciassette minuti della ripresa, dall’uno-due partenopeo targato Criscimanni-Musella. A Cesena, dopo essere stato sotto di due reti, il Milan aveva ribaltato la situazione in meno di un quarto d’ora con i gol di Jordan, Romano e Antonelli. L’altra pericolante, il Bologna, dopo aver sbloccato il risultato ad Ascoli nella prima frazione di gioco con Mozzini, aveva subito il pareggio di Torrisi a metà ripresa e il sorpasso di Greco nel finale. Una giostra di gol che premiava il Milan, in salvo grazie alla migliore situazione nella classifica avulsa rispetto a Genoa e Bologna. Mentre a Cesena i tifosi rossoneri festeggiavano una salvezza clamorosa, a Napoli si giocava ancora.

Al San Paolo la ripresa era cominciata con alcuni minuti di ritardo. A 5’ dal termine, palla all’estremo difensore napoletano, Luciano Castellini, pronto a rilanciarla in avanti con le mani. Improvvisamente, dopo un movimento innaturale, il pallone sfuggiva al portiere finendo addirittura in corner. Un pastrocchio mai visto in un campo di calcio. I genoani si riversarono nell’area avversaria, compreso Mario Faccenda, inserito in campo dal tecnico Gigi Simoni pochi minuti prima. Cross in area, colpo di testa del rossoblù Russo, palla raccolta proprio da Faccenda che, tutto solo ad un metro dalla porta, superava Castellini in scivolata firmando il gol della salvezza. Tutto lo stadio esultò. Del resto, al San Paolo si era giocato in un’atmosfera quasi irreale, con i tifosi del Ciuccio a gridare “Genoa, Genoa” sin dalle battute d’avvio e ad esultare dopo il primo gol di Briaschi e le reti del Cesena contro il Milan, annunciate radiofonicamente su “Tutto il calcio minuto per minuto” dalla voce di Everardo Dalla Noce. La rimonta del Napoli nella ripresa passò praticamente inosservata, con i rossoneri sempre in svantaggio in terra romagnola. La situazione in classifica, dopo il sorpasso napoletano ed il pareggio dell’Ascoli, era la seguente: Genoa e Bologna 24 (liguri salvi per gli scontri diretti), Milan 22. Due minuti dopo, il pareggio del Milan portò a 23 punti i rossoneri. Si arrivò al rush finale. A Cesena, Roberto Antonelli, Dustin per i tifosi milanisti, eseguì un assolo commovente e meraviglioso, quasi una rapsodia, partendo da centrocampo ed arrivando a trafiggere, quasi dalla linea di fondo, il portiere cesenate Recchi con un fendente sotto la traversa: Milan in vantaggio e in salvo grazie alla classifica avulsa nei confronti di Genoa e Bologna. A Cagliari, con il contorno di un gol annullato ai viola nella ripresa, il pareggio mise in salvo i sardi. Ad Ascoli, Greco superò Zinetti al 90’, condannando la squadra bolognese alla prima retrocessione della sua storia. Nulla cambiò per il Genoa, bocciato dalla peggiore situazione negli scontri diretti con il Milan.

