RUMMENIGGE Karl-Heinz: la Formula Uno ferma ai box

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Glasgow, 12 maggio 1976: finale di Coppa dei Campioni, la terza consecutiva per il grande Bayern che non sbaglia un colpo. Battuti l’Atletico Madrid nel 74 e il Leeds nel 75, ora i tedeschi si trovano di fronte il Saint Etienne e raccolgono il terzo successo di fila. Sarà quella l’ultima impresa di una squadra che aveva dominato l’Europa. Sarà anche, quella notte scozzese, l’ideale anello di congiunzione tra passato e futuro: in prima linea, al fianco di Müller e Hoeness c’è un attaccante ventunenne dai quadricipiti scolpiti nel marmo e dal tocco sorprendentemente raffinato. Si chiama Karl Heinz Rummenigge, viene dalla Westfalia (il cognome addirittura dalla Transilvania) ed è arrivato a Monaco due anni prima, dopo l’apprendistato al Borussia di Lippstadt, la città natale. È un attaccante completo, la cui incredibile potenza non offusca mai la precisione. In acrobazia, poi, diventa incontenibile.

L’ascesa del nuovo astro del calcio tedesco fu velocissima: nell’ottobre di quel 1976 esordì in Nazionale, un anno dopo segnò il primo gol con la maglia della Germania. Lo fece, in un’amichevole a Berlino, proprio all’Italia (2-1 per i tedeschi per quella che è considerata la prima panchina da commissario unico di Enzo Bearzot), che dunque imparò presto a conoscere il talento dell’erede di Müller .

Ma l’anno della definitiva consacrazione è il 1980: Kalle vince per la prima volta la classifica dei marcatori del campionato tedesco con 26 gol (e saranno 29 l’anno seguente, 20 nell’82-83, 26 nell’83-84) ed eredita da Dietz la fascia di capitano della Nazionale. È in questa nuova veste che affronta gli Europei in programma in Italia. Con Horst Hrubesch, poderoso centravanti, forma una coppia d’attaccanti ben assortita e dagli effetti mortiferi: sarà proprio una doppietta di Hrubesch a piegare il Belgio nella finale di Roma, laureando Kalle e i suoi campioni d’Europa. Un’annata del genere non può passare inosservata: a dicembre France Football gli assegna il primo di due Palloni d’Oro consecutivi.

Nel 1982 Rummenigge si presenta insomma da vero protagonista sulla scena dei Mondiali spagnoli. La Germania parte piano (e rischia l’eliminazione già al primo turno, dove è sorprendentemente battuta dall’ Algeria), ma arriva fino in fondo, dopo aver fatto fuori in una spettacolare semifinale risolta ai rigori, la Francia di Platini. Di quel memorabile incontro, Rummenigge, infortunato, gioca solo i supplementari: gli bastano per mettere a segno un gol decisivo nell’emozionante altalena finale. Tutt’altra storia invece in finale: alle costole di Kalle, ancora acciaccato, Bearzot piazza il giovanissimo Bergomi, che lo annulla. La delusione mondiale non lo frena: in campionato continua a segnare a raffica, i grandi club europei se lo contendono. Ma Rummenigge non è un tipo ambizioso: è innamorato della città che lo ha adottato e investe parte dei suoi guadagni nella villa alle porte di Monaco, che dovrà essere negli anni il nido suo e della dolce Martina.

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L’unica offerta che lo manda in crisi arriva da Sandro Mazzola, il campione al quale si ispirava il piccolo Kalle quando sgambettava per i campi della Westfalia. Sandrino ora è dirigente dell’Inter e lo contatta per conto di Pellegrini. La trattativa è comunque complicatissima, il tedesco non si decide, ma l’Inter insiste (e aggiunge altri denari a un bozza di contratto già principesco) fino ad ottenere l’agognato sì. Peccato che al momento del trasferimento, nel luglio dell’84, Mazzola, che aveva seguito in prima persona tutta la trattativa, venga accantonato.

Auspicio decisamente poco incoraggiante: Rummenigge fatica a imporsi nel campionato italiano e chiude la prima stagione nerazzurra con un deludente bottino di otto reti. Vive di lampi, il campione in esilio: l’11 novembre del 1984 firma una fantastica doppietta in un Inter-Juventus che i nerazzurri si aggiudicano in goleada. Ma le pause sono lunghe: a soli 29 anni Kalle si infortuna con preoccupante frequenza. La sua muscolatura è possente, ma paradossalmente fragile. Tra un infortunio e l’altro, non troverà mai la condizione migliore: 13 gol alla seconda stagione, solo 3 alla terza.

Quando nel 1987 Rummenigge capisce che la sua avventura italiana sta per finire, la prende decisamente male: «Pago per tutti. È il ruolo scomodo, l’altra faccia della medaglia, che voi italiani offrite a noi stranieri». Parole amare di un campione sconfitto: un anno prima, il 29 giugno 1986, aveva giocato la sua novantacinquesima e ultima partita in Nazionale. Non una partita qualunque: la seconda finale mondiale di fila, la seconda incancellabile delusione.

Ai Mondiali messicani del 1986, la Germania, come al solito, è arrivata a giocarsi il titolo sbuffando come una vecchia locomotiva: all’Azteca l’Argentina di Maradona va subito avanti 2-0, ma proprio il vecchio Karl Heinz apre la rimonta poi coronata da Rudi Voller.
«A quel punto – mancavano nove minuti – ci mettemmo stupidamente ad attaccare, per chiudere il match», racconta. «Potevamo accontentarci del 2-2 e andare ai supplementari. Invece siamo riusciti a prendere il terzo gol in contropiede, proprio all’ultimo istante. E così io, che in carriera ho vinto quasi tutto, devo tenermi stretto quel pesantissimo quasi».

Nel 1987, a soli 32 anni, si trasferisce a Ginevra con gli svizzeri del Servette, squadra con la quale chiude la carriera agonistica al termine della stagione 1988-89, non prima di fregiarsi del titolo di capocannoniere del campionato svizzero con 24 gol. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, Rummenigge lavora dal 1990 al 1994 per l’ARD, il primo canale TV tedesco, come commentatore degli incontri della nazionale. Nel 1991 lui e Franz Beckenbauer vengono invitati dalla dirigenza del Bayern Monaco ad assumere la carica di vicepresidenti del club. Quando Beckenbauer diventa presidente Rummenigge rimase vicepresidente unico, fino al 2002, quando viene istituita la nuova divisione calcio del club, della quale divenne direttore responsabile. Attualmente è responsabile stampa e pubbliche relazioni, dei rapporti con gli altri club e di rappresentanza in seno alle istituzioni calcistiche nazionali e internazionali.