1980: il Diavolo in Purgatorio

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Dopo la condanna per il Totonero, il Milan disputò nel 1980/81 il suo primo campionato di B, concluso con l’immediato ritorno nella massima serie. Sergio Taccone ci racconta l’inedito anno in purgatorio del Diavolo…


Stagione 1980/81: il Milan disputava il suo primo campionato di serie B. A sancire la condanna dei rossoneri, per illecito sportivo, era stata la Corte d’appello federale. Lo scandalo del Totonero declassava, pertanto, Lazio e Milan, costrette a ripartire dalla serie cadetta. “Meglio in B che ladri”, recitava un adesivo distribuito dal tifo organizzato milanista. Alla presidenza del club di via Turati c’era un deputato brianzolo della Democrazia Cristiana, Gaetano Morazzoni, anche se lo squalificato Felice Colombo rimaneva l’azionista di riferimento.

L’intelaiatura della squadra era molto simile alla stagione precedente. Le novità riguardarono il portiere Ottorino Piotti (chiamato a raccogliere l’eredità di Albertosi), il difensore Tassotti (arrivato dalla Lazio) e Stefano Cuoghi, ex Modena, centrocampista dalle attitudini offensive che disputò una buona stagione. Giacomini scaricò Bigon, ceduto alla Lazio, andando in aperto contrasto con il vicepresidente Rivera. Dalla primavera, seguiti dagli occhi esperti di Italo Galbiati, approdarono in prima squadra Sergio Battistini, Andrea Icardi ed Alberigo Evani.

Della rosa che appena un anno prima aveva conquistato lo scudetto della stella (maggio ’79) rimasero Aldo Maldera (promosso capitano e soprannominato da Brera “il visconte dimezzato”), Franco Baresi, Collovati, Novellino, Antonelli, Buriani e De Vecchi. Nella formazione titolare entrò in pianta stabile Francesco Romano, approdato al Milan su segnalazione di Sandro Vitali; Vincenzi e Galluzzo furono le alternative in attacco.

Quel Milan, che aveva tutte le carte in regola per ben figurare anche in A, si trovò a barcamenarsi nel percorso pregno di ostacoli della cadetteria. Bassa l’età media della squadra: appena 23,6 anni. Dalle colonne di Forza Milan, Renato Ferrari ammonì: “Non siamo in B per aver perso sul campo ma per colpe che ancora oggi non sono chiare. Andiamoci e purghiamoci, sapendo che sarà dura”.

Angelo Rovelli, grande firma giornalistica e profondo conoscitore dell’ambiente milanista, delineò in questo modo la squadra che si preparava a disputare il campionato cadetto: “L’esperienza di Maldera, le qualità riconosciute di Baresi e Collovati, la grinta e la classe di Novellino. Ed inoltre, la vigorosa puntualità di Tassotti nelle marcature, la sicurezza di Piotti in porta ed Antonelli, forte in area di rigore”.

L’incognita principale era la velocità di adattamento dei giocatori rossoneri alla categoria. Mister Giacomini, che aveva condotto l’Udinese dalla C alla A, confidò nell’affetto dei tifosi. “Se una squadra viene davvero amata e seguita dai propri tifosi – affermò il tecnico rossonero – non può subire flessioni di affetto solo per il fatto che retrocede senza sua colpa. I tifosi del Milan sono, in maggior numero, degli autentici sportivi”.

L’avvio, con le prime uscite ufficiali in Coppa Italia, non fu esaltante. La squadra riuscì a battere solo il Catania, grazie ad un’autorete di Chiavaro, pareggiando ad Avellino e perdendo contro Palermo ed Inter. Le prime giornate di campionato chiarirono subito le asprezze della cadetteria. Walter De Vecchi, su assist di Novellino, firmò il primo storico gol in B del Milan, decisivo per battere il Bari a San Siro. Era il 14 settembre ’80. A Varese, sette giorni dopo, i tentativi rossoneri s’infransero sui guanti di Rampulla e fu 0-0. A Catania, solo un autogol di Ciampoli in zona Cesarini salvò il Milan dal primo ko stagionale.

