RIVELINO Roberto: il mago dell’elastico

Mancino, centrocampista avanzato di straordinario talento, soprattutto nel tiro e nel dribbling, ha giocato nel calcio a cinque nel Clube Indiano, poi soprattutto con il Corinthians, quindi Fluminense e ha chiuso la carriera con l’Al-Hilal, in Arabia. Campione del mondo con il Brasile nel 1970 a Città del Messico, è il giocatore con più presenze in assoluto nella Seleçao.

Il Pallone d’Oro Ronaldinho potrebbe definire il campione in questione come il suo papà calcistico… Un onore meritato e destinato a pochissimi eletti. L’ex funambolo del Barcellona, celebre per una mistica confidenza col pallone, è uno specialista del cosiddetto “Elastico”. In Brasile è così definito un tipo di dribbling difficilissimo ma splendido per gli esteti. La palla è incollata al piede, in apparenza preda di un qualsiasi difensore; come dotato di una molla, però, l’attaccante aziona la gamba come una saetta e disorienta il malcapitato con un’abile finta.
Il pallone scompare dal campo visivo del difensore, quando riappare è troppo tardi per recuperare… Ebbene, il primo a ideare e a realizzare l’Elastico(o Flip Flap) fu l’immenso Rivelino; un fuoriclasse, in questo caso anche inventore, che disseminò classe e talento puro alla fine degli anni sessanta e soprattutto nei settanta. Nell’epoca d’oro dei funamboli brasiliani merita senz’altro un posto d’onore: insieme ai dribbling e al diabolico sinistro, dimostrò di possedere un’intelligenza tattica difficilmente riscontrabile in altri calciatori. Soprattutto quando parliamo di campioni…

Roberto Rivelino nacque il primo gennaio del 1946 a San Paolo del Brasile, figlio di emigranti italiani, il padre un ambulante di Macchiagodena, Isernia. Quando Roberto cominciò a giocare, nella comunità, era logico che andasse verso il Palmeiras, la squadra fondata dagli italiani nel 1942. Ma il ragazzo al primo test alla Palestra Italia non piacque, nel 1962, e lui si diresse verso il Corinthians, di cui negli anni divenne uno degli idoli assoluti. Nome? gli chiesero alla firma del primo tesserino. «Gli amici mi chiamano Maloca, ma il mio nome è Rivellino, con due elle», precisazione a cui tiene, «è un nome italiano, i miei erano molisani». Mancata star della Palestra Italia, diventò in breve il Reuccio del Parco, ovvero del Parque Sao Jorge, la casa del Corinthians, di cui a carriera chiusa sarebbe stato anche responsabile tecnico.

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Rivelino con la maglia del Corinthians in un duello con Ademir

E allora si sparse la voce in un attimo, e già nel 1963 la gente a San Paolo accorreva a vedere quel ragazzo un po’ tarchiato, a cui gli spazi finalmente ampi esaltarono anche la potenza del sinistro. Diventò in breve un leader nonostante la giovane età. Ala sinistra o mezzapunta offensiva, Rivelino era spettacolare in ogni singolo gesto tecnico, anche quello apparentemente semplice. Nell’uno contro uno era talmente bravo (giornalisti invidiosi lo accusavano di essere talvolta irridente) che per fermarlo i difensori lo mortificavano col falli e scorrettezze al limite della brutalità. Nulla potevano, però, sui calci piazzati o sulle conclusioni dalla distanza: Rivelino era un mago anche in questa specialità.

Il suo sinistro da piuma di trasformava in un fucile di precisione, tirava sassate imprendibili e fulminanti che raramente mancavano il bersaglio. A livello di club non fu molto fortunato, visto che il Corinthians dei suoi tempi era una formazione in difficoltà, con poche speranze di competere alla pari con le altre big del Brasile e del Sudamerica. Vinse pochi titoli, senza poi dimenticare che al Santos c’era un certo Pelé che dominava e incantava il mondo intero. Rivelino, però, riuscì a non farsi mai schiacciare dalla presenza ingombrante di O Rey, con i due assi che venivano spesso considerati “gemelli” per il ruolo e la posizione in campo. Con la nazionale brasiliana, però, riuscirono a confezionare un capolavoro. Entrambi titolari e vincenti in una squadra superoffensiva, una situazione che molti addetti ai lavori consideravano utopistica.

Col Brasile Rivelino aveva debuttato giovanissimo, appena ventenne, ma l’apoteosi tecnica e persino morale arrivò nel leggendario mondiale messicano del 1970. Il “baffuto” Roberto fu fra i protagonisti più celebrati: chi lo giudicava una brutta copia di Pelé dovette ricredersi dopo la geniale intuizione di Zagallo. Il CT dei carioca li schierò insieme, Pelé e Rivelino, a ridosso delle punte Tostao e Jairzinho, formando probabilmentel’attacco più forte e completo di ogni epoca. Il debutto fu subito travolgente: contro la Cecoslavacchia Rivelino siglò su punizione(una botta che i messicani definirono “Patada Atomica”) la rete del pareggio nel primo tempo, dando la scossa giusta alla squadra in difficoltà. Il Brasile poi chiuse sul 4-1. Nei quarti di finale, il 14 giugno a Guadalajara, sbloccò di nuovo la contesa segnando col Perù (4-2 al novantesimo); in semifinale, invece, chiuse i giochi nei minuti finali col punto del 3-1 nel derby con l’Uruguay. Nella finalissima Brasile-Italia del 21 giugno a Città del Messico, pur non andando in rete, contribuì al 4-1 dei verdeoro contro gli azzurri di Riva e Boninsegna. Una gioia senza confini: Rivelino e compagni erano Campioni del mondo!

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Rivelino nella finale a Mexico 70

Chiuse la carriera verdeoro proprio contro l’Italia, nel 1978, in Argentina, finale per il terzo posto, reti di Causio, Nelinho e Dirceu con Zoff di nuovo in croce, entrando al posto di un giovane Toninho Cerezo. Poi, deciso a far soldi, andò a spendere gli ultimi calci in Arabia, da dove tornò dopo una litigata memorabile con l’emiro di turno.
In totale giocò con la Seleçao 92 incontri ufficiali, partecipando ad altri due Mondiali e realizzando 26 reti: Rivelino non risentì come altri dell’inesorabile scorrere del tempo, il suo modo di giocare restò elegante ed efficace come sempre. In patria l’altro club della sua vita fu la Fluminense, storica e gloriosa formazione di Rio de Janeiro. Rifiutò diverse proposte dall’Europa (lui stesso, anni dopo, si pentì della sua stessa pigrizia), preferendo il sole e le spiagge di Ipanema.

Nessuno può e potrà mai dimenticare le sue gesta e le sue prodezze sul rettangolo di gioco; ancora oggi è venerato come uno dei brasiliani più amati del secolo scorso. E poi c’è quel brevetto, ossia l’invenzione del dribbling “Elastico”, che molti imitano, magari cercando di perfezionare o migliorare. Ma sui giudizi del caso l’ultima parola spetterà sempre e soltanto a Roberto Rivelino, come l’autore di un favoloso best seller. Una curiosità: non volle mai tirare i rigori, ne calciò appena cinque. «Troppo facili. Preferisco le punizioni». Per lui, la stessa cosa.