Anonimo Vicentino

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Maggio 1978: sul tavolo del mercato calcistico si gioca la roulette delle buste per la comproprietà del fenomeno emergente Paolo Rossi. Farina crede di avere le carte giuste da giocare…

LA SOFFIATA

”Due miliardi e sei. Sulla busta devi scrivere: due miliardi e sei”. Dicono che l’Anonimo fece la soffiata la notte prima, telefonò dopo cena, chiese di Farina, gli bastarono due minuti per convincerlo. «Giussy, fidati, la Juve mette due miliardi e mezzo. Tu metti due e sei e Paolo è tuo». Giussy Farina non dormì, ci pensò, si fidò. E la mattina dopo sulla busta in ceralacca della Lega con mano ferma scrisse: 2 miliardi, 612 milioni e 510 mila lire, e scrisse 612milioni e 510mila come se i dettagli sviassero l’attenzione, come se fosse un modo per autoassolversi.

Solo dopo – quando aprirono la busta della Juve – Farina ebbe un sospetto, forse pensò «mi hanno fregato», forse no, forse invece fu solo contento di avercela fatta, quando tutti lo davano per sconfitto e lo scherzavano, lui, il «presidente contadino», che aveva osato sfidare la Juventus. Aprirono la busta della Juve, e ci fu una sola verità: 875 milioni, aveva scritto Boniperti. La Juve aveva giocato a perdere, il Vicenza era stato condannato a vincere. Era l’estate del 1978 quando il destino del più forte calciatore dell’epoca, il 22enne Paolo Rossi da Prato, venne deciso in busta chiusa. La busta conteneva un segreto e una bugia. L’Anonimo era il custode di entrambi…

TERREMOTO-BUSTE

Di lui dissero: è un amico di Farina. Di lui sparlarono: è un uomo-Juve mandato a «sabotare» Farina. Ma l’Anonimo sparì, e la leggenda continuò. Italia insorse. Il presidente della Lega Franco Carraro si dimise. Scandaloso, immorale. Parlavano di Farina. E della sua clamorosa offerta. Mai un calciatore fino ad allora era stato pagato tanto. Tre anni prima – estate del 1975 – il Napoli aveva acquistato Beppe Savoldi per due miliardi. Sembrava una soglia invalicabile, era l’inizio di una corsa senza più traguardi. Il Vicenza aveva pagato la metà di Paolo Rossi 2.612.510 lire. Traduzione simultanea: Paolo Rossi valeva 5.225.020 lire.

L’Avvocato Gianni Agnelli elogiò Boniperti: «Mi ero raccomandato di procedere a una valutazione tecnica e non di mercato», la verità stava un po’ più in là: seconda metà degli anni ’70, è tempo di cassaintegrazione, la Juve non può – moralmente – offrire la luna mentre la Fiat licenzia gli operai. Giussy Farina si difese così: «Mi vergogno, ma non potevo farne a meno: per vent’anni il Vicenza ha vissuto degli avanzi. E poi lo sport è come l’arte, e Paolo è la Gioconda del nostro calcio».

UN TESORO DI ROSSI

La Gioconda aveva un sorriso dolce ed enigmatico, era gracile, aveva tre menischi rotti, faceva gol essenziali, 24 al primo anno di A, gol di rapina, facili solo per chi di calcio non ne capisce, non tirava, pungeva, era l’uomo giusto al posto giusto, piaceva a tutti, solo un paio di settimane e al Mondiale ’78 sarebbe diventato «Pablito», perché la sua non fu mai solo una vita, ma un romanzo che lo vedrà nascere, morire e risorgere una volta di più. Era cresciuto nelle giovanili della Juve, ma quelli non avevano creduto in lui. L’avevano parcheggiato in provincia, in comproprietà. Prima al Como, poi – nel 1976 – in B al Lanerossi Vicenza di Giussy Farina, che aveva pagato 95 milioni per la metà. Quella squadra, la prima con la sponsorizzazione camuffata, verrà ricordata come il Real Vicenza: subito la promozione in A, poi lo storico 2° posto alle spalle della Juve. Di quel Vicenza Paolo Rossi è la stella. La Juve ci ripensa, lo rivuole. Farina e Boniperti non si accordano sulla comproprietà….

LA BUSTA CHE SCOTTA

Si andrà alle buste. Farina la mette giù pesante: «Noi combatteremo con i moschetti, loro con i bazooka». Da una parte, la Juve. La Vecchia Signora, la Grande Città, Torino, gli Agnelli, la Fiat, il Potere. Dall’altra, il Vicenza. La Provincia, la Periferia dell’Impero, il Nuovo che avanza. Quanto vale Paolo Rossi? Giussy Farina non ha certezze. Una settimana prima di andare alle buste il presidente entra nello spogliatoio del Vicenza, i giocatori stanno seduti sulle panche, Farina distribuisce fogli e penne, poi chiede: e voi al posto mio che cifra mettereste sulla busta? Si va allo scrutinio, la media è di un miliardo. Gibì Fabbri azzarda: presidente, scriva uno e quattro. La settimana dopo, 19 maggio 1978, si aprono le buste: Paolo Rossi resta al Lanerossi Vicenza per 2 miliardi, 612 milioni e 510 mila lire.

EPILOGO

E come quando tutto sembra troppo bello per essere vero, arriva l’epilogo amaro. Il Vicenza riparte per la stagione 1978/79 stanco e indebolito dalla partenza di perdine importanti (uno su tutti: Filippi).Esce subito dalla Coppa Uefa per mano del Dukla Praga, con Pablito gambizzato da un difensore ceko di nome Macela. E’ solo l’antipasto per un campionato giocato sempre sull’altalena. Falsa partenza, ripresa e incredibile filotto di sconfitte nel finale che condanna Farina e Rossi alla Serie B. Così fu….

Giussy comprerà di nuovo il suo pupillo nel 1985, e lo porterà al Milan: Paolo ha 29 anni e molte vite alle spalle, due anni persi per squalifica dopo il calcioscommesse, il Mundial spagnolo da eroe, dopo la pizza e il mandolino cè lui, Paolorossi, tutto attaccato, un marchio più che un nome, dal Congo al Circolo Polare Artico Paolorossi uguale Italia. Col Milan firma un biennale da 700 milioni l’anno, gli danno il 10 che fu di Rivera, parte bene, finisce male, il ginocchio non regge, dopo un anno va a Verona, poi chiude, a 31 anni ancora da compiere.

Nel febbraio del 1986 Giussy Farina viene raggiunto da un mandato di cattura per falso in bilancio, lascia il Milan con 13 miliardi di debiti, lascia l’Italia, emigra, va in Africa, poi in Spagna, dove vive oggi, baffo più grigio, stesso lampo nello sguardo, magari ripendando all’Anonimo…