NENE’: IL CAGLIARI VALE BEN UNA JUVE

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L’amico di Pelé sbarca a Torino, poi vince con Riva: «Che gruppo il nostro, lo scudetto è stato il trionfo dell’amicizia. Eravamo un buon gruppo, unito, allegro, vivevamo in un condominio»


Olindo Claudio De Carvalho è un uomo buono. Lo chiamavano Nené, bambino. Suo padre si chiamava Olindo Herminio De Carvalho ed era terzino del Santos. Poi Herminio ha smesso di giocare ed è diventato elettricista. Nené è timido e alto, gioca scalzo nel Flamengo di Santos, la sua città. «Era la squadra del quartiere». Poi esce dalla strada ed entra nel Senador Feijo. «Avevo quindici anni, ero junior, correvo e segnavo e mi ha preso l’Endustrial». Alla mamma il calcio non piaceva: «Dà dei dispiaceri. Guarda tuo padre. Ha giocato, gli piaceva, pensava tanto al calcio. Tuo padre era generoso, ma il calcio con lui non lo era». Mamma Rute diceva a Nené: «Diventa elettricista come tuo padre». Una mattina Nené parte con un suo compagno e va a fare un provino nel Santos. Quel giorno vede Pelè. Il piccolo Nené aveva solo un anno meno di Edson Arantes do Nascimiento. Ma era un anno luce. Pelè è già un re.

nene-chilihavisti-wp1Nel 1958 Nené ha sedici anni, Pelè diciassette. Pelè è fresco campione del mondo, il numero 10 del Brasile, ha segnato due gol nella finale mondiale contro la Svezia. «Tutti in Brasile volevamo diventare Pelè». Nené diventa un buon giocatore di centrocampo che fa i gol. Il Santos lo prende, diventa la riserva di Pelè. Racconta la sua prima partita accanto al re, in serie A: «L’allenatore è Lulla, un improvvisatore. Chiamava tutti negli spogliatoi, i titolari e quelli della giovanile, senza avvisare. Quel giorno dovevo fare l’anteprima, aprire lo spettacolo dei grandi. Lulla mi dice: “Prendi quella maglia, la numero undici”. Gioco contro la Juventus di San Paolo. Io con l’undici, Pelè con il dieci. Il Santos vince anche quella partita, tre a uno. A un certo momento scatto sulla sinistra, Pelè mi segue, io gli do il pallone, lui me lo ridà con tocco morbidissimo e io mi trovo davanti al portiere. Il gol è facile, poteva farlo lui, l’ha fatto fare a me. Pelè è stato buono e generoso, Pelè è sempre stato prima un uomo e poi un giocatore».

Nené gioca nel Santos, fa una tournée in Italia, a Torino contro la Juve di Sivori. E’ il 1963, Nené ha ventun anni e si muove molto bene in attacco. Giampiero Boniperti lo contatta e poi lo insegue in Brasile. Nené è buono e bravo, gioca e segna undici gol. Ma non è un centravanti «puro», non è e non sarà mai l’erede di John Charles. E’ alto, ha gambe lunghe ed eleganti, ma «trattasi di un centrocampista offensivo», scrivono i giornali.

Nené è buono e forse pensa troppo alla sua casa, alla sua mamma, al Brasile. Non la chiamano ancora saudade, si limitano a considerarla semplice nostalgia. Oggi Nené sorride: «Non è vero. Forse non ero molto simpatico a Omar Sivori, forse era un po’ colpa mia. Ma non sono stato colpito dalla saudade. Molti brasiliani hanno avuto questo problema, io volevo diventare un buon calciatore in Italia. La Juventus non poteva aspettarmi, non aveva pazienza. Ci sono rimasto un anno, un solo anno, ho fatto un po’ di gol». Non male per un centrocampista, anche se offensivo. «Quando ho cominciato a capire il calcio italiano, a Torino mi hanno ceduto».

