Mondiali 1938: ITALIA

Dietro le quinte del Mondiale

4 giugno

Parigi, Parco dei Principi, ottavi di finale Svizzera-Germania 1-1 (dopo i tempi supplementari). Più che per gli svizzeri, il pubblico parigino, alla luce degli avvenimenti politici che stanno sconvolgendo l’Europa (leggi: ascesa del nazismo), fischia all’indirizzo dei giocatori tedeschi. Inoltre Hitler ha appena annesso il territorio austriaco al Reich: questa annessione territoriale ha arrecato un’annessione anche sportiva: non ci sono più una squadra austriaca (il famoso “Wunderteam” che ha dominato il calcio europeo di quegli anni) e una squadra tedesca, bensì una compagine germanica. Si tratta di una forzatura imposta dalle autorità e, come spesso accade in occasione di tali forzature, l’esperimento fallisce miseramente: nella ripetizione degli ottavi del 9 giugno (non esistevano ancora nè golden goal, nè calci di rigore), la “Pangermania” verrà eliminata dagli elvetici (4-2). 

5 giugno

Reims, ottavi di finale Ungheria-Indie Olandesi 6-0.
L’Ungheria, futura vice-campione del mondo, dilaga contro le Indie Olandesi, che erano state chiamate all’ultimo momento al posto degli Stati Uniti. Per prendere parte al torneo iridato e, soprattutto, per coprire almeno in parte il lungo e costoso viaggio di trasferimento in Europa, si viene a sapere che la compagine delle Indie Olandesi ha ricevuto un indennizzo di ben 350.000 franchi francesi, una somma non trascurabile a quei tempi. 

6 giugno

Marsiglia. Ultima giornata marsigliese della squadra azzurra, che ha oggi fatto visita alla Casa d’Italia partecipando ad un pranzo offerto dai molti connazionali presenti. Nel pomeriggio, i giocatori e i dirigenti italiani si sono recati nei dintorni della città, dedicando la serata ai preparativi per il viaggio di domani alla volta di Parigi. 

7 giugno

Viaggio (“pessimo per il caldo soffocante”, come confidò alla stampa il giocatore Ceresoli) di trasferimento della squadra italiana da Marsiglia, dove il 5 gli azzurri avevano superato a stento la Norvegia (2-1 dopo i supplementari), a Parigi, città in cui era in programma la partita dei quarti contro i padroni di casa della Francia. All’arrivo, alla stazione ferroviaria “Gare de Lyon”, Rava e Serantoni cominciano a scaricare i bagagli per cercare di velocizzare i tempi e di poter giungere il più presto possibile in albergo, essendo già le 19.00. Questa operazione viene però ben presto bloccata da un delegato sindacale della categoria dei “porteurs”, vale a dire dei facchini: a detta di quest’ultimo, infatti, in Francia non è permesso, a degli stranieri non iscritti ad una categoria sindacale, svolgere alcun tipo di attività lavorativa. L’”incidente” viene tuttavia risolto in breve tempo. 

8 giugno

Giornata di riposo per i giocatori italiani, stanchi e provati sia dalla partita sostenuta a Marsiglia contro i norvegesi che per il lungo ed estenuante viaggio di trafserimento del giorno prima da Marsiglia a Parigi. Il commissario tecnico Pozzo, famoso per la sua pignoleria, è l’unico membro della compagine italiana a non starsene tranquillo e rilassato: nel preparare la seduta di allenamento del giorno seguente, dispone l’acquisto di alcuni palloni usati in Francia, di dimensioni leggermente superiori a quelli comunemente usati in Italia. Guillermo Stabile, campione del mondo proprio con Pozzo quattro anni prima e attualmente allenatore della squadra parigina del Red Star, in visita presso il ritiro dei suoi ex compagni di squadra, si offre di acquistare i palloni di gioco. 

9 giugno

Sopralluogo della stampa nell’albergo parigino dove alloggia la squadra del Brasile, di cui fa parte tra gli altri il fuoriclasse Leonidas, detto “Diamante Nero”. Mentre i giocatori delle altre squadre si lamentano del caldo afoso (temperatura anche di 27° all’ombra), gli unici atleti a temere per la temperatura del clima, non abbastanza alta soprattutto dopo il tramonto, sono proprio i brasiliani, la maggior parte dei quali originari di Rio de Janeiro. Potrebbe essere, questo, un caso condiviso dai cubani, che, alloggiando tuttavia nel caldo torrido di Marsiglia, non sembrano avere problemi di… freddo. 

10 giugno

Diversi modi di ingannare l’attesa delle partite. Vigilia dei quarti di finale tra Francia e Italia: mentre la squadra italiana si svaga passeggiando, dopo l’allenamento quotidiano, nel parco parigino di Saint Germaine, quella francese preferisce recarsi all’ippodromo di Chantilly, dove i calciatori transalpini scommettono, a dire il vero senza fortuna, sulle corse dei cavalli. 

