La presunta “combine” di Stoccarda

Polonia-Italia 2-1, Giorgio Chinaglia a terra

A Stoccarda quel giorno bastava un pareggio… e pare proprio che qualcuno provò davvero a “combinarlo”. Ecco tutti i retroscena di quell’amara vicenda che fece da capolinea per la generazione dei “messicani”

Si è fantasticato molto su quanto accadde in quella circostanza. Ma nella bellissima opera enciclopedica “Il calcio in Italia” della Utet, curata da Mario Pennacchia, la ricostruzione è assolutamente perfetta. Dopo aver battuto Haiti e pareggiato con l’Argentina, l’Italia doveva vedersela domenica 23 giugno a Stoccarda con la Polonia, capolista del IV Gruppo. I polacchi erano già qualificati e correvano soltanto il rischio di classificarsi al secondo posto se sconfitti dagli Azzurri: in questo caso sarebbero finiti nel più agguerrito e temuto primo girone delle semifinali, comprendente Brasile e Olanda. L’Italia stava molto peggio perché per qualificarsi doveva strappare almeno un punto, altrimenti sarebbe tornata a casa…

Giovedì 20 giugno 1974, a tre giorni dalla conclusione della prima fase eliminatoria, il Comitato organizzatore offre nella sede di ogni girone un ricevimento alla stampa. A Stoccarda l’invito è alle Terme di Leuze. La partecipazione dei giornalisti è piuttosto distratta. Anche la rappresentanza italiana è sparuta e fra gli altri sono presenti l’inviato Ezio De Cesari del “Corriere dello Sport” di Roma e due del “Giorno” di Milano, Piero Dardanello e Mario Pennacchia. Per i tre, indecisi se trattenersi o sottrarsi a tanta noia, improvvisamente la serata si ravviva. L’inviato del giornale romano si accorge della presenza di Zbigniew Dutkowski, giornalista polacco di sua vecchia conoscenza, e gli va incontro. Dopo un approccio molto cordiale, i due si allontanano e restano appartati a confabulare con una certa aria di mistero.

Finalmente De Cesari interrompe il colloquio e torna dai colleghi invitandoli a seguirlo in disparte. «Conosco Zbigniew da un pezzo» premette per introdurre meglio l’argomento «perché l’ho incontrato spesso in tribuna stampa in occasione delle trasferte delle Coppe europee. È uno dei pochissimi giornalisti che il regime autorizza a recarsi all’estero. Beh, non ci crederete, ma mi ha chiesto se non si possa fare in modo di combinare un pareggio per la partita di domenica».

Gli altri due giornalisti italiani, sorpresi e perplessi, dopo una breve riflessione concordano di stare al gioco quanto meno per poter scoprire fino in fondo le carte del polacco. De Cesari torna da Zbigniew e gli presenta i due colleghi, ma l’altro pone una condizione: accetta di parlare soltanto con chi dei due si assumerà l’impegno di portare il messaggio personalmente al presidente della Federazione italiana Artemio Franchi.

Caduta la scelta su Mario Pennacchia, l’incontro procede a quattro voci perché a Zbigniew e ai due italiani si unisce un secondo giornalista polacco, Andrziej Roman Poi di Varsavia. «Soltanto gli stupidi» attacca Zbigniew «possono giocare domenica senza tener conto della classifica. La Polonia si è già qualificata e si ritiene più che soddisfatta. Vuole solo conservare il primo posto per andare nel girone meno difficile e senza logorarsi troppo». Mario Pennacchia è poco convinto: «Ho intervistato proprio nel pomeriggio di oggi il vostro allenatore Gorski e ha dichiarato che la squadra affronterà la partita solo per vincerla. Non aveva certo l’aria di chi è disposto ad accontentarsi di un pareggio avendo già la qualificazione in tasca».

L’undici scelto da Valcareggi per il match di Stoccarda

Stavolta è Andrziej che s’intromette quasi irritato: «Che cosa volevi che dicesse davanti a tutti?». Riprende Zbigniew: «Ora dipende dall’Italia, perché è l’Italia che rischia di essere eliminata. Voi potete batterci anche per 6-1 come quella volta a Roma, ma per noi cambierebbe poco perché al secondo turno ci siamo già. Noi però possiamo battervi anche per uno striminzito 1-0 e per voi significherebbe invece tornare a casa. Dunque, perché non dovreste accontentarvi di un pareggio?».

Mario Pennacchia, essendo stato designato ad avvicinare Franchi, è ancora così poco convinto da non curarsi di apparire perfino ingenuo: «Ma come è mai possibile predisporre un pareggio?». Per tutta risposta Zbigniew diventa addirittura perfezionista: «Attenzione, non un semplice pareggio deve essere, ma più esattamente 0-0 perché se una squadra dovesse andare in vantaggio potrebbe avere poi la tentazione di difenderlo». «D’accordo» insiste Pennacchia, «ma non hai ancora risposto alla mia domanda: come si fa a realizzare una combine?».

