Mondiali 1986: Italia-Corea Del Sud 3-2

E la nemesi ruota su di noi Bearzot, pensaci…

L’Italia dunque si è qualificata per il secondo turno battendo la Corea del Sud. E’ in notevole progresso rispetto alla propria storia avventurata: ha fatto meglio che non a Middlesbrough nel 1966, contro la Corea del Nord, e perfino meglio che a Vigo nell’82, contro Polonia, Perù e Camerun. Qui a Città del Messico ed a Puebla ha totalizzato 4 punti, pareggiando con Bulgaria ed Argentina, per vincere, finalmente, con la Corea del Sud. Le prime partite di Vigo erano state tutte più o meno penose, le partite messicane sono state anche orrende. Quella di martedì ha forse battuto ogni record. Così sdegnato ero di veder maltrattare il calcio (per il quale ho delirato ragazzo e anche oggi un pochino batto in testa), che per dispetto ho invocato un gol coreano. Quando l’ha segnato Choi, al 17′ della ripresa, non ho avuto cuore di applaudire: ho avuto invece un travaso di bile, che spero di aver condiviso con quanti amano il calcio ed i nostri colori. Inevitabilmente ho pensato a Middlesbrough e mi sono sentito salire il fottone.

Insultando ora questo ora quello (badate che è una sensazione comune a tutti quanti vivono fin troppo intensamente una partita), sono riuscito a ottenere che Galderisi e Altobelli rimettessero in linea di volo la scassatissima vacca che era diventata la squadra azzurra dall’1-0 all’1-1. Ma appena Altobelli ha segnato il 2-1, tutto è tornato a pirlare in senso contrario al giusto. I coreani parevano scesi da un pianeta diverso e ostile. I nostri ne combinavano di orribili. Quando De Napoli ha trovato sufficiente orgoglio per mettere Altobelli in condizioni di fare tripletta, il disperatissimo Cho Kwang-rae ha interposto ciabatta per beffare il portiere Oh Yung-kyo e portare il punteggio sul 3-1. Era il 37′. coreani si sono ingobbiti e digrignando sono partiti all’assalto: e un improvviso contropiede ha consentito a Galderisi di liberare splendidamente Altobelli. Qui il nostro si è ripetuto sui fasti del Pepp Meazza: fatto è che con inaudita eleganza ha toccato (e giunto al fin della licenza io tocco) proprio là dove allungandosi ragionevolmente è potuto giungere in tuffo l’ ineffabile e sospiroso Oh Yung-kyo.

Immediatamente ho chiesto a una fata amica di avere un ombrello per rincorrere Spillo e vibrargli il manico sulla testa ricciuta. E’ scesa invece roteando la nemesi, insofferente di qualsiasi isiotismo pedatorio, ed ha spedito Huh Joon a segnare il 3-2. Miracoli, da Galli, inutile aspettare. E’ bravo e mediocre. Dunque regular, come dicono scherzando i messicani. Voglio troppo bene a capitan Berlusca e a Fidel Confalonieri per incominciare le geremiadi sulla partenza di Terraneo, nostro benamato pais brianzolo. Il capitano sta levando le ancore per una crociata milanista in piena regola. Non sarò mai io a invocare Maometto. Come l’incontro è finito (sul 3-2, santa madonna), Giuseppino Smorto è sceso a sentire che ne dicessero gli uffiziali. Ne ha sentito di carinissime, quasi tutte fondate sui confronti storici: “in fin dei conti, qui è andata meglio che a Vigo: quindi, se tanto ci dà tanto, hai voglia sbatacchiare i francesi”. Ho ripensato in sede statistica alla partita e mi sono detto che la nemesi va roteando tuttora sopra di noi come uno spietato avvoltoio. La vittoria è venuta per punirci, mi dicevo arrendendomi al paradosso: sono cinquant’ anni che i francesi aspettano di impiombarci: forse la volta è venuta, se Bearzot non corre ai ripari, e se non si convince che “utile è il tremor degli italioti”. Ho la vaga impressione di aver digrignato questo versacchiotto dando la cronaca a braccio.

