Top 11 – Germania

Il motivo che sta alla base di tutti i successi dal calcio tedesco è sempre stato l’orgoglio. Quello stesso orgoglio che ha rimesso in piedi il Paese per ben due volte dopo il macello della Grande Guerra e gli orrori di follia hitleriana. Infatti, il calcio in Germania, sorretto da un consolidato e corposo movimento di base, ha di volta in volta saputo trovato in sé stesso la forza per imporsi, grazie a profonde e radicate motivazioni di rivincita e di rinascita. Lo spirito guerriero del popolo germano, tramandato dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri, ha saputo permeare anche l’ambito sportivo, più specificatamente quello calcistico, riuscendo a colmare quel gap storico-fisiologico (la Germania non ebbe uno stato nazionale unitario fino al 1870 e la divisione politico-amministrativa in Länder ha avuto dei riflessi anche nell’organizzazione del campionato di calcio, disputato in campionati regionali e in un torneo finale fino alla nascita dell’attuale Bundesliga nel 1963) che è stato il vero freno a mano della locomotiva tedesca.

Nonostante un ricco palmares, infatti, non è un caso che la Germania abbia vinto il suo primo Mondiale solo nel 1954. Dopo un inizio lento e piuttosto laborioso, fatto anche di scelte sbagliate, come quella dell’inserimento dei giocatori austriaci, dopo Anschluss, nelle file teutoniche per i Mondiali del ’38, i tedeschi hanno saputo vincere anche gli impedimenti della storia (nel ’50, infatti la Germania non prese parte ai Mondiali a causa della squalifica relativa agli eventi della Seconda Guerra Mondiale) trionfando nella prima partecipazione postbellica, in Svizzera nel ’54. Il modello di calcio profetizzato dai tedeschi ha sempre fatto dell’organizzazione di gioco e della fisicità degli interpreti un fattore preponderante, unito ad una buona qualità media, anche se non eccezionale, e ad una tattica attenta ma poco innovativa.

Eppure generazione dopo generazione i panzer hanno sempre saputo come arrivare in fondo ad ogni grande appuntamento, conquistando importantissimi successi, e mietendo vittime illustri, come l’Ungheria di Puskás nel ’54 e l’Olanda nel Cruyff nel ’74, due scuole calcistiche immortali. Gli dei dal calcio, però, hanno saputo come farsi beffe della Germania, condannandola non solo a storiche ed indimenticabili sconfitte, su tutte il 4-2 a Wembley nella discussa finale mondiale contro l’Inghilterra col gol fantasma di Hurst, e l’epico 4-3 subito dall’Italia nella semifinale di Messico ’70 (partita entrata nella leggenda), ma plasmando anche una vera e propria Nemesi del calcio tedesco, una sorta di anti-Germania per antonomasia e assegnando tale ruolo proprio all’Italia.

Passare in rassegna i successi del calcio tedesco è esercizio ridondante viste le prestigiose affermazioni e l’enorme mole di dati statistici che storicamente accreditano la Germania nell’elite del calcio mondiale. Tre Mondiali (’54, ’74 e ’90), tre Europei (’72, ’80 e ’96), torneo questo di cui detiene insieme alla Spagna il record di successi, sono un prestigioso biglietto da visita. Inoltre la Germania è in assoluto la nazionale che ha disputato il maggior numero di partite ai Campionati del Mondo, dove è stata ben sette volte finalista e dodici volte semifinalista. L’unica competizione dove non è mai riuscita ad imporsi sono stati i Giochi Olimpici (solo un Bronzo nel 1988). Morale della favola, quando il gioco si fa duro i tedeschi sono sempre pronti e in prima fila per far valere le proprie ragioni.

Sepp Maier

È indiscutibilmente Sepp Maier il più grande portiere che abbia mai difeso i pali della porta della nazionale tedesca. Fisico asciutto, elasticità nei movimenti, straordinarie doti nel coprire lo specchio della porta e un’eccezionale freddezza nel fermare gli attaccanti lanciati a rete. Maier più che un portiere è stato un vero e proprio baluardo. Soprannominato il “Gatto”, per via della sua agilità, con la Germania ha subito solo 75 reti in 95 partite, prendendo parte a ben quattro Mondiali, vincendo quelli del ’74, con un suo più che decisivo contributo. Altro trionfo fu quello agli Europei del ’72, senza contare la sconfitta in finale in quelli del ’76. Ha fatto parte della leggenda del Bayern degli anni ‘70 con cui ha vinto cinque Campionati, quattro Coppe di Germania, tre Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Intercontinentale.