Con una sfacciata ostentazione di pazienza, Zbigniew si decide finalmente a mettere le carte in tavola: «Si fa benissimo. Ho già parlato con Gorski il quale aspetta di conoscere la formazione che deciderà Valcareggi. Da quella capirà le vostre intenzioni Solo uno stupido non capirebbe se volete giocare per vincere o se vi accontentate di uno 0-0».
«E secondo voi» lo segue nel ragionamento Pennacchia «quale formazione potrebbe convincere Gorski che l’Italia punta al pareggio?».
«Quando si vuol rispettare un patto» sale in cattedra Zbigniew «si deve poter contare su uomini affidabili Voi avete due giocatori che è meglio lasciare in tribuna e sono Anastasi e Chinaglia». Pennacchia si insospettisce: «E perché? Non sarà che temete proprio quei due e avete elaborato tutta questa commedia per non averli contro domenica?».

È Andrziej a reagire insofferente: «Ma cosa dobbiamo temere se abbiamo già al sicuro ciò che più conta, cioè la qualificazione? Ma vi rendete conto o no che domenica per voi il campionato del mondo potrebbe essere già finito?». Più persuasivo, Zbigniew continua: «Anastasi e Chinaglia non debbono giocare perché il primo è imprevedibile e perché il secondo ha troppa sete di rivincita e potrebbe non resistere a una tentazione che dovesse capitargli negli ultimi dieci minuti della partita. Anche noi abbiamo un matto, è Szarmach, e perciò: fuori Anastasi e Chinaglia e fuori Szarmach».
«Strano» ricorda Pennacchia, «poche ore fa, alla domanda se fosse tentato di giocare per lo 0-0, Gorski ha risposto: “Chi mi garantisce gli ultimi dieci minuti?”».
L’altro gongola e fa dello spirito: «Lo vedi? Finalmente anche tu cominci a riflettere. Dunque, se l’Italia vuole il pareggio faccia giocare Rivera, magari anche Parola, Piola e Meazza. Gorski capirà e sarà 0-0».

Zbigniew, ritenendo di aver concluso la sua “missione”, si accerta della presenza alle sue spalle di un suo terzo connazionale, lo invita al tavolo e lo presenta come C. M., funzionario responsabile dell’ufficio stampa e delle pubbliche relazioni della Federazione polacca. Questi, aggiornato alla svelta dai due suoi connazionali, conclude: «L’Italia è in grado di batterci e l’Italia ha un enorme prestigio nel nostro Paese. Se la precediamo in classifica e risparmiamo le energie per il proseguimento dei Mondiali, che altro potremmo desiderare?». E di suo aggiunge un’ulteriore condizione che avvalora il sospetto che “l’operazione ” sia stata studiata in ogni particolare al quartier generale polacco: «Restiamo intesi che nella ripresa non ci deve essere più di un cambio».

Duello tra Gadocha e Spinosi

Chiarito ogni aspetto, i tre italiani prendono commiato, tutti d’accordo sulla conclusione: «Se questi polacchi fossero stati meno ingenui e avessero agganciato direttamente qualcuno della delegazione italiana probabilmente l’accordo sarebbe stato più che possibile. Ma figuriamoci se un politico navigato come Franchi, sapendo che alcuni giornalisti non solo sono informati dell’iniziativa, ma vi hanno addirittura partecipato, possa prestarsi a una simile intesa! Comunque» concordano «noi reciteremo la nostra parte guardando al solo interesse della nostra Nazionale».

Rientrati in albergo e informati il direttore del “Corriere dello Sport” e Gianni Brera, numero uno del “Giorno”, viene deciso in una riunione congiunta di rispettare il più rigoroso riserbo a una sola condizione dettata da Brera: «Restiamo intesi che potremo tirar fuori questa faccenda soltanto se i nostri beneamati si faranno impallinare dai polacchi e rispedire alle patrie spiagge. A quel punto potremo almeno sbandierare, a ristoro della nostra umiliazione, che l’Italietta dei furbi ha preferito tornare a casa piuttosto che scendere a patto disdicevole».

Il giorno dopo, venerdì 21 giugno 1974, Pennacchia incontra Franchi a Ludwigsburg e d’un fiato lo mette al corrente. Franchi ascolta impassibile: dal suo atteggiamento perfino la sfinge avrebbe da imparare. Ringrazia e saluta come se di colpo lui e il giornalista, anziché amici da più di vent’anni, fossero diventati due estranei incontratisi per la prima volta. Inaspettatamente, in anticipo rispetto alla consuetudine di comunicare la formazione solo alla vigilia delle partite, la sera stessa di venerdì a Ludwigsburg viene deciso che Rivera e Riva rimarranno in tribuna e in campo andranno Anastasi e Chinaglia. Proprio Anastasi e Chinaglia che, fra l’altro, mai hanno giocato insieme! E la risposta ai polacchi ed è perentoria come l’accettazione della sfida.

