Pelè: 1000 non più 1000

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Il 19 novembre 1969 Pelè segna il goal numero 1000 della carriera. A questo proposito il poeta brasiliano De Andrade disse: “non è difficile segnare mille goal come Pelé, è difficile segnare un goal come Pelé”…


Quel giorno è un giorno difficile da dimenticare, sia per la storia d’Italia che per quella del calcio. Nel nostro paese imperversano gli scioperi per il problema della casa. L’Italia si sta bruscamente risvegliando dal boom economico e la protesta giovanile rappresenta un momento di rottura, il futuro sarà caratterizzato da una difficile e complessa crisi energetica.

Il 19 novembre a Milano ci sono degli scontri nei quali resta ucciso l’agente di polizia Antonio Annarumma. Quello stesso giorno a Rio de Janeiro Pelé segnava il suo millesimo gol. Due eventi lontani, opposti, slegati eppure uniti dal sottile filo della storia e da quell’ enunciare: 19 novembre 1969. Il 27, la Camera approvava la legge che introduceva il divorzio, contrari Dc, Msi e monarchici.Il 12 dicembre il paese è ferito a morte dalla strage fascista, quanto è importante nella storia la verità didascalica degli aggettivi, di Piazza Fontana. Tre giorni dopo, il 15, l’anarchico Giuseppe Pinelli, accusato della strage muore cadendo, probabilmente spinto, da una finestra della questura di Milano dove l’aveva interrogato il commissario Luigi Calabresi.

In quello stesso anno la Fiorentina di Pesaola aveva vinto il suo secondo scudetto e Felice Gimondi la 52° edizione del Giro d’Italia. Un gruppo di ricercatori della Rockefeller University definisce per la prima volta la struttura di un anticorpo, la gammaglobulina e il film di Dennis Hopper “Easy Rider” sposta l’attenzione del cinema americano sulle problematiche giovanili. Ma torniano a quel 19 novembre…

Quel giorno Edson Arantes do Nascimento gioca col il Santos al “Maracanà” di Rio de Janeiro. Avversario il Vasco da Gama per la Taca de Prata, conosciuta anche come Torneo “Roberto Gomes Pedrosa”, una delle tante manifestazioni che da sempre caratterizzano l’attività calcistica brasiliana, prim’ancora della nascita del campionato nazionale, due anni più tardi, nel 1971.Quando Pelé gioca quella partita, per i suoi biografi, ha segnato 999 gol, ne manca uno solo al millesimo, traguardo storico, mitico per un giocatore che ha già vinto tutto col Santos, Libertadores e Intercontinentali, e con il Brasile, due coppe Rimet. Tutti gli occhi, di tifosi e, soprattutto, fotografi, sono sulle spalle del numero 10 del Santos.

Quando l’arbitro fischiò un calcio di rigore in favore dei paulisti ci vollero ben cinque minuti perché tutti si potessero sistemare dietro la porta del numero 1 del Vasco Andrada. È davvero difficile capire cosa possa essere passato nella testa di Pelé in quei momenti interminabili. Una vita, una carriera calcistica che si materializzava nei suoi stessi occhi. E Andrada, se avesse parato il tiro del mito calcistico brasiliano avrebbe forse fatto la fine di Barbosa,i l portiere del Brasile ’50 sconfitto dall’Uruguay di Ghiggia e Schiaffino?Vittima sacrificale, quindi, di fronte alla precisione e alla voglia di Edson Arantes di segnare quel gol, di aggiungere un altro alloro a una carriera inarrivabile.

Tiro e rete. Il giocatore portato in trionfo, il Brasile che si ferma, la notizia che fa il giro del mondo, la partita naturalmente sospesa. Anche in questo caso, per Pelé si fa un’eccezione e due sono le versioni: una dice che il match finì lì, l’altra che finì regolarmente 2-1 per il Santos sul Vasco da Gama. Ma anche sulla data si fa fatica, alcuni scrivono che l’anno del fatidico gol di Pelé sia stato il ’71 e non il ’69, a chi credere. Noi abbiamo trovato data e partita in un sito di statistiche, ma anche qui dobbiamo aprire una parentesi.Il numero 10 brasiliano per eccellenza segnava sempre, anche nelle partitelle infrasettimanali e in Brasile, paese allergico agli almanacchi, non si butta via niente, così i 1.000 gol di Pelé sono infarciti di tutto un po’. L’unica sicurezza è che il 19 novembre 1969 ha segnato il millesimo. A fine carriera gli saranno accreditate 1.281 reti ufficiali.

«Per l’amore di Dio, gente mia, ora che tutti mi state ascoltando, faccio un appello speciale a tutti: aiutate i bambini poveri, aiutate gli abbandonati. È il mio unico appello in questo momento speciale per me», dichiarò di fronte alla folla estasiata. Seppe poi investire bene il suo mito, prima come ambasciatore universale dell’Unicef, poi come ministro dello Sport verdeoro. Altri grandi brasiliani hanno avuto molta meno fortuna di lui e anche meno intelligenza.

Ma torniamo ancora a quel 19 novembre. Quando Pelé segna il gol numero 1.000, l’agente Antonio Ammarumma muore. Due gesti, due nomi passati alla storia. Ognuno di noi decida dove collocarli all’ interno della propria scala di valori, all’interno dei propri ricordi di una generazione che voleva la fantasia al potere… solo con un pallone tra i piedi.

Friedenreich, Puskas e Romario, secondo le fonti a disposizione, sono gli altri giocatori che insieme a Pelé fanno parte di quei giocatori che hanno segnato più di 1.000 gol in carriera. Se vogliamo Arthur Friedenreich ha fatto più fatica degli altri, visto che ha giocato a calcio nei primi anni del secolo. Meticcio, per colpa della democrazia razziale ha dovuto rinunciare alla Nazionale per un po’ e ogni volta, prima di entrare in campo, si lisciava i capelli crespi. Secondo Edoardo Galeano, Friedenrich ha creato il modo brasiliano di giocare a calcio.
Puskas, mito nel mito della Honved e della Grande Ungheria, quando scappa nel ’56 dal suo paese sembra finito. In Italia ingrassa e nessuno pensa che possa tornare ai livelli di un tempo. Ma con il Real Madrid dimostrerà il contrario segnando valanghe di reti, superando quota mille e collezionando coppe dei Campioni.

Fonte: Adattamento testo di Francesco Caremani