Napoli e Savoldi: sogni tra la spazzatura

Giuseppe Savoldi

Luglio del 1975: Beppe Savoldi passò dal Bologna al Napoli per un miliardo e 400 milioni in contanti, piu’ l’attaccante Clerici e la comproprietà del centrocampista Rampanti, che erano stati valutati complessivamente 600 milioni. Due miliardi, record assoluto.


Correva l’anno 1975. O, meglio, arrancava come Dorando Pietri, tanto che quando arrivò al traguardo, l’allora ministro del Lavoro, Donat Cattin, commentò: “Il ’75 è stato l’anno peggiore del dopoguerra. Gli fa concorrenza il ’46-47, ma allora c’era una prospettiva. Ora, non so”. Per farci un’idea: prodotto interno lordo calato del 3 % (record); un milione di disoccupati; incremento del 133 % delle ore di cassa integrazione; sindacati sul piede di guerra: nessuno dei 44 contratti nazionali scaduti nel ’75 venne rinovato entro il 31 dicembre.

Canta che ti passa? Macchè. Crisi nera anche al Festival di Sanremo che sprofonda a livelli infimi: il massimo è Rosanna Fratello, poi una passerella di sconosciuti. Vince Rosanna Scalabrino, in arte Gilda, figlia di contadini vercellesi, che canta “Ragazza del Sud”. Ma si ascolta anche “Piccolo bambino caro” di Kriss and Saratoga e “Io credo” di Nico dei Gabbiani, scritta dal deputato democristiano Turnaturi; e Paola Folzini, con la canzone “Il ragioniere”, regala questi versi: “Peccato, il ragioniere è già sposato, altrimenti un pensierino ci farei”. Nell’anno del Nobel a Montale ci si poteva attendere di meglio.

Ma in questo oceano di recessione, il ’75 avvista un’isola di nababbi: il calciomercato.Il Napoli acquista il centravanti Beppe Savoldi dal Bologna per 2 miliardi. E’ record del mondo. Mai un pallone aveva spostato tanti soldi. Il flusso parte dalla gaudente Bologna e approda nella sofferente Napoli nel bel mezzo di uno sciopero degli spazzini che da giorni sporca la città.

Ma rivediamola quella storia che incendiò l’estate. La scintilla l’accende il presidente del Bologna, Luciano Conti, durante la finale di coppa Italia del 28 giugno, all’Olimpico. Avvicina in tribuna il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino e gli dice: “Se mi porti Clerici e una barca di solidi, dico una barca, ti do Savoldi“. Conti sa bene che i pensieri di Ferlaino sono combustibili. Il Napoli ha finito il campionato a 2 soli punti dalla Juve. Cerca l’uomo per il definitivo salto di qualità. Quel Napoli giocava una zona modernissima: 3 attaccanti, difesa in linea senza fuorigioco esasperato, zona elastica capace di trasformarsi in base agli avversari. Prima che arrivasse Sacchi, Vinicio era già andato oltre. Gli serviva un centravanti e Savoldi era l’uomo giusto, veniva da una stagione da 15 gol in 28 partite.

Giuseppe Savoldi

Come ogni estate, è sul mercato. Era stato vicinissimo alla Roma di Helenio Herrera e poi alla Juve. Così vicino che prima di un Juve – Bologna il presidente Conti gli disse: “Oggi giochi contro la tua prossima squadra“. Il giorno prima delle visite mediche, il dottor La Neve invece telefonò al bomber: “Rimandiamo“. I tifosi non volevano lasciar partire Anastasi per Bologna e saltò tutto. “Ma quell’estate del ’75 ero deciso a partire, per provare a vincere qualcosa di importante. Roma, Milano, Torino: mi stava bene tutto. Passai qualche giorno a Monghidoro, il paese di Morandi, gran tifoso del Bologna. La sera ci si trovava e si cantava. Lì mi telefonò Janich, d.s. del Napoli, mio ex compagno nel Bologna. Mi chiede: “Verresti a Napoli?” Non ho bisogno di mezzo minuto per dire si“.
Ferlaino ha il sì del giocatore. Il 7 luglio torna da Zurigo, telefona dall’aeroporto a Conti e si accordano per trovarsi a cena la sera stessa in un albergo milanese.

Ci sono anche l’allenatore del Bologna, Pesaola, e il d.s. del Napoli, Janich, che stende il contratto. Ferlaino chiede: “Firmi?” Conti risponde: “Non ho gli occhiali…“, ma la scusa vera la confessa alle 3 del mattino: la famiglia è stata minacciata. “Guai a vendere Savoldi“. A Ferlaino è già arrivato il rovescio della minaccia: “Ti rapiamo il figlio, se non compri Savoldi“. Tutti e due quindi temono qualcosa.

L’idea di Conti è di far uscire la notizia, verificare la reazione della piazza bolognese e poi concludere. I due presidenti si accordano per ritrovarsi 24 ore dopo. Durante la giornata tre 007 del Napoli pedinano in taxi il presidente Conti che a sera si ripresenta da Ferlaino e annuncia: “Ci ho ripensato, non si fa”.La risposta è che in Lega è già stata depositata la bozza del contratto firmata dai due la sera prima su carta intestata dell’albergo. Conti prima s’infuria, poi si convince. All’1.22 della notte, l’affare è fatto: Savoldi al Napoli; al Bologna vanno 1.400 milioni, Clerici e la comproprietà di Rampanti: il tutto fa 2 miliardi.

