Mondiali 1938: ITALIA

Introduzione

Assenti grandi nazionali come Inghilterra, Uruguay, Austria e Argentina toccò ai brasiliani, in semifinale, il compito di rompere lo strapotere italiano. Ma i sudamericani schierando le riserve spalancarono all’Italia le porte della finale

In un Europa sconvolta da drammatici contrasti politici che culmineranno un paio d’anni piú tardi nei fulmini terribili della conflagrazione si svolge la terza edizione della Coppa del Mondo. E i fuochi della guerra incidono già sulla partecipazione di nazioni come la Spagna, avvolta nel dramma della Guerra Civile e dell’Austria, fagocitata nell’Anschluss, ossia l’annessione al terzo Reich nazista. I delegati della FIFA convenuti a Berlino nel ’36, in occasione del torneo Olimpico vinto clamorosamente dall’Italia, non tennero alcun conto della mozione che stabiliva la designazione quadriennale alternata fra Europa e Sudamerica. Risposero picche alle profferte argentine e in ossequio ai meriti di grandi dirigenti come Jules Rimet, Henry Delaunay e Robert Guerin assegnarono l’organizzazione della Coppa alla Federazione francese. La doverosa designazione sottolinea i meriti dei francesi nella costituzione della FIFA prima e nella resistenza agli intrighi britannici per volgere a loro vantaggio la politica Informatrice della Confederazione.

E’ una Francia in piena crisi istituzionale quella che organizza la Coppa del Mondo. Le sinistre hanno gestito il potere per un paio d’anni con il fronte popolare di Leon Blum, Camille Chautemps ed Edmond Daladier, l’economia è in crisi e proprio il «gabinetto» Daladier sarà costretto a chiedere i pieni poteri per riassestarne le strutture. Si moltiplicano i trattati, si stabiliscono alleanze per arginare la politica espansionistica del nazionalsocialismo tedesco, ma dopo l’annessione dell’Austria, Hitler assume in proprio il ministero delle Forze Armate e volge le sue mire ai Sudeti inducendo la Cecoslovacchia alla mobilitazione. La Gran Bretagna ha riconosciuto la sovranità italiana sull’Abissinia e Mussolini si è impegnato a ritirare i volontari italiani dalla Guerra Civile spagnola. Hitler è in Italia nei primi giorni di maggio in cerca di alleanze, ma non ottiene nulla di importante. I prodromi della guerra sono già presenti e minacciosi nella realtà del vecchio continente, ma ciò non impedisce ai francesi di organizzare la manifestazione al livello delle precedenti e alle folle di accorrere in gran numero al richiamo degli incontri.

Per la prima volta è introdotto il principio in base al quale il paese organizzatore e il detentore del titolo vengano esentati da qualsiasi impegno di qualificazione, Francia e Italia quindi accedono alla fase finale senza colpo ferire. Per il resto le 13 Federazioni che aderiscono alla competizione affrontano i turni eliminatori senza dar luogo ad eliminazioni di rilievo. La partecipazione americana è notevolmente assottigliata, solo Brasile e Cuba hanno affrontato il viaggio. C’è la novità delle Indie Olandesi, prima rappresentante asiatica a rappresentare l’assurdo fenomeno che privilegia nazioni tecnicamente inconsistenti a danno di altre costrette a scannarsi fra di loro per conquistare un posto.

Jules Rimet presenzia all’estrazione dei gironi mondiali

L’Inghilterra continua la sua guerra a distanza con la FIFA, l’Argentina non partecipa per dissapori con la federazione brasiliana ma soprattutto per il rifiuto della designazione come organizzatrice. L’Uruguay rimane fedele al comportamento di rappresaglia assunto nel ’34. Sono defezioni importanti, che portano acqua al mulino di quanti combattono la Coppa del Mondo, e ridimensionano il valore tecnico del titolo pur tenendo conto che gli assenti hanno sempre torto. L’Uruguay stava ristrutturando la propria rappresentativa. Non disponeva di una grossa nazionale e lo testimoniano i risultati piuttosto mediocri di quel periodo, ma poteva schierare comunque un manipolo di campioni come Porta, Ciocca, Zapirain, Severino Varela e quell’Afillo Garda che debuttò proprio nel ’38 nel Nacional e che diverrà in seguito il massimo «goleador» di tutta la storia calcistica uruguagia.

In Argentina era il periodo dei grandi centravanti come Ferreyra ed Masantonio e di giocatori come Pedernera, Moreno, Sastre, Lazzati, Zozaya, che hanno illustrato con le loro gesta tutta un’epoca del calcio «portenho». L’assenza delle rappresentative britanniche pesava notevolmente sul prestigio della Coppa del Mondo. L’Inghilterra rimaneva la pietra di paragone per eccellenza in quel periodo e anche la Scozia, che in quel 1938 l’aveva battuta nell’Home Championship, avrebbe dato lustro ad una competizione che nata quasi per scommessa, era giunta alla terza edizione e si era conquistata uno spazio che si faceva di quadriennio in quadriennio sempre più importante. Convinti di poter disporre di «a very superior team» gli inglesi davano sfogo alla loro proverbiale superbia, ma il ruolo di prima potenza calcistica gli era riconosciuto un poco da tutti, invischiati com’erano in una specie di «inferiority complex» che avrà fine solamente dopo la grande lezione ungherese del ’53.