PREBEN LARSEN ELKJAER – luglio 1984

Danese, indisciplinato e giramondo ha trovato il giusto equilibrio da quando ha sposato Nicole, tenera e assennata belga. Oggi sfoga la sua grande vitalità in campo dove travolge tutto e tutti segnando gol a grappoli

Toro scatenato

PARIGI. Golkjaer potrebbe essere prima o poi «rubato» al Verona di Bagnoli da Sergio Leone. E piacerebbe sicuramente anche al John Ford di «Sfida infernale», con quella faccia-western da brigante del pallone. Intervistarlo è gioco per cinepettegoli. L’eroe randagio della Danimarca eliminata dalla Spagna nella semifinale degli europei solo ai calci di rigore, ha potere di sintesi, insospettate dosi d’umorismo, capacità di raccontare come se avesse sempre usato il «flash», ad evitare i vuoti della memoria. Vediamo…

Preben Larsen Elkjaer nasce l’11 settembre a Kaneoex 1957 ed è un bambino quando il padre Soerling si decide a portarlo dal medico perchè cresce troppo. La diagnosi dello specialista a conclusione della visita è degna di Woody Allen: «Complimenti, stiamo preparando un corazziere per la regina.»
Preben riprende a scazzottarsi, ad andare in bici nell’agglomerato urbano di Copenaghen. I suoi pugni sono la cassetta di pronto soccorso a favore degli amici deboli vessati dai violenti. Preben studia controvoglia all’istituto tecnico e segue con affetto il fratello Fleming, centravanti promettente. A forza di guardar sfide di livello giovanile, gli viene voglia di provare. A 15 anni dopo un’esperienza disastrosa con la squadra del quartiere entra nel vivaio del Copenaghen F.B.: riserva, aiuto magazziniere, inserviente che aiuta a tagliar l’erba del campo, a pulire le scarpe dei più importanti. Non si sente bello e difatti non lo è: ha il fisico curioso; si muove goffo alla apparenza: è senza collo; ha capelli che tirano al castano chiaro contrariamente ai biondissimi fratelli vichinghi. Si fermerà al metro e ottantatré di statura: un altro dei misteri che è capace di spiegare, considerata la partenza da ipersviluppato.

«Fortunatamente – rievoca – mi trasformo col pallone tra i piedi. Non è vero che si nasce grandi calciatori. Quando ho iniziato, in partita non sapevo né leggere né scrivere. Spedivo cannonate sull’autostrada; non centravo mai lo specchio della porta. Credo di aver fatto disperare il primo allenatore con cui sono capitato. Poi d’improvviso, ho aggiustato la mira, un miracolo…».

ALL’INIZIO. Copenaghen è il santuario di partenza. I tedeschi del Colonia lo acquistano per quattro soldi: il povero Hannes Weisweiler vuole provare il bisonte d’area che a tradimento sfreccia con la velocità della renna. È il 1975. Addio ai dilettanti della «Dansk Boldspil-Union»: il «brigante» che nessuna nazionale del suo Paese ha finora preso in considerazione, accoglie la proposta professionistica senza rimpianti. Non ha però il miraggio di quattrini; ha solo la prospettiva emozionante di vivere lontano da casa, di andare a donne, di bere whisky, evitando i rimproveri e le punizioni di papà Soerling.
«Calcoli completamente sbagliati – ride, a gambe accavallate – perchè il sign. Weisweiler, buona pace all’anima sua, è stato il mio più prezioso implacabile torturatore. Abbiamo litigato spesso: non ero abituato alla disciplina, ai sistemi che voleva imporre. Ascolta questa: una volta gli spifferano d’avermi sorpreso al night alle ore piccole con la solita bionda accanto e davanti ad una bottiglia di whisky completamente vuota. Weisweiler mi chiama a rapporto, è furibondo. Dice: Ho saputo che la scorsa notte hai bevuto whisky come una spugna. No, neghi? Candidamente replico: mister non è vero niente: era vodka, non whisky…».
Prendo appunti e istintivamente lo accosto al Chinaglia della Lazio del boom, dell’indimenticabile Maestrelli.

