Quel derby milanese con Coppi e Bartali

coppibartali-wp

Nel gennaio ’50, all’Arena di Milano, si disputò una stracittadina con finalità benefiche. L’Airone in maglia rossonera superò nettamente il “Ginettaccio” nerazzurro.


Fausto Coppi e Gino Bartali protagonisti di un derby d’eccezione che si disputò il 14 gennaio 1950 all’Arena di Milano. Negli annali ufficiali della stracittadina milanese – naturalmente – non vi è traccia di quella partita, allestita per finalità benefiche ed impreziosita dalla presenza dei due fuoriclasse del pedale, entrambi in campo con la maglia numero 7.

Sessantaquattro anni fa, quell’inedito Milan-Inter portò allo stadio ventimila spettatori. L’unico calciatore presente, nelle vesti di arbitro, fu Giuseppe Meazza, coadiuvato da quattro guardalinee di eccezione: Costante Girardengo, Gaetano Belloni, Alfredo Binda e Learco Guerra. Ovvero: la leggenda del ciclismo.

Colori rossoneri per la “selezione dei ciclisti del nord”, capitanata da Coppi (del resto il Campionissimo tifava Milan), in nerazzurro scese in campo la “squadra di corridori toscani”, guidata da Bartali. A dare il calcio d’inizio fu Tino Scotti, passato da calciatore nelle giovanili interiste prima di diventare uno dei più amati attori teatrali dell’epoca, soprannominato “il cavaliere del palcoscenico”.

Più che Milan-Inter, quella partita d’inizio gennaio ’50 mise di fronte Coppiani contro Bartaliani. Una sfida che, per la prima ed unica volta, dalle strade del Giro d’Italia e del Tour de France si trasferì in un campo di calcio. Tra le fila rossonere si notò la presenza di Fiorenzo Magni in porta, in attacco il friulano Oreste Conte, corridore della Bianchi, vincitore di parecchie tappe del Giro tra il ’41 e il ’54.

Coppi venne impiegato all’ala destra, il ruolo che, come evidenziato da Darwin Pastorin, si addiceva, almeno nel calcio d’una volta, ai ribelli, ai sognatori e ai fuggitivi. Lo stesso di Mané Garrincha e Pier Paolo Pasolini. Suo fratello Serse, invece, si sistemò sulla linea mediana. Nel ruolo di terzino destro venne schierato Primo Bergomi. In campo andò anche Valeriano Zanazzi, abile su strada e come ciclocrossista.

Tra i nerazzurri, in porta venne impiegato Alfredo Martini mentre Bartali si posizionò all’ala destra, come l’eterno rivale Fausto. Dell’undici nerazzurro fece parte anche Vito Ortelli, ciclista che vantava un titolo italiano su strada e due su pista. Fu un derby senza storia, dominato dai rossoneri che annientarono i nerazzurri con un tennistico 6-0.

i giocatori della selezione rossonere sorridenti a fine gara

L’incontro si chiuse già nella prima frazione dopo le doppiette del fromboliere Conte e di Casola, fresco vincitore della Milano-Torino e specialista della “Sei giorni” milanese su pista. Per l’Inter, solo un timido tentativo scaturito da un calcio d’angolo battuto da Bartali, con palla a lato.

Il momento più esaltante del match giunse al 22’ della ripresa. Coppi, raccogliendo un lancio di Conte, superò in velocità due avversari. A pochi metri da Martini, che gli si parò davanti in uscita disperata, l’Airone mise la palla in rete con un preciso diagonale. Un gol da ala destra pura!
Il boato di gioia dell’Arena salutò l’exploit di Fausto Coppi. La sesta marcatura di Casola, autore di una tripletta, completò il cappotto.

Nell’arco dei novanta minuti di gioco si registrò soltanto un faccia a faccia tra Coppi e Bartali, immortalato da fotografi e telecineoperatori. A differenza della mitica foto del passaggio della borraccia, datata 1952, l’immagine scattata sul campo di calcio non lasciava spazio a dubbi, mostrando il netto anticipo di Coppi sull’arrancante Bartali, con “l’arbitro” Meazza ad osservare divertito.

«La squadra rossonera ha maramaldeggiato», scrisse Lo Sport Illustrato del 19 gennaio ’50, commentando l’esito di quell’unico, irripetibile derby. L’arbitro Meazza fischiò la fine venti secondi dopo il tempo regolamentare. I ventidue in campo uscirono dall’Arena di Milano sorridenti e soddisfatti: ai poveri della città furono destinati gli otto milioni di lire dell’incasso.

La stagione ciclistica di Coppi era stata strepitosa: vincitore della Milano-Sanremo e del Lombardia, dominatore per la terza volta del Giro d’Italia, dove mise a segno la celebre impresa dei 192 chilometri di fuga nella tappa Cuneo-Pinerolo, infliggendo a Bartali quasi dodici minuti di ritardo.

Quel giorno, il giornalista Mario Ferretti aprì la sua radiocronaca con la frase che entrò nella storia del ciclismo: “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”. Dopo il Giro, l’Airone vinse anche il Tour de France, primo corridore a centrare la doppietta italo-francese nello stesso anno, con Bartali secondo in classifica a confermare l’assoluto dominio italiano nel ciclismo mondiale.

TESTO DI SERGIO TACCONE, autore dei libri “Quando il Milan era un piccolo diavolo” (Limina, 2009), “La Mitropa Cup del Milan” (Urbone Publishing, 2012) e “Milan Story” (Edizioni della Sera, 2013). Foto da “Lo Sport Illustrato” tratte dal sito www.magliarossonera.it