Top 11 POLONIA

Nonostante il calcio in Polonia affondi le proprie radici sin dall’inizio del secolo scorso, quando ingegneri minerali inglesi ne avevano diffuso la pratica, lento è stato il suo sviluppo. Vero è che la Federazione nacque nel 1919 e che l’affiliazione alla FIFA avvenne quattro anni dopo, ciononostante per poter godere dei primi successi internazionali c’è stato bisogno di attendere gli anni ’70, periodo di massimo splendore del calcio polacco. I motivi di questo incredibile ritardo sono facilmente rintracciabili nella tribolata situazione in cui la Polonia si è venuta a trovare durante e dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con l’annessione al Terzo Reich, seguita dal lungo martirio della operazioni belliche e poi dalla riorganizzazione socio-culturale del comunismo. Solo quando il Paese s’è assestato al di là della Cortina di ferro è stato possibile lavorare ad un modello di calcio che seppe trarre il meglio da tre elementi: la cultura del lavoro e dell’organizzazione tattica (tale da permettere un fortunato connubio tra rigore difensivo e fantasia offensiva), una preparazione fisica all’avanguardia e la compresenza di una irripetibile generazione di talenti. Ingredienti questi sapientemente mixati dal leggendario Górski, C.T. polacco durante i fantastici anni ’70. Unico acuto prima di allora era stato lo straordinario ottavo di filiale perso 6-5 ai supplementari con il Brasile di Leonidas ai Mondiali del 1938.

L’epoca d’oro del calcio polacco ha inizio coni Giochi Olimpici di Monaco nel 1972, nei quali, contro ogni pronostico, la squadra guidata in campo da Lubanski sconfisse 2-1 la favorita Ungheria e vinse la medaglia d’Oro. Due anni dopo si qualificò ai Mondiali tedeschi a discapito dell’Inghilterra centrando un incredibile terzo posto (1-0 al Brasile), dopo aver fatto paura ai futuri Campioni del Mondo della Germania Ovest. Nel 1976 ancora una medaglia olimpica impreziosì il palmares polacco, questa volta però d’Argento visto il 3-1 patito ai danni della Germania dell’Est. Grazie a questi successi la Polonia divenne una delle squadre da battere a livello mondiale, ed è con questa etichetta che si presentò a Spagna ’82 centrando un altro terzo posto (3-2 alla Francia). Spentasi la generazione d’oro, dalla metà degli anni ’80 è iniziato un lento decimo. E non inganni l’argento olimpico del 1992: il serbatoio delle giovanili del calcio polacco ha smesso di sfornare talenti.

Dopo aver raggiunto i Mondiali del 1986 la Polonia ha dovuto aspettare sedici lunghi anni prima di qualificarsi di nuovo per un Campionato del Mondo (Corea & Giappone 2002) per giunta grazie soprattutto alla naturalizzazione del nigeriano Olisadebe, Solo nel 2008, invece, ha fatto l’esordio assoluto in un Campionato Europeo. Per tradizione, infatti, la Polonia ha sempre offerto il meglio di sé sul palcoscenico Mondiale; c’è da dire però che l’ottima impressione fatta, soprattutto a livello infrastrutturale, durante gli Europei del 2012 lascia ben sperare per un riscatto futuro del calcio polacco, a patto però che il settore giovanile mostri segnali di risveglio.

Jan Tomaszewski

Il titolo quale miglior portiere polacco di tutti i tempi spetta a Jan Tomaszewski. Nonostante i diversi successi internazionali (terzo posto ai Mondiali del ’74, medaglia d’Argento alle Olimpiadi del ’76 e ben 59 presenze in Nazionale), indimenticabile nella sua carriera resta il 17 ottobre 1973 quando a Wembley la Polonia fece lo sgambetto ai Maestri inglesi pareggiando 1-1 ed estromettendoli per la prima volta nella loro storia da un Mondiale. Eroe della serata con le sue strepitose parate fu proprio Tomaszewski, che chiuse la porta ai disperati assalti inglesi spazzando via i pregiudizi sul suo conto che lo dipingevano come poco affidabile e senza personalità. Si confermò poi al Mondiale tedesco, durante il quale parò ben due rigori. Peccato che il regime comunista gli impedì di trasferirsi all’estero prima dei trent’anni, precludendogli di fatto maggiori fortune.