Fossimo stati più raccolti, in attesa di spazi possibili, i coreani sarebbero stati sommersi. Era già in gol Di Gennaro dopo 30″ (diconsi trenta secondi) per un rilancio spiccio e impensato di Conti: il veronese-cum-cauda si è banalmente inciampato nella palla e nelle nostre speranze. Non basta, dopo 2′ 30″, altro lancio-base di fasso-tutto-mi di Conti e incornata oscenissima di Altobelli sopra la traversa. Due palle gol in 3′ facevano aggio su ogni possibile previsione ottimisa. Poi, la moina. Un tiro-gol di Park Chang benignamente alzato al 14′ 30″. Un rigore su Galderisi che l’ arbitro non ha annotato per onorare la norma del vantaggio: il passaggetto prezioso di Bagni, il destro delicato, simile a una gentile morsicatura d’ aspide, messo dentro da Altobelli. L’arbitro Socha, pelato e astruso come può esserlo un americano del nord che s’interessa al soccer, inventa un rigore che San Gioann ch’el voeur minga d’ingannfa nobilmente sprecare da Altobelli, fatuamente credulo – ripeto – nel proprio stile meazziano. Non sono ancora alla voglia di ombrello: impreco solo, riconoscendo che il rigore era inventato.

Ma quando in area viene steso Bagni (8′ del secondo tempo), allora m’indigno: evidentemente Socha si sentiva in colpa e non ha osato fischiare un secondo rigore. Centrocampo fasullo (Bagni a distribuire pacche da sadico divertito, ma pericoloso), attacco slegato, difesa in barca. Voglia di ritrovare Paolo Rossi come a Barcellona (ciappel’), di ammirare qualche invenzione a centrocampo, di vedere bloccata la difesa come esige l’utile timor degli italioti, rispettabili solo quando non si credondo da molto. Bearzot non osa sballare Conti, che poi si arrabbia: Conti s’impegna da commuovere, ma a tale ritmo da meritarsi continue saracche: e il guaio è che il golletto d’avvio è venuto da un suo passaggio-cross. Ci fosse Vialli, vinceremmo più facilmente: il gioco sarebbe forse meno elegante, ma più spiccio: Vialli ha idea di come debba comportarsi un’ala. Conti, peraltro da me adorato, non fa un passo per dettare l’appoggio profondo: riceve sempre da fermo, e poi deve andarsene in dribbling, e mai lo può fare sull’ala, perchè è più agevole accentrarsi, e il tempo passa e il gioco, quale che sia, diventa stantio: le punte vengono marcate: passare non è più possibile (al gol).

Ho già dato i voti, sia pure a braccio, senza pensarci troppo. Ho visto i meno peggio in Collovati, Vierchowod e De Napoli, di almeno un’unghia su tutti. Ho visto insufficienti Di Gennaro, Galderisi, Cabrini e Bagni; ho salvato Altobelli per i due gol nonostante ne abbia mancati altri due ancora più facili. Penso che Bearzot debba cambiare per la Francia, in uomini e condotta tattica, se non vuole il danno e le beffe. Io non do in scalmane, per il momento, perchè l’arrivo di Augrigna editore di “Record” e di Mimmone Ferraro, mio consueto guardone al seguito dell’Inter, mi consola di essere sopravvissuto fin qui alle naturali scomodità del Messico.

Per la prima volta mi sono nutrito vincendo il sorteggio della zuppiera. I cibi messicani mi rivoltavano (più che mai attuale la celebre battuta di Pagnol: “Professeur, tu m’escagasses”). Nella zuppiera fumavano le trenette che Mimmone aveva condito inventando felice congiura di aglio, cipolle e tomatiche fresche. L’olio, buonissimo, ci veniva da Simonetta Piccolo Cattozzo, capo ufficio stampa della federcalcio. Insomma, per gola, tutto si può dimenticare.

Gianni Brera

L’Intervista

L’ ITALIA CAMBIA GAMBE?

Repubblica — 12 giugno 1986

Qualche pomodoro in meno“, scherza Bearzot. E qualche dubbio in più: passata la paura, l’Italia studia il match con la Francia. Non sarà facile, il gruppo vive in questi giorni lente ed inevitabili trasformazioni. “In un Mondiale – ripete sempre il Ct – è importante il carattere, equilibrio psicologico del giocatore“. E allora si potrebbe iniziare proprio del numero 1. Il Mondiale di Galli diventa sempre più una storia di incomprensioni reciproche. Anche dopo i due gol presi dalla Corea il portiere non si accolla nessuna colpa: c’è stato un acceso colloquio negli spogliatoi. Lo stesso Zoff, che consigliò Galli a Bearzot, sembra adesso molto meno convinto. Da preparatore specifico dei portieri, si mostra deluso di certe risposte.