11 giugno

Vigilia dei quarti di finale Ungheria-Svizzera in programma a Lilla. Il commissario tecnico ungherese scrive un biglietto con queste parole: “Io sottoscritto, Karl Dietz, mi impegno ad effettuare a piedi il percorso Lilla-Budapest se l’Ungheria sarà battuta dalla Svizzera”, dichiarazione, questa, controfirmata dal presidente della federazione magiara, Usetty. La sorte arriderà a Dietz: Ungheria batte Svizzera 2-0. 

12 giugno

Bordeaux, quarti di finale, Brasile-Cecoslovacchia 1-1 (dopo i tempi supplementari). Pareggio cecoslovacco siglato da Nejedly che, pur avendo un piede rotto, segna su rigore, crolla a terra, sviene per il dolore e viene ricoverato nell’ospedale cittadino. Il giocatore infortunato verrà presto raggiunto dal portiere Planicka, suo compagno di squadra, caricato rudemente da un giocatore brasiliano. Diagnosi: frattura del braccio e Mondiale finito. 

13 giugno

Parigi. Partenza della squadra italiana (alle ore 20.00) dalla capitale alla volta di Aix-en-Provence. E’ stata preferita a Marsiglia la cittadina provenzale, in quanto più piccola e raccolta, lontana dai rumori e dal caos propri di un grosso centro urbano. Inoltre i dirigenti azzurri hanno fatto sapere che tra tre giorni, quando l’Italia dovrà affrontare il Brasile, si trasferiranno a Marsiglia, dove è in programma l’incontro, soltanto poche ore prima della partita stessa. 

14 giugno

Bordeaux, ripetizione dei quarti di finale Brasile-Cecoslovacchia 2-1.
Al 23′ segna il ceco Kopecky, che, qualche minuto più tardi, viene falciato da un difensore brasiliano ed è così costretto ad abbandonare il campo: finirà in infermeria. Dopo il pareggio brasiliano siglato da Leonidas (56′), il centravanti boemo Senecky calcia in porta, il portiere brasiliano Walter agguanta la palla quando questa ha già varcato la linea bianca: l’arbitro francese Capdeville non vede e non convalida un gol regolarissimo dei cecoslovacchi, beffati qualche minuto dopo (60′) dalla rete del brasiliano Roberto del definitivo 2-1. 

15 giugno

Show improvvisato da alcuni giocatori brasiliani in una stazione parigina. La noia è tanta, soprattutto quella che si vive durante i lunghi viaggi di trasferimento da una parte all’altra della Francia (da Bordeaux a Marsiglia): ecco che, d’incanto, dalla sacca di un magazziniere esce un pallone, al quale non sanno dire di no i maestri sudamericani: palleggi funambolici, colpi di tacco, interminabili tocchi con l’esterno e il collo del piede. Ferrovieri, giornalisti, facchini, bambini e anziani tributano un interminabile applauso a questo meraviglioso spettacolo. 

16 giugno

Marsiglia, semifinale Italia-Brasile 2-1. Al 60′, sul risultato di 1-0 per gli azzurri, l’arbitro svizzero Wuetrich decreta un calcio di rigore a favore dell’Italia per atterramento di Piola all’interno dell’area brasiliana. S’incarica del tiro dal dischetto Meazza. Il giocatore italiano inizia a indugiare e a fare degli strani saltelli, facendo dei brevi passi durante la rincorsa: poi finalmente tira e segna spiazzando il portiere brasiliano Walter. Pronta la spiegazione di Meazza a questo modo, decisamente inconsueto, di calciare il pallone: prima di tirare, mentre si stava chinando per sistemare la palla sul dischetto, gli si era rotto l’elastico dei pantaloncini, che aveva così dovuto tenere con una mano per non restare in mutande… 

17 giugno

Campo di allenamento degli ungheresi, prossimi avversari dell’Italia in finale, che si esercitano agli ordini del CT Dietz in un campetto parigino tutto buche e sassi. Benché faccia molto caldo, i giocatori ungheresi sono coperti da maglioni e da pesanti tute di flanella allo scopo di perdere chili eventualmente acquisiti nei giorni di riposo tra una partita e l’altra. 

18 giugno

Parigi (Saint Germain), sede del ritiro della nazionale italiana. Nel pomeriggio Foni, Colaussi e Piola si sono recati in una clinica cittadina per sottoporre alle cure dei raggi le loro contusioni. Gli altri giocatori azzurri hanno ingannato il tempo passeggiando nei boschi circostanti l’albergo, non prima aver sostentato una breve seduta di allenamento atletico. 

19 giugno

Bordeaux, finale per il 3° posto Brasile-Svezia 4-2. Con la doppietta realizzata nella finale di consolazione, il brasiliano Leonidas diventa capocannoniere del torneo con 8 reti. E’ il giocatore simbolo del Mondiale 1938: i soprannomi che lo accompagnano più frequentemente sono “Homem de borracha” (uomo di gomma), così detto per la sua capacità di assorbire il “trattamento” della difesa avversaria, e, soprattutto, di “Diamante preto” (diamante nero).