I giornali dell’11 luglio possono urlare la cosa. Il “Corriere della Sera” lo fa rumorosamente in prima pagina, la foto non ritrae il giocatore, ma piazza del Municipio invasa dai rifiuti, dopo 4 giorni di sciopero degli spazzini.
Il commento: “La notizia in sè farebbe clamore per il malcostume che presiede a questo genere di contrattazioni nel mercato del calcio. Nel caso di Napoli però lo scandalo ha un significato piu’ grande“.

Ferdinando Musto, ispettore generale dei netturbini di Napoli: “Bastava la metà di quei soldi per pagare tutti i nostri stipendi e far luccicare come specchi le strade di Napoli“. Con un’interrogazione al Presidente del Consiglio, l’onorevole Sanza trasforma l’operazione – Savoldi in “un ennesimo invito alla spinta della spirale della violenza” e auspica “una severa inchiesta su queste grosse disponibilità di mezzi finanziari così miseramente bruciati”.

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I protagonisti del grande botto: Conti, Ferlaino e Savoldi

E Savoldi? Scoprii la cifra direttamente dai giornali. All’inizio mi spaventò. Ne parlavano in Germania, in Inghilterra… Ma poi non restai turbato. Quei soldi mica li intascavo io. La somma per me era un grande stimolo a fare di tutto per rendere al massimo. Io volevo dare ai napoletani qualcosa di importante“.

E i napoletani erano certi che con Savoldi, ribattezzato “ò Marajà”, l’avrebbero ottenuta. Trecento milioni di abbonamenti in un giorno dopo l’annuncio del colpaccio, la Celere deve accorrere a presidiare gli sportelli delle agenzie; si mette in fila anche un cieco che spiega: “Allo stadio si va anche per sentire la partita“. “So che molti si abbonarono con delle cambiali“.

Trentamila napoletani giocano al Lotto i numeri 2 (i miliardi), 26 (il pallone), 70 (l’immondizia). Per evitare di essere travolti dall’onda di tanto entusiasmo, Janich studia tre piani alternativi per lo sbarco a Napoli di Savoldi: aereo, treno, macchina.”Senza capire bene il motivo, arrivai in aereo a Roma, e il giorno dopo con Janich presi il treno per Napoli. Scendemmo a Mergellina per depistare ulteriormente le attese. Ma bastarono quei 50 tifosi che trovai alla stazione per capire cos’era l’entusiasmo di Napoli“.

Raccontano che quel giorno nessuno osò chiedere autografi, perchè al suo fianco c’era un tipo in abito nero rigato di bianco, personaggio di spicco di Villa Literno. “Non è vero. A Napoli non ho avuto mai bisogno di protezione. Mi è capitato solo di dover chiamare polizia o carabinieri per uscire da qualche negozio dove mi avevano riconosciuto. C’era chi mi toccava e poi diceva: “Ma è carne e ossa come noi…” Con tutto quel parlare di miliardi si aspettavano un Ufo o un Santo…

Il miracolo si chiama scudetto e sembra a portata di sogno dopo i 7 gol di Savoldi nelle prime 7 partite.”La prima di campionato segno subito al Como, su rigore, dopo averne sbagliato uno. Fecero anche una canzoncina: “San Gennaro dacci tre rigori, che il primo Savoldi lo tira fuori, il secondo se lo fa parare e il terzo lo segna”. All’ottava giornata vinciamo a Roma, la Juve perde il derby: Napoli primo in classifica. Lì ci ho creduto davvero allo scudetto. Ma proprio all’Olimpico mi infortunai e restai fuori 3 settimane. Dopo un pareggio in casa con l’Ascoli, il calo. E il sognò svani“.

Non si riaccenderà nelle tre successive stagioni che Savoldi trascorrerà a Napoli, prima di tornare a Bologna (per Bellugi e 800 milioni). Alla fine dell’avventura c’è chi tira le somme: il Napoli ha speso 2 i miliardi per Savoldi, con Savoldi ne ha incassati 16; mezzo miliardo in tasca al giocatore.”Sbagliato. Perchè 7 per 4 fa 28: io presi 280 milioni per 4 anni. Non sono mai stato bravo a fare i contratti… Al Bologna guadagnavo 30 – 40 milioni e la volta che ne chiesi 2 in piu’ il presidente s’impuntò. Approfittava della mia passione, infatti alla vigilia di Juve – Bologna cedetti io e firmai per poter essere in campo: mai mi sarei perso una partita del genere“.

Ma il rimpianto di quell’estate rovente, per Savoldi, non è moneta, è un’ombra a forma di scudetto. “Sono arrivato a Napoli troppo tardi. Me lo confermò Vinicio qualche anno dopo: quel Napoli aveva già dato il meglio, era a fine ciclo. Vincemmo una coppa Italia, ma ero venuto a Napoli per altro. Io avevo in testa tutto ciò che poi ha realizzato Maradona, ma quel Napoli aveva anche Giordano, Careca, Bagni…“. 168 gol in serie A, senza una grande vittoria, suonano come un brutto affare, quasi un’ingiustizia…

Ma sotto al rimpianto c’è una nostalgia buona:Quando entravamo in campo, il San Paolo pieno non gridava “Napoli”, ma “Beppe Beppe”… è il ricordo piu’ bello di tutta la mia carriera. Per questo è grande l’amarezza di non aver potuto ricambiare con una grande soddisfazione. Ai napoletani devo anche gratitudine per aver smussato il mio carattere chiuso da bergamasco. Sono diventato così napoletano che a San Siro mi sono fatto parare il mio diciassettesimo rigore da Bordon… Così napoletano da incidere due dischi. Non si può non cantare a Napoli. Il primo, “La favola dei calciatori”, ha venuto 70.000 copie: riempivo un San Paolo anche così… “.

Testo: Luigi Garlando