Józef Młynarczyk

Come secondo preferiamo alle bizzarrie di Jerzy Dudek l’affidabilità del baffuto Józef Młynarczyk, portiere titolare nella fortunata spedizione Mondiale del 1982 così come in quella del 1986. Dopo i successi in Patria, dove vinse due Campionati consecutivi e il titolo quale miglior giocatore polacco nel 1983, s’impose sul palcoscenico internazionale con la maglia del Porto, indossata per tre stagioni durante le quali vinse Campionato, Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Supercoppa Europea.

Antoni Szymanowski

Come terzino destro merita il posto Antoni Szymanowski. Dall’Oro olimpico del ’72 fino ai Campionati del Mondo del ’78 la fascia destra della Nazionale, la cui maglia ha vestito 82 volte, è stata di sua proprietà. Brillante nella fase difensiva, esprimeva il meglio di sè quando s’involava sulla fascia come un’ala. Sportivo del secolo per i tifosi del Wisla Cracovia, club di cui è rimasto un idolo. Professionista serio e carismatico, secondo Alf Ramsey era il miglior terzino europeo del suo tempo.

Zygmunt Anczok

A sinistra Zygmunt Anczok, dopo il precoce esordio in Nazionale a 19 anni, confermò le sue qualità nel ’66 (stagione in cui fu nominato calciatore dell’anno) in una tournée della Polonia in Sudamenca, dove seppe tener testa a giocatori del calibro di Pelè e Garrincha. Mai prima di allora in Polonia s’era visto un giocatore con le sue caratteristiche, “Ana” infatti faceva della velocità e dell’agilità le sue armi migliori. L’anno prima di vincere la medaglia olimpica a Monaco era in campo nell’All Star Team FIFA per la partita di addio di Lev Yashin,

Jerzy Gorgoń

Il ruolo di stopper calza a pennello a Jerzy Gorgoń, fisico statuario, “il gigante biondo” lo chiamavano, ciononostante non era un giocatore mono dimensionale. Bravo in marcatura ma anche nel controllo di palla e nei movimenti difensivi. Temuto e rispettato, non solo per la sua stazza, era il pilastro della retroguardia della Polonia durante il periodo d’oro degli anni ’70. Oro olimpico nel ’72, Argento nel ’76. Ha preso parte a tre Mondiali, tra cui quelli del ’74 chiusi al terzo posto. Con il Gornik Zabrze vinse due Campionati e cinque Coppe Nazionali, sfiorando anche la vittoria in Coppa delle Coppe nel ’70.

Władysław Żmuda

Libero Władysław Żmuda, leader difensivo della Polonia di Górski, che, nonostante i suoi 20 anni, gli affidò le chiavi del reparto al Mondiale del ’74, quello chiuso con un clamoroso terzo posto e il riconoscimento di miglior giovane della manifestazione. A causa del divieto peri calciatori polacchi di trasferirsi all’estero, se non dopo una certa età, Żmuda mostrò tutte le sue qualità sempre ai Campionati del Mondo. Ne giocò ben quattro. É in Spagna, nel 1982, che raggiunse il picco della sua camera tanto che il C.T. brasiliano Santana ebbe a dire: “Se avessi avuto nella mia squadra una coppia come Janas e Żmuda, tutte le altre nazioni avrebbe solo bisogno di concentrarsi sulla lotta per il secondo posto”. Dopo i successi con il Widzew Lòdz venne a giocare in Italia con Verona e Cremonese, ma la sua fu una parentesi sfortunata.

