NEESKENS Johann: il calciatore universale

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Monaco di Baviera, 7 luglio 1974. Minuto numero uno di Germania Ovest-Olanda: il calcio d’inizio spetta agli ospiti, i tedeschi non toccano palla, giusto la caviglia di Cruijff dentro l’area. Johan Neeskens mette a segno il primo rigore di una finale di coppa del Mondo. Per il numero tredici olandese, capocannoniere dei suoi, è il quinto gol nel torneo. La partita finisce 2-1 per i tedeschi (pochi minuti dopo viene assegnato e trasformato il secondo penalty, bissato dal gol di Gerd Muller), ma un posto nella storia del calcio è ormai assicurato.

Se Cruijff è, secondo la celebre definizione di Sandro Ciotti, il “profeta del gol”, Neeskens è “Johan segundo”: lo scudiero perfetto del più grande calciatore europeo di tutti i tempi. In una squadra leggendaria come l’Olanda anni Settanta, Cruijff e Neeskens esprimono arte in perfetta sintonia. Se gli arancioni rappresentano i Beatles del pallone, Cruijff e Neeskens sono Lennon & McCartney: grandi da soli, inarrivabili in coppia.

La principale qualità di Johan Neeskens sta nella sua capacità di intepretare al meglio, con naturalezza e continuità sorprendenti, l’universalità di ruolo predicata da Kovacs e Michels in Olanda: “Un giocatore deve essere completo e continuo, capace di adattarsi a giocare in qualsiasi zona del campo”. Lui lo è. Decisamente. Polmoni inesauribili, ottimi controllo di palla e colpo di testa, infallibile dal dischetto e soprattutto vero leader, capace di prendere la squadra in mano nei momenti più delicati.

Neeskens con la maglia dell’Ajax. Giocatore “duttile e polivalente” è quello in grado di giocare in due, tre ruoli. Cosa dovrebbe dirsi di Neeskens? Incontrista naturale per istinto e talento atletico, nel 1970 a diciannove anni esordisce in Nazionale e vince il primo scudetto con l’Ajax che dà il via alla campagna europea. Tre trionfi consecutivi in Coppa Campioni in cui si mette in luce come “uno dei migliori difensori del Vecchio continente”. Ma quando nel 1973/74 Cruyff abbandona i “lancieri” di Amsterdam, destinazione Barcellona, tocca a Neeskens prenderne il posto come trequartista-centravanti.
Davids che sostituisce Trezeguet, Samuel che rimpiazza Totti: quattro campioni per fare un Neeskens. O un simil Cruijff. This is (was) calcio totale. Non si tratta solo di calpestare le stesse zolle di campo. Neeskens a modo suo, col suo stile, garantisce all’Ajax meno eleganza ma medesimo rendimento del numero 14 più famoso della storia del calcio. Purtroppo per i tifosi biancorossi ne segue il cammino anche fuori dal rettangolo verde.

Il 20 giugno 1974 firma per il Barcellona per raggiungere Johan the first. La coppia si ricompone. Neeskens appena acquistato dal Barcelona viene presentato alla stampa e ai tifosi Neeskens diventa subito un idolo dei tifosi del Barca. Non solo per le sue qualità come calciatore, ma anche per la volontà di identificarsi sia col club che con la “nazione” catalana. Questa combinazione lo fà diventare uno dei giocatori più emblematici della storia del club, nonostante al suo arrivo non incontri il calore del Camp Nou, intristito dalla partenza (a causa del limite sul numero di stranieri) dell’idolo peruviano Hugo ‘Cholo’ Sotil.

