SERIE A 1973/74: LAZIO

Nessuno resiste allo strapotere della Banda Maestrelli, delusione Milan-Inter, bagarre illeciti nella retroguardia.


LA SINTESI DEL CAMPIONATO:

Chi si aspetta sorprese nella stagione precedente il Mondiale coglie nel segno. La Lazio, rivelazione della stagione precedente, parte di slancio, poi è il Napoli di Vinicio e Janich a portarsi in testa. La Juventus agguanta i fuggitivi, la Lazio ne approfitta per tornare in testa alla nona giornata. È già la fuga buona: i biancocelesti si scrollano di dosso Juventus e Napoli, assorbono il ritorno dei campioni uscenti il 13 gennaio, poi è navigazione solitaria. La Juventus resta a due punti, che salgono a tre. La Lazio il 27 gennaio è campione d’inverno. Napoli e Juventus si danno il cambio nell’inseguimento, mentre il Milan è in ritardo e l’Inter da tempo fuori tiro. Proprio la sconfitta con i nerazzurri a San Siro avvicina le parti, poi gli uomini di Maestrelli recuperano e salgono a quattro punti di distacco al 25. turno, massimo vantaggio. Con una giornata di anticipo, il 12 maggio 1974, la Lazio è per la prima volta Campione d’Italia. Il Foggia cade in B assieme al già retrocesso Genoa, la Sampdoria si salverà per l’illecito del Verona.

LAZIO MECCANISMO PERFETTO

Più o meno, la Lazio è quella dell’anno prima. Più o meno, perché Tommaso Maestrelli, allenatore pieno di idee, aggiunge qualche succosa novità. Accentua il carattere “olandese” della squadra sostituendo come terzino destro al marcatore Facco il più mobile Petrelli, che non disdegna le fughe in avanti. Un altro “universale”, insomma.
Poi ha il coraggio di lanciare in grande stile un talento del vivaio, Vincenzo D’Amico, 19 anni, già sfolgorante della classe pura dei grandi fantasisti. È la mossa decisiva. La squadra poderosa e instancabile dell’ultima stagione acquisisce genio e imprevedibilità in avanti e diventa una formidabile macchina da risultati. L’ambiente è caldissimo: voci di liti e risse in allenamento sono all’ordine del giorno, ma Maestrelli è specialista nell’incanalare queste energie nella grinta e concentrazione in campo.

A dispetto dei problemi di spogliatoio, la Lazio diventa un gruppo solidissimo e inattaccabile. Con il saltimbanco Felice Pulici (memorabile la sua stagione: in certe domeniche offre l’idea dell’imbattibilità) in porta; i terzini Petrelli e Martini a tamponare e far gioco sulle fasce; lo stopper Oddi davanti al puntuale libero Wilson. A centrocampo, il motorino Nanni copre una larga sezione di campo e spesso si lancia in proficue galoppate lungo le corsie laterali, ad alimentare il gioco avvolgente della squadra. Re Cecconi (nella foto con Maestrelli) è uno stantuffo dall’eccezionale tempra atletica, Frustalupi a trent’anni sembra un ragazzino, per l’abilità con cui distribuisce il gioco da consumato regista. Lo appoggia sulla trequarti sinistra D’Amico con le sue invenzioni (con l’alternativa del mediano Inselvini, per interpretazioni di più prudente copertura) e sulla fascia destra l’ala Garlaschelli, attaccante di grande agilità, abile nel palleggio e nel tiro, ma soprattutto nell’aprire spazi per il “bisonte” Chinaglia, sfondatore che ama essere lanciato nelle praterie avanzate. Un vero e proprio terrore dei portieri.

ROCCA, IL PRIMO FLUIDIFICANTE

C’è fermento, nel calcio italiano. Tra le novità più succose si afferma Francesco Rocca, mediano di origine che Nils Liedholm ha impostato a terzino, onde sfruttarne la tempra atletica di grande incursore di fascia. In questo ruolo ha conquistato la maglia da titolare, giocando tutte le partite della Roma. Calcisticamente è nato nel Bettini Quadrare, da cui è passato nel vivaio giallorosso. Lo ha fatto esordire in A Helenio Herrera e nel frattempo è diventato titolare nella Nazionale juniores e ha vinto lo scudetto con la Primavera della Roma.
Terzino preferibilmente destro, dà il meglio nelle incursioni sulla corsia laterale, grazie all’impeto agonistico e alla potenza atletica. Va disciplinato e raffinato, ma si tratta di un giocatore che promette tantissimo. Esordirà presto in Nazionale (il 28 settembre 1974 contro la Jugoslavia), purtroppo però la sua carriera verrà troncata anzitempo da un grave infortunio.

Tempo di addii per il Milan: ultima stagione per Schnellinger e Rocco al capolinea

ROCCO AL CAPOLINEA

Tutte le bandiere, prima o poi, vengono ammainate. Dispiace però veder affondare quella di Nereo Rocco nel Milan, il club che in due diverse fasi temporali ha portato a primeggiare in Italia e nel mondo. La squadra ormai logora preoccupa il presidente Buticchi, che entra in rotta di collisione col Direttore tecnico. Il quale il 9 dicembre, dopo la sconfitta nel derby che ha fatto andare su tutte le furie il patron, decide di seguire la partita con la Fiorentina a San Siro dalla tribuna, mandando in panchina (come gli consente il suo ruolo) l’allenatore Cesare Maldini. Si vivono settimane di tensione; poi, quando all’andamento negativo in campionato si aggiungono i tonfi in Coppa Italia, il divorzio si consuma. Il 13 febbraio, dopo la clamorosa sconfitta a Cesena, il grande “Paròn” lascia il Milan: «Non ho bisogno di riposo» dichiara, «ho deciso io di andarmene perché la situazione si era fatta insostenibile». Si chiude un’epoca.

