GIANCARLO ANTOGNONI – nov. 1979

Il Bell’Antonio parla delle sue prospettive in Nazionale e con la Fiorentina, prospettando un futuro tutto gigliato..

Una vita in viola?

L’INTERVISTA. Ora la stampa (quasi compatta) ti «scopre» come effettivo giocatore da Nazionale. Pensi che dopo la partita con la Svizzera la finiranno di prenderti come capro espiatorio?
«Le polemiche nei miei confronti non finiranno mai: ci sono state e ci saranno sempre. Personalmente non mi riguardano, anche se certi discorsi della stampa mi hanno dato abbastanza fastidio. Certo molte volte le critiche erano giuste, ma altre volte… beh, altre volte erano davvero prive di fondamento. Nei miei riguardi c’erano diverse prevenzioni, tutti, o quasi tutti, dicevano che Antognoni poteva andare bene a una Fiorentina e non alla Nazionale».

– Hai sempre detto che non ti è mai mancata l’autocritica. Ma, in verità, non ti sembra, certe volte, di aver voluto tentare una difesa «a tutti i costi», scagliando anatemi fin troppo severi?
«Vuoi sapere come la penso? Antognoni ha giocato più partite buone che scarse. Ecco la verità, semplice ed elementare. Per questo, come ti ho detto prima,, non ho mai sopportato certe polemiche gratuite sulla mia persona, Meno male che non ho mai perso la pazienza, cercando sempre di avere un sereno esame di coscienza. Io parto da un presupposto: certe partite le puoi giocare ad alti livelli, altre no. Sbagliare è umano, non è vero? Invece Antognoni doveva sempre essere perfetto».

– Con la Svizzera, invece, hai trovato quasi tutta la stampa a favore…
«E mi ha fatto piacere. Però quanto tempo è passato… Contro gli elvetici, su un campo allentato, ho dato il massimo, aprendo il gioco e retrocedendo in difesa. Sono uscito dal ” Friuli ” sereno… Ho molto apprezzato le parole di Bearzot e, naturalmente, quelle della critica sportiva».

– Sinceramente: Firenze ti sta un po’ stretta?
«In questi ultimi anni, Firenze è stata sempre tartassata da tanti fattori, ma è sempre riuscita ad avere delle formazioni in grado di competere a buoni livelli. Anche quella attuale è discreta. Purtroppo mancano ancora tre, quattro giocatori in grado di renderla da prime posizioni. Il mio rammarico è appunto questo: non giocare in un undici competitivo al massimo».

– Ma non ti piacerebbe lasciare Firenze per finire in una grande squadra, tipo Juventus o Torino, Milan o Inter?
«Mi ritengo ancora abbastanza giovane per poter cambiare squadra, Ma nello stesso tempo, a scanso di equivoci, ti dico che a Firenze mi trovo benissimo. Anzi, ti dirò di più: vorrei rimanere in viola per poter contribuire alla rinascita della Fiorentina. Nei miei sogni c’è una compagine gigliata da scudetto. Utopia? La mia è una sem-plice speranza…».

– Qual è stata la tua stagione migliore?
«Ho giocato diversi campionati a buon livello. Il migliore, visto sotto il profilo del mio rendimento, rimane quello del terzo posto con Mazzone. Un campionato davvero indimenticabile».

– E gli altri tornei cosa ti hanno lasciato dentro?
«Ogni campionato ti lascia dentro qualcosa, sia nel bene che nel male. Un buon torneo è stato anche quello del 1975, quando alla guida tecnica della squadra c’era il povero Rocco. Un torneo opaco, invece, è stato quello della passata stagione: ma avevo dei seri problemi fisici, per questo non ho reso secondo le mie possibilità».

– Pensi di essere già maturo sotto il profilo tecnico e tattico?
«Tecnicamente mi ritengo abbastanza completo, forse mi manca ancora un po’ di esperienza, anche se da molti anni gioco a ottimi livelli. Un qualcosa manca sempre a un giocatore: un vero atleta non finisce mai di imparare».

– Sotto l’aspetto umano, sei felice?
«Come uomo sono abbastanza contento. Dico abbastanza perché molta gente si diverte ancora a farmi del male, a darmi delle preoccupazioni che non merito. Per il resto va tutto bene; sono sposato da due anni con Rita e il nostro matri-monio è felice. Poi, sono sicuro di me stesso, non mi faccio più influenzare dalle critiche, dalle ipocrisie, dagli atteggiamenti provocatori».

– Forse sei l’unico giocatore al mondo ad avere più nemici che amici…
«So di avere molti nemici, ma mi consolo: molti nemici, molto onore. Già, i miei avversari… Sento di averli, alcuni li conosco, altri sono mimetizzati, hanno una faccia difficile da scoprire. Ma ormai sono grande, maturo: non li temo».

– Quali sono le tue ambizioni?
«Vorrei disputare un buon campionato d’Europa, dopo aver giocato un Mundial sotto tono. Naturalmente penso anche alla Fiorentina. Retrocessione? Ma non scherziamo: siamo squadra da metà classifica tranquilla tranquilla».

– Come vanno i tuoi rapporti con Carosi?
«Bene. Carosi è un allenatore molto preparato sotto il profilo tecnico-tattico. Come uomo, poi, cerca di capire il giocatore, aiutandolo a superare i momenti critici. Con lui non ho mal avuto problemi. E’ un uomo sereno, disposto a dialogare: un giocatore, davvero, non potrebbe pretendere di più».

– Come giudichi gli attaccanti della Fiorentina, quelli che dovrebbero concretizzare in rete i tuoi lanci?
«Molto bene. La Fiorentina in avanti dispone di giocatori molto abili, soprattutto sotto l’aspetto dell’opportunismo. Sella è un centravanti che garantisce un buon bottino di gol ogni anno; Pagliari è abile nel sedici metri, forte nello scatto breve; Desolati sta recuperando ottimamente dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per molto tempo; Ricciarelli non sta patendo il salto dalla serie D alla A ed è un elemento molto dotato sotto il profilo acrobatico».

– Il pubblico di Firenze contesta di meno…
«I tifosi viola sono molto attaccati alla loro squadra, per questo certe volte hanno contestato i singoli o la società. Ma resta sempre un pubblico corretto, passionale».

– E Antognoni è il simbolo della Fiorentina…
«Per questo mi starebbe bene finire la carriera a Firenze. Alla Fiorentina devo molto e io sono un ragazzo onesto, che non dimentica le ” cose buone “. Il pubblico di Firenze merita ancora le soddisfazioni del passato. Chissà che il prossimo anno…».