Quei brocchi acquistati in videocassetta…

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Di improbabili stranieri, veri clandestini del gol, ne sono sbarcati a frotte, soprattutto nella prima decade dalla riapertura delle frontiere del 1980, quando per acquistare l'”asso” ci si affidava a fantomatiche videocassette e a strani maneggioni che si proponevano come “emissari”.


Pronti, via. Come iniziare senza ricordare Luis Silvio? Appena Edmondo Fabbri, direttore tecnico di quella Pistoiese (’80-’81), lo vide in campo chiese chi fosse “quel cameriere”. Quando gli risposero che era lui l’attaccante brasiliano, sbiancò. I dirigenti si giustificarono dicendo di aver equivocato al momento dell’ acquisto: alla domanda sul ruolo Luis Silvio avrebbe risposto “di ponta” (ala destra) e loro avrebbero così dedotto che si trattasse di bomber. Non vide quasi mai il campo e visse di pizza per un anno, anche per questioni di portafoglio. Fu lui il primo clamoroso “bidone” alla riapertura della dogana, quando almeno uno straccio di straniero ai propri tifosi bisognava darlo.Un anno dopo Luis Silvio, ecco il primo africano: Gagui Francois Zahoui, attaccante, dalla Costa d’Avorio. In due anni fece 11 briciole di partite nell’Ascoli di Mazzone, che gli aveva affidato un compito preciso: farsi servire in fuorigioco per perdere tempo, negli ultimi minuti delle trasferte.

A Catanzaro toccò Viorel Nastase, rumeno proveniente dalla Bundesliga, un sinistro terrificante: “Farò dimenticare Palanca” disse; 3 gol in 3 anni, segnò.La storia più buffa è forse quella di Jorge Caraballo che il Pisa scovò nel Danubio in Uruguay. Romeo Anconetani mandò il figlio Adolfo alla caccia di un talento e lui, su consiglio di un barbiere, prese “il Caravaggio del pallone – come lo presentò -: usa i piedi come il pittore il pennello“. “Difficilmente potrò segnare quanto in Uruguay – avvertì il giocatore – ma vi farò volare. In onore del Pisa chiamerò mia figlia Vittoria“. I tifosi, dopo poco, cantavano “Caraballo meglio pèrdilo che trovàllo“. Ora fa il tassista, chissà come si chiama la bambina.Ma le “bufale” non arrivano solo in provincia. Anzi, si può anche spendere un sacco di soldi per averne una…

Rivera e Ramaccioni hanno sulla coscienza l’ingaggio di Luther Blisset, centravanti inglese originario della Giamaica, settimo figlio di uno scaricatore di porto. Trattarono direttamente con la rockstar Elton John, presidente del Watford, per portarlo in Italia ad un milione di sterline. Non sapevano che lassù lo avevano soprannominato Miss it: sbaglialo, una sorta di Calloni in salsa giamaicana. Era un po’ sordo perché si rintronava di reggae col walkman, fece 2 gol in 30 partite. Cose che capitano. Perfino Berlusconi, che ha dato al Milan ben altri stranieri, disse dell’argentino Claudio Daniel Borghi che “vedendolo giocare si ha la dimostrazione che Dio esiste“. “Attenti a non giudicarmi da quella partita di Tokyo – avvisò modestamente lo stesso argentino -: contro la Juve in Coppa Intercontinentale sono stato fortunato“. Sacchi contraddisse il presidente, rischiando il licenziamento, perché preferì un certo Rijkaard e Borghi fu mandato a svernare a Como: fece 7 presenze ma, per sfuggire all’uggia del lago, abbandonò la fede mormone e trovò moglie.

Di orfani del gol ce n’è una sfilza. Avellino ha avuto il danese Soren Skov (tornato in banca dopo 16 partite) e Nikos Anastopoulos: il suo trasferimento per 500 milioni dall’Olympiakos fu un caso in Grecia, dove lo chiamavano Golden Boy. Qui non ne beccò mezza. Problemi di ambientamento: “Ho difficoltà con la lingua in campo – spiegava – penso in greco, traduco in italiano e, nel frattempo, il pallone se n’è già andato“.
Un’altra delusione fu per il Cagliari Waldemar Victorino, idolo uruguaiano ed eroe al Mundialito ’80, spedito in Ecuador dopo un anno. Salvemini, allora allenatore dell’Empoli, ancora ricorda quella dritta di Vujadin Boskov: prendi lo sloveno Davor Cop, vedrai che roba. Almeno costava poco: 40 milioni all’anno, dopo Zahoui lo straniero meno pagato di sempre.
Mai fidarsi delle raccomandazioni, prendete Hugo Maradona. Tutto suo fratello, tranne in campo. Diego scucì i 300 mila dollari del cartellino, Moggi lo sistemò all’Ascoli, stagione ’87-’88, 13 presenze e un matrimonio: con un’amica della Sinagra.

A proposito di donne: ricordate il brasiliano Renato, quello che diceva di averne avute circa diecimila, pure sulle panchine dello stadio di Sao Paolo? Con lui e Andrade, detto er Moviola, la Roma sognava lo scudetto e sfiorò la B. Capita, quando si compra col metodo postal-market, per corrispondenza.Ne sa qualcosa il Genoa, che scelse in videocassetta il brasiliano Eloi detto Chagas (piaga): 400 gol, diceva, e palleggiava addirittura coi limoni, come Pelè. Col pallone aveva qualche difficoltà in più. Forse 400 gol in Brasile si fanno abbastanza facilmente: il Lecce credette a questa autoreferenza di Gaucho, rimandato a casa dopo 5 partite.
A volte, però, un gol visto ne vale 400 raccontati: ad esempio quello a Zenga del finlandese Mika Aaltonen, l’Inter lo volle subito (600 milioni) per parcheggiarlo a Bellinzona, Bologna e Berlino. Il “Platini del nord” (ci sono i testimoni…) ha rivisto la palla solo una volta a casa.

Ma il Bologna merita una citazione: oltre al finnico, in ordine di apparizione ha infilato il cileno Rubio (14 gare, 0 gol), il belga Demol, il bulgaro Iliev, il tedesco Waas, il brasiliano Geovani, l’ungherese Detari, lo svizzero Turkyilmaz (il meno indecente).Un record tocca anche all’Atalanta per l’ingaggio del colombiano Ivan Valenciano, el terrible: 5 miliardi, uno per ogni presenza. Più caro è costato solo l’uruguayano Saralegui, preso nello stesso pacco di Aguilera dal Torino: 5.600 milioni per 4 minuti in un campionato…