Quando Rocco fece piangere Herrera

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I due tecnici che fecero la storia di Inter e Milan negli anni ’60 si affrontarono la prima volta nell’ottobre 1961. I proclami del Mago Herrera vennero spazzati via dal pragmatismo di Paron Rocco

Che derby, quel derby. Storia di più di quarant’anni fa: 1 ottobre 1961. La prima volta di Helenio Herrera contro Nereo Rocco. Il mago, considerato il più bravo allenatore del mondo, era arrivato a Milano nell’ estate ’60, strappato da Angelo Moratti nientemeno che al Barcellona. E in tre giorni aveva rivoluzionato tutto: mentalità, metodi di allenamento, modo di comunicare con i giocatori. Sui muri dello spogliatoio nerazzurro erano comparsi i mitici e meravigliosi cartelli: «Chi non dà tutto, non dà niente», oppure «Nella vita si deve avere l’ambizione di raggiungere il traguardo più alto possibile: il tuo traguardo è il titolo».Herrera aveva vinto il suo primo derby in Italia con un gol di Picchi (l’unico in nerazzurro, 1-0, 20 novembre ’60), perso il secondo (1-2, 26 marzo ’61) e sfiorato lo scudetto, dopo un girone di ritorno tormentato e il giallo della gara con la Juve.

Nereo Rocco era stato catturato dal presidente Andrea Rizzoli e dal suo vice, Mimmo Carraro, dodici mesi dopo, estate ’61, preso dal Padova. Il 13 novembre ’60, Rocco aveva firmato la prima sconfitta di Herrera nel campionato italiano, Padova-Inter 2-1. Sembrava un derby segnato. Ha raccontato Gianni Rivera, che aveva appena compiuto 18 anni (18 agosto), sceso in campo con l’11, sistemato all’ ala sinistra: «I tifosi dell’ Inter scommettevano sullo scarto di gol che ci avrebbero inflitto. A noi mancavano contemporaneamente Salvadore e Altafini, cioé lo stopper e il centravanti titolari. E venivamo dalla sconfita di otto giorni prima a Marassi contro la Sampdoria».

A non aver paura dell’Inter era soprattutto Rocco, che sistemò marcature ferree (David su Corso; Radice su Suarez; Zagatti su Mereghetti, Trapattoni su Hitchens, Pelagalli su Bettini): «Il Milan non parte battuto; spero che durante la partita succeda qualcosa».

Successe di tutto. L’Inter, che non era ancora l’Inter di Facchetti e di Mazzola, si fece infilare già dopo 18 minuti, da Pivatelli, il vice-Altafini; Greaves, dopo otto minuti di ripresa, segnò il secondo gol rossonero. Il modo migliore per rispondere alla multa che in settimana gli aveva dato la società, poco soddisfatta del rendimento dell’ inglese, che sarebbe tornato a casa a novembre (10 presenze, 9 gol), in coincidenza con l’arrivo di Sani, che cambiò la faccia al Milan. Inter all’assalto, Inter in gol con Luisito Suarez, che era appena arrivato da Barcellona, fortissimamente voluto da Herrera. Gli ultimi venti minuti divennero un vero assedio, con l’Inter che non ci stava a perdere: «Invece – ricorda Suarez – scappò via Conti, che era un’ala veloce e pericolosa, e segnò il terzo gol, a tre minuti dalla fine». Il mago se la prese moltissimo con i suoi giocatori: «Come si fa a regalare un tempo al Milan? Squadra fiacca, troppa fidussia dei miei. Con Hitchens si poteva anche pareggiare, no vincere e no vincere contra Milan es male. Il Milan ha avuto ragione. Il torto è nostro».

Rocco si limitò a spiegare che «le chiacchiere contano poco, abbiamo vinto giocando benissimo. E’ sul campo e non sui giornali che si vede chi è più forte». L’Inter si prese la rivincita al ritorno (2-0, 4 febbraio ’62), ma il campionato andò al Milan, nel segno dell’egemonia rossonerazzurra che sarebbe proseguita anche l’anno dopo (campionato all’Inter, Coppa dei campioni al Milan).

Racconta Suarez: «Venivo da Barcellona, lì la partita dell’ anno era quella con il Real Madrid. Ma l’atmosfera di quei derby di Milano era meravigliosa, unica e forse irripetibile e per capirlo impiegai trenta secondi: il tempo di entrare in campo; la partita era più sentita di quella con la Juve. La pressione era enorme, ma c’era meno tensione tra la gente. Vincere un derby valeva tantissimo, molto più di adesso, anche perché gli stranieri erano pochi e la rivalità fra le due squadre molto accesa. Invece fra noi giocatori, c’erano stima e rispetto, i rapporti, a parte la settimana che precedeva i due derby, erano cordiali. Rivera era l’uomo che temevamo di più, quando era in giornata, trovare la contromisura giusta diventava quasi impossibile». Anche per un Mago…

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HELENIO HERRERA: Ha allenato l’Inter dall’1 agosto ’60 al 18 maggio ’68 e poi dall’ agosto ’73 al gennaio ’74. Con la Grande Inter ha vinto tre scudetti (’63, ’65 e ’66), due Coppe dei Campioni (’64 e ’65), due Coppe Intercontinentali (’64 e ’65).

NEREO ROCCO: Ha allenato il Milan dall’8 giugno ’61 al 30 giugno ’63, prima di passare al Torino. Dopo quattro stagioni sulla panchina granata il ritorno al Milan nel luglio ’67 fino al febbraio ’74, quando si dimette. Torna al Milan come consigliere tecnico nel ’75, dopo l’esonero di Marchioro e ci resta fino al giugno ’77. Con il Milan ha vinto due scudetti (’62 e ’68), due Coppe dei campioni (’63 e ’69), una Coppa Intercontinentale (’69), due Coppe delle Coppe (’68 e ’73) e quattro Coppe Italia (’67, ’72, ’73 e ’77).