LUCA PELLEGRINI: FRONTE DEL PORTO

«A volte incontro tifosi che mi dicono: “Luca, tu non sei un capitano. Tu sei il capitano”. Ma questo non scrivetelo, non voglio passare per presuntuoso»


La chiave di tutto è nella conversazione con un genoano. Per raccontare Luca Pellegrini, pietra miliare della Samp di Paolo Mantovani, si comincia da Ravenna. Campionato di B 1993-94, allenatore Claudio Onofri, ex libero del Genoa anni 70-80. Il difensore più esperto era proprio Luca Pellegrini, ex libero della Samp scudetto (1991). Liberi liberi in provincia. Prospettiva defilata, buona per discorsi pacati e veritieri. “Un giorno – racconta Pellegrini – Onofri mi illuminò: “Ricordati che i calciatori vedono un bel mondo. Gioca più che puoi perchè fuori dal campo la vita è una giungla“. Parole sante. Da giocatore perdi il senso della misura. Io non mi sono mai atteggiato a divo, ero riservato. Non mi piaceva fare passarella per le vie di centro. Risultato? Questa timidezza di fondo veniva scambiata per superbia, tanti pensavano che me la tirassi“.

pellegrini-chilihavisti-wp1Di buona famiglia, educatissimo, Luca Pellegrini, ha smesso di giocare nel ’95, al Torino, all’età di 32 anni. “Stavo bene, ero integro, malgrado si dicesse che fossi rotto. Malelingue. Ma ero saturo, sazio. Se avessi superato quel momento di sconforto, avrei continuato“.
Nostalgia canaglia: “A volte pagherei per giocare una partita di A. Cosa darei per una scivolata sull’erba di Marassi“.

Nostalgia da combattere: “Non è detto che resti fuori dal calcio per sempre. Mi piacerebbe ricoprire il ruolo di viceallenatore. All’inglese, nell’ombra, come punto di riferimento per i più giovani o i più deboli. Se un campionissimo se la prendeva a torto con un ragazzino, io mi schieravo e tutelavo quest’ultimo“.
Con le esperienze di lavoro maturate, per Pellegrini sarebbe più facile rientrare dietro una scrivania.Perchè non frequentare un supercorso per manager sportivo? “E’ un’idea“.

Sampierdarena, via Cantore, periferia Ovest di Genova. A Sampierdarena ci sono le radici popolari della Samp, quelle altolocate bisogna cercarle in centro, tra i discendenti dei Doria. Samp-Doria, tutto è scritto nei nomi. A Sampierdarena lavora Luca Pellegrini. E’ uno dei 5 soci della Luigi Arduini International, ditta che opera nell’ ambito portuale.
Offriamo servizi a chi deve spostare merci. Mettiamo a disposizione macchinari e mezzi per la movimentazione, ci occupiamo di compravendita o noleggio container. Non abbiamo dipendenti perchè in Italia è difficile garantire lavoro a tempo indeterminato. Spiace dirlo, con le leggi che ci sono fare assunzioni equivale a infilarsi in un tunnel“.

Il calcio resta sullo sfondo.
Gioco a calcetto perchè a Genova ci sono pochi campi in erba. Ecco, l’odore dell’erba è la cosa che mi manca di più. L’anno scorso ho accettato l’invito per una partita tra vecchie glorie al Ferraris per risentire il fruscio del pallone su un prato“.
Poesia di un’età che non ritorna: “Ho smesso in A, nel Torino, al termine di un ottimo campionato, ma deluso per certe incomprensioni con un saccente allenatore“.

Pellegrini non fa nomi, ma basta aprire un almanacco per scoprire che quel tecnico era Nedo Sonetti. Inevitabile. Torino come capolinea, Sampdoria come punto di partenza. Pellegrini è stato il primo grande acquisto dell’ era di Paolo Mantovani. “Estate 1980, avevo 17 anni, venivo dal Varese di Fascetti. Bistazzoni e io eravamo i primi colpi importanti di Paolo Mantovani. Un presidente signore. Firmavo i contratti in bianco e non avevo di che pentirmene. Un giorno dell’84 commisi un errore: mandai un procuratore nel suo ufficio. Non ero portato per le trattative e pensai che un agente potesse risolvere le mie titubanze. Mantovani congedò in un secondo il mio manager: “Lei è il rappresentante di Luca? Bene, si rivolga al mio avvocato“.
Chiamai subito in sede: “Presidente, mi scusi: cancelli il giorno di oggi dalle sue agende. Faccia finta che non sia successo niente”. Mi sdebitai più avanti, quando mi accorsi che in alcuni stipendi mi era stato versato più del dovuto. Lui disse che ero un signore e non volle indietro una lira“.

Sampdoria mamma e matrigna. Pellegrini aveva personalità. Mancini e Vialli erano i leader. Mancini, soprattutto. Mancini era una specie di figlio adottivo di Paolo Mantovani. Ma Pellegrini aveva carisma e titoli per parlare alla pari con chiunque. “Un giorno Mantovani mi disse: “Luca, tu hai questo carattere: perdoni, ma non dimentichi“.
Pellegrini venne ceduto al Verona nell’estate 1991, a scudetto caldo: “Mi venne fatta terra bruciata attorno, si mormorava che fossi rotto. Ma avevo una banale radicolite, un’infiammazione di un nervo della schiena. Avevo sofferto molto perchè lo staff medico della Samp non era riuscito a capire da cosa dipendessero i miei continui guai muscolari. Una mattina Mantovani venne a Bogliasco: “Luca, voglio che ti veda il mio medico personale, il professor Segre”. E fu Segre a scoprire che la causa di tutto era la radicolite. L’omeopatia, un chiropratico e un ortodonzista mi rimisero in piedi“.

Ormai era tardi: “Avevo firmato un rinnovo triennale, al solito in bianco, ma questo contratto non venne depositato in Lega. E così mi ritrovai al Verona del mio maestro Fascetti“.
Curiosità: “Negli anni successivi la Samp cercò di riprendermi a più riprese. Una sera mi telefonò Eriksson: “Luca, ti rivoglio a Genova”. Più avanti un’altra chiamata di Sven: “Luca, scusami, il problema non è tecnico. Ho parlato di te e ho avvertito delle resistenze“.

Resta una consolazione: “A volte incontro tifosi che mi dicono: “Luca, tu non sei un capitano. Tu sei il capitano”. Ma questo non scrivetelo, non voglio passare per presuntuoso“.
Pellegrini, perdoni la disobbedienza: è giusto far sapere che non tutti i sampdoriani vivono nel culto di un solo capitano (col numero 10 e con la vocazione ai colpi di tacco).

Testo di Sebastiano Vernazza

LA SCHEDA

Luca Pellegrini (Varese, 24 marzo 1963)
A Genova viene ancora oggi considerato ” Il Capitano”. Cresciuto nel Varese, ha giocato nella grande Sampdoria di Paolo Mantovani dal 1981 fino alla stagione 1990-1991 anno in cui con Mancini, Vialli e Cerezo fece vincere lo scudetto ai blucerchiati. Ha vinto anche una Coppa delle Coppe e tre Coppe Italia.
Al termine della stagione 91-91 venne “sacrificato” per esigenze di bilancio e ceduto all’Hellas Verona.
Ha concluso la carriera in Serie A con il Torino nella stagione 1994-1995, dopo aver vestito la maglia del Ravenna nella stagione 1993-1994 in Serie B.