MAURO BELLUGI – agosto 1977

Bellugi fa proclami di rivincita e dichiara a tutta voce che il miglior acquisto del Bologna 78 sarà proprio lui…

Il leone di Wembley ruggisce ancora

ABBADIA S. SALVATORE – Tom Assi, arcigno preparatore atletico del Bologna, ha scommesso cinquecentomila contro cinque milioni col Presidente Conti che Mauro Bellugi tornerà «VIP» nel Bologna ed in Nazionale. Mauro ha preso nota e sta decifrando il ginocchio dei giorni amari. Per era qualche doloretto, ma la reazione alla fatica è positiva. Il ginocchio dei suoi guai tiene. A ventisette anni Bellugi vive calcio come ripartisse da zero.
«Certi traumi psicologici – confessa – li ho superati all’Olimpico, ultima partita di campionato, contro la Roma. Cercai il contrasto duro, dicendomi che andava o spaccava. Andò. Quindi sono facilitato, nella ripresa. Ho fiducia, insomma».
– Carattere da duro, il tuo…
«Già. Come appaio sul campo, così mi ritengo nella vita. Un testardo, mi va il combattimento. Prima di arrendermi cerco di lottare con tutte le forze. Ottimismo ad oltranza? Può anche essere. Ma nel mio ginocchio credo ciecamente. Vedrai che il miglior acquisto del nuovo Bologna sarà proprio Mauro Bellugi».
– Non hai mai avuto giorni senza speranza?
«Mai. II sospetto che per me il calcio fosse finito neppure mi ha sfiorato. L’unico torto ohe ho avuto è stato quello di non aver fatto ricorso ai ferri chirurgici molto prima. Ma sai com’è: il Bologna aveva bisogno, la Nazionale anche…».
Già, la Nazionale. Mauro Bellugi si gioca una stagione in proiezione argentina. Il posto di stopper è suo. La Nazionale ha ancora bisogno di un Bellugi formato Wembley, un ricordo felice, indimenticabile.
«La più grande gioia delle vacanze me l’ha data Bearzot, telefonandomi. Ha chiesto delle mie condizioni, mi ha chiaramente detto che la Nazionale ha ancora bisogno di me, che il posto in azzurro è ancora mio. Se dimostrerò di essere perfettamente tranquillo, Baires mi aspetta. Chiaro che tale motivo mi darà la carica anche per il campionato».
Cos’ha di diverso, questo Bellugi, rispetto al personaggio scapestrato dei tempi interisti?
«Voglio toglierti d’impaccio. Qualcosa è cambiato, sinceramente. Un pizzico di responsabilità in più. Ma solo nei confronti di me stesso. Certe accuse di natura milanese neppure oggi mi toccano. Mi avevano fatto passare per “capellone” pittoresco, soldi in tasca, poca voglia di fare. Tutto sbagliato. La partenza dall’Inter mi suona ancor oggi amara in questo senso».
– Possiamo proprio dire che Fraizzoli ti …sbolognò!
«Esattamente. Uno scarponcello qualsiasi. Mi preferirono Gasparini, cedendomi per un tozzo di pane, visto le astronomiche quotazioni che c’erano in giro già due anni fa. Fu una cosa vergognosa. Giocavo in Nazionale e nell’Inter facevo la riserva…».
– Avevi il torto di una moglie ricca.
«Questa non l’ho mai capita! Mia moglie l’ho scelta perché le voglio bene, punto e basta. Non certo perché avessi bisogno di soldi. Mi avevano quasi condizionato una scelta: o la moglie o l’Inter. Sembra paradossale ma era proprio così. Forse a Milano dimenticavano che moglie e famiglia durano tutta la vita ed il calcio, invece, finisce in fretta».
– Bologna è stata effettivamente lina rivìncita?
«Sì. Non c’è stato odor di scudetto, ma Mauro Bellugi è rimasto qualcuno. In Nazionale ho giocato anche da bolognese, se non sbaglio».
– Però il tuo sogno era la Juventus…
«Per la Signora ho fatto sempre il tifo, da ragazzino. L’anno scorso sembrava che il trasferimento fosse cosa fatta. L’avrei gradito, come si fa a rifiutare la Juve?».
– Virdis lo ha fatto…
«A parole. Adesso è bianconero. Affari suoi, non voglio entrare nel merito. Ma resta la morale che ho detto prima: è difficile dire no ad Agnelli e Boniperti».

