SERIE A 1972/73: JUVENTUS

Bis al fotofinish, cade il Milan nella fatal-Verona e cede all’ultima partita la sorpresa-Lazio


LA SINTESI DEL CAMPIONATO

L’avvio di campionato è nel segno della sorprendente neopromossa Lazio, che resta in testa alla classifica dalla quinta alla decima giornata, per poi lasciare il passo al Milan, raggiunto dalla Juventus al 14. turno, in tempo per condividere il titolo di campione d’inverno il 21 gennaio. Il duello tra bianconeri e rossoneri è appassionante; il Milan prende lo steccato il 4 marzo, vincendo a Vicenza mentre la Juve perde il derby. Il vantaggio arriva fino a tre punti, poi con l’inserimento della Lazio sale fino a cinque l’8 aprile, quando la sconfitta in casa degli uomini di Vycpalek sembra tagliarli fuori dalla lotta per il titolo, mentre il Milan dilaga a Genova con la Samp.
Mai dare per finita la Signora, che riparte di slancio, in due giornate dimezza lo svantaggio, grazie alla sconfitta tra le polemiche del Milan all’Olimpico con la Lazio. Il distacco si riduce a un punto su Juventus e Lazio e proprio all’ultima giornata nella fatal Verona il Milan perde il primato e lo scudetto a favore della Juventus, mentre la Lazio viene sconfitta a Napoli. La Roma si salva per differenza reti.

JUVENTUS: ARRIVANO ZOFF E ALTAFINI

Italo Allodi, general manager della Juventus, al mercato si limita a due acquisti. Dino Zoff, cioè il miglior portiere italiano (assieme ad Albertosi), per colmare l’unica lacuna della stagione precedente. E, sempre dal Napoli, una scommessa personale dello stesso Allodi: José Altafini, ormai trentaquattrenne, come rinforzo per l’attacco. Sembra una mossa patetica, si rivelerà decisiva. Il confermato Vycpalek manda in campo una squadra solida e continua, con Zoff in porta, il magnifico Salvadore libero, il roccioso Morini stopper e sui lati il marcatore Spinosi e il “fluidificante” Marchetti. In mezzo al campo, il moto perpetuo di Furino, le geometrie di Capello e la fantasia di Causio. In aggiunta, o i lampi geniali di Haller o le incursioni dell’altro “nonno”, Altafini, in appoggio agli attaccanti Anastasi e Bettega, quest’ultimo pronto ad arretrare quando il brasiliano si fionda in area. Una squadra che a lungo durante la stagione sembra aver la testa solo al fronte europeo, dove pesa la maledizione di uno storico, avvilente digiuno. Solo il presidente Giampiero Boniperti fa professione di fede nello scudetto-bis dalla prima all’ultima giornata e nel finale verrà ripagato. Zoff (che l’11 febbraio 1973 contro la Lazio porta a 859′ il record assoluto di imbattibilità per la A) dà sicurezza a una difesa in cui Salvadore giganteggia dall’alto di una esperienza formidabile. Altafini risulta fondamentale, sia per i gol “pesanti”, sia per le varianti tattiche che consente all’allenatore, in grado di variare il modulo, a due o tre punte, nel corso della stessa gara, come per l’appunto capita all’Olimpico contro la Roma, nel finale al cardiopalmo. Quando il Milan frana a Verona, la Lazio soccombe a Napoli e la Juve, alle prese con il compito forse più difficile, contro una squadra immersa fino al collo nella lotta per la salvezza, prima recupera col satanasso Altafini il gol iniziale di Spadoni e poi trionfa grazie a un gran tiro di Cuccureddu a tre minuti dal fischio di chiusura.

MAESTRELLI ANTICIPA LA RIVOLUZIONE OLANDESE

Aveva già compiuto un capolavoro, Tommaso Maestrelli, riportando la Lazio del presidente Umberto Lenzini in A. A quel punto, ritoccata nei punti giusti (fondamentali gli arrivi di Frustalupi, Garlaschelli e Re Cecconi) la rosa della promozione, la squadra era attesa a una dura lotta per la salvezza. Invece, non solo la Lazio parte con autorità (per sei turni consecutivi in testa alla classifica), ma a primavera, anziché accusare i cedimenti delle “rivelazioni”, emerge di prepotenza, perdendo la lotta per lo scudetto solo per via di un gol del napoletano Damiani all’ultimo tuffo. Il perché è presto detto: Chinaglia, un bomber straripante, guida una ciurma in cui geometrie (Frustalupi) e forza atletica ( Re Cecconi) si amalgamano a meraviglia. Grandi meriti sono del citato Maestrelli, un tecnico che in qualche modo anticipa il fenomeno olandese, con una squadra mobilissima, in cui tutti difendono e attaccano, con grande armonia.

