PAOLINO PULICI: LA LUNGA ONDA GRANATA

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«Mi fa rabbia non sia ancora venuto fuori un cannoniere che mi sostituisca nella mente e negli occhi, più che nel cuore, della gente granata.»


I capelli spruzzati di grigio, un fisico ancora invidiabile e la stessa passione per quel pallone che gli ha consentito di entrare nel Gotha dei bomber. E, come il mitico Rombo di Tuono, ha un soprannome che evoca potenza: Puliciclone
E’ il re dei tiratori scelti nella storia granata, con 171 gol, di cui 134 in campionato. Lo incontriamo a Trezzo sull’Adda, cittadina natale di sua moglie Claudia, ad un tiro di schioppo da Roncello, il paese di Pulici. Si conobbero proprio sulle rive dell’Adda, ancora ragazzi. O quasi. Lui aveva appena esordito in serie A, nel Toro. Hanno una figlia, Patrizia, sposata con Andrea: entrambi appassionati di viaggi in moto.

pulici-chi-wp1Pulici, quanto ha contato sua moglie per lei come uomo e come calciatore?
«Mi ha dato la tranquillità. Le ho delegato certe responsabilità, come la cura delle mie attività extracalcistiche. Ha amministrato bene i guadagni ed ora sono un pensionato che può permettersi un paio di mesi di vacanza nella casetta all’Elba, sino a settembre, quando mi dedicherò alla Tritium, il mio hobby da quasi un decennio».

Sarebbe a dire?
«E’ la scuola calcio per i giovanissimi della società sportiva di Trezzo sull’Adda. Mi hanno anche aumentato il premio di fine anno. Prima mi davano una stretta di mano, ora due per aver scoperto due ”gemellini del gol”. Si chiamano Alessandro e Vincenzo. I cognomi li saprete quando saranno famosi. E il primo potrebbe diventare un piccolo Pulici. Ha disputato un torneo pasquale con i coetanei in prestito nelle file del Toro, poi é tornato da noi, ma ne sentirete parlare».

Perché si é defilato dal grande calcio dedicandosi ai babies?
«Finita la carriera di calciatore, iniziai quella di allenatore, come vice di Titta Rota, al Piacenza in C1. Fummo promossi in B e, tra i miei ”allievì’ ebbi Beppe Signori: cercava di imitarmi, seguiva i miei consigli. Ma troppo spesso vedevo che gli insegnamenti venivano disattesi da altri giocatori e l’entusiasmo é scemato. Così ho rinunciato al calcio professionistico e alla vetrina. Una scelta di vita per dedicare più cura e attenzioni a mia figlia. Basta con la valigia sempre pronta».

Rimpianti?
«Uno solo, aver giocato in Nazionale meno di quanto meritassi, partecipando a due Mondiali come… turista, in Germania nel ’74 e in Argentina nel ’78. Non ho mai cercato raccomandazioni giornalistiche. Per il resto ho raccolto quanto ho seminato. E il fatto di avere vinto un solo scudetto e una Coppa Italia nel Toro anziché andare a cercare gloria in società più ricche, non é un limite. Ne é valsa la pena».

Lo sa che nell’immaginario dei tifosi granata di mezza età lei é considerato degno dei Grandi del passato?
«Accostamento irriverente. Però, persino il mio vecchio compagno e capitano Claudio Sala mi ha detto che, più passa il tempo e più sembro un sopravvissuto a Superga, uno che non andò a Lisbona perché infortunato…».

Torino - Milan 2-0, Pulici controllato da SabadiniA quando un nuovo Pulci per la gioia della tifoseria granata?
«Mi fa rabbia non sia ancora venuto fuori un cannoniere che mi sostituisca nella mente e negli occhi, più che nel cuore, della gente granata. Sarei io il primo a gioirne perché significherebbe che il Toro é di nuovo ai massimi livelli».

Quanto varrebbe oggi un Pulici al calcio-mercato?
«Paragone improponibile. Pensate alla quotazione di Riva, Boninsegna, Savoldi, Bettega, Paolo Rossi, Graziani, Chinaglia, tutta gente dai 15 gol in su e con meno gare a disposizione. Quando giocavo e promettevo una ventina di gol, se poi ne realizzavo appena la metà dicevano che ero finito. Adesso un bomber qualsiasi fa 10 gol in sei mesi ha prezzi stratosferici. E non é il solo. Pensate ai 160 miliardi spesi dal Real per Zidane».

Quotazioni e ingaggi da capogiro, doping, passaportopoli e moggiopoli: il calcio rischia la bancarotta?
«Non esiste più una logica. Non é più la partita o la giocata che fanno testo: conta solo il risultato. Non si cerca lo spettacolo ma il business. Bisogna darsi una regolata».

Cosa ci vorrebbe per ricostruire il miracolo-toro?
«Soprattutto, si dovrà ricostruire il vivaio che produca granata veri, che sentano la maglia come una seconda pelle. Non é necessario un nuovo Filadelfia, non potrebbe mai essere come quello vecchio. Ci vuole un centro che consenta di tenere sotto controllo tutta l’attività, dai ragazzini ai professionisti. Ricordo che noi giovani, quando passavamo davanti allo spogliatoio della prima squadra, sbirciavamo dentro con la speranza che un campione ci notasse e ci regalasse un sorriso, una pacca, un incoraggiamento».

Cairo potrà essere il Pianelli del Duemila?
«Ciò che conta é che s’innamori del giocattolo-Toro e crei qualcosa di veramente importante nella storia della società».

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LA SCHEDA:

Paolino Pulici (Roncello, 27 aprile 1950)

Il Torino lo acquistò nel 1967 dal Legnano e l’allenatore Edmondo Fabbri lo lanciò come titolare nella stagione 1968-69 nella partita Torino-Cagliari (0-0). Con la maglia granata, con la quale disputò 14 campionati, ha giocato 437 partite (335 campionato, 72 in Coppa Italia, 29 nelle Coppe Europee e 1 nel Torneo di Capodanno) realizzando 173 reti che ne hanno fatto l’attaccante più prolifico della storia del Torino.
Vinse per ben tre volte la classifica cannonieri: nel 1973, con Gianni Rivera e Giuseppe Savoldi, e poi ancora nel 1975 e nel 1976. In questo ultimo caso le sue 21 reti furono determinanti per la conquista dello scudetto granata. Con il Torino si aggiudicò anche una Coppa Italia nel 1971. Ha formato, insieme al compagno d’attacco Francesco Graziani, la celebre coppia di cannonieri soprannominati “i gemelli del goal”. Nel 1982 fu ceduto all’ Udinese e, dopo una stagione in Friuli, passò alla Fiorentina, con la quale chiuse la sua carriera agonistica.
Disputò con la Nazionale 19 partite con un bottino di appena 5 reti. Fu convocato anche per due edizioni dei mondiali (1974 e 1978) ma in entrambe le occasioni non fu mai schierato in campo.