VELENI IN CODA

Tutto nasce il 20 maggio, all’indomani della fine del campionato, e lì per lì sembrano sciocchezze: il Foggia annuncia querela contro il giornale che ha raccontato del regalo (tre orologi, uno almeno dei quali di gran valore) offerto da un dirigente dei pugliesi alla terna arbitrale del match col Milan dell’ultima giornata. Pochi giorni e scoppia un’altra bomba: una telefonata tra il centravanti del Napoli, Sergio Clerici, e il suo amico Saverio Garonzi (nella foto). presidente del Verona, alla vigilia di Verona-Napoli della quint’ultima giornata. Tema: l’apertura di una concessionaria Fiat in Brasile. I due casi montano. Nella sentenza di primo grado, il Verona prende tre punti di penalizzazione per il torneo seguente, come il retrocesso Foggia. Ma per il giudizio d’appello si costituisce la Sampdoria per interesse legittimo nella questione e fa centro. Il 18 luglio 1974 la Caf retrocede il Verona all’ultimo posto e quindi in B. penalizza di sei punti il Foggia, si che la Samp si salva. I due presidenti. Fesce e Garonzi. sono sospesi per tre mesi.

GENIO E… REGOLATEZZA

Chi l’avrebbe detto, all’Inter, che Mario Frustalupi, inserito quasi come contentino assieme a 400 milioni nell’acquisto di Massa dalla Lazio, sarebbe diventato il centro motore di una squadra da scudetto? Eppure è proprio così. Frustalupi è stato un gioiellino della Sampdoria, che lo prelevò dall’Empoli, in C, nel 1962. A dispetto della minuscola taglia (1,66 per 66 chili), ha a lungo giganteggiato a centrocampo, grazie al fosforo di cui madre natura l’ha dotato. Battuta lunga e precisa, lanci di quaranta metri, il repertorio del grande regista mortificato dalle ridotte capacità atletiche. All’Inter, che lo ingaggiò come alter ego di Suarez, non è stato capito e alla fine si è ritrovato ceduto come un ferrovecchio. Maestrelli, arrivato in A, ha scelto proprio lui come uomo giusto per il salto di qualità, affidandogli le chiavi della manovra, e ne è stato ripagato dalla regia sontuosa del perfetto costruttore di gioco. È lui a dare i tempi alla manovra, è lui ad amalgamare, con il suo gioco tutto raziocinio, la spinta dei cursori Nanni e Re Cecconi con la fantasia dell’artista D’Amico. L’anno dello scudetto è anche quello della consacrazione, forse tardiva, di un campione autentico. Anche di umiltà.

L’ANNO DEL BISONTE

Non ha avuto una gestazione facile, il bomber Giorgio Chinaglia, che fa strage di portieri con 24 reti in 30 partite, trascinando la Lazio al tricolore. È nato a Carrara, ha passato una turbolenta adolescenza in Galles, dove la famiglia è emigrata in cerca di fortuna. Ha cominciato col pallone nello Swansea; poi, per il servizio militare, è tornato in Italia ed è stato tesserato dalla Massese, quindi per due anni dall’ Internapoli, sempre in C. Da lì la Lazio nel 1969 lo ha portato direttamente in A, scoprendo un attaccante grezzo ma potente e agile, con notevole senso del gol e trascinante impeto agonistico. Ha esordito presto in Nazionale, il 21 giugno 1972, da capocannoniere della B. Totalizzerà 175 partite e 77 reti in A, tutte con la Lazio, poi emigrerà negli Stati Uniti, dove segnerà 241 reti in 252 partite nel New York Cosmos.

Milan – Lazio 0-0, Chinaglia in azione

CLASSIFICA

Squadra Gio Pti Vit Par Sco GolF GolS DR
1 LAZIO 30 43 18 7 5 45 23 22
2 Juventus 30 41 16 9 5 50 26 24
3 Napoli 30 36 12 12 6 35 28 7
4 Inter 30 35 12 11 7 47 33 14
5 Torino 30 34 10 14 6 27 24 3
6 Fiorentina 30 33 10 13 7 32 26 6
7 Milan 30 30 11 8 11 34 36 -2
8 Roma 30 29 10 9 11 29 28 1
9 Bologna 30 29 6 17 7 35 36 -1
10 Cagliari 30 28 7 14 9 25 32 -7
11 Cesena 30 27 6 15 9 25 28 -3
12 Vicenza 30 26 7 12 11 22 37 -15
13 Sampdoria (-3) 30 20 5 13 12 27 34 -7
14 Foggia (-6) 30 18 6 12 12 20 34 -14
15 Genoa 30 17 4 9 17 16 37 -21
16 Verona 30 25 8 9 13 28 35 -7
In maiuscolo/grassetto la squadra Campione d’Italia, in rosso/grassetto le squadre retrocesse