MASSIMO MAURO – febbraio 1984

L’anno scorso non riuscì a esprimersi al meglio a causa di un infortunio e di qualche difficoltà di ambientamento. Quest’anno, invece, i tifosi dell’Udinese hanno scoperto l’altra faccia della medaglia

Minimo e Massimo

UDINE. Quando è partito da Catanzaro per raggiungere la lontana Udine, Massimo Mauro non aveva la valigia di cartone e non era alla ricerca disperata di un lavoro per mantenere la famiglia. Eppure negli occhi di quel ragazzo di vent’anni potevi leggere la storia di tanti giovani che lasciano la terra natia per fare fortuna altrove. All’arrivo Udine gli apparve molto diversa da Catanzaro: fredda, distaccata nei suoi confronti. Non c’erano più gli amici, gli ex compagni di scuola, le passeggiate in centro con i tifosi che gli chiedevano come sarebbe andata la domenica dopo. Non era facile ambientarsi in un mondo così nuovo, così diverso da quello sempre conosciuto.
A dargli una mano accorsero la madre Rosaria e il fratello, uno dei fratelli, Antonio. Si ricreò il nucleo familiare, la solitudine poco alla volta sparì. E, dopo i primi approcci un po’ problematici, anche con i nuovi compagni di squadra e con l’allenatore non ci furono problemi.
Adesso Massimo Mauro è perfettamente a suo agio, tutto è come era a Catanzaro. Anzi, meglio.
«Qui – dice Massimo – calcisticamente parlando ho avuto modo di toccare con mano una realtà molto diversa rispetto a quella che conoscevo. Sono entrato nel grande calcio e dal punto di vista professionale non posso chiedere di più».

L’INTERVISTA. Dopo i primi momenti difficili, adesso va tutto bene?
«Certo, non potrebbe andar meglio».

– L’anno scorso era difficile riconoscere il vero Mauro vedendoti in campo…
«Ho avuto qualche difficoltà di ambientamento, credevo fosse tutto più facile e invece staccarmi dall’ambiente in cui ero nato, vissuto e cresciuto mi creò dei problemi».

– Si parlò anche di un tuo screzio con l’allenatore…
«In quelle voci non c’era niente di vero. Prima le difficoltà di cui ti ho parlato, poi un infortunio che mi costrinse a un periodo di inattività, quindi il recupero. Insomma, Ferrari non mi odiava, mi lasciava fuori squadra perché non ero in forma e nell’Udinese gioca solo chi va a mille».

– Sui giornali, però…
«Guarda, in qualche caso sui giornali le notizie escono ingigantite. Prendi ad esempio quello che è successo a me due settimane fa. Al mercoledì prendo una botta al ginocchio, mi faccio visitare e il medico dice che potrei avere una lesione al menisco. Lui dice “potrei”, sui giornali invece chissà come esce che “ho” il menisco a pezzi. Così, dopo un paio di giorni di riposo, quando mi ripresento salta fuori la notizia che ho detto al medico “il ginocchio è mio” e altre balle del genere. Ma ti sembra?».

– Nei giorni scorsi si è parlato di chiusura delle frontiere: tu cosa ne pensi?
«Che sarebbe un grave errore impedire alle squadre italiane di tesserare i campioni stranieri, perché da gente come Zico, Platini, Falcao, Bertoni, Edinho e compagnia bella c’è solo da imparare. E poi anche il pubblico ha dimostrato di gradire questo tipo di spettacolo, leggo che in Serie A si stanno battendo tutti i record di presenze e di incassi, senza contare che la gente gioca più volentieri anche al Totocalcio».

– Ma gli stranieri non danneggiano i vivai?
«Assolutamente no. Per noi giovani, anzi, è importantissimo poter vedere all’opera questi fuoriclasse, allenarci con loro, vivere con loro. Semmai bisognerebbe impedire l’arrivo di eventuali “bufale”, ma francamente da quando sono state riaperte le frontiere sono sbarcati in Italia solo (o quasi) giocatori di classe».

– A proposito di stranieri: la popolarità di Zico non vi disturba?
«Zico è eccezionale in campo e fuori, è un amico e un esempio per tutti. Che poi i giornali parlino soprattutto di lui è quasi fatale: siamo di fronte al più forte giocatore del mondo, non a uno qualsiasi».

– Grande campione, grande stipendio…
«Ed è giusto così. Se i campioni guadagnano molto non c’è niente da obiettare, ci sarebbe da ridire se guadagnasse molto un giocatore qualunque solo per il fatto che viene da fuori».

– Il bianconero, nel calcio, molto spesso porta all’azzurro: per te finora c’è stata solo l’Under 21…
«Devo ancora compiere 22 anni, sono giovane e per entrare nel giro della Nazionale bisogna dimostrare appieno le proprie doti. Insomma, sono ancora in tempo».

– Intanto Bearzot convoca Battistini, Sabato e altra gente «nuova» scordandosi di te…
«II nostro commissario tecnico non si scorda di nessuno, ha una… buona memoria e soprattutto sa scegliere bene i suoi uomini. Oppure ci siamo già scordati cos’è riuscito a fare in Spagna?».

– Dall’alto della Nazionale al basso del Catanzaro…
«Situazione davvero difficile, direi impossibile se non avessi ancora tanto a cuore le sorti della mia ex società».

– A tuo avviso cos’è successo?
«La retrocessione in Serie B ha tagliato le gambe a tutti, il Catanzaro sì sentiva ancora degno della Serie A. Così ha preso sottogamba l’impegno e si è trovato all’improvviso con l’acqua alla gola».

– Due anni fa, prima di trasferirti a Udine, hai ottenuto un ulteriore riconoscimento al merito, il diploma di ragioniere…
«È stata dura, ho anche perso un anno inseguendo questo traguardo, ma se ce l’ho fatta è stato anche e soprattutto merito dei miei insegnanti che mi hanno sempre incoraggiato e sono passati sopra alle tante assenze».

– Hai ancora l’hobby della musica?
«Il primo amore non si scorda mai, così la musica occupa sempre una parte dei miei interessi. Però purtroppo aumentano gli impegni, cala di conseguenza il tempo libero e non mi capita spesso di poter sedere al pianoforte».

– Il prezzo del successo…
«Se uno vuole migliorare deve sacrificarsi, trascurare qualcosa per raggiungere l’obiettivo».

– L’Udinese vola, ma domenica prossima c’è la trasferta a Verona.
«Sarà dura, il Verona va fortissimo, quando trova la giornata giusta non c’è scampo per nessuno. Noi però abbiamo il morale alle stelle e allora è tutta da vedere».

– Scudetto alla Juventus?
«Da come si sono messe le cose direi di sì, quando madama accumula qualche punto di vantaggio è molto difficile andare a riprenderla. Certo la concorrenza è agguerrita e al minimo passo falso sono tante le squadre pronte a saltarle addosso».

– Compresa l’Udinese?
«Perché, non si è ancora capito?»