MATRIMONIO. Al funerale di Weisweiler, glorioso giramondo del Borussia, del Colonia, dello Zurigo, ai Cosmos, Golkiaer porta la bara, è in prima fila.
«Quell’uomo l’ho capito tardi, troppo tardi. L’ho capito quando mi aveva cacciato dalla Bundesliga. Ho resistito due stagioni, ma tra ammonizioni e squalifiche ho giocato la metà di quanto potevo. Avevo la necessità d’incontrare Nicole, per salvarmi. L’ho conosciuta a Lokeren: per attaccar discorso, per corteggiarla, avevo la pretesa che fosse lei a tagliarmi i capelli. È la parrucchiera che ha messo ordine nella mia vita. All’inizio non era una cosa seria, ero convinto di non lasciarmi imprigionare, secondo abitudine. Ci siamo sposati di venerdì e i nostri parenti temevano portasse male… sia benedetto quel venerdì, marzo 1980. Era un giorno in cui non avevo niente da fare e l’ho riempito così. Nicole mi guida come fossi un bambino. Non abbiamo ancora figli e vorremmo che il primo nascesse in Italia. È stata lei a controllare il contratto col Verona, prima che firmassi. Ero sul punto di far saltare tutto: i dirigenti del Lokeren mi hanno negato la buonuscita… con pazienza, Nicole mi ha convinto. È innamorata del vostro Paese, nella scorsa estate siamo stati in vacanza a Taormina».

PRESIDENTE. Al Lokeren, Preben Larsen Elkjaer piomba con la rabbia in corpo. Innamorarsi dei suoi assoli travolgenti è inevitabile. Mai visto in Belgio un tipo da «saloon» che sradica palloni con tanta determinazione e si butta in picchiata, lampeggia negli uno-due, chiude il triangolo con bordate da applausi. Il presidente del club lo difende in qualsiasi circostanza, anche quando i tecnici vorrebbero punirlo per certe stranezze, per la solita insofferenza a rispettare le regole del gruppo di famiglia.
Spesso si presenta agli allenamenti a cavallo e sono scene da «C’era una volta il West». Si giustifica spiegando che preferisce i cavalli agli aerei, alle macchine, a qualsiasi moderno mezzo di trasporto. Gli imprevisti non mancano: in un paio d’occasioni arriva nello spogliatoio, quando i compagni e avversari sono in campo, ad una manciata di secondi dall’inizio della partita.
Coi gol ottiene inevitabilmente il perdono, nel campionato belga firma su 200 partite cento reti in cinque anni. Il Presidente lo adora, il presidente non lo cederebbe per nessuna ragione al mondo.
«E il Tottenham, il Paris Saint Germain bussano invano alla porta. Ho Nicole. Ho la mia squadra, ho i cavalli, il mio mondo… purtroppo cambiano le situazioni ogni decisione può essere rimossa. Il Lokeren diventa triste quando muore il mio Presidente. Ci fosse ancora, probabilmente non avrei accettato di trasferirmi a Verona. Credo che nel Lokeren mi siano riuscite prodezze indimenticabili: all’esordio nella Coppa Belga ci ritroviamo ad esempio a perdere 3-0 davanti allo Standard Liegi. Mi arrabbio: segno tre gol consecutivi e vinciamo 5-3. Per rendere devo sempre essere concentrato: in tre partite del campionato belga, nelle ultime due annate, ho fatto quaterna. Lo sanno bene quelli di La Louviere, del Berscen, del Waterschei. Il divertimento maggiore è battere Pfaff e poi prenderlo in giro. Pfaff è il portiere che più mi è antipatico: ci siamo spesso confrontati in match di pugilato fuori-programma. Lui ripete che sono un brigante e io me ne infischio… Il gol più bello della carriera è stato quello del 3-2 che ha steso i belgi. Sono partito da metà campo, egoisticamente ho finto di non vedere Laudrup smarcato e quel Pfaff sbruffone l’ho castigato…»