Ma in nessuno stadio si può fischiare un moto perpetuo che copre l’intero campo per novanta minuti, pressando, rubando palla agli avversari, impostando l’azione e inserendosi in zona gol. “Un mediano difensivo che sapeva segnare”, secondo l’autoritratto di Neeskens. Forse qualcosa in più. Per lui in Spagna 219 partite e 53 goal, una coppa di Spagna e una coppa delle Coppe. Il trionfo europeo nella finale di Basilea del 1979 rappresenta anche l’ultima partita dell’olandese in maglia blaugrana. Ne prende il posto, non il ruolo, il Pallone d’Oro Allan Simonsen.
Due coppe in cinque anni. Un po’ poco per una squadra che schierava il “miglior duo” del calcio mondiale. Quel che gli albi d’oro non dicono sono le giocate, le prestazioni memorabili che la coppia olandese ha fornito e che i tifosi blaugrana ancora oggi ricordano.

Nel 1978 in Argentina, senza Cruijff che aveva abbandonato la Nazionale un anno prima per Neeskens e compagni l’appuntamento con la Storia è di rigore.
Stavolta è Rob Rensenbrink a realizzare dagli undici metri, contro la Scozia, il gol numero 1000 della Coppa del Mondo. E come quattro anni prima, gli oranges vanno in finale. Avversari, anche qui, i padroni di casa. Dopo l’uno a uno nei 90 minuti gli olandesi cedono nei supplementari: 3-1 e addio coppa del Mondo. La fine di un ciclo, la fine di un calcio spesso imitato ma mai più rivisto.

Dopo il Mondiale argentino Neeskens gioca ancora una stagione nel Barcellona prima di trasferirsi nei New York Cosmos. Dove assieme a Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, vince il campionato Nasl nel 1980 e nell’82 (secondo posto nell’81). In sei stagioni con i Cosmos segna 17 reti in 94 partite ed è All Star (versione stelle e strisce del top 11) nel 1979, 1980 e 1982. Neeskens nei New York Cosmos. Gli americani partono dopo e arrivano prima. Accade anche nel soccer. Già negli anni Ottanta sperimentano quel che in Europa inizia a intravedersi solo vent’anni dopo: debiti, falsi in bilancio e fallimento della Lega…
Nel febbraio 1985, Neeskens ritorna in Olanda. Sono passati undici anni dall’ultima gara con l’Ajax. Non è esattamente il ritorno dell’eroe. Appena sette partite nel Groningen e poi un’altra parentesi Oltreoceano coi Kansas City Comets e i Fort Lauderdale Suns.

Nel 1987, a trentasei anni, abbandona l’America per la Svizzera, dove finisce la carriera di giocatore per iniziare quella di allenatore come player-manager al Fc Baar. Tre anni prima di passare nell’estate del 1990 al Fc Zug, rifiutando il “grande salto” al Grasshoppers. Scelte incomprensibili se si guarda al percorso che vede protagonisti i suoi contemporanei: Cruijff guida il Barcellona, Haan l’Anderlecht, Keegan il Newcastle, Dalglish il Liverpool. Non fosse abbastanza, Johan Neeskens nel 1996 prolunga il suo contratto con i dilettanti tedeschi del Fc Singen.

L’accordo viene interrotto dalla chiamata della Federazione olandese che lo vuole al fianco di Frank Rijkaard prima e di Guus Hiddink poi sulla panchina della Nazionale. Nel 2000 arriva la sua prima esperienza come capo allenatore in patria, e porta il Nec Nijmegen – per la prima volta in vent’anni – in coppa Uefa. Fedele a se stesso, rifiuta le offerte di panchine importanti (Barcellona e Schalke 04) per “completare il lavoro iniziato con la qualificazione Uefa”. Purtroppo subisce l’esonero l’anno seguente, ma è ancora Hiddink a richiamarlo come assistente della Nazionale australiana per i Mondiali tedeschi del 2006. Dopo un’esperienza nel Barcellona come vice di Rijkaard, allena la selezione B della nazionale olandese, come vice Dennis Bergkamp. Dal 1º luglio 2009 al 20 ottobre 2010 è ancora vice di Rijkaard al Galatasaray. Ultimo domicilio conosciuto, i Mamelodi Sundowns di Pretoria, Sudafrica.

Testo di Gianni Serra
http://www.lechampions.it/2008/11/johanneeskens