Il primo successo esterno contro l’Atalanta segnò la fine del periodo di apprendistato dei rossoneri. La mentalità gradatamente stava cambiando, gli orafi si stavano abituando a tagliare legna. La pesantissima scoppola subita a Taranto (uno 0-3 che costituisce una delle disfatte più clamorose della storia milanista) non lasciò strascichi e ad inizio gennaio ’81, un anno dopo la “partita truccata”, il Milan superava a domicilio la Lazio grazie ad una doppietta di Antonelli, soprannominato il “Cruijff della Brianza”. All’ottima prova dell’attaccante si aggiunse la prestazione perfetta della coppia di centrali difensivi: Collovati e Baresi. Fu l’inizio della cavalcata vincente verso la serie A.

4 gennaio 1981, Lazio-Milan 0-2. Antonelli supera Nardin e realizza la prima delle sue due reti

Gianni Brera, sul Guerin Sportivo, sintetizzò con la consueta eleganza l’annata rossonera: “Caro vecchio Milan, Wassermann positiva della nostra indefettibile passione lombarda. Affronta la B con la distaccata presupponenza d’un nobile costretto a sbadilare tra i pezzenti. Questa squadra sarebbe con la Roma o almeno con l’Inter se potesse giocare in A. Iniquamente condannata alla B, vi si è rassegnata di contraggenio”.

I tifosi, coerenti al detto che “la fedeltà è il massimo atto d’amore”, seguirono con grande passione anche quella stagione. Le presenze nelle partite che vedevano impegnate il Milan segnavano un indice al rialzo mentre per tante società di A gli spettatori erano in netto calo. Uno dei migliori giocatori di quella stagione fu Sergio Battistini, talmente giovane da non poter essere messo sotto contratto. A Roma, contro la Lazio, riuscì a bloccare l’ex Bigon.

La certezza matematica della promozione giunse solo alla penultima giornata, il 14 giugno ’81, dopo il successo casalingo contro il Monza, griffato da un gol di tacco di Monzon Novellino, il rossonero con la media voto stagionale più elevata. Brera lo definì “giocatore dall’animo oratoriale che non si decide a far gioco se non partendo in dribbling, lottatore paesano persino commovente che in un giorno felice fa cose grosse”.

14 giugno 1981, Milan-Monza 1-0. Così Novellino beffa Marconcini di tacco. E’ la rete promozione

Partenza in sordina, difficoltà a metabolizzare la nuova categoria e poi, dopo la batosta salutare di Taranto, via senza intoppi, con prestazioni d’alto livello e gol d’autore: l’annata rossonera 1980/81 poteva sintetizzarsi così. L’epilogo stagionale non fu all’insegna della serenità. Giacomini, infastidito dalle voci che davano Gigi Radice nuovo allenatore, se ne andò sbattendo la porta. “Lascio il Milan: è il giorno più bello della mia vita”, disse il tecnico dalla folta chioma che non risparmiò frecciate contro Sandro Vitali e Gianni Rivera. “Li chiamano il gatto e la volpe – affermò Giacomini – ma non si sa chi sia il gatto e chi la volpe. Per me sono due gatti”.

La stampa sportiva parlò di “promozione scontata ma terribilmente sofferta e intrisa di polemiche”. Doveva essere una passeggiata ma si trattò di un cammino più duro del previsto, in un campionato imprevedibile. Alfio Tofanelli, giornalista esperto di B come pochi, definì la stagione del Milan “all’insegna della mediocrità sul piano tecnico, condizionata da polemiche e liti in famiglia”. Antonelli, che Giacomini definì “fighetta” dopo le prime uscite stagionali, si laureò capocannoniere con 15 reti.

Dopo lo scivolone disastroso, con l’immersione traumatica nei gorghi della cadetteria, con una serie di bracciate frenetiche ed un’affannosa ricerca del migliore assetto di emersione, il diavolo era riemerso. Il lavacro purificatore in B si concludeva, come previsto dai pronostici, con il ritorno del Milan a… riveder le stelle.