elkjaer-lokeren-intervista-wpRIVELAZIONE. Inutile ricordargli che il bel collettivo di Piontek è stato costretto ad uscire a sorpresa dagli europei, dopo i supplementari, per quel suo rigore sbagliato.
Un altro al posto suo non si darebbe pace. Golkjaer invece è beatamente tranquillo e fa: «Grazie all’errore ho rivisto Nicole qualche giorno prima. Meritavamo d’essere finalisti, ma non importa. L’arbitraggio è stato scandaloso. Agli Europei, la Danimarca, forza emergente, ha dimostrato che andrà lontano, conquisterà altri lusinghieri risultati…».
Gli europei hanno soprattutto messo in vetrina il Golkiaer rivelazione, questo trascinatore che conosce quattro lingue e che il poliglotta-psicologo Piontek puntualmente galvanizza spiegandogli d’essere rimasto deluso da ogni sua prestazione precedente. È un altro gioco cui si presta con divertimento.
«Tanto, a forza di scherzare – si atteggia – ho archiviato 43 presenze in Nazionale. È bello tornare in Danimarca e dimostrare alla gente che non ho sbagliato a trasferirmi all’estero. Mi trovo bene ovunque, vivo senza preoccupazioni, senza invidie, senza ambizioni. Nel vostro campionato voglio vincere subito la classifica dei cannonieri».
Vive nella fattoria che ha comprato con 200 mila dollari. Dentro c’è il negozio da parrucchiere per Nicole, c’è il parco per i tre cavalli: Dixi, York, Honeymoon, c’è il cane Niky, c’è un numero imprecisato di gatti, galline, altri animali da cortile.
«Ma con i cavalli – puntualizza – sono particolarmente premuroso e ovunque mi trovi chiedo al telefono della loro salute. Con York ci parlo. L’ho acquistato il 22 settembre 1983 ; festeggiavo la vittoria storica sugli inglesi a Wembley. In quel periodo s’interessava a me la Fiorentina, ma presto i contatti si sono interrotti. Ero indeciso. Il presidente del Lokeren era ancora vivo…».

ITALIA. Arrivederci a Verona, dunque, Elkjaer… tra Parigi, Lione, Strasburgo, ci siamo appassionati alle tue travolgenti esibizioni. Proprio a Strasburgo hai brindato alla notizia: il Verona ti aveva catturato per due miliardi e 500 milioni. Adesso prometti: «Saremo la squadra rivelazione, neppure la Juve si divertirà. Se le cose andranno male realizzerò almeno 15 gol. State tranquilli che sono cambiato per amore di mia moglie. Lo scudetto? Sarà dell’Inter. Rummenigge non sbaglia mai due volte consecutive. Vedo molto bene anche la Fiorentina. Penso che lotteranno tutti in particolare per ribellarsi alla dittatura di Platini. In Francia a Michel è riuscita qualsiasi cosa. Vendesse cappelli nascerebbe la gente con due teste. Ma non sempre è festa. La Francia è diventata Campione d’Europa secondo copione. Sì, ha meritato, ma ha usufruito contemporaneamente di piccoli aiuti. Si voleva che chi andasse in finale a contenderle il titolo fosse comunque decimato dalle squalifiche. Nel campionato italiano sportivamente ci vendicheremo. Con me e Briegel il Verona lotterà alla pari contro chiunque. E conquisteremo sicuramente un posto in zona UEFA o la Coppa Italia, per rientrare nel giro internazionale.»

Sì, è probabile… nella romantica città dell’Arena, sei atteso con trepidazione Golkjaer; sei il tenore che con l’acuto ha indubbiamente la possibilità di far sempre crollare il lampadario. E se vuoi, puoi entrare in piazza Bra, a cavallo…