Władysław Szczepaniak

La coppia di terzini in riserva È composta da Władysław Szczepaniak, capitano della Polonia ai Mondiali del ’36, dopo gli inizi come attaccante si trasferì in difesa, diventando imo dei pilastri della Nazionale con la quale giocò 34 partite nell’arco della sua ventennale camera, durante la quale colse lui quarto posto alle Olimpiadi di Berlino nel ’36.

Adam Musiał

Destro di piede ma schierato sempre a sinistra Adam Musiał era un difensore irriducibile, un vero leone in campo. Fumantino nel carattere, talvolta persino irresponsabile, ma idolo dei tifosi per la sua combattività. Bronzo ai Mondiali del ’74.

Paweł Janas

Al centro Paweł Janas centrale affidabile, sempre corretto e pulito negli interventi, compose con Zmuda una fenomenale coppia difensiva ai Mondiali del 1982, chiusi al terzo posto. In Patria era uno dei più apprezzati stopper e quando si trasferì all’Auxerre fu nominato miglior difensore della Ligue 1 nel 1986.

Stanisław Oślizło

Libero di riserva Stanisław Oślizło, altro grande difensore della scuola polacca. Capitano del Gornik Zabrze, finalista in Coppa delle Coppe nel 1970, sconfitto 2-1 dal Manchester City (suo il gol della bandiera). 57 presenze in Nazionale e quattro volte miglior giocatore polacco.

Henryk Kasperczak

Nel centro campo a tre prezioso e il contributo di Henryk Kasperczak, giocatore indispensabile per gli equilibri della squadra, mediano ”olandese” in quella Polonia che stupì tutti, Italia compresa, piazzandosi terza ai Mondiali del ’74. Complemento ideale di Deyna, visto il dinamismo e la vivace aggressività del suo gioco che non si limitava a compiti di sola rottura viste le frequenti inclusioni offensive. Argento alle Olimpiadi del ’76 anno in cui fu nominato calciatore polacco dell’anno.

Kazimierz Deyna

Regista della Polonia è Kazimierz Deyna campionissimo e uomo simbolo di una generazione d’oro che negli anni ’70 sbalordì l’Europa e il Mondo. Tecnica da fuoriclasse, visione di gioco impareggiabile, passo compassato ma tocco morbidissimo, in campo era un collettore di gioco e idee, il suo era un calcio di sentimento e poesia calato nel cuore della macchina da gioco di Górski. Uno di quei talenti che nascono una volta ogni cent’anni. Oro alle Olimpiadi del ’72 (in cui fu anche capocannoniere), Argento in quelle del ’76, in mezzo il terzo posto ai Mondiali di Germania dove Pelè lo incoronò miglior giocatore della manifestazione, con tanto di terzo posto nella graduatoria del Pallone d’Oro.

Zbigniew Boniek

Completa il trio Zbigniew Boniek, probabilmente il giocatore polacco più conosciuto, vuoi pet le sue indiscutibili qualità tecniche, vuoi per la vetrina che seppe offrirgli la Juve nei primi anni ’80, quella di Platini e dei successi internazionali nei quali c’era sempre il suo zampino tanto da guadagnarsi l’appellativo di “bello di notte”, in virtù delle sue prestazioni in campo europeo dove si giocava in notturna appunto. Centrocampista offensivo dall’innata duttilità e dall’esplosiva falcata che sprigionava in fulminee progressioni. In Nazionale ha giocato tre Mondiali tra cui quelli del 1982 terminati al terzo posto.

Zygmunt Maszczyk

Tra le riserve Zygmunt Maszczyk, infaticabile podista della linea mediana. Pilastro del Rudi Chorzów club nel quale militò 14 stagioni, vincendo tre Campionati e una Coppa di Polonia. Con la Nazionale “Zyga” vinse le Olimpiadi del ’72 e fu Argento nel ’76. Ai Mondiali del ’74 faceva coppia con Kasperczak nel cuore del centro campo biancorosso.