Lazio – Verona 2-1, il goal di Chinaglia su rigore

ATALANTA CONDANNATA DAL 9-3

Un’ avvisaglia che non sarebbe stata una stagione fortunata, per l’Atalanta, si era avuta alla terza giornata, quando a San Siro il Milan era dilagato con un incredibile 9-3 finale, risultato record (mai si erano segnati nel campionato italiano 12 gol nella stessa partita). Poi, però, la squadra allenata da Giulio Corsini si era mantenuta in zona tranquilla. A tre turni dalla fine, i nerazzurri sono noni, con quattro punti di vantaggio sulla Samp, quartultima. Poi, il flop clamoroso: perdono in casa dalla Juventus lanciata verso lo scudetto, si fanno travolgere in trasferta dalla Fiorentina e all’ultimo tuffo fanno il… tris, perdendo in casa di misura lo scontro diretto col Vicenza. Chiudono a pari punti con gli stessi biancorossi, la Roma e la Sampdoria, ma retrocedono per peggiore differe reti: ah, quel 9-3!

VERONA FATALE

Il Milan perde a Verona uno scudetto già vinto e si scatena la polemica: perché il match non è stato posticipato causa finale di Coppa delle Coppe? Il 3 maggio il Milan ha chiesto alla Lega un posticipo del match di Verona nel caso di ripetizione della finale di Salonicco col Leeds. Che si disputerebbe venerdì 18, impedendo al Milan di giocare il 20 in campionato in condizioni accettabili. Nella lettera si ventilava l’ipotesi di un posticipo pure nel caso di soluzione della finale al primo colpo, il 16 maggio.
Su insistenza dell’allenatore Rocco, il Milan l’11 maggio ha ufficializzato questa richiesta: posticipo comunque.
Dalla Lega, nessuna risposta fino al 18 maggio, due giorni dopo il match vincente col Leeds. A quel punto, «constatato il regolare svolgimento della vittoriosa gara finale Coppa delle Coppe» scriveva la Lega, «non sussistono i motivi per accordare posticipo da voi richiesto». Il Milan accettava senza per il rinvio. In campo gli sfiniti , pur giocando contro una squadra nettamente inferiore, perdono 5-3.

Verona-Milan-5-3: esultanza dei gialloblu dopo la prima rete

IL “NONNO” DI ALLODI

Chi l’avrebbe detto? Italo Allodi, naturalmente. Si dice che, di fronte alle perplessità del presidente, il mago juventino del mercato sia arrivato a… concedersi carta bianca, acquistando José Altafini, “nonno” del Napoli, per poi mettere Boniperti di fronte al fatto compiuto. In avvio di stagione, sembra che Allodi abbia preso una cantonata: a 34 anni, Altafini è maturo ormai per la pensione. Non gioca praticamente mai e a Magdeburgo, in Coppa dei Campioni, ci scappa pure la polemica per il mancato ingresso in campo nella ripresa. Poi, il vecchio campione comincia a entrare in campo e si dimostra pedina fondamentale: la sua mobilità è ridotta (ma solo fino a un certo punto, vedi gran gol col Derby County in Coppa), però il senso del gol non si è assopito. In più, l’esperienza conferisce al fuoriclasse di Piracicaba un’astuzia senza paragoni che in area vale… parecchi anni in meno. Bilancio finale: 9 reti in 23 partite di campionato, un autografo decisivo sotto il triangolino dello scudetto. A Napoli, dove è stalo ceduto come un ferro vecchio, qualcuno si mangia le mani. Altafini: sette vite, come i gatti.

TRIO MISTO

Per la prima volta un trio sul trono del gol. Beppe Savoldi, centravanti del Bologna, è un cannoniere puro dallo straordinario senso del gol soprattutto in acrobazia: senza rivali la sua elevazione, maturata da giovane sui campi di basket. È cresciuto nell’Atalanta, passerà al Napoli nel 1975 e totalizzerà 405 partite e 168 reti in A.
Gianni Rivera è il sontuoso regista del Milan, il giocatore italiano di maggior classe, l’uomo di tante polemiche ma anche dell’arte pura applicata al calcio. Cresciuto nell’Alessandria, chiuderà nel Milan con 527 partite e 128 reti in A.
Paolo Pulici è un’ala sinistra di antico stampo: irruente, fortissimo sullo scatto breve, potente nel tiro di piede e saettante nelle conclusioni di testa. Cresciuto nel Legnano, giocherà anche con Udinese e Fiorentina e totalizzerà 401 presenze e 142 gol in A.

Juventus – Torino 0-2, il rigore realizzato da Pulici

CLASSIFICA

Squadra Gio Pti Vit Par Sco GolF GolS DR
1 JUVENTUS 30 45 18 9 3 45 22 23
2 Milan 30 44 18 8 4 65 33 32
3 Lazio 30 43 16 11 3 33 16 17
4 Fiorentina 30 37 16 5 9 39 26 13
5 Inter 30 37 15 7 8 32 23 9
6 Torino 30 31 11 9 10 33 21 12
7 Bologna 30 31 11 9 10 33 31 2
8 Cagliari 30 29 9 11 10 26 28 -2
9 Napoli 30 28 7 14 9 18 20 -2
10 Verona 30 26 5 16 9 28 34 -6
11 Roma 30 24 6 12 12 23 28 -5
12 Sampdoria 30 24 5 14 11 16 25 -9
13 Vicenza 30 24 7 10 13 15 31 -16
14 Atalanta 30 24 5 14 11 16 33 -17
15 Palermo 30 17 3 11 16 13 41 -28
16 Ternana 30 16 3 10 17 14 37 -23
In maiuscolo/grassetto la squadra Campione d’Italia, in rosso/grassetto le squadre retrocesse