Sivori: Fuga da Napoli

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Nella stagione 1968/69 Omar Sivori, dopo una lunga squalifica in seguito alla maxi-rissa di un Napoli Juventus, decide di prendere armi e bagagli e tornare in Argentina. Ecco i retroscena

La vicenda del suo addio all’Italia è emblematica. Dopo due stagioni fantastiche, che ne avevano fatto il “re” del San Paolo, Sivori si infortunò a un ginocchio e giocò pochissimo nel torneo 1967-68, entrando in collisione con l’allenatore Bruno Pesaola, che a fine stagione, nonostante il brillante secondo posto alle spalle del Milan, fu ben lieto di accettare le proposte della Fiorentina, dove avrebbe vinto subito lo scudetto. Sivori restò a Napoli e la società ingaggiò l’allenatore Carlo Parola per curarne in esclusiva il recupero e mandò il giocatore a Grado a curarsi.

Al ritorno, Sivori mise le carte in tavola, dichiarando polemicamente che avrebbe rifiutato ogni impiego come tredicesimo. Non accettava l’alternativa con Barison per la maglia numero 11 e voleva giocare titolare, perché si sentiva ancora il migliore di tutti. Il 27 ottobre, al San Paolo, un violento alterco tra Omar, Parola e il medico sociale Corvino e poi con l’amministratore delegato Roberto Fiore fa scoppiare il bubbone: l’allenatore sostiene che il giocatore ha nelle gambe solo sessanta minuti, il campione sostiene di voler giocare e di poter essere utile al Napoli. Viene convocato il consiglio di amministrazione. Alla fine si decide per un milione di multa.

Molti ne hanno abbastanza delle sue bizze, anche nello spogliatoio del Napoli (altra differenza con Maradona, che invece fu sempre amato dai compagni). Il 13 novembre 1968 l’argentino torna in campo contro il Leeds, in Coppa delle Fiere (sconfitta 0-2). Poi esordisce in campionato il 17 novembre, in casa contro il Palermo: entusiasma il San Paolo e segna il gol della vittoria di misura, salvando tra l’altro Chiappella, dato per ormai silurato (il Napoli è quartultimo) a favore di Oronzo Pugliese, il “mago di Turi “. Sivori scende in campo anche a Vicenza, dove un Napoli alla deriva perde 0-2, ed è ormai reintegrato tra ì titolari.

La settimana dopo è in programma lo scontro con la Juventus, allenata da Heriberto Herrera. Il tecnico paraguaiano del “movimiento” (una sorta di teorizzazione ante litteram del pressing e del gioco a tutto campo) aveva a suo tempo preteso la cacciata dal club bianconero del “boss” Omar, che vi aveva dettato legge per otto campionati, grazie alla predilezione degli Agnelli. Insomma, la partita scotta, anche per la posizione precaria del Napoli. Favalli, l’uomo dedicato alla marcatura dell’argentino, non fa complimenti, cercando scopertamente di innervosirlo. Sivori cade nella trappola e all’ennesimo colpo non si trattiene, reagendo con violenza. Favalli crolla a terra, come folgorato. L’arbitro Pieroni indica a Sivori la via degli spogliatoi mentre si scatena la rissa, al termine della quale vengono espulsi il napoletano Panzanato, l’allenatore Chiappella e lo juventino Salvadore.

I precedenti purtroppo sono contro Omar, recordman di squalifiche, e il giudice sportivo ci va pesante, appiedandolo per sei turni (nove peraltro se li becca lo stopper Panzanato). Infuriato, il 5 dicembre l’argentino negli spogliatoi del San Paolo chiama i cronisti e improvvisa una arringa terrificante contro il “nemico” Heriberto:
«Penso che il presidente Catella dovrebbe occuparsi di più di ciò che accade nella Juventus. Dieci giorni prima della partita con il Napoli, per esempio, Salvadore e Del Sol hanno fatto a pugni e a Torino nessuno ha parlato. Così come non hanno parlato di altri incidenti, quando Salvadore prese un ferro dal bagno degli spogliatoi per darlo in testa a Heriberto e fu trattenuto da Del Sol, o quando Combin prese a pugni Heriberto, il quale, almeno una volta la settimana, lo sfidava a battersi fuori dallo stadio; o quando Dell’Omodarme scagliò una sedia nella schiena di Heriberto o quando ancora Del Sol ruppe una bottiglia di acqua minerale per poi darla in testa allo stesso Heriberto. Inoltre Herrera rimproverava sempre Sacco in questi termini: «Sei buono solo ad ammazzare ì vecchi!», perché Sacco aveva avuto un tragico incidente d’auto. Questa è la Juventus, una squadra che scende in campo con i nervi tesi. Una squadra che non scende in campo tranquilla, perché Heriberto più che al calcio la prepara a fare a pugni!».

Il clamore, ovviamente, è enorme. Dalla Juventus arrivano reazioni indignate. Il giorno dopo, venerdì 6 dicembre, mentre viene deferito assieme ai presidenti di Juve e Napoli, Catella e Fiore, Sivori annuncia, dopo un lungo colloquio con lo stesso Fiore, di aver deciso di abbandonare il calcio e di apprestarsi a tornare definitivamente in Argentina di lì a venti giorni, «per protestare contro le sei giornate di campionato ingiustamente inflittemi: una forzata pausa che compromette irrimediabilmente il mio campionato». Così Sivori lascia l’Italia. Approdato in Argentina, dichiara: «Se mi sentirò capace di sacrificarmi, di ritornare al mio miglior stato di forma per rendere al massimo, giocherò nel River Plate».

Ha 33 anni, potrebbe dunque giocare ancora. In effetti, su richiesta del suo antico mentore Renato Cesarini, ormai morente, firma per il River. Ma la voglia di sacrificarsi e giocare non c’è più. Dopo qualche settimana decide di appendere definitivamente le scarpe al chiodo. Diventando un signore serioso e piuttosto intransigente nel giudicare il comportamento dei suoi ex colleghi calciatori.