Oliver Kahn

Suo autentico erede è stato Oliver Kahn, portiere dal fisico massiccio, ma reattivo e agile. Irascibile nel carattere, mai domo nella tempra, un vero leader in campo, punto di riferimento indiscusso per i compagni ai quali non le mandava certo a dire. Ha vinto otto volte la Bundesliga, una Coppa Uefa, una Intercontinentale e la Champions League del 2001, dove parò tre rigori al Valencia. Campione d’Europa nel 1996 come secondo di Köpke. Nel 2002 pur perdendo la finale Mondiale col Brasile fu nominato miglior giocatore del torneo, premio che al quale vanno sommati i tre riconoscimenti dell’IFFHS quale miglio portiere del Mondo, i quattro quali Miglior portiere d’Europa, i cinque quali Miglior portiere in Germania e i due quali Miglior giocatore tedesco. Straordinario davvero.

Berti Vogts

Terzino destro Berti Vogts, marcatore vecchio stampo, di quelli che non superavano quasi mai la metà campo anche per via di una tecnica non certo raffinata. Eppure sull’uomo era un mastino spietato, marcatore ferreo, implacabile sempre attento e concentrato. Colonna del Borussia Mönchengladbach che negli anni ’70 fece epoca, vincendo cinque Campionati e due Coppe Uefa. In Nazionale ha vinto l’Europeo del ’72 e i Mondiali del ’74.

Jurgen Kohler

Stopper il roccioso e baffuto Jurgen Kohler. Imponente di stazza, irruente ma deciso nei contrasti, soprattutto in scivolata, concreto e semplice nelle giocate, fortissimo nel gioco aereo. Ha giocato tre Mondiali, vincendo quelli del ’90. Calciatore tedesco dell’anno nel ’97. Ha vestito le maglie di Bayern, Juventus e Borussia Dortmund, vincendo tre Campionati tedeschi, uno italiano, una Coppa Uefa una Intercontinentale e la Champions League proprio contro la Juve che lo aveva mandato via.

Franz Beckenbauer

Libero non può che essere “Kaiser” Franz Beckenbauer, in assoluto il miglior giocatore tedesco di ogni epoca. Capitano e leader indiscutibile. Dopo gli esordi come centravanti e poi mediano si è spostato in difesa inventando un nuovo modo di interpretare il ruolo in virtù di straordinarie doti tecniche e caratteriali, grazie alle quali riusciva ad essere un difensore implacabile, sempre attento e puntuale nelle chiusure, ma allo stesso tempo il primo ispiratore della manovra, una sorta di regista arretrato, naturale e sapiente accentratore di gioco. Univa, con una semplicità straordinaria, stile, tecnica, eleganza, senso di gioco, geometria. Un giocatore fantastico impossibile da imitare. Ai Mondiali è stato una volta primo nel ‘74, una volta secondo nel ‘66 e una volta terzo nel ‘70 finendo sempre nella top 11 del torneo. Senza contare il Campionato Europeo vinto nel ’72. 103 presenze in Nazionale e 14 gol, due Palloni d’Oro, tre Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa delle Coppe, quattro titoli tedeschi, tutti trofei, questi, vinti col Bayern Monaco di cui è, ovviamente, il miglior giocatore di sempre.

Paul Breitner

A sinistra lo spirito ribelle di Paul Breitner, terzino a tutto campo con preponderante licenza offensiva. Potenza e tecnica combinate insieme. Dopo aver vinto l’Europeo del ’72 ma soprattutto il Mondiale del ’74, le sue idee politiche (lo chiamavano il “maoista”) e la rottura col collettivo fedele a Beckenbauer lo portò lontano dal Bayern, di cui era stato una colonna. Col Real Madrid s’afferma anche come centrocampista centrale, ruolo che continuò a ricoprire con stupefacente disinvoltura nel suo ritorno in Germania. Calciatore tedesco dell’anno nel 1981 anno in cui arriva secondo anche nella classifica del Pallone d’Oro.

Philipp Lahm

In riserva Philipp Lahm, esterno difensivo di sicuro affidamento, capace di disimpegnarsi con la stessa efficacia su entrambe le fasce. Prodotto del vivaio del Bayern, ha scalato un gradino alla volta le gerarchie del club bavarese fino ad indossare la fascia di capitano nel fantastico “treble” di quest’anno (Campionato, Coppa nazionale e Champions League). 94 le sue presenze in Nazionale dove ha vinto due bronzi Mondiali, venendo inserito entrambe le volte nella miglior formazione del torneo. Un Argento e un bronzo Europeo.

Karlheinz Förster

Come stopper merita d’essere citato Karlheinz Förster protagonista insieme a Stielike delle sorti della difesa tedesca agli inizi degli anni ’80. Difensore risoluto nei compiti che gli affidavano. In Nazionale ha colto due Argenti Mondiali (’82 e ’86) e l’Oro agli Europei del 1980. Nel 1982 fu nominato calciatore tedesco dell’anno.