Galli continua a stare “fuori” dalla squadra, e la squadra stessa non lo riconosce, non gli dà fiducia. Al contrario, Tancredi tiene invece un atteggiamento più sanguigno: ha voglia di giocare, scherza poco e aspetta. Ieri nel consueto e torrenziale spazio-stampa Galli non s’ è fatto vedere. Secondo problema, il centrocampo. Soprattutto in rapporto alla Francia: “Bisogna analizzare bene questa partita – dice Bearzot – approfittare di qualche loro debolezza. In mezzo, hanno quattro grandissimi calciatori, che da sei anni giocano a memoria“.

Che fare? L’ ipotesi più probabile è un centrocampo corazzato, in cui inevitabilmente Di Gennaro non dovrebbe trovare più spazio. Aldilà delle dichiarazioni ufficiali, il rendimento del regista non ha convinto.
Ma i raffronti con i numeri 10 delle altre squadre fateli voi“. Al suo posto potrebbe entrare Baresi “che conosciamo già“. Il dubbio è uno: la squadra può essere governata da tre mediani?
Nel gioco moderno, si potrebbe rispondere, un centrocampista vale l’altro. L importante è che regga la partita. E magari la marcatura di Platini. Baresi potrebbe servire per questo, anche se lo stesso De Napoli, in campionato, ha duellato con successo contro il francese. “Rispetto a Maradona, Platini è più facile da controllare – sottolinea Bearzot – gioca anche per gli altri“.

Al centro, proprio come nella finale di Madrid e nella partita contro l’Argentina, sarebbe di rinforzo anche Cabrini. Resta il problema delle azioni offensive, della spinta. Il clan Italia sta pensando ad un’ altra clamorosa sostituzione: Vialli e Conti insieme, Altobelli punta unica. Una dretta conseguenza delle scelte nuove a centrocampo. Conti e Vialli sarebbero gli uomini giusti per aiutare il reparto, lavorando da tornanti. E poi contro una squadra atleticamente non eccezionale, diventerebbe senz’ altro utile l’ opera di sfondamento di Vialli. Una tentazione a rischio.

Bearzot lo sa benissimo: in Italia nessuno si dannerebbe se da questa squadra escono Galli e Di Gennaro. L’esclusione di Galderisi sarebbe più dettata dalle esigenze della partita. In questi giorni, la squadra si dedicherà ad altri problemi. Quel blocco psicologico che c’ è costato il primo posto nel girone, gli errori in fase di conclusione. E poi certe incertezze quando ci attaccano: “Ci serve anche una difesa che partecipi al gioco – dice Bearzot – che tenga lontani dall’area gli attaccanti avversari“. D’ altra parte, il Ct loda anche l’ atteggiamento della squadra dopo il pareggio coreano.
Abbiamo reagito da anglosassoni. Nemmeno un cedimento psicologico, ma la reazione fa sperare. E poi con la Francia si perde più volentieri…“.

Ma c’è tempo anche per memorabili sketch, in parte provocati dal presidente federale Sordillo. Bearzot l’ha visto arrivare in sala conferenze e ha detto: “Se viene lui, vado via io. Il discorso tecnico è finito“. Il Ct temeva forse che Sordillo volesse dare la sua formazione. Grande agitazione di De Gaudio: dopo un buffo balletto la strana coppia è stata ricondotta allo stesso tavolo. Champagne, pinoli e auguri. Ha detto Sordillo: “Brindo al raggiungimento di altri traguardi“. E Bearzot: “Io brindo solo al superamento della prima fase“. Divisi nel brindisi.

10-6-1986, Puebla
ITALIA – COREA DEL SUD 3 – 2
Reti: 1:0 Altobelli (18), 1:1 Choi Song-hoo (62), 2:1 Altobelli (73), 3:1 aut. Choi Kwang-rae (82),
3:2 Huh Jung-moo 89
Italia: Galli, Collovati, Vierchowod, Scirea (c), Cabrini, De Napoli, Bagni (67 G. Baresi), Di Gennaro, Conti, Galderisi (88 Vialli), Altobelli
Corea del Sud: Oh Yung-kyo, Park Kyung-hoon, Chung Yong-hwan, Cho Young-jeung, Huh Jung-moo, Cho Kwang-rae, Choi Soon-ho, Park Chang-sun (c), Byun Byung-joo (71 Kim Jong-hoo), Kim Joo-sung (46 Chung Jong-soo), Cha Bum-keun
Arbitro: Socha (USA)