FRANCO CAUSIO – luglio 1984

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Mentre si appresta con entusiasmo a vivere la nuova avventura con l’Inter, l’ultimo dei grandi fantasisti italiani è esaltato dall’arrivo dei fuoriclasse stranieri che giocano il «suo» calcio e li mette in fila: primo Platini, poi Zico e Maradona

Fantastico Show

DI RIPORRE la voglia di nuovi traguardi nel guardaroba degli abiti ormai fuori stagione non ha la minima intenzione. A 35 anni, dopo tante sfide soggiogate dal suo talento di calciatore inarrivabile e dal suo granitico orgoglio di personaggio forgiato per tutte le battaglie, Franco Causio appare sempre uguale a se stesso: un uomo tuttora stupito dalla bellezza del proprio mestiere, un eterno ragazzo ancora inguaribilmente entusiasta del proprio correre, sfiancarsi e dipingere trame saettanti di gioco, respirando vibranti emozioni di agonismo e di vittoria. Quasi fosse incantato e compiaciuto testimone, anziché artefice e protagonista in prima persona, di quel miracolo che porta il suo nome ed è pronto a rinnovarsi ogni anno: sui campi di calcio del massimo proscenio che ancora non si sono stancati, proprio come il pubblico degli sportivi, di ammirarlo evoluire secondo trepestanti ispirazioni d’estro e arte fulgida del football.

QUELLO CHE avrebbe dovuto essere, nei programmi disinvoltamente stilati da altri e nelle previsioni maligne d’una critica a volte impietosa, il dorato tramonto di Udine, il dolce naufragare d’una carriera ormai conclusa nel mare soave degli ultimi guadagni e di un anticipato riposo attivo, il campione leccese è riuscito a trasformarlo in un trampolino di lancio, l’ennesimo di una interminabile carriera.

COL PRIMO campionato friulano si riconquistò il diritto alla maglia azzurra e alle suggestioni iridate di un Mundial che lo ha consegnato alla storia del pallone. Con gli altri due, e in particolare con quest’ultimo torneo veleggiato non all’ombra ma a fianco di Zico, si è guadagnato la pagnotta d’una nuova sfida alla gloria, la possibilità di lottare nuovamente per grandi traguardi: e di restituire l’Inter a quella dimensione di primato non solo in campo nazionale che compete alla squadra nerazzurra per blasone e anche per indiscutibili meriti di tradizione.

L’INTERVISTA. Non fosse per qualche capello in meno, lo si direbbe ancora intatto rispetto agli anni magici di Torino e della Juve, il baffo perennemente inquieto e i lineamenti scavati da un rigore professionale che ha pochi eguali. Si appresta al suo diciassettesimo campionato di Serie A, forse il più esaltante, il torneo tutte stelle. Ma è veramente il più bello del mondo?
«Certo – risponde – su questo non si discute: con gli ultimi arrivi il campionato italiano è diventato il massimo, un Mondiale in 30 giornate. Una festa, una autentica festa del calcio cui non potevo mancare».

– Il re di questa festa chi sarà: Maradona o Zico?
«Attualmente il numero uno per me è Platini: il francese è il più completo, l’unico che può giocare dappertutto. Fa la finta mezzala ed è pronto in ogni momento a sfruttare il suo fiuto da attaccante puro: una forza inarrestabile».

– E gli altri?
«Quasi tutti questi stranieri dell’ultima e della penultima ondata sono grossissimi giocatori, elementi di spicco assoluto, tra l’altro in ruoli determinanti. Dietro il fuoriclasse juventino vedo comunque Zico, uno dei più forti giocatori di ogni epoca, che già l’anno scorso ha fatto vedere quello che vale, nonostante qualche contrattempo fisico».

– Insomma, Maradona in un cantuccio.
«Niente affatto: Dieguito è sicuramente un elemento di classe mondiale, solo che è reduce da un paio di stagioni non al massimo. E chiamato a dimostrare sul campo il suo esatto valore: credo che in questo senso Napoli sia per lui l’ambiente ideale, con un pubblico capace di caricarlo e sostenerlo con un calore inimitabile».