Simoni si giocò la carta Faccenda, quasi una mossa della disperazione. A Cesena, l’arbitro Bergamo sancì la fine della partita mentre a Napoli mancavano ancora cinque minuti più recupero al termine della contesa. La soluzione al rebus salvezza arrivò improvvisa. Palla a Castellini, pronto ad un passaggio con le mani ad un compagno di squadra. Improvvisamente, la sfera prese la direzione opposta, alle spalle del portiere che cercò di rincorrerla senza riuscire ad evitare il corner. In un’area affollata di giocatori, con i difensori del Napoli piuttosto statici, il barbuto giocatore in maglia genoana trovò l’attimo fuggente, firmando il suo primo gol stagionale. Pesantissimo, fondamentale, indimenticabile. Faccenda esultò all’impazzata così come tutti i giocatori e i tifosi al seguito del grifone presenti nella curva A del San Paolo. Il Milan apprese negli spogliatoi dello stadio cesenate la notizia del pareggio che condannava i rossoneri alla retrocessione. A Fuorigrotta cominciò uno dei gemellaggi più longevi della storia del calcio italiano: quello tra tifosi napoletani e genoani. La rete, preceduta da quel rocambolesco papocchio di Castellini, permise al Genoa di rimanere in A nonostante un finale di campionato contrassegnato da due sconfitte negli scontri diretti contro Milan (vittorioso 2-1 a Marassi) e Cagliari (al Sant’Elia fu decisivo Ravot al 90’) che ricacciarono la squadra di Simoni nella zona più rischiosa della classifica. I successi interni contro Bologna (altro scontro diretto, fu decisivo Boito in apertura di gara) e Catanzaro (2-0 firmato nel primo tempo da Russo, lesto a riprendere una corta respinta del portiere Zaninelli, e Briaschi con una splendida rovesciata) permisero ai liguri di potersi accontentare anche del pareggio all’ultima giornata. Il Napoli, già certo della qualificazione in Coppa Uefa, non aveva più traguardi da raggiungere. Stessa situazione a Cesena ed Ascoli: da un lato gli ospiti con l’acqua alla gola (Milan e Bologna) dall’altro due compagini ormai tranquille (romagnoli e marchigiani). Sulla carta, a rischiare di più era il Cagliari, che ospitava la Fiorentina, con i gigliati impegnati nella volata scudetto contro la Juventus, risoltasi poi a favore dei bianconeri.

La rete di Musella

La rete di Mario Faccenda, un jolly di 21 anni arrivato dal Latina e che mister Simoni utilizzava in difesa e a centrocampo, garantì al giocatore, originario dell’Isola d’Ischia, un posto nella storia genoana. Intervistato parecchi anni dopo dal Guerin Sportivo, Luciano Castellini, detto il Giaguaro, uno dei protagonisti dello scudetto del Torino nel ’76, ha dato la sua versione sull’episodio molto controverso del maggio ’82 che qualcuno ha definito, parafrasando Carlo Emilio Gadda, “Quer pasticciaccio brutto”. Così parlò il portiere: “Tante malignità sono state dette in occasione di quel mio infortunio contro il Genoa. Fu solo un banalissimo errore. Le braccia stavano andando ad una velocità ridotta rispetto alla testa. Avevo già visto il pallone finire ai piedi del mio compagno, invece per poco non va in porta. Non c’è stata malafede”. La banalità dello svarione, insomma, secondo Luciano da Monza, il primo portiere in Italia a parare usando i guanti. Quel suo svarione contribuì a salvare una squadra in extremis e a condannarne un’altra. L’ex attaccante genoano Massimo Briaschi ricorda ancora “il grande entusiasmo quando arrivammo a Genova dopo la trasferta di Napoli. I tifosi ci accolsero con cori e bandiere come se avessimo vinto lo scudetto. Fa piacere che il gemellaggio resista ancora perchè fa solo bene al calcio. Contro il Napoli giocammo una gara con cuore e orgoglio e alla fine fummo premiati anche se il gol arrivò dopo l’errore di Castellini. Premetto che il ‘Giaguaro’ non si fece gol da solo come qualcuno pensa maliziosamente. Fu una sua ‘papera’ a causare il pareggio ma sul calcio d’angolo susseguente la difesa del Napoli non disse “prego accomodatevi”, ma ricordo che ci fu una deviazione di testa poi la palla arrivò al neo entrato Faccenda che insaccò da due passi. Credo che quella partita avremmo meritato di vincerla e il 2-2 fu un risultato che ci stava stretto”.

