SERIE A 1974/75: JUVENTUS

Terzo scudetto in quattro anni. Carletto Parola prosegue nel disegno di Boniperti. Napoli-rivelazione all’olandese.


LA SINTESI DEL CAMPIONATO

L’avvio è nel segno della Lazio, esclusa dalla Coppa dei Campioni (per gli incidenti di Lazio-Ipswich in Coppa Uefa dell’anno prima) e alla ricerca della conferma tricolore. Alla quinta giornata i biancocelesti vengono ripresi dal gruppo, dal quale dopo due turni si stacca la Juventus. La cavalcata degli uomini di Parola viene insidiata dalla stessa Lazio, seconda anche al termine del girone d’andata, con i bianconeri campioni d’inverno. Cinque turni dopo, il Napoli di Vinicio, che aveva interrotto la propria irresistibile ascesa proprio contro i bianconeri (2-6 in casa, una mazzata), torna in lizza affiancando i romani, frastornati dalla malattia del tecnico Maestrelli. Il Napoli insiste, mentre la Lazio perde colpi, e a sei giornate dalla fine soffia sul collo della Signora a soli due punti. Il 6 aprile scontro diretto a Torino: il Napoli pareggia con Juliano il gol di Causio, ma a due minuti dalla fine Altafini infila gli ex compagni. La Juve va a più sei e scivola verso il titolo. Con un guizzo la Sampdoria si salva inguaiando il Vicenza, in B con Ternana e Varese.

PAROLA DI CARLETTO

Il nuovo scudetto della Juventus nasce praticamente senza soluzione di continuità col precedente. All’indomani del titolo, il 21 maggio 1974, viene annunciato il nuovo allenatore, Carlo Parola, l’ex campione bianconero famoso per la celebre rovesciata. Cestmir Vycpalek, che aveva chiesto di passare ad altri incarichi, viene nominato “direttore dei servizi tecnici”. Lascia la squadra un altro grande, Sandro Salvadore, a 36 anni in pensione nonostante un paio di offerte di club di Serie B. La dirigenza continua a muoversi con straordinaria abilità, sul vecchio tronco vengono innestati Damiani, l’ala più contesa del mercato (anche perché rappresentante di una specie tecnica in via di estinzione), e Scirea, giovane centrocampista dell’Atalanta ingaggiato (in cambio di Mastropasqua, Marchetti e Musiello) con l’idea di farne il nuovo libero. Un’idea che si rivelerà straordinariamente azzeccata.

Fondamentale anche la conferma di José Altafini, il nonno del gol, decisivo una volta di più. La squadra si presenta particolarmente coriacea, ma anche più agile della precedente versione. In difesa, davanti a Zoff, protagonista di una grande stagione, Parola cambia la coppia dei terzini: indifferentemente a destra o a sinistra, Gentile, una mignatta dai piedi ruvidi (che limerà con gli anni fino a eccellenti livelli tecnici), e Cuccureddu, mediano di grande vitalità, sempre pronto agli sganciamenti offensivi; Scirea è il libero, modernissimo, in pratica il primo regista della squadra, dietro lo stopper, l’ottimo Morini. A centrocampo, le chiavi della regia sono sempre più saldamente in mano a Capello, coadiuvato dall’onnipresente mediano Furino, anima agonistica della squadra, e in fase offensiva dal fantasista Causio. Sulla fascia destra, Damiani agisce da supporto alla punta centrale (Anastasi o Altafini), mentre Bettega funge da uomo ovunque del settore offensivo: attaccante, ma anche trequartista di gran classe.

NAPOLI SHOW

Il Napoli sorprende tutti. Luis Vinicio, allenatore rampante fresco di terzo posto, attua una rivoluzione tattica, sposando la difesa a zona. Lo fa con grande convinzione, spingendo il grande Tarcisio Burgnich detto “la Roccia”, il miglior libero del torneo, a giocare in linea con lo stopper e a fungere da difensore di costruzione. I risultati sono subito brillanti. Il Napoli vola in zona scudetto e per galvanizzare ulteriormente l’ambiente Vinicio sfida la Nazionale italiana. Il sogno si infrange sugli scogli tattici della Juve all’italiana, che a Napoli punisce la spregiudicatezza degli uomini di casa vincendo 6-2. La zona, sentenziano i commentatori, non può avere futuro. Ma non era fuoco di paglia: il Napoli supera la sbandata, torna a braccare la Juve e alla fine deve accontentarsi del secondo posto solo perché a Torino nello scontro diretto l’ex José Altafini impone i diritti della sua immensa classe.

IL NUOVO “CORSO” DELL’INTER

Per l’Inter, Mario Corso è stato un’istituzione, idolatrato dai tifosi e dalle… mogli dei presidenti (prima lady Erminia Moratti, poi lady Renata Fraizzoli). Sicché, dopo la partenza del grande mancino per il tramonto dorato al Genoa, il vuoto è rimasto. Forse è per questo che in estate l’unico grande esborso dell’Inter (200 milioni in contanti) è stato per Franco Cerilli, fantasista mancino della Massese, che in C a vent’anni ha meritato l’etichetta di “nuovo Corso”. Ma il… nuovo Corso nerazzurro è stato all’insegna del fallimento: l’allenatore Luis Suarez non ha mai creduto in lui, concedendogli solo 10 partite, e il presidente Fraizzoli ha dovuto incassare una nuova delusione, per l’ennesimo “boom” mancato e il nono posto finale. Cerilli in effetti non è un fuoriclasse, ma un buon centrocampista. Piccolo, minuto, fantasioso, dopo due stagioni negative all’Inter ( 19 presenze in tutto), troverà la sua dimensione ideale in provincia, nel Vicenza.

