GIUGNO ’81: IL GRIFONE ROSSOBLU’ RITORNA IN A

Battendo Atalanta e Rimini nelle ultime due giornate di campionato, il Genoa, guidato da Gigi Simoni, respinse l’assalto della Lazio centrando la promozione in massima serie.

Fu una volata molto incerta fino alla fine quella che determinò, nel campionato cadetto 1980/81, la promozione del Genoa in serie A. Ai nastri di partenza di quel campionato di B si presentarono anche Milan e Lazio, declassate a tavolino per lo scandalo del calcioscommesse, impreziosendo notevolmente un torneo che vantava già la presenza delle due compagini genovesi. Gianni Brera parlò di una cadetteria “extralusso” e di grande interesse. Sulla panchina del Genoa era tornato Gigi Simoni, il tecnico che aveva lasciato i rossoblù al termine della stagione ‘77/78, con il grifone ligure retrocesso in B per differenza reti rispetto a Fiorentina, Bologna e Lazio, pur avendo in squadra due attaccanti del calibro di Roberto Pruzzo e Oscar Damiani. L’allenatore tornava a Genova, per volere soprattutto del presidente Renzo Fossati, reduce dalla promozione in massima serie alla guida del Brescia.

I movimenti di mercato registrarono l’arrivo del portiere Silvano Martina, tornato a difendere la porta genoana dopo una stagione a Varese, del difensore Bruno Caneo, oltre al mediano Giuseppe Corti e all’attaccante, ex laziale, Enrico Todesco. Nel mercato novembrino dalla Reggiana arrivò il difensore Claudio Testoni per puntellare il reparto arretrato. Ma il colpo di mercato più importante fu senza dubbio l’ingaggio di Claudio Sala, il trequartista del Torino scudettato nel 1976. Una campagna acquisti-cessioni efficace in cui emersero le capacità del direttore sportivo Giorgio Vitali che operò in stretto raccordo con Simoni. Lasciata subito la Coppa Italia, con l’eliminazione nella prima fase, in un girone vinto dalla Juventus, il Genoa cominciò l’avventura in campionato con un risicato pareggio sul campo del Lanerossi Vicenza.

Il punto di forza della squadra di Simoni, non inserita nei pronostici della vigilia tra le più accreditate per la promozione, fu la regolarità. La vittoria sul campo del Pisa (3-1) ed il poker inflitto in casa al Foggia furono due tra le prestazioni più belle dei rossoblù. Tuttavia, cinque sconfitte nelle diciannove partite del girone d’andata sembrarono non dare tanto spazio ai sogni promozione dei tifosi genoani. Al giro di boa, grazie ad una buona continuità di rendimento e ai dettami tattici dell’allenatore, grande conoscitore della cadetteria, il Genoa si mantenne stabilmente nei quartieri alti della classifica, ad appena due punti dal terzo posto.

Tra gli elementi di spicco dell’undici titolare si segnalarono il portiere Martina, il difensore Claudio Onofri (decisivi i due suoi gol nelle sfide casalinghe contro Pescara e Varese), capitano e colonna arretrata dell’undici rossoblù. Sala, il “poeta del gol” del Toro scudettato, non tradì le attese della vigilia. Alto fu anche il rendimento del giovanissimo Sebino Nela, prodotto del vivaio genoano e futuro titolare fisso nella Roma vicecampione d’Europa di Liedholm. Nela si mise in notevole evidenza insieme agli attaccanti Roberto Russo, ventunenne proveniente dal Varese, e Francesco Boito, ventenne ma con già due stagioni trascorse con la maglia del Genoa. Russo e Boito garantirono gol e dinamismo in fase di finalizzazione, risolvendo non poche partite complicate, come il match interno contro la Spal, risolto allo scadere da Boito, nella fase più delicata della stagione.