Pennacchia si affretta a tornare in albergo a Stoccarda. Nuova riunione per ribadire il patto: se la nostra Nazionale supera il turno, tanto più vincendo, tutto dimenticato. Ma se gli azzurri saranno sconfitti ed eliminati, allora ognuno dei due giornali sarà libero di pubblicare la storia cominciata alle Terme di Leuze.
Naturalmente la Polonia schiera Szarmach centravanti e proprio lui in acrobazia piega Zoff dopo la mezz’ora, sette minuti dopo che Burgnich, infortunatosi, ha dovuto lasciare il posto a Wilson e in alcune circostanze nemmeno è fortunata, non ha il tempo dì riorganizzarsi e a un minuto dalla fine del primo tempo è costretta a capitolare una seconda volta a opera di Deyna. Valcareggi può giovarsi di un’altra sola sostituzione e nell’intervallo ripesca Boninsegna togliendo Chinaglia.

Szarmach anticipa Morini e batte Zoff

Gli azzurri si prodigano fino all’ultimo, ma arrivano a bersaglio con Capello soltanto quando mancano alla fine cinque minuti e ormai è troppo tardi per scongiurare l’eliminazione determinata dalla peggiore differenza reti rispetto a quella dell’Argentina. L’arbitro ha appena fischiato la fine della partita quando nella tribuna stampa dello stadio di Stoccarda non passa inosservato un giornalista polacco che, rivolto verso il settore occupato dagli inviati italiani, grida al loro indirizzo parole così aspre da farlo apparire come un insensato maramaldo.

E’ Zbigniew Dutkowski e i tre giornalisti italiani da lui incontrati alle Terme di Leuze sanno benissimo di essere il bersaglio delle sue rabbiose invettive: «Bravi, complimenti! Ancora una volta avete voluto fare i furbi, ma siete stati puniti come meritavate! Adesso fateci un favore, toglietevi dai piedi e andate all’inferno». Brera sta già sacramentando per suo conto a causa dell’eliminazione grottesca della nostra Nazionale quando viene investito da quelle escandescenze: diventa come una pentola in ebollizione cui salti il coperchio. E poiché è già in contatto con la redazione a Milano, urla questa disposizione: «Avrete un pezzo in più da prima pagina e sarà anche il primo che trasmetteremo». Poi, rivolto a Pennacchia che aveva fatto l’ambasciatore: «Sbrigati a raccontare quello che sai. Cento righe, non di più. Ma deve starci tutto». Penacchia eseguì, ma ancora non sapeva cos’altro era accaduto.

Concluso il primo tempo con la Polonia in vantaggio per 2-0 e tornate le squadre negli spogliatoi, il più realista e spregiudicato degli accompagnatori italiani – forse all’oscuro dell’operazione avviata alle Terme di Leuze o forse proprio per esserne stato informato – insinua all’orecchio di uno dei nostri più popolari giocatori, con il quale è da sempre in confidenza, che «in virtù del suo personale prestigio, se provasse a far riflettere i polacchi che un pareggio nulla toglierebbe ai loro meriti e ai loro progetti, ma nello stesso tempo ci risparmierebbe l’inglorioso ritorno anticipato a casa, forse quelli non resterebbero insensibili Tanto più garantendo che sapremmo dimostrarci riconoscenti…». Il rifiuto del campione è secco, ma l’altro non si rassegna finché non si imbatte in chi è disposto alla complicità.

Benché sia trascorso lungo tempo, un agenzia polacca diffonde fra le rivelazioni postume del commissario tecnico  Gorski anche quella relativa a uno sleale approccio inutilmente tentato dagli italiani nell’intervallo della partita di Stoccarda per ricucire in extremis il pareggio e salvare la qualificazione al turno successivo. È la denuncia, sia pure tardiva, che conferma quanto effettivamente accadde. Ma con la sua impudente confessione postuma, neanche Gorski può illudersi di salvare l’anima dal momento che “all’operazione Terme di Leuze”, come aveva spifferato Zbigniew Dutkowski, egli stesso non era rimasto certamente estraneo. E del resto, chi altri se non lui avrebbe dovuto e potuto estromettere dalla squadra “l’inaffidabile” Szarmach se fosse intervenuto il galeotto accordo?

23-6-1974, Stoccarda
Polonia-Italia 2-1
Reti: 38’ Szarmach, 44’ Deyna, 85’ F. Capello
Polonia: Tomaszewski, Szymanowski, Musial, Kasperczak, Zmuda, Gorgon, Lato, Deyna, Szarmach (77’ Cmikiewicz), Maszczyk, Gadocha. Ct: K. Gorski.
Italia: Zoff, Spinosi, Facchetti, Benetti, F. Morini, Burgnich (31’ Wilson), Causio, F. Capello, Chinaglia (46’ Boninsegna), A. Mazzola, Anastasi. Ct: F. Valcareggi.
Arbitro: Weyland (Germania Ovest).