Erano gli anni del boom economico. Delle auto, dei frigoriferi, credenze e vetrine comperate a rate. Cioè con le cambiali. «Pagherò per questa cambiale la somma di Lit». Pacchi, montagne di cambiali. Olindo Claudio De Carvalho è ceduto al Cagliari a rate. «Forse sono stato il primo acquistato in questo modo. Venticinque per cento il primo anno, venticinque il secondo e così via» . Nené va in Sardegna, è un po’ giù di morale. «Non mi sentivo bene. Qualcuno usava un brutta parola: fallimento. No, quello no. Mi sentivo soltanto poco utile». L’allenatore è Silvestri detto Sandokan. Lo guardò con i suoi profondi: «Ragazzo, su con la vita, questo è un buon posto, qui c’è del buon calcio. Ribellati, fai quello che sai fare».
Sandokan a Nené disse anche: «Ricordati che sei brasiliano e hai giocato nel Santos di Pelè». Trova amici, Longo e Cera, poi Tommasini. Da Torino arriva anche il portiere Mattrel. Entra nel Cagliari di Riva, tira e segna con grandi punizioni da trenta metri.

Grandi sgroppate, ottimi assist. «Un giorno a Roma scatto sulla fascia e vado via veloce, il loro allenatore, Oronzo Pugliese, si mette a correre a fianco, lungo la linea urlando. “A me, passala a me…”. La scena è molto divertente, la gente dell’ Olimpico applaude, è stato bellissimo. Ma io non mi sono fatto incantare: ho passato il pallone a Riva e lui ha fatto un gran gol. Come sempre».

Dodici anni di Cagliari, una vita. Nené è uno di quelli che consegnano il Cagliari alla storia. Quello di Albertosi e Cera, di Domenghini e Brugnera, di Nené e Riva. Vince lo scudetto. A Torino, con la Juve pareggia due a due. Autorete di apertura di Niccolai, poi Riva, Anastasi, Riva.
La Gazzetta scrive: «Il brasiliano Nené fra i migliori. E’ la sua vendetta». Olindo Claudio De Carvalho ricorda: «No, soltanto un senso di pace. Come lo scudetto: è stato il trionfo dell’amicizia. Eravamo un buon gruppo, unito, allegro, vivevamo in un condominio».
«E Nené suonava la chitarra» , ricorda Virdis. Nené ride: «La prendevo in mano, strimpellavo, a volte facevo finta. Cantavo canzoni brasiliane. Era un divertimento, cominciato col grande Scopigno. Hanno detto che era un mago e poi un filosofo. Scopigno era un democratico, civile, tollerante amico. Lui apprezzava la nostra allegria. Voleva giocatori e uomini genuini. Noi eravamo genuini e abbiamo costruito grandi vittorie».

Poi si ferma, i capelli diventano bianchi e con le sue gambe da ballerino di musical americano fa la spola, insegna calcio e umanità a Firenze e a Torino. Primavera con la Viola, Berretti e Giovanissimi con la Juve. Allena in C2 e in C1, ma torna sempre nell’Isola, con Fiorella, la moglie conosciuta a Torino. Giada e Ruben, i figli nati a Quartu Sant’Elena, a Torino invece sono rimasti. «Sono in Italia da più di quarant’ anni, vivo nel centro di Cagliari, ho molti amici, buone compagnie. Vivo bene il mio tempo libero».
Poi parte con Fiorella per il Piemonte, ma torna subito a casa. La saudade, se esiste, è sarda.

Testo di Germano Bovolenta

LA SCHEDA

Olindo Claudio De Carvalho, detto Nené, è nato a Santos in Brasile il 1 febbraio 1942.
Nené è cresciuto nel Santos dove ha fatto per quattro anni il vice Pelé. Ha debuttato nella Under 23 al fianco di Jarzinho e Carlos Alberto.
Arriva in Italia nel 1963/64: è la Juventus di Boniperti. Esordisce in A in una gara interna, a Torino contro la Spal. Realizza undici gol, ma l’anno successivo viene ceduto al Cagliari che chiede e ottiene di pagare il cartellino a rate. Il 1964/65 è la prima di dodici stagioni indimenticabili a Cagliari, con uno storico scudetto nel 1969/70. Giocherà sino al 1975/76