Una buona stagione fu anche quella del centrocampista Tiziano Manfrin, autore del primo gol rossoblu in campionato (a Vicenza) e della rete del pareggio, su rigore, nel derby d’andata contro la Sampdoria. Manfrin si rivelò un giocatore prezioso nell’economia del gioco genoano. Contro il Milan di Giacomini, la squadra di gran lunga più forte di quella stagione cadetta, arrivò uno 0-0 che rappresentò un’iniezione di fiducia ulteriore per l’undici di Simoni. Fu l’inizio vero e propria della cavalcata verso la serie A che registrò l’ultimo passaggio a vuoto, alla ventisettesima giornata, nel campo di Taranto (sconfitta 1-0 con gol in apertura di Cannata).

Uno dei momenti più significativi del campionato fu la trasferta di Roma contro la Lazio. All’Olimpico, tra due squadre in lotta per la promozione, vi fu una girandola di emozioni e colpi di scena. Padroni di casa in vantaggio al 20’ con Greco, pareggio e sorpasso del Genoa firmato Corti e Russo, tra la fine della prima frazione e il quarto d’ora della ripresa. La squadra capitolina riuscì a raddrizzare la partita con la doppietta di Greco ma il 2-2 fu la conferma della forza genoana che a sei turni dalla fine del campionato si candidava come una delle pretendenti più accreditate al ritorno in A. La conferma arrivò il 24 maggio ’81 con la vittoria di misura, al “Ferraris”, contro il Cesena di Osvaldo Bagnoli, altra candidata al salto di categoria. Il gol partita lo siglò Boito mentre la Lazio cedeva in casa alla Sampdoria.

La lotta promozione si decise negli ultimi 180’ di gioco. Due i posti a disposizione per la massima serie, tre le pretendenti: Genoa, Cesena e Lazio, appaiate al secondo posto con 44 punti. Lo sprint era lanciato. A Bergamo, i rossoblù centrarono una vittoria che, grazie al pareggio casalingo della Lazio contro il Lanerossi Vicenza, con rigore sbagliato dal laziale Chiodi allo scadere, assunse un valore doppio nella lotta per il salto di categoria. Contro gli atalantini, il Genoa sbloccò il risultato dopo appena nove minuti, grazie ad una botta da fuori area di Lorini che colse impreparato il portiere Memo. Sprecata l’opportunità del raddoppio, poco prima della mezzora arrivò la doccia fredda, con il pareggio dell’Atalanta grazie ad un rigore concesso per un dubbio fallo di mano di Onofri. Un gol che disorientò il Genoa, salvato da una parata di Martina due minuti dopo su conclusione di Bonomi. Una bella azione sull’asse Manuali-Todesco ridestò la truppa di Simoni: la botta a colpo sicuro di Boito si stampò sul palo. Emozioni a getto continuo. L’atalantino Mandorlini, in mischia su calcio d’angolo, costrinse il portiere rossoblu ad un’altra prodezza: palla sulla traversa prima del rinvio di Onofri.

Il gol partita del Genoa giunse in avvio di ripresa, in modo rocambolesco. Avanzata di Onofri, allungo verso Todesco bravo ad anticipare il portiere avversario in uscita. Decisivo si rivelò l’intervento del terzino bergamasco Filisetti, la cui deviazione rese imparabile la traiettoria del pallone per l’estremo difensore dell’Atalanta. Il Genoa garibaldino della prima frazione lasciò spazio ad una squadra sparagnina e tutta intenta a difendere il minimo vantaggio. Fino al brivido finale, proveniente da Roma, e all’esultanza per il penalty sbagliato dalla Lazio che mise i rossoblù nelle condizioni ideali per centrare la promozione.

Al triplice fischio dell’arbitro Barbaresco, i giocatori rossoblù corsero sotto la gradinata Sud dello stadio bergamasco dove erano assiepati circa 15 mila tifosi del grifone, incuranti del caldo afoso. Il destino, adesso, era nelle mani della squadra di Simoni che all’ultima giornata era chiamata ad affrontare in casa il non trascendentale Rimini, già in salvo e senza più nulla da chiedere alla stagione. Lunghe carovane di pullman e macchine fecero rientro a Genova dalla trasferta di Bergamo con le bandiere rossoblù al vento. “Ormai dovremmo avercela fatta” dichiarò mister Simoni negli spogliatoi. Proprio contro il Rimini, alla fine del campionato ’70-71, il Genoa aveva conquistato un’altra promozione, nella domenica conclusiva del torneo ed ancora una volta a Marassi. Allora il salto in avanti fu dalla C alla B.