La rete di Criscimanni

La salvezza valorizzò la stagione genoana, passata per la gran parte a lottare nei bassifondi della classifica. Confermato dal presidente Renzo Fossati dopo la promozione dalla B, Gigi Simoni si trovò a guidare una rosa rinforzata dal nazionale belga Renè Vandereychen, autore di un buon campionato. Tra i pali stazionava l’affidabile Silvano Martina, in difesa, oltre a Claudio Onofri, perno difensivo reduce dall’ottimo campionato di B 80/81, trovarono ampio spazio Carmine Gentile, Vincenzo Romano e Claudio Testoni. A centrocampo si misero in evidenza Pasquale Iachini, Francesco Boito, Giuseppe Corti e Tiziano Manfrin. Poche le presenze dell’ex granata Claudio Sala. In attacco, Massimo Briaschi fu il miglior realizzatore rossoblù, supportato da Roberto Russo. Tra i pochi acuti della squadra di Simoni in quel campionato spiccò il successo casalingo contro la Juventus capolista, in una partita decisa dai gol di Romano e Iachini dopo il temporaneo vantaggio bianconero siglato da Cabrini.

Il Napoli, guidato da Rino Marchesi, dopo aver sfiorato lo scudetto nella stagione precedente, disputò un’annata a stretto contatto con l’alta classifica ma senza mai entrare nella lotta per il titolo. Marchesi guidò i suoi verso un piazzamento in Coppa Uefa grazie al quarto posto finale.

Tra i rinforzi spiccò Massimo Palanca, reduce da un paio di ottime stagioni con il Catanzaro. A brillare fu ancora una volta la classe e l’esperienza del trentaduenne olandese Ruud Krol, già protagonista nella stagione precedente. In difesa, oltre al portiere Castellini, giocatore di notevole esperienza, Marchesi puntò stabilmente su Giuseppe Bruscolotti e Moreno Ferrario. A centrocampo, l’agile Criscimanni non saltò una partita, soddisfacente anche il rendimento del rigorista Guidetti. In fase offensiva, Claudio Pellegrini fu il miglior realizzatore della squadra con 11 reti. Uno spazio non secondario se lo ritagliò anche il giovane Gaetano Musella in un reparto che vedeva inoltre la presenza dell’esperto Damiani. I primi segnali dell’annata partenopea non furono positivi, con la squadra eliminata già al primo turno di Coppa Uefa dal Radnicki Nis. Il rendimento di Palanca, al di sotto delle attese, fu tra le cause della complicata partenza stagionale, con tre punti conquistati dalla squadra di Marchesi nelle prime quattro partite. Poi, trovato il giusto assetto, il Napoli si piazzò stabilmente nei quartieri alti, centrando 25 risultati utili su 30 partite (10 vittorie e 15 sconfitte). Numeri che non convinsero il presidente Ferlaino a confermare Marchesi che per la stagione successiva si accordò con l’Inter.

Il 16 maggio ’82 nacque un gemellaggio inossidabile: quello tra le tifoserie del Ciuccio e del Grifone. All’aeroporto di Genova, 5 mila persone accolsero la squadra, in un clima di grande festa. “Ricordo tanti particolari di quella giornata, a cominciare dall’atmosfera molto particolare. – ha affermato Mario Faccenda, artefice di quella salvezza – Il pubblico del San Paolo fece il tifo per noi per quasi tutta la partita. Forse i tifosi non gradivano che il Milan potesse salvarsi e ancora di più il fatto che i rossoneri avessero ribaltato il risultato a Cesena dal 2-0 al 2-3 in loro favore. Ci avevano preso a simpatia e ci incoraggiarono. Non credo che i giocatori napoletani quel giorno si batterono alla morte contro di noi, non ne avevano motivo visto che non dovevano lottare per obiettivi particolari. Di sicuro si impegnavano altrimenti avremmo già avuto un risultato positivo prima di quel finale di partita così importante per il Genoa. Simoni al 79’ mi disse di alzarmi e riscaldarmi, ero reduce da un infortunio e mi fece un incoraggiamento particolare e scaramantico: Mario, entra e fai gol. E così è accaduto. Fu un colpo di fortuna: la palla s’infilò tra palo e portiere, Castellini aveva ben coperto lo spazio. Fu bellissimo vedere festeggiare anche i tifosi napoletani per il mio gol”.

Testo di Sergio Taccone, autore del libro “Racconti Rossoneri, storie di puro milanismo” (Urbone Publishing)