Milan – Sampdoria 0-0, Rivera contrastato da Valente

IL GOLPE DI RIVERA

«Rivera? Mi interesserà quando mi metterò a fare l’antiquario». Primavera amara per Gianni Rivera. La cinica risposta di Orfeo Pianelli, presidente del Torino, a chi gli proponeva uno scambio col più giovane Claudio Sala, è la goccia che fa traboccare il vaso. Prima si era parlato di una vana offerta alla FiorentinaRivera più conguaglio – per avere l’asso emergente Antognoni; poi, l’umiliazione color granata. L’orgoglio del campione, a 32 anni, si ribella: siccome Buticchi, contestato dai tifosi, annuncia che le azioni del Milan sono a disposizione di chi le voglia comprare, il campione si dice disposto a rilevare la società con l’aiuto di un istituto finanziario. I colpi di scena si succedono: il Consiglio del Milan rifiuta la sua offerta e mentre Buticchi subisce persino un attentato, il giocatore, alla vigilia della fine del campionato, annuncia l’addio al Milan e al calcio. La vicenda diventa giudiziaria e si chiuderà solo il 15 settembre, quando Buticchi cederà il proprio pacchetto azionario a Rivera, che lo passerà poi ad altri, tornando a giocare.

UN CAMPIONE RITROVATO

Un talento indiscutibile, un destino ingrato: Franco Cordova, raffinato centrocampista con un passato anche nell’Inter, è alla Roma da otto anni, ma esce da un periodo nerissimo. Un giocatore amato dalla folla per la sua tecnica eccellente e la sua visione di gioco da regista classico, ma pure contestato per una certa indolenza. Avendo sposato Simona, figlia dell’ex presidente Marchini, ha vissuto un periodo nero, in cui ogni prestazione negativa, complici certe dichiarazioni un po’ sibilline di Helenio Herrera, è stata da qualche maligno addebitata a una sorta di congiura contro l’attuale proprietà, complice il suo grande ascendente sui compagni di squadra.
Recuperato in pieno dopo l’operazione al menisco della scorsa stagione (di cui il solito Herrera da lontano aveva messo in dubbio la veridicità…), scampato alla cessione all’Atalanta in cambio di Pirola, Cordova ha trovato nel nuovo allenatore Liedholm un grande estimatore, che l’ha rilanciato come faro del gioco. Risultato: grande Roma, con terzo posto finale, ed esordio del regista in Nazionale, il 19 aprile 1975 contro la Polonia. Un campione ritrovato a trent’anni.

Torino – Lazio 2-2, Felice Pulici, protetto da Ghedin, in uscita alta su Paolino Pulici

PULICICLONE BIS

Approda al secondo titolo di re dei bomber, Paolo Pulici, consacrazione doverosa per un ariete di stampo classico, fisicamente potente, dotato di uno scatto bruciante e di un tiro al fulmicotone. Un’ala d’attacco di non immediato approdo agli altissimi livelli, a causa di mezzi tecnici inizialmente un po’ grezzi. Intuendone le straordinarie potenzialità atletiche e realizzative, l’allenatore Gustavo Giagnoni decise di “lavorarlo” ai fondamentali. Ore e ore al muro, in esercizi da scuola calcio, per trasformare quel blocco di granito in un formidabile uomo gol. Devastante nelle incursioni in area, ora forma col compagno di linea Ciccio Graziani (l’altro “gemello del gol”) una coppia di bomber micidiale. Graziani ama aprire spazi col suo palleggio irresistibile, Pulici vi si getta dentro con l’istinto del grande goleador.


LA CLASSIFICA FINALE

Squadra Gio Pti Vit Par Sco GolF GolS DR
1 JUVENTUS 30 43 18 7 5 49 19 30
2 Napoli 30 41 14 13 3 50 22 28
3 Roma 30 39 15 9 6 27 15 12
4 Lazio 30 37 14 9 7 34 28 6
5 Milan 30 36 12 12 6 37 22 15
6 Torino 30 35 11 13 6 40 30 10
7 Bologna 30 32 10 12 8 36 33 3
8 Fiorentina 30 31 9 13 8 31 27 4
9 Inter 30 30 10 10 10 26 26 0
10 Cagliari 30 26 6 14 10 22 30 -8
11 Cesena 30 25 5 15 10 23 35 -12
12 Ascoli 30 24 6 12 12 14 27 -13
13 Sampdoria 30 24 4 16 10 21 35 -14
14 Vicenza 30 21 5 11 14 19 34 -15
15 Ternana 30 19 4 11 15 19 42 -23
16 Varese 30 17 3 11 16 19 42 -23
In maiuscolo/grassetto la squadra Campione d’Italia, in rosso/grassetto le squadre retrocesse