STEFANO TOMASONI
La Coca-Cola di Boninsegna

1971: l’Inter di Invernizzi incontrò in Coppa Campioni il Borussia, ma l’eroe della serata fu Peppino Prisco che salvò a tavolino la clamorosa sconfitta per 7-1 subita in campo.


La partita di calcio più famosa del Novecento, Italia-Germania 4 a 3, non si concluse al fischio finale dell’arbitro, il 17 giugno 1970 a Città del Messico. Continuò l’anno dopo in Coppa dei Campioni tra Inter e Borussia Moenchengladbach, in una sfida che pareva non finire mai: 270 minuti in campo e 40 giorni in totale tra partite, battaglie legali, ricorsi, controricorsi e sentenze della giustizia sportiva dell’Uefa che finirono con il lasciare il segno sulle regole del calcio europeo.

Dal 20 ottobre al 1° dicembre 1971 i campioni d’Italia e quelli di Germania si incontrarono tre volte, in altrettante partite valide per gli ottavi di finale della Coppa dei Campioni. Quel confronto – tra le due squadre che in quel momento rifornivano maggiormente di giocatori le rispettive Nazionali – diventò la prima vera occasione di rivincita della mitica semifinale dei Mondiali dell’anno prima.
Nella prima partita, in casa del Borussia, dopo mezz’ora di gioco una lattina di coca cola colpì in testa l’attaccante dell’Inter Roberto Boninsegna e lo mise ko. Quella sera lInter fu travolta 7 a 1. La società nerazzurra presentò ricorso per lincidente al suo bomber, ma si scontrò contro un regolamento Uefa che allepoca non prevedeva la vittoria “a tavolino” per casi del genere.

Sembrava una battaglia persa per “mancanza di giurisprudenza” circa la responsabilità oggettiva della società padrona di casa, ma c’era da fare i conti con Peppino Prisco, che fu protagonista di un duello legale combattuto in punta di fioretto, con il risultato che a Ginevra l’Uefa emise una sentenza che stravolse le sue stesse regole: annullò il risultato della partita (un surreale 7-1 per il Borussia, scaturito da una gara che dopo l’incidente aveva perso senso) e ne ordinò la ripetizione. Seguirono il match di ritorno, vinto a San Siro 4-2 da un’Inter trasformata che spuntò tutte le armi dei tedeschi, l’inutile controricorso del Borussia e la terza decisiva partita, giocata nello storico Olympiastadion di Berlino, davanti a 70 mila spettatori. Fu un assedio di 90 minuti, ma l’Inter riuscì a resistere e a guadagnare il passaggio del turno, anche grazie alla strepitosa serata del giovane Ivano Bordon, che quella sera parò tutto, compreso un rigore.

Il libro ricostruisce la storia di quei 40 giorni attraverso le cronache dei giornali dell’epoca, documentazione originale fornita dall’avv. Luigi Maria Prisco e le voci e le testimonianze dirette dei giocatori dell’Inter protagonisti dei fatti, in particolare Roberto Boninsegna, Sandro Mazzola e Ivano Bordon, ma anche Tarcisio Burgnich, Gianfranco Bedin, Mauro Bellugi. Gli ultimi capitoli raccontano il “resto” di quella Coppa dei Campioni, che vide l’Inter arrivare in finale, persa poi contro la squadra europea più forte di quel momento, l’Ajax di Johan Cruijff.

Estratto dal libro:

‹‹Niente televisione. I tifosi nerazzurri rimasti a casa, quella sera furono messi in castigo. Niente diretta televisiva, per Inter-Borussia. Una delusione. Ci spiace, ma non è stato proprio possibile raggiungere un accordo con la società tedesca, spiegarono in Rai. Bisognava accontentarsi della telecronaca alla radio e dei resoconti dei giornali, la mattina dopo. Alle otto esatte, quando tutto era pronto per il fischio iniziale, un tifoso italiano scavalcò le transenne di recinzione e corse in mezzo al campo sventolando un tricolore, raggiunse Boninsegna e lo abbracciò. Dorpmans fu preso alla sprovvista, qualche poliziotto scappò in campo, ma l’invasione solitaria fu rapida e indolore e dopo l’abbraccio il tifoso corse via da dove era venuto. L’arbitro fece finta di niente, strinse il fischietto tra le labbra e ci soffiò dentro. Il lungo sibilo si perse in mezzo al chiasso del tifo tedesco.››

Stefano Tomasoni
La Coca-Cola di Boninsegna
Limina, 2009
pp. 127