Karl-Heinz Schnellinger

Tra i difensori più forti che la Germania abbia mai avuto non si può dimenticare uno come Karl-Heinz Schnellinger, nato terzino sinistro ma capace di giocare con altrettanta efficacia sia come stopper che come libero, anticipando di qualche anno la poliedricità che rese famosi gli olandesi. Ribattezzato “Volkswagen” per l’affidabilità e l’inesauribile dinamismo. Dopo gli esordi col Colonia, dove vinse lo storico primo titolo del club nel ’62, venne in Italia a cercar fortune e le trovò nel Milan vincendo quattro Campionati, due Coppe delle Coppe, una Coppa dei Campioni e una Intercontinentale. In Nazionale prese parte a quattro Mondiali consecutivi, dal ’58 in Svezia quando aveva appena 19 anni, fino al ’70 in Messico dove realizzò il suo unico gol con la Germania, quello del pareggio al 90° nella semifinale contro l’Italia che permise di dare il là al leggendario “quattroatre”.

Andreas Brehme

A sinistra Andreas Brehme, ennesimo grande laterale del calcio tedesco. Terzino infaticabile, preciso negli appoggi e glaciale nelle conclusioni sia di destro che di sinistro. Ha segnato un rigore, quello nella finale Mondiale del ’90, che nessuno volava calciare, regalando così il successo ai suoi compagni. Era in campo anche nella finale del 1986, raggiunta anche grazie un suo gol in semifinale alla Francia, gol che bissò nella semifinale del ’90 contro l’Inghilterra tanto per dare la dimostrazione dell’incisività del suo ruolo nei successi teutonici. Con l’Inter vinse il Campionato dei record del 1989 e una Coppa Uefa.

Lothar Matthäus

Perno del gioco della Germania non può che essere chi ha rappresentato il prototipo del calciatore tedesco, tutto grinta muscoli e tecnica. Stiamo parlano ovviamente di Lothar Matthäus. Nato centrocampista ma capace di giostrare nella sua ventennale carriera da mezzala e da mediano, da regista offensivo e da libero. Formidabile la sua capacità di impostare il gioco, di trascinare i compagni, di lottare con anima e corpo su ogni pallone. Letteralmente inarrestabili le sue percussioni offensive, chiuse con bordate devastanti. Centocinquanta le sue presenze in Nazionale, recordman assoluto Ha disputato cinque Mondiali, finendo due volte al secondo posto ma vincendo da trascinatore quelli del 1990, dove venne eletto miglior giocatore della manifestatone e nello stesso anno conquistò il Pallone d’Oro. Nel suo palmares, ricchissimo di successi, manca solo la Coppa dei Campioni, persa due volte in finale.

Bernd Schuster

Mezzo destro l’Angelo biondo” Bernd Schuster, centrocampista che sapeva unire tecnica e potenza. Mirabile la sua visione di gioco, il suo è un calcio dinamico, aggressivo, tutta sostanza. Tribolato il suo rapporto con la Nazionale, dove raccolse, per sua scelta, solo 21 presenze, vincendo però gli Europei del 1980. Stella del campionato spagnolo, vestì le maglie di Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid, lasciando sempre il segno.

Wolfgang Overath

Regista mancino della Germania Campione del Mondo nel ’74 era Wolfgang Overath, centrocampista dotato di tecnica sopraffina e di un’innata visione di gioco. Conosceva i tempi di gioco e sapeva cavalcarli grazie al suo stile rapido e nervoso, un calcio artistico c geniale fatto di lanci millimetrici di quaranta metri e filtranti in verticale spacca difese. Un sontuoso e imprescindibile direttore d’orchestra. Sfiorò il Mondiale nel ’66, dove fu giudicato comunque tra i migliori centrocampisti, e nel ’70. Famoso il suo dualismo con Netzer. Con il Colonia vinse un campionato e una Coppa di Germania.

Uli Hoeneß

In panca i dribbling mozzafiato di un fuoriclasse come Uli Hoeneß, centrocampista di fascia destra ma all’occorrenza anche mezzala o trequartista. Pregevole la sua tecnica individuale, invitanti i suoi cross dal fondo. Colonna del Bayern Monaco con cui vinse tre Campionati, tre Coppe dei Campioni (griffando con mia doppietta quella del ’74) e una Intercontinentale. Con la Germania vinse un Mondiale nel ’74 e mi Europeo nel ’72. Sarebbero potuti essere due se nel ’76 non avesse sbagliato il rigore nella finale contro la Cecoslovacchia.

Michael Ballack

Tra le fila dei grandi giocatori tedeschi figura ultimo, in ordine di tempo, Michael Ballack. Centrocampista dalle ottime doti atletiche, ambidestro, con una mirabile visione di gioco, puntualissimi tempi di inserimento e un tiro secco e potente. Altissime le sue medie realizzative. Tre volte calciatore tedesco dell’anno, in Nazionale ha raccolto 98 presenze e 42 gol, giocando tre Europei (Argento nel 2008) e due Mondiali (Argento nel 2002, dove un suo gol in semifinale contro la Corea del Sud spalancò alla Germania le porte della finale).