– In mezzo a tante stelle esotiche, che faranno gli italiani?
«Siamo pronti a dare il nostro meglio, perché non vogliamo essere da meno. Difendiamo al cospetto di tanti campioni il calcio campione del mondo. Scusate se è poco».

– Però c’è già chi ha parlato di colonizzazione, di football italiano schiavo dei big di fuorivia.
«E io dico che sono sciocchezze. Il calcio italiano è in ottima salute, e lo dimostra il fatto che proprio qui da noi i grandi di tutto il mondo diventano degli autentici super: lo riconoscono tutti. Gli stranieri di gran nome e talento non ci fanno ombra, sono piuttosto un arricchimento ulteriore, un qualcosa che rende la sfida di ogni domenica ancora più esaltante».

– Una Grand’Italia del pallone dunque.
«Insisto: il calcio italiano è in gran spolvero. Ho visto agli Europei quello che passa il convento continentale e posso dire tranquillamente che su quella ribalta non avremmo certo sfigurato».

– Però la Nazionale era stata esclusa. Bearzot è pieno di problemi.
«Io non direi. Sì, certo, dopo i Mondiali probabilmente c’è stata una certa crisi di appagamento, ma adesso a mio parere tutto fila per il meglio: Bearzot sa il fatto suo, scommetto che quando dovrà tirare le somme di questa lunga fase sperimentale riuscirà di nuovo a mettere insieme una Nazionale vincente, magari inserendo qualcuno che ora sta fuori. L’importante è lasciarlo lavorare in pace: io nutro cieca fiducia nel nostro ct., sono certo che non deluderà. Ancora una volta».

– E Causio, che farà?
«Causio è un giocatore pieno di entusiasmo, che si sente in questi giorni come un ragazzino alle prime armi. Vado a Milano per ricominciare tutto da capo e non vedo l’ora di cimentarmi: a Udine ho trascorso tre anni bellissimi, giocando al meglio, ma non ho potuto vincere niente. Ora ho finalmente l’occasione di tornare nel grande giro, di tornare a vincere qualcosa».

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– A 35 anni è quasi un miracolo: a che cosa è dovuto?
«Alla mia professionalità, una linea di serietà e di sacrifici cui non sono mai venuto meno. Oggi ringrazio l’Inter che mi ha offerto questa esaltante avventura, questa possibilità di tornare ai vertici in campo nazionale ed europeo».

– Promesse?
«Non è nel mio stile: l’unica certezza che posso offrire ai tifosi e alla società è quella del mio impegno, che sarà costantemente al massimo. I risultati verranno di conseguenza».

– Un’occhiata a ritroso sulla tua carriera. Torino.
«Gli anni più belli, quelli della mia gioventù e di tante vittorie, una collana lunghissima di soddisfazioni, un quadro pieno di luci. Senza nessuna ombra».

– Udine.
«Gli anni del rilancio. Dovetti superare all’inizio non poca diffidenza: dicevano che ero finito e andavo in Friuli solo a fare gli ultimi soldi. Bene, in pochi mesi conquistai questo pubblico, l’amore di questa gente, di cui vado orgoglioso. Udine mi ama e io amo Udine. La dimostrazione? Mia moglie continuerà a vivere qui, io starò a Milano facendo il pendolare».

– Cos’è per te Milano?
«Una meta affascinante. L’Inter rappresenta la tradizione, la grandeur del calcio: riportarla all’altezza del suo grande passato è un impegno che mi galvanizza».

– Torniamo ai fantasisti: chi è l’erede di Causio?
«Caso mai si deve parlare di erede di Conti: è lui l’attuale titolare in Nazionale. Io faccio il nome di Mauro, che a mio parere ha tutto, ma proprio tutto per diventare un fuoriclasse assoluto. Dipende solo da lui, acquisire la necessaria continuità di rendimento e una maggiore predisposizione a lavorare per la squadra».

Franco Causio il sempreverde e i suoi eredi. Franco Causio l’eterno più Platini, Zico e Maradona: a questo campionato non mancherà certamente la fantasia.