Alexandre Villaplane, il Collaborazionista

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L’incredibile parabola del calciatore franco-algerino. Dai fasti dei Mondiali 1930 al al 26 dicembre 1944, quando sarebbe stato fucilato come traditore


Una prima storica, una vittoria da pietra miliare. Nel freddo dell’Estadio Pocitos di Montevideo, col termometro sotto lo zero e tremila spettatori radunati per assistere all’evento, la Francia aveva vinto la partita inaugurale del primo Mondiale di calcio, battendo 4-1 il Messico e segnando, attraverso i piedi di Lucien Laurent del Sochaux, la prima rete nella storia della Coppa del Mondo, dopo diciannove minuti di gioco. A capitanare quella pionieristica spedizione era Alexandre Villaplane, in quel momento stella del calcio ed eroe nazionale. Era il 13 luglio 1930. Quattordici anni e mezzo più tardi, il 26 dicembre 1944, Villaplane sarebbe stato fucilato come traditore.

I francesi erano partiti il 21 giugno da Villefranche-sur-Mer, condividendo per due settimane il transatlantico Conte Verde con le altre tre squadre europee partecipanti — Belgio, Romania e Jugoslavia e raccogliendo a Rio de Janeiro la nazionale brasiliana. In Uruguay erano approdati il 4 luglio, a una settimana dal calcio d’inizio. A scendere in campo contro il Messico furono Thépot, Mattler, Chantrel, Capella, Delfour, Villaplane, Pinel, Laurent, Langiller, Liberati e Maschinot. Lucien Laurent, che sarebbe poi stato prigioniero di guerra dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva segnato girando al volo dal limite dell’area un passaggio della rapida ed elegante ala destra Ernest Libérati. Marcel Langiller raddoppiò al 40′ dopo un’azione personale, mentre André Maschinot aggiunse la terza rate due minuti tardi, chiudendo la prima frazione di gioco sul 3-0. Ridotti in dieci e con il difensore Augustin Chantrel in porta per via dell’infortunio occorso al 26′ al portiere Alexis Thépot, i francesi concessero una sola rete nel secondo tempo, rincarando la dose di nuovo con Maschinot a tre minuti dalla fine. Nelle partite seguenti il successo disertò i francesi: due sconfitte 1-0 contro I’Argentina e il Cile conclusero l’avventura della Francia alla prima Coppa del Mondo.

Francia-Messico 4-1. Villaplane in piedi accanto ad un dirigente francese

Sarebbero state le ultime partite in nazionale per Alexandre Villaplane, un pied-noir, un francese di Algeria. Nato a Constantine, principale centro della regione nord-orientale algerina, si trasferì dagli zii in Francia all’età di sedici anni, cominciando a giocare per il Football Club de Séte. Nel 1927 passò allo Sporting Club Nimois sotto la promessa di un lavoro ben pagato: erano i tempi dell’amateurisme marron, quando il professionismo non era permesso, anche se le squadre trovavano diversi modi di aggirare le regole e pagare per assicurarsi i giocatori migliori.

Centrocampista energetico dal tackle rude, dotato di buona abilità tattica nel passaggio e del colpo di testa ammirato della nazione, Villaplane cominciò a destare l’attenzione di tutta la Francia e l’11 aprile 1926 fece il proprio esordio in nazionale in una vittoria 4-3 ai danni del Belgio, primo nativo nord-africano a vestire la maglia dei Bleus. Nel 1929, tre anni prima che il professionismo venisse accettato oltralpe, Villaplane passò a quel Racing Club de Paris che stava facendo di tutto per costruire la squadra forte di Francia, ottenendo sottobanco un ingaggio da favola che non cercò di nascondere, scialacquandolo tra i locali della vita notturna di Parigi e le scommesse all’ippodromo. In quel periodo il centrocampista cominciò a fare conoscenze non limpide nella malavita parigina.