Zygfryd Szołtysik

Degno di menzione è anche Zygfryd Szołtysik, imprendibile folletto (162 cm) del cuore grande e dalla tecnica raffinata. Astuzia, velocità, scaltrezza erano queste le qualità grazie alle quali teneva testa ad avversari ben più dotati atleticamente. Proverbiale la sua intesa con Lubanski nello Gornik Zabrze, più volte portato al successo, e in Nazionale dov’è stato tra i protagonisti dell’Oro olimpico del ’72.

Mirosław Okoński

Tra i grandi centrocampisti polacchi menta di essere citato anche Mirosław Okoński, professione trequartista, è stato un grandissimo talento anche se mai del tutto all’altezza delle sue potenzialità. Popolare tra i tifosi non solo per i suoi gol ed i suoi dribbling ma anche per il suo carattere da showman.

Grzegorz Lato

L’attacco non poteva che essere schierato col tridente. Sulla destra Grzegorz Lato, capocannoniere con 7 gol del Mondiale del ’74. Giocatore tanto imprevedibile quanto indisciplinato. Scatto bruciante, artista del dribbling, aveva il gol nel sangue. Fu la stella dello Stal Mielec con il quale vinse due Campionati. 100 le sue presenze in Nazionale con uno score di 45 gol che lo collocano al secondo posto in entrambe le graduatorie.

Włodzimierz Lubański

La maglia numero 9 spetta a Włodzimierz Lubański, centravanti di straordinario impatto, in assoluto uno dei migliori giocatori polacchi di sempre. Negli anni ’60, quando col Górnik Zabrze andò in Sudamerica per una tournée i giornalisti brasiliani scrissero “arriva il Pelè bianco”. Attaccante che mixava forza ed eleganza, istinto del gol e raffinatezza. Miglior marcatore di sempre della Nazionale (con la quale aveva esordito appena sedicenne) con 48 gol, era il punto di riferimento offensivo degli schemi di Górski. Medaglia d’Oro alle Olimpiadi del ’72, un intervento killer di Alan Ball gli costò il Mondiale del ’74 ma la sua assenza spalancò le porte a Lato. Incubo delle difese avversarie, la Federcalcio lo ha eletto quale giocatore simbolo della Polonia.

Robert Gadocha

Ala sinistra il funambolico Robert Gadocha, imprendibile e irriverente esterno offensivo. Sopraffino controllo di palla, dribbling mortifero e cross millimetrico, era questa la sequenza con la quale metteva sistematicamente a sedere gli avversari. Protagonista alle Olimpiadi del ’72, tanto che perfino il Real Madrid s’era mosso per acquistarlo dal Legia Varsavia. S’impose al Mondiale del ’74 dopo il quale divenne il primo giocatore polacco ad attraversare la Cortina per giocare in un club occidentale.

Ernest Wilimowski

Primo tra le riserve Ernest Wilimowski, il più forte giocatore polacco d’anteguerra e probabilmente uno dei più forti di sempre. Grande atletismo, impareggiabile fiuto del gol (in una gara ne mise a segno addirittura 10!). Clamoroso il suo score con la Nazionale: 22 presenze e 21 gol di cm ben 4 nella sconfitta 6-5 contro il Brasile ai Mondiali del ’36.

Andrzej Szarmach

Altro grande centravanti polacco è stato il “diavolo” Andrzej Szarmach. Agile, veloce, l’area di rigore era il suo terreno di caccia. Fantastico nel gioco aereo, si diceva che era pronto a mettere la testa là dove gli altri avevano paura di mettere le gambe. L’infortunio di Lubanski gli permise di giocare titolare nel Mondiale del ’74, chiuso con 5 gol, due anni dopo, invece, fu capocannoniere alle Olimpiadi di Montreal.

Robert Lewandowski

L’eredità dei grandi bomber polacchi del passato pesa ora sulle spalle di Robert Lewandowski, centravanti del Bayern Monaco. Giocatore completo in grado di fare la differenza ad altissimi livelli, capace di rifilare quattro gol al Real Madrid nella semifinale di Champions del 2012. Tra i migliori bomber europei attualmente in circolazione.