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MILAN 1980/81: I PROTAGONISTI DELLA SCALATA

Ottorino Piotti
Artefice di una grande stagione. Con le sue parate tolse spesso dagli impicci la squadra rossonera. Tra i migliori del campionato 80/81.
Mauro Tassotti
Non era ancora il terzino elegante, diventato colonna portante del Milan di Sacchi. Nella stagione 80/81 dimostrò di essere all’altezza di indossare la maglia rossonera.
Aldo Maldera
Terzino sinistro che spesso diventava attaccante aggiunto. Le sue discese sulla fascia erano spesso degli assist per le punte. Disputò una stagione ad alti livelli.
Walter De Vecchi
L’avvocato costituì un punto fermo del centrocampo rossonero, confermando le buone impressioni delle due annate precedenti, soprattutto quella del decimo scudetto.
Fulvio Collovati
Già stabilmente nel giro della nazionale di Bearzot, lo stopper formò con Baresi una delle coppie difensive più forti del calcio italiano.
Franco Baresi
Il Piscinin era ormai una certezza. Libero sicuro, capace di trascinare la squadra nei momenti di difficoltà. Il suo credo era trino: marcare, costruire, concludere.
Ruben Buriani
Giocatore che conosceva molto bene le difficoltà della serie cadetta, fu tra i primi ad ambientarsi, disputando una stagione molto positiva. L’unico a disputare tutte le partite di campionato.
Walter Novellino
Spesso insisteva troppo nei dribbling ma nella stagione 80/81 fu il giocatore dalla media voto più alta. Firmò, di tacco, il gol promozione.
Roberto Antonelli
Partì in sordina, facendo arrabbiare l’allenatore. Concluse l’annata alla grande, laureandosi capocannoniere del campionato. Piedi buoni, umiltà e fiuto del gol furono i suoi punti di forza.
Francesco Romano
Dopo la promettente stagione 79/80, il giovane centrocampista dimostrò di essere importante nei meccanismi del gioco rossonero.
Francesco Vincenzi
Collezionò 25 presenze, impreziosite da 7 reti. Nelle prime uscite fu la punta più incisiva.
Sergio Battistini
Tra le novità migliori del settore giovanile, entrò in prima squadra e divenne presto titolare fisso. Adattabile in marcatura ed in fase offensiva (5 gol in campionato).
Stefano Cuoghi
Arrivato dal Modena, seppe meritarsi la fiducia di Giacomini. La sua prestazione migliore nel derby contro l’Atalanta.
Alberto Minoia
Prima alternativa del reparto arretrato, ebbe un rendimento tutto sommato positivo.
Gabriello Carotti
Un solo gol ma d’autore, il più bello della stagione rossonera: a San Siro contro la Spal. Piedi buoni ma discontinuo nel rendimento.
Giuseppe Galluzzo
Non seppe sfruttare le occasioni avute per mettersi in evidenza. Finì per essere utilizzato poche volte.
Antonio Vettore
Secondo portiere, la sua unica presenza da titolare coincise con la disfatta di Taranto. Ma non ebbe colpe sui gol subiti.
Andrea Icardi
Altro prodotto del vivaio, nel finale di stagione trovò spazio con maggiore frequenza.
Alberigo Evani
Una sola presenza, all’ultima di campionato. Su di lui la società mostrò subito di voler puntare per il futuro. Sarebbe diventato pedina importante del grande Milan di Sacchi.
Aldo Bet
Giocò solo cinque partite. Un infortunio lo mise presto fuori causa.
Massimo Giacomini
Onorò l’impegno di riportare subito il Milan in serie A. Gianni Brera lo definì “uno degli allenatori più intelligenti del calcio italiano”.

Testo di: SERGIO TACCONE, Autore di “Un biscione piccolo piccolo – 1993/94, l’Inter quasi in B vince la Coppa Uefa” (Limina, 2010) e di “Quando il Milan era un piccolo diavolo – 1980-83″ (Limina, 2009)