II 1930 fu l’anno dell’apice per Villaplane: il 23 febbraio capitanò per la prima volta la Francia, perdendo 2-0 contro il Portogallo, poi in aprile indossò di nuovo Ia fascia in una sconfitta 6-1 da parte del Belgio. Essere il leader della nazionale alla Coppa del Mondo fu la sua gioia più grande, ma fu anche la sua ultima occasione di rappresentare il proprio paese: Villaplane smise Ia maglia della nazionale dopo averla indossata in venticinque incontri ufficiali e dopo aver capitanato la squadra cinque volte e averla guidata nella prima, storica, campagna di Coppa del Mondo. Era un’icona del calcio francese, ma ben presto dilapidò ogni suo successo.

Con la maglia del Nizza nel 1933

Passato all’Antibes nel 1932, vinse la finale di campionato contro lo Sporting Club Fives Lille, un momento di gloria che durò poco: il risultato della partita era stato fissato in precedenza e l’Antibes perse il titolo. Villaplane, sospettato di essere l’artefice della truffa, cambiò squadra approdando a Nizza e a Bordeaux, dove si ritrovò agli ordini di Victor Gibson, l’allenatore scozzese che lo aveva scoperto e lanciato al Séte. Era ormai l’ombra del giocatore che era stato: raramente presente agli allenamenti, si trascinava disinteressato per il campo durante le partite e, dopo appena tre mesi al Bastidienne di Bordeaux, fu cacciato e terminò ingloriosamente la sua carriera di calciatore. Nel 1935 finì in carcere per uno scandalo legato alle corse dei cavalli.

Quando nel giugno del 1940 i tedeschi marciano su Parigi, Villaplane sta passando le sue giornate alla Prison de la Santé di Parigi, per atti di banditismo e contrabbando d’oro. Al momento del suo rilascio viene contattato da uno dei personaggi più oscuri della storia di Francia: Henri Chamberlin, detto Lafont, capo della Carlingue, la Gestapo francese. Lafont, Villaplane e i loro sodali cercano di mungere tutte le fortune che possono attraverso la collaborazione con gli occupanti nazisti. Il punto di ritrovo della Carlingue, il numero 93 di rue Lauriston, diventa ben presto tristemente noto per la torture che vi prendono Iuogo. Nel febbraio 1944, su proposta di Lafont e del nazionalista algerino Mohamed el-Maadi approvata dalle autorité tedesche, viene fondata la Brigade Nord-Africain, uno squadrone che aveva il suo serbatoio di reclutamento nella popolazione immigrata.

A Villaplane, promosso sottotenente delle SS, viene data la responsabilità di una delle cinque sezioni della Brigade. “Saccheggiavano, stupravano, rubavano, uccidevano ed erano in combutta con i Tedeschi, con i quali compivano oltraggi ancora peggiori e esecuzioni tra le più crudeli. Hanno lasciato fuoco e rovine nella propria scia. Un testimone ci ha raccontato di come abbia visto con i suoi propri occhi questi mercenari prendere gioielli dai corpi delle loro vittime, coperti di sangue e che ancora si contorcevano. Villaplane era nel mezzo di tutto ciò, calmo e sorridente. Gioioso, quasi rinvigorito”: questa é la descrizione della Brigade da parte dell’accusa durante il processo a Villaplane nel dicembre 1944.

Quando aveva presentito che i tedeschi rischiavano di perdere Ia guerra, aveva tentato di ripulirsi la faccia, senza però riuscire a nascondere la propria cupidigia: proclamava di aver rischiato la vita per salvare decine di persone e chiedeva ingenti somme di denaro per garantire la propria protezione. Catturato nell’agosto 1944 dalla resistenza parigina, mentre gli Alleati procedevano a tappe forzate verso la capitale francese, Alexandre Villaplane fu processato dal Tribunale della Senna nei primi dodici giorni del dicembre di quell’anno. Colpevole di almeno dieci omicidi, oltre che di alto tradimento e cospirazione con il nemico, fu fucilato a Fort de Montrouge il giorno di Santo Stefano.

Testo di Damiano Benzoni