Günter Netzer

Galoppata elegante, tecnica raffinata, visione di gioco a 360 gradi, sono queste le doti che resero immortale Günter Netzer, regista dei successi del Borussia Mönchengladbach (due Campionati e mia Coppa nazionale) e della Germania nei primi anni ’70. Conquistò da protagonista il titolo Europeo nel ’72 mentre al Mondiale del ’74 dovette fare la comparsa perché non gradito a Beckenbauer.

Fritz Walter

Prima di Beckenbauer c’era già stato un giocatore che per carisma, personalità, leadership e coraggio aveva fatto la storia del calcio tedesco. Tale identikit risponde al nome di Fritz Walter, punta di diamante della squadra teutonica che seppe strappare il titolo mondiale all’Ungheria di Puskàs nel 1954. Walter di quella squadra fu il legista, il rifinitore e uno straripante uomo d’attacco. In Svizzera le sue invenzioni di gioco e le incursioni in area risultarono decisive. Nonostante i suoi 34 anni poteva contare su una condizione fisica strepitosa. Spese la sua carriera, interrotta sul più bello a causa della guerra, interamente nel Kaiserslautern, piccolo club che portò alla vittoria di due Campionati, ma il suo nome resterà per sempre legato a quella vittoria Mondiale. Straordinario il suo ruolino in Nazionale: 61 presenze e 33 gol.

Gerd Müller

Le bocca di fuoco della Germania è Gerd Müller, uno dei più grandi centravanti di tutti i tempi, certamente il più prolifico nella storia del calcio tedesco (68 gol in 62 partite con la Nazionale, 365 gol in 427 gare di Bundesliga, tutte col Bayern). Attaccante atipico, piccolo, tozzo, sgraziato, innocuo all’apparenza, ma allo stesso tempo rapido, opportunista, capace di nascondersi nelle pieghe delle partite per poi piazzare a sorpresa la zampata vincente. È stato Campione d’Europa nel ’72 e Campione del Mondo nel ’74, è in assoluto il giocatore che ha segnato più gol nelle fasi finali dei Mondiali con ben 14 marcature. Ovviamente è il miglior marcatore nella storia della Germania. Ha vinto il Pallone d’Oro nel 1970, due volte Scarpa d’Oro; col Bayern ha conquistato tre Coppe dei Campioni, una Intercontinentale, una Coppa delle Coppe, quattro Campionati e quattro Coppe Nazionali.

Karl-Heinz Rummenigge

Completa il reparto Karl-Heinz Rummenigge, centravanti completo: veloce e potente, forte in acrobazia. Col Bayern ha segnato caterve di gol vincendo tutto quello che c’era da vincere (due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, due Campionati e due Coppe di Germania). Cannoniere spietato ma capace anche di giocare con e per la squadra. Troppo spesso però i suoi muscoli lo tradivano, ma l’impegno e la classe restano indiscutibili. Con la Nazionale ha giocato 95 partite, segnando 45 gol. Oro agli Europei del 1980 e Argento ai Mondiali del 1982 e del 1986. Ciliegina sulla torta i due Palloni d’Oro conquistati nel 1980 e nel 1981.

Helmut Rahn

Tra le riserve un altro dei protagonisti del “Miracolo di Berna”, come venne ribattezzata la vittoria tedesca sull’Ungheria ai Mondiali del ’54. Stiamo parlando di Helmut Rahn, ala destra del tiro potente che abbinava ad una scaltrezza nell’incunearsi nell’area di rigore avversaria. Sotto 2-0 fu lui a segnare la rete del momentaneo 2-2 salvo poi ripetersi a pochi minuti dalla fine timbrando il definitivo 3-2 sull’Ungheria. Lasciò la Nazionale con 21 gol in 40 presenze.

Uwe Seeler

Tra i bomber tedeschi merita un riconoscimento anche Uwe Seeler, vero e proprio cacciatore di gol, rapido, abile tecnicamente, il suo destro era di mia potenza e mia precisione spaventose. Con la maglia dell’Amburgo segnò gol a raffica. Chiuse la carriera con 704 reti in 810 partite, di cui 43 in 72 presenze in Nazionale, dove giocò quattro Mondiali, conquistando un Argento e un Bronzo.

Pierre Littbarski

Chiudiamo con Pierre Littbarski ala pura, tutta dribbling e cross. Fortissimo col pallone tra i piedi, ha contribuito enormemente alle prestazioni della rappresentativa tedesca ai Mondiali del 1982, 1986 e 1990, segnando 18 gol in 73 presenze.