– Juventus a parte ti ritieni un fortunato, nel calcio?
«Abbastanza. A ventisette anni posso dire di aver avuto molto, se non tutto. Un esordio veloce dopo appena un paio d’anni di trafila nelle minori neroazzurre, la Nazionale, una finale di Coppa Campioni, lo scudetto…».
– Tanti ricordi esaltanti, quindi!
«Moltissimi. Di tristi posso ricordare solo la sfortunata stagione passata. Per contro vuoi mettere la soddisfazione di Wembley, la sera dell’1-0 firmato da Capello? E lo scudetto? E l’esordio in maglia azzurra?».
Gira e rigira l’argomento Nazionale vien sempre fuori. Bellugi ci tiene da matti. Darebbe un paio d’anni di carriera pur di far parte della spedizione argentina. Già, ma c’è di mezzo l’Inghilterra, ancora lei.
«Dicono e scrivono tutti che la qualificazione è certa. Affermo invece che sarà dura, durissima, anche se dentro sento una speranza abbastanza concreta. Gli inglesi sono in crisi? Può essere. Ma in casa loro quelli sono belve scatenate, si trasformano. Contro l’Italia giocheranno un autentico derby. Vedrai che saranno scintille! Io a Wembley ho vinto, ma quella fu una serata eccezionale. Giravamo tutti a mille. Una difesa-super, ognuno al suo posto, tutti per uno uno per tutti. Se ripeteremo quella grandissima prestazione allora sì che l’Argentina sarà nostra!».
– A Baires come finirà? Europa o Sudamerica?
«L’Argentina avrà il gran vantaggio di essere in casa. Quindi andrà lontano. Poi il Brasile, come sempre. Contro questo tandem proporrei l’altro tandem Olanda-Germania. L’Olanda resta la mia favorita».

Sarà perché ha un fisico tipo Rijsbergen, il fatto è che Bellugi ha ammirazione sconfinata per il calcio tulipano.
«Hai visto come giocano? Sanno fare tutto. II terzino che diventa ala, la punta che va a marcare il centro-avanti avversario, il portiere che fa il libero… Mostri, ti dico, quelli sono mostri. A Baires diranno la loro, non si faranno fregare come a Monaco. Si parla tanto di “collettivo”, ma quello vero ed autenticamente genuino lo sanno fare solo loro, i tulipani».
– Dovessero riaprirsi le frontiere e tu fossi un Presidente, allora, pescheresti lì?
«Senza tentennamenti. I giocatori veri sono gli olandesi. Hanno forza fisica e classe naturale. Sono completi. Frutto di una scuola assimilata alla perfezione».
– Gli stranieri. Li vorresti, nel nostro campionato?
«Come no? Magari pochi, ma veramente quelli bravi. Penso che ne trarrebbero giovamento anche i vivai giovanili. L’esempio conta, nel calcio».
– Adesso il nostro livello è scadente, non ti pare?
«Livellamento in basso, senz’altro. Altrimenti mi spieghi come farebbero a primeggiare ancora i Clerici, gli Albertosi, i Rivera?».
– E’ stato un mercato da serie B, non ti pare?
«Speriamo che i baldi ragazzotti cadetti vengano a dire qualcosa di nuovo».
– Se il test del ginocchio avrà esito positivo fin quando rimarrai sulla breccia?
«Il giorno che sentirò di non poter più dare il meglio pianterò baracca. Non mi ritengo capace di scendere a compromessi. Per me non ci sarà mai un declassamento in B od in C. Quando non sarò più io, chiuderò».
– Nel tuo futuro c’è ancora calcio da allenatore?
«Non lo so. Devo pensarci. Se farò l’allenatore vorrò partire subito alla grande. O vado in panchina a dire qualcosa oppure mi ritiro a vita privata».
– Qual è stato il tuo allenatore prediletto?
«Due, su tutti: Heriberto Herrera e Pesaola. Quest’anno sperimenterò Cervellati, che mi sembra grosso»