Il 21 giugno ’81 fu la domenica del ritorno in serie A.
Nella vittoria contro i romagnoli decisiva si rivelò la regia di Claudio Sala e le reti, una per tempo, di Odorizzi e Boito. Fu il trionfo per Gigi Simoni che ricevette l’ideale abbraccio della gradinata Nord di Marassi, per tutto il campionato un vero e proprio giocatore in più per il Genoa. Il Rimini, ben deciso a difendere la sua correttezza sportiva, pur senza tanti stimoli, disputò una gara decisa e senza concessioni. Tra i più pericolosi si segnalò l’ex sampdoriano Saltutti che ce la mise tutta per rendere la vita difficile ai genoani. Claudio Sala coronò la sua ottima stagione con una prova maiuscola, salvando anche un gol a porta vuota.

Al 22’, l’incontenibile Odorizzi sbloccò il risultato con una botta rasoterra di sinistro che non diede scampo al portiere Petrovic. Il raddoppio al 62′: palla da Manueli (entrato allo scadere della prima frazione al posto dell’infortunato Onofri) a Russo, lancio sulla sinistra per Boito che, dopo aver bruciato tutti sullo scatto, insaccò imparabilmente il pallone della sicurezza.

Questi i giocatori genoani che scesero in campo nella domenica della promozione in A: Martina, Testoni, Nela, Corti, Onofri (Manueli), Odorizzi, Sala, Lorini, Russo, Manfrin, Boito. Simoni, nel finale, concesse la passerella al portiere di riserva Favaro. Con 13 reti, Roberto Russo (tra i suoi gol più pesanti di quella stagione ricordiamo quello segnato a Varese a sette minuti dalla fine, decisivo per la vittoria genoana) fu il miglior marcatore genoano della stagione, terzo nella classifica dei goleador di serie B, alle spalle del milanista Roberto Antonelli e di Massimo Silva del Pescara. Grande festa al termine della partita, con champagne a fiumi. Il presidente Fossati e mister Simoni parlarono subito di futuro e di un valido giocatore straniero da ingaggiare. Nel corridoio degli spogliatoi di Marassi si videro anche alcuni elementi di spicco del passato rossoblu, a partire dagli ex allenatori Aldo Campatelli e Arturo Silvestri.

L’allenatore del Rimini, Maurizio Bruno, che nel Genoa aveva trascorso quasi vent’anni, prima come giocatore e poi come tecnico delle squadre giovanili, fu tra i primi a complimentarsi con i neopromossi. Simoni venne confermato immediatamente. “Fosse stato per me non se ne sarebbe andato via tre anni fa. – affermò il presidente Renzo Fossati – Un allenatore come lui lo confermerei per dieci anni, come fanno i clubs inglesi”. Gigi Simoni fu infatti una delle carte vincenti di quel Genoa.

Notevoli furono anche i meriti del direttore sportivo Giorgio Vitali, artefice di un lavoro straordinario durante la fase di programmazione della stagione ‘80/81. L’ambiente tranquillo per l’intera stagione, in seno alla società e alla squadra, fu il miglior viatico per raggiungere la promozione. Simoni riportò in A la squadra che, con lui in panchina, era retrocessa nel ’78 dalla massima serie. Quella del giugno ’81 fu la terza promozione conquistata dal tecnico (due col Genoa ed una a Brescia) dopo averne raggiunte quattro nella sua carriera di giocatore (Mantova, Napoli, Brescia e Genoa).

TESTO DI SERGIO TACCONE, Autore di “Quando il Milan era un piccolo diavolo” (Limina), “Milan Story” (Edizioni della Sera) e “La Mitropa Cup del Milan” (Urbone Publishing).